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Lettera di Compleanno N 15. ZENO 11.

Le 7 di mattina di mattina in una pensione greca sono l’inizio del tuo tanto atteso compleanno. 

Siamo in alto, il mare si vede in lontananza.

Apri gli occhi. Un enorme sorriso esplode sulla tua faccia, ti cantiamo tanti auguri, sarà la prima di lunga serie durante la giornata; tua sorella accanto nel letto, tuo fratello piccolo in mezzo papà ed io in piedi.

Stretti tutti in una minuscola stanza d’albergo.

Ci aspetta una giornata di visite e viaggio. Meta finale un tuffo in piscina con vista mare.

Siamo in giro da qualche giorno, se possibile quest’anno andiamo ancora più lenti.

Rallentiamo, papà ed io, di anno in anno, quasi scientemente, il ritmo delle vacanze. Nella pia illusione che prendere la strada più lunga dilati il tempo a nostra disposizione.

Macchina, traghetto, macchina, traghetto per raggiungere una Grecia che oggi sarebbe accessibile in poco più di due ore.

Ci abbiamo messo 4 giorni questa volta.

La scelta della pensione fuori dal tempo viene ricompensata da una lauta colazione, fatta di torte appena sfornate, di pane, di marmellate in barattoli di vetro, fuori norma Asl sicuramente. Di frutta tagliata da prendere con le mani, di cose antigeniche. Lontane dal covid.

Siamo a tavola e sorridi, ripeti ossessivamente che oggi è il tuo compleanno e noi stiamo alle tue decisioni. Fa quasi fresco in questa estate rovente e L’oracolo di Delphi ci aspetta per darci speriamo, una speranza nel futuro. 

In cima arriviamo secondi, dopo una famiglia spagnola, siamo al terzo o quarto tanti auguri, tra le proteste perenni del nano più giovane depredato, per oggi, del monopolio della parola e dell’attenzione di tutti. 

L’oracolo non si è pronunciato.

Gita culturale finita, ci trascini per gli orridi negozi di souvenir alla ricerca del tuo regalo. Tentenni pure tu tra quelle brutture e alla fine ti arrendi all’evidenza che nulla può essere comprato. Sarai ricompensato pochi metri più in là da felpa maglietta e camicia scovati per caso. This is Sparta recitano… anche se siamo a Delphi, ma che importa?

Di nuovo colazione su una terrazza vista mondo, tra chiacchere e sorrisi, e un ennesimo giro di tanti auguri. Ad ogni tappa cantiamo, mentre le proteste dal basso per questa bizzarra impresa aumentano.

Di nuovo in macchina, su un passo di montagna, e con tuo sommo entusiasmo passiamo per una nota località sciistica greca, con nolo sci, negozi di attrezzattura rigorosamente vista mare.

Scendiamo dal passo e cantiamo, ancora. 

Ci attende un traghetto dei primi anni 60 rosso fuoco che ci riporta sulla stessa isola. 

E’ così lento che viene quasi da ridere. Fissiamo il mare, alla ricerca di delfini che sia io che tu sappiamo già non vedremo. 

Parliamo; della scuola nuova che verrà, delle tue incertezze adulte, e penso a questi 11 anni. Che segnano un tempo veloce ma lento. 

Dicono gli esperti che i figli ti ascoltano o meglio ancora, ti sentono, solo fino ai 12 anni. Poi la vita se li porta via. Il corpo è ancora con te genitore per qualche tempo, ma è solo il corpo e la necessità basica di avere un tetto sulla testa e di mangiare un pasto.

Se gli esperti hanno ragione mi sono rimasti 12 mesi di te. E mentre scrivo oggi, fisso il blu davanti a noi e penso che la vita è andata esattamente al contrario di quello che avevo pianificato. Per fortuna. 

Così eccoci qui: tanti auguri lenti lenti Zeno. Che questo blu e questo Meltemi ti restino addosso nell’anno a venire. Che questa ultima semplice e serena estate d’infanzia ti resti dentro e sia l’appiglio migliore a stare ben radicato nella tempesta di cambiamento che ti aspetta. 

E per un’ultima volta, Tanti Auguri a te, Tanti Auguri a te, Tanti Auguri a Zeno… Tanti Auguri a te.

Lettera di compleanno N.14 – 8 anni G

Guelfo, più di mese di ritardo, ma avevo bisogno di una giornata tranquilla per scriverti la mia lettera di auguri e di giornate tranquille non ce ne sono molte. 8 anni, ed è stato un super compleanno, un mese fa. Eri felice. Lo so perché hai questo modo di ringraziare (raramente) che è totalizzante.

Nei tuoi grazie fatti di abbracci fortissimi, e di sorrisi immensi, c’è un senso di assolutezza che non saprei neanche come spiegare. Sarai un uomo dai grandi eccessi, credo, come estreme sono le tue reazione al mondo.

A settembre hai deciso che in terza, saresti andato bene a scuola al contrario del disastro dell’anno precedente. Lo hai deciso per ottenere un gioco entro dicembre. Lo hai deciso, e lo hai fatto. Così da ultimo della classe improvvisamente dal giorno 1 hai smesso di perderti le cose, hai smesso di non fare i compiti hai smesso di non partecipare. Hai deciso che volevi qualcosa e senza grandi drammmi lo hai ottenuto. Così, senza sforzo. Avrei voluto strozzarti.

In questo perenne alternarsi di giorno e notte, nei tuoi umori, nelle tue passioni, è passato un anno in più ed è stato bello. Perché al di là del momento storico, è un buon momento per noi due. In un equilibrio stabile, fatto di assurde conversazioni da adulti tra una mamma di 40 e un figlio di 8. Lo so che durerà poco e che tra pochi mesi tutto sarà sottosopra ed è per questo che mi piace adesso. Mi segno di nascosto sul telefono le frasi assurde che dici. E’ un momento storico molto complicato, non so cosa ti ricorderai di questo, spero poco e spero che la paura, la paralisi a cui il mondo si sta arrendendo non siano un sentimento che tu possa percepire.

Perché al di là del virus, delle regole, dei limiti che questa assurda, assurda pandemia ci sta imponendo, il dolore più grande, per tutti, credo sia ormai l’assenza di emozioni. E’ uno strano circolo vizioso a cui sono sottoposti forse – spero- solo i grandi. Siamo passati da momenti di dolore, e panico, a una stasi, un’anestesia del non vivere in attesa che tutto passi.

Sono due anni che ci illudiamo di vivere invece mi rendo conto, tu mi fai rendere conto, che galleggiamo, rimbecilliti dai numeri, dalle teorie, dalla falsa promessa di un futuro miracolosamente normale. E nel frattempo aspettiamo, che tutto passi, cercando di non provare paura – tecnicamente di non provare emozioni.

Ed eccoti qui, con i tuoi eccessi, che mi ricordi costantemente che la vita non può e non deve essere una linea piatta su cui tracciare la propira esistenza. Così mi arrabbio, tantissimo, e rido, tantissimo e la tua faccia mi ricorda che no, non possiamo e non dobbiamo aspettare oltre.

Seguono i miei auguri amore. Che sia un anno di montagne russe, che la scuola vada benissimo, e poi malissimo, e poi di nuovo benissimo. Che tu possa meravigliarti e urlare e dire le parolecce e venir rimproverato e piangere e poi ridere di nuovo. Che tu faccia scoperte incredibili, fuori dallo schermo e fuori di casa. Che la vita ti sorprenda – come è giusto che sia. Io dal canto mio sarò sempre “eccessivamente” lì accanto.

Buon compleanno.

Lettera di Compleanno – N.13

Scrivo ormai solo per i vostri compleanni, ho inziato con il tuo, 8 anni fa e mi sono ripromessa di non smettere, anche se fermasi a fare il punto diventa sempre più difficile. Un tempo fissare le parole mi rendeva facile affrontare la giornata, oggi ho la cartella delle bozze piena di parole incompiute. Non scrivo da Aprile.

10 anni i tuoi. 10 anni sono tanti e gli ultimi 18 mesi valgono come fossero 5 tutti insieme. Il mondo lì fuori sembra impazzito, arrivato quasi all’esplosione finale, ma questo non possiamo dirtelo, ne io ne papà.

Perché abbiamo il dovere morale di pensare che avrete un futuro e che sarà un futuro felice.

10 anni di te, 10 anni da mamma, 10 anni di sorrisi e di silenzi. I tuoi sempre più lunghi, sempre più riflessivo, ormai mi cerchi solo la sera prima di andare a letto. In questa vita simbiotica che per tuo fratello è diventata la normalità è stata l’inverno dei distacchi.

Primi week end fuori a sciare da solo, primi centri estivi lontano da casa con tanto di primo amore da me ignorato scientemente – se non te lo ricordassi quando leggerai chiedimi di Renee. Cerco disperatamente di mantenere un legame, un filo sottile che ti riporti da me quando ne avrai bisogno. Cantiamo a volte. E mi stringi la mano mentre cambiamo insieme le marce mentre guido; sì sei seduto davanti se non siamo in città.

Al buio mi prendi la mano e la stringi una volta, rispondo con una stretta decisisa, poi due strette, replico con la stessa sequenza. Arriviamo di solito a tre e poi appoggi la testa alla mia spalla – perché ormai arrivi lì- e io ti stringo.

Le parole si fanno sempre più rare. Non so mai se rispettare i tuoi silenzi o se insistere. Mi parli di videogiochi di cui non mi importa un fico secco e ho scientemente deciso che non farò la “mamma amica” che impara il linguaggio dei figli per stargli accanto. Lo trovo sbagliato. Sarò tua madre, non mi resta che accettare la distanza che aumenta e aspettare che tu ti sieda accanto a me.

Ho una lista infinita di cose da fare con te appena sarà possibile adesso che sei grande. Sono egoisticamente elenchi di ricordi da lasciarti per quando sarai lontano.

Ieri seduti su una panchina, mangiavamo un giropita in un micro porto greco. In sottofondo la voce del Pope che recitava la messa nella chiesa lì accanto; le luci del porto soffuse e poche persone intorno a noi. I piedi nella sabbia e noi 4 seduti a mangiare. Ti ho detto: ” da grande quando parlerai di me, puoi dire che mangiare un giropita in porto in grecia è la mia concezione di felicità”. Ricordo numero 1 . Fatto.

Sono passate settimane dal tuo compleanno, festeggiato in famiglia e riempito di regali. Ho dovuto mettere una distanza da qual giorno. Avrei voluto stringerti e supplicarti di smettere di andare avanti. Di fermarti un attimo. E solo oggi guardando il blu greco oltre il mio computer posso farti gli auguri di buon compleanno e dirti quanto sono grata di averti nella mia vita e immensamente felice di quello che sei.

Così anche quest’anno eccoci arrivati agli Auguri: che sia un anno di grandi emozioni, e di mille scoperte, che sia l’anno della tua crescita. Che tu possa smettere di preoccuparti del giudizio altrui e possa dire e fare e vivere esattamente quello che desideri.

Che tu possa smettere di preoccuparti per ciò che ci circonda. Che le brutture del mondo non impattino troppo. Che tu possa sentirti amato, e considerato e protetto. Ancora per un pò. Che tu possa essere coraggioso, come sei già e che quest’anno sia un tuffo incredibile come quello di ieri nel mare più bello che c’è

Tanti Auguri Zeno

Con amore

Mamma

Lettera di Compleanno – N.12

La Musica, la musica è definitavamente il tuo modo di esprimerti.

Canti, canti e ascolti musica – con il mio Ipod antidiluviano, un enorme paio di cuffie bose o con il vecchissimo giradischi di papà. Canticchi mentre giochi da solo e canticchi il pomeriggio a scuola, invece di stare attento in classe. E prendi note sul registro, ma continui a canticchiare. A chiedere Musica, appena entriamo in macchina, a chiedere il telefono “solo per una canzone mamma, non per i videogiochi “. Perché hai capito che sì, la musica sul telefono è permessa, sempre, non sarà mai no.

Ascolti le tue canzoni, e anche quelle che ti faccio ascoltare io. La musica, e la memoria che hai per i testi è credo, l’unica cosa che mi ricorda che sei mio figlio. Per il resto chissà, non lo so, in questo strambo anno, a contatto 24 ore su 24 tutti i giorni, senza soluzione di continuità, non so più nulla.

Sono stata negli ultimi mesi mamma e maestra e tata e cuoca e insegnate e intrattenitrice ma soprattutto urlatrice e carceriere. E arrabbiata, e triste, e tu con me, ricordandomi tutti i giorni che niente e nessuno possono cambiarti. Neanche una pandemia mondiale.

E’ dicembre, di nuovo, sei in seconda elementare senza aver fatto la prima e senza cognizione di causa si pretende – noi adulti – che tu sappia leggere e scrivere e stare seduto 8 ore al giorno. E’ di nuovo dicembre, venerdì hai compiuto 7 anni e nonostante l’anno folle e la follia di tutto questo sei rimasto immobile, piantato sulle tue convizioni sulle tue prese di coscienza sulle tue assolute e inamovibili verità.

I bambini si adattano meglio di tutti”. Così dicono gli esperti, i qualunquisti in tv, i ministri incapaci di amministrare. “I bambini sono stati eroi” proseguono. Parole al vento di chi con buone probabilità figli non ne ha. Tu invece qui davanti a me sei la rappresentazione vivente di come no non è vero niente. Perché stavolta adattarsi vuol dire arrendersi.

Così Guelfo, amore mio, quest’anno è tua mamma che ti dice Grazie.

Grazie per il tuo perenne masticare la mascherina, quasi fosse una Big Babol. Ricordandomi che no, non ci si abitua e non hai nessuna intentione di farlo, perché ti dà fastidio, perché portarla fa schifo.

Grazie per quel gesto di insofferenza che fai tenendola poco, male e storta e sporca. Infastidendo tutti, e ignorando i rimproveri che ricevi.

Grazie perchè dopo mesi, ancora ti rifiuti di rispettare qualsivoglia regola Anti Covid – Distanziamento, pulizia, lavarsi le mani evitare gli abbracci. Te freghi nonostante tutti intorno a te continuino a ricordarti che è PERICOLOSO. Tu niente, come se non fosse un problema tuo.

Grazie per avermi tenuta occupata molto più del solito, senza di te non ce l’avrei mai fatta. Sarei crollata al giorno 3. Stravolta dalla tua atavica impossibilità di adeguarti alle circostanze, mi hai forzato a vedere le cose dalla giusta prospettiva. La tua. A fare le scelte meno scontate e più faticose, per te.

Ci guardiamo spesso con papà, a volte io stramazzo sul letto affranta ma in fondo sappiamo che, se non dovessi finire in galera, credo la vita ti sorriderà spesso.

Ti lascio qui sotto una canzone che fa per te. C’è una strofa che ascolto spesso, e quella strofa – inclusa la zeppola – quella strofa sei tu:

E hai disegnato a colori il mondo che hai immaginato

Te ne vai in giro a fare tentativi, finché non avrà combaciato

E fai il lavoro sporco per non far finta di essere pulito

Hai qualche super potere da usare contro il nemico

Masticando una gomma al sapore di infinito

Che non finisce mai, che non finisce mai, non so se si è capito

Gli Immortali – Jovanotti

Auguri Amore mio Immortale.

Mamma

Fuori Sinc – Lettera a me stessa per i 40 anni.

Lettera a me stessa.

Mia cara, che dire, i primi 40 sono andati un pò così, a caxxo. Drammaticamente FuoriSinc, in ogni fase della tua ormai non più breve vita. Perennemente fuori posto, costantemente fuori moda, mai per scelta ma solo per l’atavica incapacità di raggiungere il passo altrui. Che alla fine sembrava quasi fatto di proposito, invece è stata solo inadeguatezza.

Così, impaurita dalla corsa e conscia della concorrenza agguerrita, hai inziato a correre in direzione opposta fin da adolescente. Vigliacca.

A guardala dal gradino dei 40 solo una può essere la difinizione di te: la grande fuga. I veri eroi , ora lo sai, sono quelli che ce la mettono tutta per percorrere la strada che hanno davanti. Quel rettilineo a 4 corsie che sembra tanto facile da percorrere e che invece richiede, costanza, forza di volontà, preparazione, concentrazione, abnegazione. Tutte cose che tu non hai mai avuto. Troppa fatica.

Sei uscita al primo casello, senza neanche pagare il pedaggio. Hai preso le strade non battute dalle “migliori”, e scelto invece le provinciali tutte curve nascondendoti nei paesini dimenticati, dedita per lo più a guardare gli altri giocare a scacchi. Indecisa se tornare indietro, perchè incastrata dal senso di colpa e dalla voglia di conformarti, o se guardare cosa ci fosse dopo la curva successiva.

Pochi uomini, poche amiche. E lì scappando con fatica hai trovato il tuo modo di vivere, hai fatto pace con le tue debolezze, non tutte, ma molte sì. Hai scoperto che si può vivere molto bene senza competizione, che si può accettare anche di non “gareggiare”.

Ma ignorare la gara non è sempre facile. A volte succede che agli incroci incontri qualcuna che era vicino a te ai blocchi di partenza; ha fatto meglio, non c’è altro modo di dirlo. Ha fatto meglio di te, ha scelto la strada difficile e alla fine è stata premiata. Accettare la sconfitta è sempre molto complesso.

La curva dell’estetica sta inziando ormai a sfiorire ma considerando che nel bene e nel male non ti è mai stata di grande aiuto, datti una pacca sulla spalla, non te ne sei mai presa più di tanto cura. Se anche il tempo ad oggi sembra essere stato abbastanza clemente, quello speso a specchiarti e curarti non te lo avrebbe ridato nessuno. L’hai usato in altro modo e questo ti fa onore.

Dicono, mia cara che a 40 finalmente si abbia consapevolezza di se stesse, si sappia dove andare e cosa volere dalla vita. Beati quelli che lo dicono, che lo pensano, che tu ancora cammini incerta tutte le mattine.

Sogni ad occhi aperti – esattamente come 20 anni fa – di fare la reporter, l’attrice, il presidente del consiglio, l’amministratore delegato, l’insegnate di yoga a Bali, la travel blogger, l’imprenditrice, la proprietaria di un negozio bio, la maestra di sci. E tutte le mattine ti meravigli del fatto che i tuoi figli siano ancora vivi, e LUI, inspiegabilemnte ancora sdraiato accanto a te.

Dicono che a 40 anni, tutto sia chiaro, mentre tu continui a galleggiare sopra i giorni che passano, a volte felici a volte meno, ma sicuramente senza contezza, senza chiarezza, senza una visione.

Così, mia cara me, eccoci arrivati, in cronico ritardo, agli auguri per gli anni a venire:

Che gli amici e le amiche restino poche – che averne tanti non seresti capace a gestirli.

Che in questo mondo di numeri uno, di gente con uno scopo, con una visione, con figli perfetti e vite perfette e carriere avviate, tu possa rimanere abbastanza distante da non farti contagiare ma abbastanza vicino da imparare sempre qualcosa di nuovo.

Che lo scopo e la chiarezza non ti raggiungano mai, che con il caratteraccio che ti ritrovi, diveterebbero le tue indiscutibili e grandi verità, e lì sì che avresti un problema.

Che i figli continuino a crescere, lasciandoti ogni giorno un centimetro in più di spazio, per tornare un giorno ad avere di nuovo tutto il tempo che vuoi.

Che ci sia poco sport, molti libri, cibo e vino. Sopra ogni altra cosa però, un’infinità di biglietti aerei, possibilmente per due, a riempire un nuovo scatolone dei ricordi, perché in fondo – questo lo sai – il tuo scopo è solo quello di andare a conoscere il mondo.

Lettera di compleanno N.11

Zeno,

Che anno assurdo.

Ho riletto poco fa gli auguri fatti a te lo scorso anno. Ti auguravo un anno “complesso” pieno di scoperte e bellezze. Si è traformato in un anno complicato. Non era quello che intendevo.

Ti scrivo dalla hall di un bell’albergo dove per caso e per fortuna abbiamo passato ieri il tuo compleanno.

Un anno sospeso a metà. Non torniamo a casa nostra da 6 mesi, raminghi io te papà e tuo fratello piccolo, mi sembra siamo diventati un tutt’uno. Che si muove in modo complesso e simbiotico come mai avrei pensato, e voluto.

Una convivenza prolungata e forzata che ci ha reso tutti più vulnerabili e più forti allo stesso tempo. Sei adulto, più di quanto vorrei, nel modo in cui proteggi i sentimenti altrui. Attento a non ferirli e per questo pronto a rinunciare ai tuoi di desideri. E sei bambino, più di quanto vorresti, nel modo in cui non riesci a perdere, neanche a ruba bandiera.

Sei adulto, mentre guidi un motorino o un trattorino, o vai in giro solo per la campagna e su una deriva in mare. E sei bambino mentre ti appoggi alle spalle di tuo fratello grande perchè non ce la fai più a nuotare in mezzo al mare della corsica.

Abbiamo cercato, papà ed io, di proteggerti da tutto questo disastro, e da tutte queste paure che hanno colpito noi grandi negli ultimi mesi. Così un pò per divertimento un pò per poca fantasia abbiamo cercato di replicare la nostra di infanzia. Fatta di tiro alla fune, corsa con i sacchi, gioco della sedia. Fatta di ginocchia sbucciate in bici, e partite di tennis contro il muro.

E mentre ti insegnavamo giochi vecchi, e lenti, ci hai costretto a fare i conti con la vita, che è volata via in un attimo, e con te grande.

Siamo oggi tutti più fragili, e questo, credo ci abbia avvicinato. Mi chiedi a volte se sono triste, rispondo sempre no ma a volte ti dico che sono solo preoccupata. Hai fatto un passo avanti negli ultimi mesi, adesso chiedi il perché delle mie preoccupazioni.

Doveva essere la tua quarta elementare, è stato lockdown.

Mi dispice se non ho saputo proteggerti abbastanza, se a volte mi ha visto vacillare. Tu lo so, ricorderai tutto questo per sempre e credo, come molti genitori di non essere stata all’altezza.

Il mare, il sole e questi giorni con i cugini ti hanno però ridato quel sorrisso speciale.

E vengo ai miei auguri: che tu possa per il prossimo anno godere ancora di un pò di spensieratezza, lontano dalle bruttezze del mondo, e lontano dalla tristezza del mondo che questi mesi hai visto.

Che tu possa avere un anno normale, nioso, ripetitivo fino allo stremo. Che tu possa annoiarti a scuola, a casa, al parco, facendo capricci e lamentandoti tantissimo della normalità.

Che sia il prossimo anno per tutti noi e per te un rottura di scatole infinita, tra compiti, monotone routine e nessuna nessuna variabile differente.

Auguri amore mio, e perdona la tua mamma che sicuramente ha fatto un gran casino negli ultimi 6 mesi.

Lettera di compleanno N.10- al freddo e al gelo

Guelfo Amore,

sono in ritardo di un mese e mezzo quasi, scusami, che scusami ormai è la parola che ti dico più spesso. Una mamma che si dimentica, una mamma in ritardo, drammaticamente imperfetta, in questa vita che ti sembra così difficile e che invece rendi a me così leggera con la tua risata.

E’ successo di nuovo, come per tuo fratello, la tua mano non è più piccola dentro la mia, è media. E pur essendo tu un 50enne nel corpo di un bambino, adesso inizi ad averne anche le fattezze, di un adulto.

Pensavo stupidamente che non saresti mai cresciuto, che questo contrasto tra quello che dici e quello che sei, sarebbe rimasto per sempre. Invece ora in alcuni momenti vedo l’uomo che sarai, lo vedo più in te che in tuo fratello, e mi rimprovero a pensarti adulto. Adulto e tremendo, adulto e arrabbiato con tua madre che da adulto ti ha trattato dal primo momento che sei venuto al mondo.

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Lettera di Compleanno – capitolo 9

Caro Zeno,

E’ uno strambo venerdì di pioggia e la tua lettera di compleanno è ancora nelle bozze da parecchi giorni, la leggo e la rileggo e penso alle banalità scritte a un bambino di 8 anni che ormai ha coraggio da vendere e mi soprende nella comprensione profonda di se stesso e del mondo.

6 anni fa ho iniziato a scriverti perché il tempo lo puoi rallentare in pochi modi e a me è sempre sembrato che scrivere fosse uno di questi. Appuntare il tempo, fermarlo con un gesto fisico che è la penna che scrive e le lettere che si imprimono su un foglio bianco mi piace, da sempre, e da tempo lo sai anche tu quando mi vedi scrivere. Spesso a penna spesso al computer.

Sono 8 anni che sei con me e quest’anno mi è parso però che fossi io a stare con te. Ci siamo parlati poco, sei troppo preso a vivere la tua vita in cui finalmente ti senti a tuo agio, . E io un passo indietro, ho creato quello spazio giusto e doloroso che accompagna ogni anno che passa la tua crescita.

Siamo ad oggi distanti su per giù un metro, e so che che i cm anno dopo anno saranno di più… così di notte quando dormi e non te ne accorgi salgo in cima al tuo letto e mi sdraio vicino vicino a te. Mi appiccico tipo cozza allo scoglio e incastrati in quella posizione mi aggrappo alle giornate che passano.

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Lettera di Compleanno N.8 – 2018

Caro Zeno,

a 14 giorni dal tuo compleanno e dopo 11 giorni di intese vacanze insieme ci siamo separati (per fortuna) e ho finalmente il tempo di onorare la tradizione.

Altro giro altra corsa, e sono 7 anni. Quest’anno papà ed io siamo andati in vacanza da soli. La prima, di nuovo, di una lunga serie. In controtendenza alla pedagogia del momento, abbiamo deciso di rimanere “genitori anni 80” di quelli che, ora che siete cresciuti, mollano i figli ai nonni, per andare in vacanza loro, senza portarseli dietro… anche perché francamente mi pare vi divertiate molto più senza di noi che quando ci siamo.

E’ stato un’anno di incomprensioni il nostro, probabilmente più per colpa mia che tua, anche se devo dire che simpaticissimo non sei stato.

Assorto nei tuoi pensieri, reticente alla reltà che non ti piace e sembra tra l’altro non interessarti affatto. Combattuto tra la voglia di omologarti agli altri e sorpreso nel trovarti a volte come un pesce fuor d’acqua. Gli sbalzi d’umore all’ordine del giorno.

So cosa si provi, credimi, ma non c’è niente che io possa fare per alleviare questa strana sensazione di essere sempre un pò “stonato” rispetto al coro… anche io da piccola avrei voluto che qualcuno facesse qualcosa per me a riguardo… ora so che non c’è niente che cambierebbe le cose.

Posso solo augurarti di non soffrirne troppo e imparare a convincerci serenamente fin da subito. Senza aspettare che gli anni, e la maturità facciano il loro corso come è successo a me. Posso solo sperare che tu faccia pace prima possibile con te stesso, dandoti una pacca sulla spalla mentre pensi: “va beh dai, anche se non sono fico va bene lo stesso”.

Non ci capiamo io e te ultimamente ma nonostante questo a volte riesco ad abbracciarti e starti sdraiata vicino per un pò. Parli con me quando sei in orizzontale. E mi racconti cose di una noia sinistra. A volte riesco a far finta di ridere, a volte no.

E quando non lo faccio provi goffamente a ferirmi. Il tuo asso nella manica è chiedermi con aria innocente perchè siamo genitori diversi. E io sò già dove andrai a parare. Ma ti accontento in questo schema ormai trito e ritrito dove le altre mamme e papà sono “fichi” . Noi invece no. Io meno ancora di papà.

A volte la “figagine” è data dalle cose a cui hanno accesso gli altri e tu no. A volte da quello che fanno. Qualche volta proprio esteticamente. Le mamme degli altri sono più belle mi dici. Tra l’altro amore mio con tutta l’autocritica che posso avere , quelle da te indicate come più belle … va beh cambiamo argomento.

Non dovrei dirle certe cose forse, e nemmeno scriverle… ma siccome queste lettere, fondamentalmente , sono per te, mentire non avrebbe alcun senso.

È stato un bel compleanno, credo, niente festa, niente bambini, solo noi. Concentrati su di te tutto il giorno, e sui tuoi desideri. Con dei regali azzeccatissimi e il tempo di usarli tutti quanti un pò. La torta gigante quella sì è stata perfetta.

E veniamo agli auguri per l’anno che verrà.

Ti auguro amore di avere un anno pieno di scoperte e di passione. Di preoccuparti meno degli altri e molto più di te.

Ti auguro amore di avere un’inverno pieno di neve e di sci che tanto ti rende felice.

Ci auguro amore di ritrovare un nuovo spazio e un nuovo equilibrio, per ridere come prima, io prometto farò del mio meglio.

Ti auguro amore di capire al più presto quanto sei coraggioso. Come quando ti tuffi nel mare da im alto in alto senza neanche un dubbio.

Ti auguro amore un anno speciale intenso e di sole.

Ti auguro amore tutto l’ amore che ho. E anche di più.

Buon compleanno

Mamma

Dio c’è… è statistica!

Mi immagino sul pianerottolo di casa, seduta sulle scale, con le buste della spesa mezze rotte una a destra e una sinistra. Le mani tra i capelli, accucciata e nessuno che passa. Finalmenete posso piangere, di rabbia, di fatica, di sfogo, di pancia.

Così mi immagino, invece sono dentro casa e devo sorridere mentre per la milionesima volta dalla nascita dei figli , tutti i programmi, tutta l’organizzazione, tutte le cose fatte, sono andate a puttane.

Che poi dopo un pò ci dovresti aver fatto l’abitudine, in fondo ormai sono passati anni dalla prima volta.

IO invece ogni volta che si spappola tutto nei due minuti che il termometro ci mette a misurare la febbre, ogni volta, vorrei imprecare in aramaico.

Così di nuovo, è giugno, e ancora una volta uno dei nani è malato abbastanza da fottersi e fotterci una 40ina di giorni. Ovviamente sono i 40 giorni in cui non hai nessuno che ti aiuta a casa, sono i 40 giorni in cui è finita la scuola, in cui avevi pagato il centro estivo extra, in cui avevi cene, aperitivi, compleanni.

Reggi il colpo, dinuovo e trovi qualcun’altro che ti aiuti con 2 bambini malati in casa e l’ufficio che chiama… riorganizzi, incastri, corri, cucini, conti le ore tra un antibiotico e l’altro, al telefono cerchi medici, uno, due tre. Lavori.

Lo fanno tutte le ALTRE madri pensi, ma francamente che cazzo di conforto è.

Aperta parentesi. Mia madre, come tutte le madri, quando chiedevo di fare qualcosa come gli ALTRI mi diceva: “se gli altri si buttano dal ponte ti butti anche tu?” e io rispondevo sempre “no”. Quindi col passare degli anni, gli ALTRI/ALTRE sono diventati un entità totalmente inutile. A me che anche le ALTRE siano qui ad arrancare come me, non me ne frega un emerita mazza. Della serie, se soffrono gli altri perché dovrei soffrire anche io? Ecco l’altra faccia della medaglia di un’educazione “differente”. Chiusa parentesi.

E poi c’è il fattore ansia che ti ammazza, le notti in cui non dormi.

Avanti, nuova giornata, nuova organizzazione, altro giro altra corsa. Le montagne russe di Gardaland al mio umore di questi giorni, gli fanno un baffo.

Stacco, come in una squallida commedia americana dove alla fine del secondo atto sembra tutto perduto, la botta finale.

Resti sola.

Con una telefonata secca anche l’ultimo aiuto ti abbandona, “me spiace seniora viola”. Porca eva. Minuti di panico totale. E ora?

Atto terzo: Dio si muove a pietà, e fa squillare il tuo cellulare.

Dall’altra parte della cornetta c’è Mary Poppins, che chiamava per sapere se state tutti bene, che era un pò che non ci sentiva… vorresti scoppiare a piangere al di là della cornetta ma ti trattieni. Mary Poppins, dopo aver ascoltato il tuo edulcorato racconto e la tua camuffata disperazione ti comunica che ha 3 settimane libere e può venire a aiutarti, dalla mattina successiva (9 ore dopo in pratica).

Attacchi, ti siedi, respiri, fumi 6 sigarette, impugni il cellulare e scrivi un WAPP alla tua amica:

“Dio Esiste , domani arriva Mary Poppins a casa per 3 settimane”

Amica mia, non può andare sempre tutto storto… è statistica”

Dio esiste, ed è solo … statistica.