Ansia da Prestazione.

Ho una domanda che mi risuona nella testa da un paio di giorni.

Non riesco a cancellarla, ad evitarla. E la domanda è: ma possibile che solo io sono immobile con il fiato corto a non far NIENTE?

No perchè vedo gente che cucina, vedo gente che fa ginnastica on line, vedo gente che fa aperitivi on line, chiamate di gruppo.

Vedo gente che studia, che legge, che mette in ordine , che partecia alle challenge su Instagram. Io sono ferma, immobile, paralizzata dal panico.

La mattina quando apro gli occhi per qualche frazione di secondo non mi ricordo cosa stia succedendo. Poi arriva addosso lo schiaffo, quasi un tonfo sugli occhi. Realizzo: siamo in quarantena, ieri sono morte x persone, oggi i bambini non vanno a scuola. I primi secondi della mattina sono eterni, e terribili.

Primo respiro: ok sto respirando, siamo ancora vivi. Secondo respiro: non riesco a fare respiri lunghi.Terzo respiro: devo alzarmi, devo alzarmi devo alzarmi. Quarantunesimo respiro: devo alzarmi devo alzarmi devo alzarmi.

Centesimo respiro: LUI si muove a compassione e mi dice che va a fare il caffè. Per i primi 30 minuti, li conto, i respiri. Guardo il telefono per distrarmi, e mi viene come un’ansia da prestazione: vedo gente che ha programmato la giornata al minuto e pubblica il suo programma

Vedo gente che ha già fatto yoga, alle 8 di mattina. Vedo gente che mangia torte fatte il giorno prima.O gente che dichiara fiera di aver fiito quel libro o quell’altro libro.

Sono passate due settimane dall’inizio di quello che continua a sembrare un Film catastrofico Americano da vedere la domenica sera su Rete4, e io, anzi no lui, ha ordinato giusto tre paia di pantaloni per il Nano piccolo che in quelli che ha non entra più. E questo è il massimo che siamo riusciti a FARE.

Alle 7 ho un aperitivo su ZOOM. Ho scaricato la app. Forse riesco anche a partecipare.

FORSE.

Le lacrime delle 18.00

Tutti i giorni alle 18.00 mentre la protezione civile annuncia i morti, tutti i giorni c’è chi canta, c’è chi applaude, c’è chi suona. E’ un modo giusto, speciale, incredibile di farsi coraggio. Di sertirsi parte di qualcosa, un pò meno soli.

Le 18.00 sono diventate in pochi giorni l’ora più importante della giornata.

Io, che non sono coraggiosa, alle 18.00 da tre giorni inizio a piangere. La verità è che ricaccio indietro le lacrime più o meno tutte le volte che leggo il giornale durante il giorno. O tutte le volte che mi arrivano video dei nuovi eroi sui gruppi Wapp. Le ricaccio indietro ogni volta che mi arriva la notifica di una nuova richiesta fondi.

Ho silenziato il telefono 3 giorni fa.

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Covid-19 – ho scoperto di voler essere Bertoldo

Ve le ricordate le avventure di Bertoldo Bertoldino e Cacasenno? Se la risposta è no , questo post non è per voi. Avevo rimosso fino a questa mattina; quella saga di – mi pare – tre libri in cui Bertoldo, comune contadino dal senso pratico e mente ferma finisce a corte a far da consigliere al re.

Siamo al terzo giorno di “quarantena”, ed è passata una settimana dalla chiusura delle scuole e 10 giorni da quando abbiamo inziato a prendere coscienza che no non è uno scherzo.

Io, noi, siamo tra quelli fortunati, fuori città e con un giardino a disposizione. Cerchiamo una routine, cerchiamo di organizzare la giornata e oggi terzo giorno non riesco a smettere di contare. Di contare i giorni che sono passati da quando ho avuto gli ultimi contatti “rischiosi”. DI contare le persone malate in Italia, nella mia regione, nella mia provincia, nella provincia dove stanno mia mamma e mia sorella.

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Tel tempo, delle parole nude e crude e di ecologia

Del tempo:

“Viviamo in tempo strambo, dove la guerra tra il bene e il male si celebra da dietro un computer ; dove il bene in realtà è male e viceversa. Viviamo un tempo di gente che dice , che gira e muove e si muove, e che allo stesso tempo, non dice non gira non muovee non si muove. Poi invece c’è gente che si muove davvero, dai paesi in guerra o poveri, o brutti, e simuove verso i paesi dove ci sono persone che dicono di muoversi di vedere di girare, ma sono fermi dietro ai loro telefoni.

In un tempo dove si dice che si viva dietro uno schermo, dillo a quelli che salgono sui gommoni se lo schemo lo hanno mai visto. Gente che viaggia, che si muove da sud a nord , nessuno si muove invece da nord a sud. E’ un bene in piccolo che va al sud per aiutare, un bene composto da poche unità che vanno per missione, per coscienza e si ergono (per disperazione penso) a portatori di bene assoluto e ad assoluti condannatori di chi invece non fa niente.

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Teorie e tecniche dello svuota tasche.

C’è stato un tempo dove ognuno di noi si è visto regalare questo oggetto inutile e senza senso da un parente, di solito uno zio o una zia, accompagnato dalla frase “così ogni volta che ci metti le chiavi mi pensi”.

Ce ne sono di mille tipi ma quello in pelle quadrato resto un grande classico della “letteratura contemporanea”.

Lo svuota tasche alla fine ce lo siamo portato in giro per il mondo, dalla nostra stanza alla nostra prima casa, alla seconda, alla partenza per un posto lontano. Quell’oggetto inutile dentro al quale lanciamo le chiavi o gli spicci senza centrarlo quasi mai.

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Io rallento, tu rallenti, loro non rallentano

A volte succede che il tempo si fermi, per uno spavento, come due sere fa quando nano 2 è rimasto illeso per miracolo, è vivo perché c’era del ghiaino per terra. Se no era finito sotto una macchina, per sbaglio, di notte dove non era chiara la linea di confine tra marciapiede e strada.

Ci sono delle frenate brusche, improvvise, che ti lasciano quel senso di stordimento e spesso qualche livido adosso.

A volte succede che il tempo rallenti, come quando un mese e mezzo fa ho smesso di andare in ufficio tutti i giorni. A distanza di settimane mi sveglio con il senso di colpa, perché gli altri corrono, io non più. Non so gestirlo questo nuovo tempo lento, questo tempo per me. Mi sembra di sprecarlo quasi sempre, e di non usarlo, o che avrei dovunto comunque usarlo per produrre. Ma quel che faccio ora ha altri tempi, altri ritmi, che a me sembrano lenti, ma che forse non lo sono poi così tanto.

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Mandare tutto all’aria e farsela addosso.

NO PANIC

Se non fossi stata una perfetta sconosciuta ma anche solo una misera starlette dell tv nostrana, potrei parlare oggi di un segno del destino o di un coach motivazionale che mi ha spinto a rivedere i miei limiti , i miei perametri, la mia confort zone e che mi abbia aiutato a capire che il mio IO interiore era insoddisfatto e infelice di questa vita da occidentale 4.0.

Potrei raccontare di come la meditazione e lo yoga mi abbiamo aperto la mente sulle enormi potezialità che la vita ci regala e di come poco ne cogliamo l’essenza; di come questo mi abbia permesso di spingermi oltre le mie capacità dandomi la forza e il coraggio di rivedere tutto.

Sarei bravissima, credo, nelle mie nuove vesti di starlette con chignon stretto, capelli scuriti e non più biondo platino, seduta su una poltrona dal design moderno e vestita con un bellissimo tailleur (in prestito) grigio con pantalone a vita alta, a spiegare come in realtà i quasi 40 sono i nuovi 30; che è solo dopo che i figli crescono abbastanza da lasciarti un vuoto che finalmente la tua mente ha tempo di respirare e di capire CHI veramente sei e COSA veramente vuoi fare nella tua vita…

Se non fossi una perfetta sconosciuta ma anche solo una misera starlette della TV nostrana, potrei quindi proseguire raccontando per filo e per segno come la mia quotidianità è in fase di assestamento e come questo mi spinga ogni mattina a cercare detro di me il meglio, a sfruttare a pieno il tempo che finalmente ho e ad avere anche la capacità di apprezzarlo; come la nuova sfida che mi sono posta mi metta di buon umore ogni mattina e mi permetta di gestire meglio, prima di tutto il MIO tempo, quello per me, poi quello per i figli e in generale focalizzare quelle che sono le cose VERE della vita.

Peccato che io sia solo una perfetta sconosciuta che dopo aver preso uno schiaffo e in un attimo di follia, si è licenziata da un lavoro quanto meno sicuro (noioso e umiliante ma sicuro) per lanciarsi in qualcosa di cui non capisce praticamente niente, probabilmente al di fuori delle sue capacità, che al momento brancoli nel buio totale nella gestione del tempo, dei figli, di se stessa, con i capelli dritti (biondo platino) e gli occhi spalancati. Lo yoga in questo caso serve a gestire i momenti di pura ansia e panico che la nuova condizione apporta; mentre la meditazione questa sconosciuta…

Ecco come mandare tutto all’aria e poi farsela addosso. Che però ve lo dico … fa molto 20 enne irresponsabile quindi, non male…

Breve storia banale di una crisi di mezza età. PUNTO.

Uno schiaffo a 40 anni che bene che ti fa.

Ho un vaso pieno di lezioni imparate masticate digerite ed assimilate, ma una più di tutte vorrei regalare ai miei figli per evitargli quel processo di rabbia, odio, delusione, amarezza e tristezza che serve per impararla.

Aver a che fare con i “cazzoni avariati” di cui il mondo occidentale , e in prevalenza maschile è costellato.

Perché se anche tu sei il mago di uno sport qualsiasi, o l’amministratore delegato di una società qualsiasia, che tu sia il figlio di, che tu sia alto e bello, che tu sia in auge o in disgrazia, da qualunque posto tu venga, e in qualunque posto tu vada o in qualunque posta tu ti trovi, se hai un atteggiamento di superiorità, con chiunque: “sei solo una cazzone avariato”. Mi spiace non esiste altra espressione per dirlo.

Ed è questo atteggiamento che spesso irrita qualcuno, e che spesso qualcun altro giustifica a creare quell’equivoco senza senso che fà sì che ” eh mai sai lui è…” e la frase dovrebbe solo finire in un modo: “lui è un coglione”.

Un coglione che fa le prediche sull’attitudine al comando, sull’importanza del saper perdere, sui leader della vita e che contemporaneamente:

1 usa solo il maschile singolare

2 non saluta perchè lui saluta solo chi conta

Le mamme di figli maschi dovrebbero chiudere la giornata sempre con questa frase della buona notte: “figli miei, se vi becco a farvi forti della vostra posizione privileggiata che poi lo è spesso è solo per botta di culo di nascita, figli miei vi prendo a calci da qui all’eternità, forti coi deboli, forti con le donne, forti con chi lavora per voi, forti con chi vi permette di farvi forti. Un sacco di schiaffi anche se siete adulti, anche se avete 40 anni.

Sì a questi 40enni cazzoni avariati le madri dovrebbero dare un sacco di schiaffi, di quelli che ti umiliano, perché a 40 anni le sberle di tua madre..sai che umiliazione?

AMEN

Le scarpe nuove.

IMG_20181031_151944_447.jpgErano anni che compravo solo quelle comode, senza tacchi, morbide, come se le avessi sempre avute ai piedi. Poi, qualche giorno fa, le ho viste… e lo sapevo che i primi giorni sarebbero state un inferno.

Mi battono sul malleolo, mi stringono le dita, e con la suola completamente in cuoio rischio di morire su qualcisai superficie. Ma stanno cedendo, millimetro dopo millimetro, lo sento che stanno cedendo e più cedono, più capisco che le scarpe comode moderne, sono una cagata pazzesca.

Ho un paio di scarpe nuove, cucine a mano, sono in pelle e suola in cuoio , sono fatte come una volta si facevano le scarpe, e sono giorni che mi metto cerotti sui piedi.  Mi fanno un male tremendo, ma ogni giorno un pò meno. Così ogni mattina aggiusto i cerotti e me le rimetto, pensando che sì, le cose nuove dovrebbero essere così all’inzio:

Scomode.

La novità comoda, che razza di novità è? Se non hai neanche bisogno di assestarti un pò, di farci l’abitudine. E invece ormai mi rendo conto di quanto il nuovo sia comodo, addattato a noi, a me. Un mondo comodo mentre intorno l’apocalisse. Comodamente da casa facciamo “opposizione” al governante di turno, “comodamente” dai nostri computer leggiamo le notizie di chi muore “scomodamente”. Comodamente seduti a tavola sulle sedie ergonomiche parliamo della fame nel mondo e dei problemi di denutrizione. “Comodamente” …

E poi invece stiamo scomodi nei nostri panni, nei nostri corpi, nei nostri pensieri, che non riusciamo neanche a trattenere per più di 8 secondi (meno di un pesce rosso).

Ho comprato un paio di scarpe nuove, sono fatte per durare tanto tempo, e perché questa magia accada, la magia del durare nel tempo, stiamo imparando a conoscerci e per ora sto parecchio scomoda. Ma sono fiduciosa che troveremo un giusto compromesso.

Come si faceva una volta.

Le cose belle che non dovrei dimenticare.

La mattina quando mi sveglio apro gli occhi e vedo la luce che filtra dalle persiane.  IO VEDO. Di solito qualcuno alle prime luci dell’alba si è intrufolato sotto le lenzuola e aspetta pazientemente che io apra gli occhi. Mi sorride, mostrando tutti i denti in contro luce, e appena li apro mi abbraccia forte, quasi mi strozza, spesso si appoggia ai capelli col gomito e li tira, e mi fa un pò male. IO SENTO il suo profumo e la sua voce. Nel silenzio una mano adulta si appoggia sulla mia fronte e mi dà una carezza. E io RICORDO di avere accanto un amore grande da più di 10 anni, tutte le mattine, anche quelle in cui siamo arrabbiati e stanchi, tutti e due ci auguriamo BUONGIORNO.

Ci sono mattine in cui c’è tempo di cucinare i pankace (raramente) e di sederci a tavola a fare colazione, tutti insieme. Le finestre danno su un cortile interno pieno di alberi e piante (e zanzare) e c’è abbastanza silenzio per dimenticarsi che siamo in città. Ho un LAVORO che mi aspetta e una CASA accogliente dove tornare la sera.

Quando scendo spesso ho un SORRISO e un CIAO e a volte un aiuto da dare a chi, a pochi metri dal mio portone, pulisce la strada al posto del comune, porta la spesa a casa alle vecchiette in difficoltà, o se ne sta a bivaccare davanti a supermercato chiedendo qualche moneta. Lo dico anche ai NANI di dire BUONGIORNO, e se è un viso concosciuto,  se lo ricordano da soli di salutare.

Il nano grande aggiunge anche un come stai? Qualche volta si ferma e fa domande scomode: “Davvero non hai una casa? E dove dormi) Davvero non hai un lavoro? E come trovi i soldi? Davvero sei arrivato dal mare?”  E mi mordo la lingua (non sempre con successo) per non troncare la conversazione tra i due. In quel momento ho un senso di colpa per quello che HO, e un senso di ORGOGLIO per il nano che si interessa all’altro. Che parla con il prossimo conosciuto per strada. I ragazzi di solito a me non sorridono quando li saluto, ma ai bambini sì, gli chiedono del calcio, di dargli il 5 con la mano, di studiare a scuola che è importante.

Mentre la mattina sono in macchina ho un’amica da chiamare, lei fuma la prima sigaretta della giornata e io guido verso il mio ufficio lontano da casa e ci lamentiamo tra di noi di quello che non va, come le amiche vecchiette. Così scarichiamo la nostre dose di lamentele tra di noi e non passiamo per ingrate con il resto del mondo. Facciamo bella figura tutte e due così. IL diritto alla lamentela (inutile) è sacrosanto. E spesso diciamo cose davvero poco corrette. Ma sono parole che restano nell’aria della mia macchina e sul terrazzo dove fuma lei. Non lo sa nessuno.

Ho 5 giorni di solitudine tutti per me davanti; 5 giorni sono abbastanza per avere un pò di nostalgia delle cose qui sopra. Che sono cose belle, ma che spesso non riesco a ricordare.