Tel tempo, delle parole nude e crude e di ecologia

Del tempo:

“Viviamo in tempo strambo, dove la guerra tra il bene e il male si celebra da dietro un computer ; dove il bene in realtà è male e viceversa. Viviamo un tempo di gente che dice , che gira e muove e si muove, e che allo stesso tempo, non dice non gira non muovee non si muove. Poi invece c’è gente che si muove davvero, dai paesi in guerra o poveri, o brutti, e simuove verso i paesi dove ci sono persone che dicono di muoversi di vedere di girare, ma sono fermi dietro ai loro telefoni.

In un tempo dove si dice che si viva dietro uno schermo, dillo a quelli che salgono sui gommoni se lo schemo lo hanno mai visto. Gente che viaggia, che si muove da sud a nord , nessuno si muove invece da nord a sud. E’ un bene in piccolo che va al sud per aiutare, un bene composto da poche unità che vanno per missione, per coscienza e si ergono (per disperazione penso) a portatori di bene assoluto e ad assoluti condannatori di chi invece non fa niente.

J’accuse è la parola di questo tempo. Io accuso il politico di turno, accuso la gente, accuso i genitori degli amici dei miei figli.

Io accuso, e quindi esisto.

Senza l’accusa di quello che non va bene, senza l’accusa di quello che non mi piace, senza l’accusa sociale, io non esisto. Tutti accusano tutti, dal telefono, accusano tutti dal telefono dicendo che è un mondo brutto, perché pieno di gente che accusa la gente dal telefono.

Io accuso quindi esisto.

Delle parole nude:

Invece in questo tempo dovremmo avere la libertà di usare le parole nude. E di dire le cose come sono, di accusare senza filtro. Dovremmo dire chiaro e tendo che non è vero che tutti possono tutto (Chiaraferragniunposted) e che i sogni se ci credi si avverano. Ci sono milioni di variabili tra cui una, la più ingiusta, quella che non puoi controllare. La variabile nascita.

Dovremmo poter usare la parole nude e crude: che se cambi schieramento politico 30 volte di base sei solo un venduto, una merda, un attaccato alla poltrona e un po’ hai anche rotto i coglioni.

Dovremmo poter usare le parole nude e crude per dire all’amica che ti parla solo di sè che ti assilla con la foto di sua figlia, dovremmo poterle dire: Addio, non ho più niente da dirti.

Dovremmo poter chiedere scusa senza se e senza ma.

Di Ecologia:

La voglio chiamare la REE. La responsabilità ecologica delle elité. Ed è una responsabilità impellente, importante, è la responsabilità che deve salvare il mondo, non solo dall’inquinamento, non solo dal fallimento del sistema consumistico, ma anche dall’oblio dei costumi e dei valori. E’ la responsabilità ecologica delle elité il fil rouge che deve salvare la nave che affonda.

Perché lo sappiamo che per essere ecologici, per eliminare la plastica, per usare prodotti non inquinanti, per comprare a KM zero, per ridurre il nostro singolo impatto, per acquistare vestiti prodotti eticamente, per ridurre il consumo, per andare al mercato invece che al supermercato, per separare gli imballagi, per autoprodurre i detersivi, per fare tutto quello che il singolo è chiamato , sarebbe chiamato, tenuto a fare , ora, oggi come oggi, in questo momento storico ci vuole un’unico grande alleato: il denaro.

Esssere ecologici, costa, costa soprattutto soldi, ma anche tempo. E’ quindi necessario che chi può parta prima, mentre si trovano altre soluzioni, è necessario che l’elitè adotti un atteggiamento intrasigente, di esclusione, di gogna sociale, verso chi potrebbe ma non può. i vecchi parvenù, sostituiti all’interno dei salotti da chi inquina, schifati, non invitati al tavolo dell’apparire ecologici.

Un movimento del , sei ricco ma non sei ecologico = sei uno sfigato. L’elevazione del comportamento ecologico a status simbol a modello aspirazionale, e salvatore del consumismo molto di più di quanto non lo sia ora. Una massa di gente dientro al telofono che fa selfie e si muove, senza muoversi, solo ed esclusivamente al grido di #green.

Un turismo e un cibo e un’energia e dei vestiti e dei cosmetici…il consumo/ il capitalismo che si muova al grido del solo possibile dio del prossimo decennio: L’impatto zero.

Perché per ogni Chiara Ferragni che si pente e si scusa per aver promosso un acqua in bottiglie di plastica ci sono 14 milioni di follower che si comprano una borraccia e non toccano mai più un solo pezzo di plastica usa e getta.

Lettera di Compleanno – capitolo 6

Caro Zeno,

E’ uno strambo venerdì di pioggia e la tua lettera di compleanno è ancora nelle bozze da parecchi giorni, la leggo e la rileggo e penso alle banalità scritte a un bambino di 8 anni che ormai ha coraggio da vendere e mi soprende nella comprensione profonda di se stesso e del mondo.

6 anni fa ho iniziato a scriverti perché il tempo lo puoi rallentare in pochi modi e a me è sempre sembrato che scrivere fosse uno di questi. Appuntare il tempo, fermarlo con un gesto fisico che è la penna che scrive e le lettere che si imprimono su un foglio bianco mi piace, da sempre, e da tempo lo sai anche tu quando mi vedi scrivere. Spesso a penna spesso al computer.

Sono 8 anni che sei con me e quest’anno mi è parso però che fossi io a stare con te. Ci siamo parlati poco, sei troppo preso a vivere la tua vita in cui finalmente ti senti a tuo agio, . E io un passo indietro, ho creato quello spazio giusto e doloroso che accompagna ogni anno che passa la tua crescita.

Siamo ad oggi distanti su per giù un metro, e so che che i cm anno dopo anno saranno di più… così di notte quando dormi e non te ne accorgi salgo in cima al tuo letto e mi sdraio vicino vicino a te. Mi appiccico tipo cozza allo scoglio e incastrati in quella posizione mi aggrappo alle giornate che passano.

Sei grande quel che basta per vedere l’uomo che sarai e ovviamente non è quello che pensavo, ma mi piace tanto lo stesso. Il coraggio te lo devo dire è quello che più mi affascina ; non so dove la prendi quella la forza di affrontare le tue paure, di ingoiare le scoffitte e risalire la cima. Io dal canto mio ho scoperto proprio quest’anno di averne molta meno del previsto.

Il sorriso si è fatto più raro è vero, ma resta un esplosione di luce negli occhi quando appare, vero , enorme, eccessivo. Ti osservo dal mio metro di distanza e adesso che siamo un pò staccati riesco a vedre quello che prima camminando attaccati non potevo. Ho un pò di prospettiva su di te e mi sorprendo a scrutarti di più e abbracciarti di meno. Ti penso, molto più di prima , che questa distanza mi impedisce di esserci fisicamente, così la colmo con la mente.

Esperimenti di interconnessione mentale , come avessi 8 anni anche io e giocassimo ad un gioco stupido.

So ancora leggere i tuoi bisogni con anticipo e tu ti soprendi e mi chiedi “ma come facevi a saperlo?”. Le madri sanno Zeno, quasi sempre sanno il giusto e quasi sempre il loro giusto non è il giusto dei figli. Le madri sanno di non sapere, così per la paura di lasciarvi soli ci imponiamo certezze scolpite nella roccia che non possiamo tradire. O tradiremmo voi figli.

Hai gusti musicali bellissimi, e anche estetici, la tua bisnonna direbbe che l’ordinario aihme non ti appartiene, motivo per il quale sosterrebbe sempre la bisnonna avrai una vita complessa. A me dice sempre che sono troppo basica e borghese quindi sappi che è un enorme complimento.

Così arrivo ai miei strambi auguri in ritardo amore mio: che sia un anno complesso, non difficile ma complesso. Ti auguro un bel passaggio da ancora bambino a quasi ragazzo, con tutto quello che comporta. Ti auguro amore che il coraggio resti dalla tua parte e che il mondo ti si riveli per la sua bellezza (quella rimasta) . Ti auguro di vedere il bello, e di sentire il buono.

Ti auguro Zeno di soroprenderti sempre come sai soprenderti ora quando ti alzi sulla tavola da Surf, o quando vedi una pasticceria ben fornita, o come quando rivedi un tuo amico dopo tempo.

Che sia un anno di soprese, io dal canto mio, se non ti dispiace continuerò a salire nel tuo letto di notte, di nascosto.

Buon compleanno

Mamma

Teorie e tecniche dello svuota tasche.

C’è stato un tempo dove ognuno di noi si è visto regalare questo oggetto inutile e senza senso da un parente, di solito uno zio o una zia, accompagnato dalla frase “così ogni volta che ci metti le chiavi mi pensi”.

Ce ne sono di mille tipi ma quello in pelle quadrato resto un grande classico della “letteratura contemporanea”.

Lo svuota tasche alla fine ce lo siamo portato in giro per il mondo, dalla nostra stanza alla nostra prima casa, alla seconda, alla partenza per un posto lontano. Quell’oggetto inutile dentro al quale lanciamo le chiavi o gli spicci senza centrarlo quasi mai.

Lui che vive e ha vissuto di una vita propria sempre insieme a noi, lui, il primo a entrare nella casa nuova durante il trasloco (depositario delle 3 copie di chiavi consegnate appena arrivati) e l’ultimo ad uscire invece quando la casa la si lascia.

Lui a volte a triste, nei periodo in cui sei di corsa e ti tieni tutto in tasca, o felice, stracolmo di chiavi, lampadine senza scatola ,spicci a non finire, chiodi…

C’è stato un momento della mia vita in cui con gli euro dello svuotatasche ci potevo tranquillamemte fare la spesa per 5 giorni.

Come era felice il mio svuota taschequando avevo 20 anni, tutto tronfio con la sua montagnola di spicci su cui giacevano addirittura vari mazzi di chiavi. C’erano monete di tutti i tipi, tante asiatiche e alcune africane, e la sfida era acchiappare al volo spicci giusti per non presentarsi a pagare il caffé con monete bucate della valle del nilo.

Negli anni gli spicci sono stati usati, e rimpiazzati da pezzetti di lego, o micro pezzetti in simil plastica delle sorpresine Kinder; la montagna di monete esotiche è stata rimpiazzata da una mini discarica di natura varia su cui non è più possibile appoggiare le chiavi.

Siamo stati costretti a comprarne un secondo più brutto, meno capiente e molto meno chic per le chiavi…

Mi chiedo da giorni che fine abbiano fatto le mie monete esotiche usate forse da chi non doveva, per riempire salvadanai troppo leggeri, e lo guardo con insistenza il mio svuota tasche “una piccola malagrotta” in miniatura coperta dal rotolo dei sacchetti usagetta del cane – quelli per raccattarla per strada – perché sì signori incredibile io lo faccio, confesso “io la raccatto”.

Lo fisso da giorni con un solo pensiero, che no non è quello che state pensaando…lo svuota tasche come metafora delle fasi della propria vita… no lo fisso e da giorni e semplicemente penso:

Ma chi cazzo è che me l’aveva regalato sto coso?

Io rallento, tu rallenti, loro non rallentano

A volte succede che il tempo si fermi, per uno spavento, come due sere fa quando nano 2 è rimasto illeso per miracolo, è vivo perché c’era del ghiaino per terra. Se no era finito sotto una macchina, per sbaglio, di notte dove non era chiara la linea di confine tra marciapiede e strada.

Ci sono delle frenate brusche, improvvise, che ti lasciano quel senso di stordimento e spesso qualche livido adosso.

A volte succede che il tempo rallenti, come quando un mese e mezzo fa ho smesso di andare in ufficio tutti i giorni. A distanza di settimane mi sveglio con il senso di colpa, perché gli altri corrono, io non più. Non so gestirlo questo nuovo tempo lento, questo tempo per me. Mi sembra di sprecarlo quasi sempre, e di non usarlo, o che avrei dovunto comunque usarlo per produrre. Ma quel che faccio ora ha altri tempi, altri ritmi, che a me sembrano lenti, ma che forse non lo sono poi così tanto.

Così io rallento, e insieme a me mi sembra abbiano rallentato anche i nani, è una frenata lunga, progressiva, per cercare di trovare il nuovo ritmo. Una frenata piena di forse, di fallimenti da metabolizzare, di ripartenze non volute, ma in ogni caso da gestire.

E poi, fuori contesto, vai a sapere perché, come fossero ancora adolescenti, persone che parlano a vanvera del mio tempo, delle mie scelte, così per il gusto di dire qualcosa. I moralizzatori li chiama la mia amica B.

Così mentre io rallento, e metabolizzo il fallimento e trovo un nuovo ritmo, mi dò una pacca da sola sulla spalla e mi ripeto tipo mantra ” Pensa in modo sbagliato, se vuoi, ma in ogni caso pensa con la tua testa.”

Che in fondo guardando indietro è quello che fatto tutto la vita.

Mandare tutto all’aria e farsela addosso.

NO PANIC

Se non fossi stata una perfetta sconosciuta ma anche solo una misera starlette dell tv nostrana, potrei parlare oggi di un segno del destino o di un coach motivazionale che mi ha spinto a rivedere i miei limiti , i miei perametri, la mia confort zone e che mi abbia aiutato a capire che il mio IO interiore era insoddisfatto e infelice di questa vita da occidentale 4.0.

Potrei raccontare di come la meditazione e lo yoga mi abbiamo aperto la mente sulle enormi potezialità che la vita ci regala e di come poco ne cogliamo l’essenza; di come questo mi abbia permesso di spingermi oltre le mie capacità dandomi la forza e il coraggio di rivedere tutto.

Sarei bravissima, credo, nelle mie nuove vesti di starlette con chignon stretto, capelli scuriti e non più biondo platino, seduta su una poltrona dal design moderno e vestita con un bellissimo tailleur (in prestito) grigio con pantalone a vita alta, a spiegare come in realtà i quasi 40 sono i nuovi 30; che è solo dopo che i figli crescono abbastanza da lasciarti un vuoto che finalmente la tua mente ha tempo di respirare e di capire CHI veramente sei e COSA veramente vuoi fare nella tua vita…

Se non fossi una perfetta sconosciuta ma anche solo una misera starlette della TV nostrana, potrei quindi proseguire raccontando per filo e per segno come la mia quotidianità è in fase di assestamento e come questo mi spinga ogni mattina a cercare detro di me il meglio, a sfruttare a pieno il tempo che finalmente ho e ad avere anche la capacità di apprezzarlo; come la nuova sfida che mi sono posta mi metta di buon umore ogni mattina e mi permetta di gestire meglio, prima di tutto il MIO tempo, quello per me, poi quello per i figli e in generale focalizzare quelle che sono le cose VERE della vita.

Peccato che io sia solo una perfetta sconosciuta che dopo aver preso uno schiaffo e in un attimo di follia, si è licenziata da un lavoro quanto meno sicuro (noioso e umiliante ma sicuro) per lanciarsi in qualcosa di cui non capisce praticamente niente, probabilmente al di fuori delle sue capacità, che al momento brancoli nel buio totale nella gestione del tempo, dei figli, di se stessa, con i capelli dritti (biondo platino) e gli occhi spalancati. Lo yoga in questo caso serve a gestire i momenti di pura ansia e panico che la nuova condizione apporta; mentre la meditazione questa sconosciuta…

Ecco come mandare tutto all’aria e poi farsela addosso. Che però ve lo dico … fa molto 20 enne irresponsabile quindi, non male…

Breve storia banale di una crisi di mezza età. PUNTO.

Uno schiaffo a 40 anni che bene che ti fa.

Ho un vaso pieno di lezioni imparate masticate digerite ed assimilate, ma una più di tutte vorrei regalare ai miei figli per evitargli quel processo di rabbia, odio, delusione, amarezza e tristezza che serve per impararla.

Aver a che fare con i “cazzoni avariati” di cui il mondo occidentale , e in prevalenza maschile è costellato.

Perché se anche tu sei il mago di uno sport qualsiasi, o l’amministratore delegato di una società qualsiasia, che tu sia il figlio di, che tu sia alto e bello, che tu sia in auge o in disgrazia, da qualunque posto tu venga, e in qualunque posto tu vada o in qualunque posta tu ti trovi, se hai un atteggiamento di superiorità, con chiunque: “sei solo una cazzone avariato”. Mi spiace non esiste altra espressione per dirlo.

Ed è questo atteggiamento che spesso irrita qualcuno, e che spesso qualcun altro giustifica a creare quell’equivoco senza senso che fà sì che ” eh mai sai lui è…” e la frase dovrebbe solo finire in un modo: “lui è un coglione”.

Un coglione che fa le prediche sull’attitudine al comando, sull’importanza del saper perdere, sui leader della vita e che contemporaneamente:

1 usa solo il maschile singolare

2 non saluta perchè lui saluta solo chi conta

Le mamme di figli maschi dovrebbero chiudere la giornata sempre con questa frase della buona notte: “figli miei, se vi becco a farvi forti della vostra posizione privileggiata che poi lo è spesso è solo per botta di culo di nascita, figli miei vi prendo a calci da qui all’eternità, forti coi deboli, forti con le donne, forti con chi lavora per voi, forti con chi vi permette di farvi forti. Un sacco di schiaffi anche se siete adulti, anche se avete 40 anni.

Sì a questi 40enni cazzoni avariati le madri dovrebbero dare un sacco di schiaffi, di quelli che ti umiliano, perché a 40 anni le sberle di tua madre..sai che umiliazione?

AMEN

Le scarpe nuove.

IMG_20181031_151944_447.jpgErano anni che compravo solo quelle comode, senza tacchi, morbide, come se le avessi sempre avute ai piedi. Poi, qualche giorno fa, le ho viste… e lo sapevo che i primi giorni sarebbero state un inferno.

Mi battono sul malleolo, mi stringono le dita, e con la suola completamente in cuoio rischio di morire su qualcisai superficie. Ma stanno cedendo, millimetro dopo millimetro, lo sento che stanno cedendo e più cedono, più capisco che le scarpe comode moderne, sono una cagata pazzesca.

Ho un paio di scarpe nuove, cucine a mano, sono in pelle e suola in cuoio , sono fatte come una volta si facevano le scarpe, e sono giorni che mi metto cerotti sui piedi.  Mi fanno un male tremendo, ma ogni giorno un pò meno. Così ogni mattina aggiusto i cerotti e me le rimetto, pensando che sì, le cose nuove dovrebbero essere così all’inzio:

Scomode.

La novità comoda, che razza di novità è? Se non hai neanche bisogno di assestarti un pò, di farci l’abitudine. E invece ormai mi rendo conto di quanto il nuovo sia comodo, addattato a noi, a me. Un mondo comodo mentre intorno l’apocalisse. Comodamente da casa facciamo “opposizione” al governante di turno, “comodamente” dai nostri computer leggiamo le notizie di chi muore “scomodamente”. Comodamente seduti a tavola sulle sedie ergonomiche parliamo della fame nel mondo e dei problemi di denutrizione. “Comodamente” …

E poi invece stiamo scomodi nei nostri panni, nei nostri corpi, nei nostri pensieri, che non riusciamo neanche a trattenere per più di 8 secondi (meno di un pesce rosso).

Ho comprato un paio di scarpe nuove, sono fatte per durare tanto tempo, e perché questa magia accada, la magia del durare nel tempo, stiamo imparando a conoscerci e per ora sto parecchio scomoda. Ma sono fiduciosa che troveremo un giusto compromesso.

Come si faceva una volta.

Lettera di Compleanno – 2018

Caro Zeno,

a 14 giorni dal tuo compleanno e dopo 11 giorni di intese vacanze insieme ci siamo separati (per fortuna) e ho finalmente il tempo di onorare la tradizione.

Altro giro altra corsa, e sono 7 anni. Quest’anno papà ed io siamo andati in vacanza da soli. La prima, di nuovo, di una lunga serie. In controtendenza alla pedagogia del momento, abbiamo deciso di rimanere “genitori anni 80” di quelli che, ora che siete cresciuti, mollano i figli ai nonni, per andare in vacanza loro, senza portarseli dietro… anche perché francamente mi pare vi divertiate molto più senza di noi che quando ci siamo.

E’ stato un’anno di incomprensioni il nostro, probabilmente più per colpa mia che tua, anche se devo dire che simpaticissimo non sei stato.

Assorto nei tuoi pensieri, reticente alla reltà che non ti piace e sembra tra l’altro non interessarti affatto. Combattuto tra la voglia di omologarti agli altri e sorpreso nel trovarti a volte come un pesce fuor d’acqua. Gli sbalzi d’umore all’ordine del giorno.

So cosa si provi, credimi, ma non c’è niente che io possa fare per alleviare questa strana sensazione di essere sempre un pò “stonato” rispetto al coro… anche io da piccola avrei voluto che qualcuno facesse qualcosa per me a riguardo… ora so che non c’è niente che cambierebbe le cose.

Posso solo augurarti di non soffrirne troppo e imparare a convincerci serenamente fin da subito. Senza aspettare che gli anni, e la maturità facciano il loro corso come è successo a me. Posso solo sperare che tu faccia pace prima possibile con te stesso, dandoti una pacca sulla spalla mentre pensi: “va beh dai, anche se non sono fico va bene lo stesso”.

Non ci capiamo io e te ultimamente ma nonostante questo a volte riesco ad abbracciarti e starti sdraiata vicino per un pò. Parli con me quando sei in orizzontale. E mi racconti cose di una noia sinistra. A volte riesco a far finta di ridere, a volte no.

E quando non lo faccio provi goffamente a ferirmi. Il tuo asso nella manica è chiedermi con aria innocente perchè siamo genitori diversi. E io sò già dove andrai a parare. Ma ti accontento in questo schema ormai trito e ritrito dove le altre mamme e papà sono “fichi” . Noi invece no. Io meno ancora di papà.

A volte la “figagine” è data dalle cose a cui hanno accesso gli altri e tu no. A volte da quello che fanno. Qualche volta proprio esteticamente. Le mamme degli altri sono più belle mi dici. Tra l’altro amore mio con tutta l’autocritica che posso avere , quelle da te indicate come più belle … va beh cambiamo argomento.

Non dovrei dirle certe cose forse, e nemmeno scriverle… ma siccome queste lettere, fondamentalmente , sono per te, mentire non avrebbe alcun senso.

È stato un bel compleanno, credo, niente festa, niente bambini, solo noi. Concentrati su di te tutto il giorno, e sui tuoi desideri. Con dei regali azzeccatissimi e il tempo di usarli tutti quanti un pò. La torta gigante quella sì è stata perfetta.

E veniamo agli auguri per l’anno che verrà.

Ti auguro amore di avere un anno pieno di scoperte e di passione. Di preoccuparti meno degli altri e molto più di te.

Ti auguro amore di avere un’inverno pieno di neve e di sci che tanto ti rende felice.

Ci auguro amore di ritrovare un nuovo spazio e un nuovo equilibrio, per ridere come prima, io prometto farò del mio meglio.

Ti auguro amore di capire al più presto quanto sei coraggioso. Come quando ti tuffi nel mare da im alto in alto senza neanche un dubbio.

Ti auguro amore un anno speciale intenso e di sole.

Ti auguro amore tutto l’ amore che ho. E anche di più.

Buon compleanno

Mamma

Le cose belle che non dovrei dimenticare.

La mattina quando mi sveglio apro gli occhi e vedo la luce che filtra dalle persiane.  IO VEDO. Di solito qualcuno alle prime luci dell’alba si è intrufolato sotto le lenzuola e aspetta pazientemente che io apra gli occhi. Mi sorride, mostrando tutti i denti in contro luce, e appena li apro mi abbraccia forte, quasi mi strozza, spesso si appoggia ai capelli col gomito e li tira, e mi fa un pò male. IO SENTO il suo profumo e la sua voce. Nel silenzio una mano adulta si appoggia sulla mia fronte e mi dà una carezza. E io RICORDO di avere accanto un amore grande da più di 10 anni, tutte le mattine, anche quelle in cui siamo arrabbiati e stanchi, tutti e due ci auguriamo BUONGIORNO.

Ci sono mattine in cui c’è tempo di cucinare i pankace (raramente) e di sederci a tavola a fare colazione, tutti insieme. Le finestre danno su un cortile interno pieno di alberi e piante (e zanzare) e c’è abbastanza silenzio per dimenticarsi che siamo in città. Ho un LAVORO che mi aspetta e una CASA accogliente dove tornare la sera.

Quando scendo spesso ho un SORRISO e un CIAO e a volte un aiuto da dare a chi, a pochi metri dal mio portone, pulisce la strada al posto del comune, porta la spesa a casa alle vecchiette in difficoltà, o se ne sta a bivaccare davanti a supermercato chiedendo qualche moneta. Lo dico anche ai NANI di dire BUONGIORNO, e se è un viso concosciuto,  se lo ricordano da soli di salutare.

Il nano grande aggiunge anche un come stai? Qualche volta si ferma e fa domande scomode: “Davvero non hai una casa? E dove dormi) Davvero non hai un lavoro? E come trovi i soldi? Davvero sei arrivato dal mare?”  E mi mordo la lingua (non sempre con successo) per non troncare la conversazione tra i due. In quel momento ho un senso di colpa per quello che HO, e un senso di ORGOGLIO per il nano che si interessa all’altro. Che parla con il prossimo conosciuto per strada. I ragazzi di solito a me non sorridono quando li saluto, ma ai bambini sì, gli chiedono del calcio, di dargli il 5 con la mano, di studiare a scuola che è importante.

Mentre la mattina sono in macchina ho un’amica da chiamare, lei fuma la prima sigaretta della giornata e io guido verso il mio ufficio lontano da casa e ci lamentiamo tra di noi di quello che non va, come le amiche vecchiette. Così scarichiamo la nostre dose di lamentele tra di noi e non passiamo per ingrate con il resto del mondo. Facciamo bella figura tutte e due così. IL diritto alla lamentela (inutile) è sacrosanto. E spesso diciamo cose davvero poco corrette. Ma sono parole che restano nell’aria della mia macchina e sul terrazzo dove fuma lei. Non lo sa nessuno.

Ho 5 giorni di solitudine tutti per me davanti; 5 giorni sono abbastanza per avere un pò di nostalgia delle cose qui sopra. Che sono cose belle, ma che spesso non riesco a ricordare.

Dio c’è… è statistica!

Mi immagino sul pianerottolo di casa, seduta sulle scale, con le buste della spesa mezze rotte una a destra e una sinistra. Le mani tra i capelli, accucciata e nessuno che passa. Finalmenete posso piangere, di rabbia, di fatica, di sfogo, di pancia.

Così mi immagino, invece sono dentro casa e devo sorridere mentre per la milionesima volta dalla nascita dei figli , tutti i programmi, tutta l’organizzazione, tutte le cose fatte, sono andate a puttane.

Che poi dopo un pò ci dovresti aver fatto l’abitudine, in fondo ormai sono passati anni dalla prima volta.

IO invece ogni volta che si spappola tutto nei due minuti che il termometro ci mette a misurare la febbre, ogni volta, vorrei imprecare in aramaico.

Così di nuovo, è giugno, e ancora una volta uno dei nani è malato abbastanza da fottersi e fotterci una 40ina di giorni. Ovviamente sono i 40 giorni in cui non hai nessuno che ti aiuta a casa, sono i 40 giorni in cui è finita la scuola, in cui avevi pagato il centro estivo extra, in cui avevi cene, aperitivi, compleanni.

Reggi il colpo, dinuovo e trovi qualcun’altro che ti aiuti con 2 bambini malati in casa e l’ufficio che chiama… riorganizzi, incastri, corri, cucini, conti le ore tra un antibiotico e l’altro, al telefono cerchi medici, uno, due tre. Lavori.

Lo fanno tutte le ALTRE madri pensi, ma francamente che cazzo di conforto è.

Aperta parentesi. Mia madre, come tutte le madri, quando chiedevo di fare qualcosa come gli ALTRI mi diceva: “se gli altri si buttano dal ponte ti butti anche tu?” e io rispondevo sempre “no”. Quindi col passare degli anni, gli ALTRI/ALTRE sono diventati un entità totalmente inutile. A me che anche le ALTRE siano qui ad arrancare come me, non me ne frega un emerita mazza. Della serie, se soffrono gli altri perché dovrei soffrire anche io? Ecco l’altra faccia della medaglia di un’educazione “differente”. Chiusa parentesi.

E poi c’è il fattore ansia che ti ammazza, le notti in cui non dormi.

Avanti, nuova giornata, nuova organizzazione, altro giro altra corsa. Le montagne russe di Gardaland al mio umore di questi giorni, gli fanno un baffo.

Stacco, come in una squallida commedia americana dove alla fine del secondo atto sembra tutto perduto, la botta finale.

Resti sola.

Con una telefonata secca anche l’ultimo aiuto ti abbandona, “me spiace seniora viola”. Porca eva. Minuti di panico totale. E ora?

Atto terzo: Dio si muove a pietà, e fa squillare il tuo cellulare.

Dall’altra parte della cornetta c’è Mary Poppins, che chiamava per sapere se state tutti bene, che era un pò che non ci sentiva… vorresti scoppiare a piangere al di là della cornetta ma ti trattieni. Mary Poppins, dopo aver ascoltato il tuo edulcorato racconto e la tua camuffata disperazione ti comunica che ha 3 settimane libere e può venire a aiutarti, dalla mattina successiva (9 ore dopo in pratica).

Attacchi, ti siedi, respiri, fumi 6 sigarette, impugni il cellulare e scrivi un WAPP alla tua amica:

“Dio Esiste , domani arriva Mary Poppins a casa per 3 settimane”

Amica mia, non può andare sempre tutto storto… è statistica”

Dio esiste, ed è solo … statistica.