365 giorni fa…

Non sapevo cosa fosse un Coronavirus, quanto puzzano le mascherine chirurgiche, e non sapevo che ne esistessero di vari tipi, non sapevo cosa fosse L’RT né una curva epidemiologica.

365 giorni fa, non sapevo usare la piallatrice, non sapevo lavorare il legno, non sapevo di ricordare ancora l’analisi grammaticale tanto da insegnarla a mio figlio ma sapevo che la pazienza non è tra le mie doti.

365 giorni fa sapevo di avere un carattere di merda, e pensavo che quel carattere mi avrebbe salvata quando la merda sarebbe arrivata al collo. Sbagliavo.

Ci ripetono ossessivamente che siamo all’ultimo miglio, all’ultimo tratto di tunnel. Ma siamo tutti cosapevoli che ci stanno prendendo per il culo. Lo vede chiunque che oggi è il covid 19, domani sarà XCTR.

Sarà il 20 ennio delle pandemie, amplificate da morbose descrizioni e immagini di malati sui social media; malati mostrati senza alcun rispetto al mondo intero. Giornalisti invitati e inviati ancora oggi dopo 365 giorni nei reparti del dolore a sezionare i sintomi di chi suo malgrado forse non ce la farà. Senza alcun rispetto per la dignità del malato, nel nome di non si sa quale diritto di buttare in piazza un dramma senza precedenti.

Un racconto indegno, masochistico e immorale del dolore, del dramma. La tv del dolore. Solo che questo è un dolore che ci travolge tutti.

Il progresso, la globalizzazione, il movimento di noi tutti, ci ha presentato il conto. Ci ha tolto la libertà di muoverci, di respisrare, di viaggiare, di lavorare di sorridere, di cenare, senza morire o peggio senza rischiare di far morire chi ci sta accanto. Siamo tornati indietro nei secoli, dove se ti muovi, se stai fuori, rischi.

365 giorni di questa merda mi hanno ricordato e dato prova che l’uomo (in senso di maschio) davanti al dramma, al panico e all’imprevisto, salvo rare eccezioni, si paralizza. E il potere che detiene da secoli, e le posizioni di dominio che sfrutta, gli si sgretolano tra le mani, in un altalena perenne tra inadegutezza di chi non sa chiedere aiuto e supermachismo di chi pensa di poter sfidare il mondo, per ritrovarsi poi comunque dalla stessa parte. Dalla parte di chi ha fallito.

Che poi riducendo la faccenda ai minimi termini è sempre la stessa scena: noi che dobbiamo partorire i loro figli e loro che svengono.

365 giorni fa sapevo di avere amiche con le spalle larghe, adesso so che tutto possono. Sia quelle fuori dagli schemi sia quelle che sembra stiano seguendo una linea retta. Che poi la linea retta è solo una sensazione.

365 giorni non c’èra la Bertè che magistralmente riassumeva così il senso di tutto:

Sono il padre delle mie carezze e la mia madre delle mie sperienze, sono figlia di una certa di fama…sono una figlia di Lorendana…. col MASCARA e la Bandana… Tu che giudichi il mio cammino, prova a farlo su questi tacchi.”

Un pensiero su “365 giorni fa…

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