Il parto, Cocca, e Furio Colombo. Visione alternativa di una nascita.

In Italia, tutto è sempre eccessivo, troppo, rumoroso, intenso, chiassoso colorato.
E’ il bello di questo strambo paese, è il brutto di questo assurdo stivale.
Così, arginare il codazzo di gente che vuole a tutti i costi venire a vederti con i capelli sporchi, il pannolone e il catetere subito dopo il parto, è vista come una gravissima offesa e forma di maleducazione/esagerazione.
Ho mentito, spudoratamente mentito (sto ghignando), sulla data del mio parto.
Nessuno, tranne nano che mi ha visto uscire di casa, sapeva la data esatta.
Così, sono morta di paura da sola (eccetto LUI), e nessuno si è riverso su di me il giorno stesso mentre agonizzavo nel letto.
Ho avuto il tempo di godermi il nuovo arrivato, da sola con LUI, nella calma di una stanza, senza telefoni che suonavano, senza messaggi. Senza gli occhi del mondo addosso.
Ho scelto un nome improbabile per nano2 e l’ho registrato prima che chiunque facesse un qualunque commento (sto ghignando anche ora). E passando come sempre per acida e antipatica, me la sono goduta a modo mio.
E’ seguito un lungo giro di visite nei giorni successivi.
Ma io ero seduta, e non a letto, e vagamente lavata, e vagamente dignitosa. (fatta eccezione per le caviglie della signora Cesira che sbucavano aihmè dalla coperta…)

….e poi è arrivata Cocca a trovarmi, l’ultimo giorno, non ha portato nulla per nano 2, ma solo per me. Ha detto che adesso dopo mesi di bruttezza inenarrabile, di pancia, di vestiti inguardabili, di colore di capelli non adatto, adesso c’era solo da pensare a me.
Ha portato creme, consigli per riprendersi, una panciera.
Ha detto che il nome che avevo scelto, era un decisamente di destra, e che sperava non lo diventasse anche nano2. Mi ha aggiornato sugli sviluppi politici che erano intercorsi nei giorni precedenti e poi mi ha portato come sempre un ritaglio di giornale da lei definito esilarante.
La faccenda bambino, parto, nuovo nato, non ha avuto alcun effetto su di lei, e l’unica cosa di cui si è preoccupata è che io avessi un aspetto presentabile quanto prima, e che il mio cervello non si focalizzasse su pappe pannolini regalini, body, ciucci biberon, neanche un minuto.

L’ho amata.

Il ritaglio di giornale è un pezzo di Furio Colombo del 1 settembre 1998 su Repubblica.
E’ meraviglioso, ve lo trascrivo:

Piccolo vademecum per chi non legge
Perché in Italia si parla di libri senza conoscerli

Perché in Italia non si leggo libri?
In Italia non si legge perché la nostra è una cultura orale. Tutto è tramandato a orecchio. Leggere obbligherebbe alla precisione.
In Italia non si legge perché la nostra è una cultura di mediazione. La mediazione non ama la pagina scritta. La mediazione si fa meglio a voce.
In Italia non si legge per non esporsi a rischi. La frase “qui lo dico qui lo nego” è il più potente slogan contro il libro. Ti induce a diffidare della irrevocabile pagina scritta.
In Italia non si legge perché l’autore è un altro. Occuparsi del lavoro degli altri, per molti di noi è insopportabile.
In Italia non si legge perché non c’è mai stata un’epoca in cui leggere era di moda o dava prestigio.
In Italia non si legge perché nessun personaggio delle vita vista in televisione legge.
In Italia non si legge perché non c’è alcun rapporto tra lettura e celebrità.
In Italia non si legge perché sai che niente di buono ti può venire dalla lettura di un libro. Per “buono” si intende soldi, carriera, benessere.
In Italia non si legge perché ciascuno di noi vuole tenersi le sue opinioni. In tal modo sei libero di cambiarle e di spostarti dalla parte giusta se necessario.
In Italia non si legge perché non si incontra mai qualcuno che è “arrivato” leggendo libri. 
In Italia non si legge perché leggere ti porta in altri mondi. Abbiamo già abbastanza pensieri nel mondo in cui viviamo.
In Italia non si legge perché la vera storia non è mai quella che ti raccontano. Non puoi mai sapere cosa c’è sotto.
In Italia non si legge perché quelli che scrivono non sanno niente della vita. Se potessi raccontargliela io…
In Italia non si legge perché le storie importanti avvengono altrove, soprattutto in America. Ma l’America racconta tutto nei suoi film.
In Italia non si legge perché altrimenti bisognerebbe leggere tutto e non sarebbe mai finita. Ti porterebbe via il tempo libero.
In Italia non si legge perché quando i libri arrivano in libreria ne hanno già parlato tutti, e non c’è più nessuno che voglia sentir raccontare la storia. 
In Italia non si legge perché la vita è bella. Infatti si legge un po’ solo nelle carceri e negli ospedali.
In Italia non si legge perché abbiamo capito che non leggono quelli che intervengono, propongono, che precisano, che rettificano, che dichiarano, che affermano, che negano, che ribadiscono. Eppure ritornano sui giornali e in televisione ogni mattina.
In Italia non si legge perché non si è mai letto, e dunque non si può sapere ciò che si perde.
In Italia non si legge perché non ci sono biblioteche. Quelle nazionali spesso sono chiuse. Quelle scolastiche fanno pena. Quelle aziendali stringono i cuore.
In Italia non ci sono biblioteche perché non si legge.”

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