Il parto, Cocca, e Furio Colombo. Visione alternativa di una nascita.

In Italia, tutto è sempre eccessivo, troppo, rumoroso, intenso, chiassoso colorato.
E’ il bello di questo strambo paese, è il brutto di questo assurdo stivale.
Così, arginare il codazzo di gente che vuole a tutti i costi venire a vederti con i capelli sporchi, il pannolone e il catetere subito dopo il parto, è vista come una gravissima offesa e forma di maleducazione/esagerazione.
Ho mentito, spudoratamente mentito (sto ghignando), sulla data del mio parto.
Nessuno, tranne nano che mi ha visto uscire di casa, sapeva la data esatta.
Così, sono morta di paura da sola (eccetto LUI), e nessuno si è riverso su di me il giorno stesso mentre agonizzavo nel letto.
Ho avuto il tempo di godermi il nuovo arrivato, da sola con LUI, nella calma di una stanza, senza telefoni che suonavano, senza messaggi. Senza gli occhi del mondo addosso.
Ho scelto un nome improbabile per nano2 e l’ho registrato prima che chiunque facesse un qualunque commento (sto ghignando anche ora). E passando come sempre per acida e antipatica, me la sono goduta a modo mio.
E’ seguito un lungo giro di visite nei giorni successivi.
Ma io ero seduta, e non a letto, e vagamente lavata, e vagamente dignitosa. (fatta eccezione per le caviglie della signora Cesira che sbucavano aihmè dalla coperta…)

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Agli sgoccioli

Domani finalmente saprò.
Al verdo o no?
E Lui giustamente è a letto con la testa che scoppia e poche parole da dire.
Domani finalmente l’attesa… almeno questa finirà.
E è ovvio che spero per il meglio.
Mentre lui si aspetta il peggio.
Per una volta l’ottimista sono io. I miracoli della vita.
Per una volta spero che qualcuno da lì su ci protegga.
Perché adesso, proprio adesso non ci vorrebbe.
Rovinerebbe tutto lo so.
Rovinerebbe l’arrivo di chi è stato tanto desiderato e voluto.
Rovinerebbe l’atmosfera.
Lui non sarebbe con me, ma con la testa altrove.
E mi sentirei terribilmente sola e piccola.
Mi sentirei seconda, anzi terza, anzi terza e quarto.
Finiremmo così, da una parte della testa.
Una parte piccola mentre il resto dei pensieri sarebbero dedicati ad altro.
Non ho paura di fare rinuncie, ho paura che tutto passi inosservato. Che niente venga goduto.
E non è questo quello che voglio.
Così mentre Lui è di là con la testa gonfia e i pensieri a mille.
Mentre mi sento spaurita e sola. Stringo i denti e aspetto domani.
Caccio indietro le lacrime e spero.