3 ottobre 2014

Mi serve urgentemente una buona notizia. Qualcuno ne ha?  Cose semplici: tipo qualcuno che è stato promosso a lavoro (e non che lo ha perso). Tipo qualcuno che ha vinto dei soldi al casinò, o che partirà in vacanza da qualche parte. Qualcuno che si era rotto un braccio e oggi ha tolto finalmente il gesso. O anche qualcuna che è riuscita a staccare dai capelli una gomma americana.

Mi serve urgentemente una buona notizia. Ovviamente non la troverò sui giornali, ne nelle facce smunte della gente al bar. Non nelle inutili e idiote conversazioni delle mamme davanti a scuola. Mi serve una buona notizia.

Perché delle brutte, ingiuste, cattive notizie. Ne ho le palle piene.

Le mille e una cose dei giorni passati: di lavoro, di restauro e di fine trasloco

Ho il blocco del cazzeggio on-line, ergo non riesco a scrivere neanche due righe di post. E non è una metafora. Il nuovo ufficio, oltre a trovarsi a 2 metri da casa-  e voi mi direte che culo ma io vi dimostrerò che non è per niente un gran culo – ha una connessione internet ferma agli anni 80, più o meno come i personaggi che lo popolano. Il tutto, passa per un proxy che filtra tutto, a sua discrezione: tipo, i dati della borsa di Milano non li posso vedere. Il video dei Teletubbies sì… mah.

Per non parlare del fatto che questa simpatica finestra compare sul mio schermo con una media di 4/5 volte l’ora.

Schermata 2014-09-22 alle 18.43.24

Va beh comunque questo impedimento tecnico che rallenta la mia naturale propensione alla navigazione on line mi ha creato non pochi problemi. Ho metà dei miei canali youtube bloccati, twitter e compagnia bella non ne parliamo, non riesco  aggiornarmi, ma tra i disservizi più gravi segnalo che CHI arriva con un giorno di ritardo…ALTA CULTURA.Continua a leggere…

La zappa sui MIEI piedi – E lo sapevo

Io lo sapevo, lo sapevo dal giorno in cui volente o nolente ho deciso (sapendolo) di trasferirmi (dinuovo) nel quartiere residenziale.
Per la casa più grande, per l’aria più pulita, per il parco vicino.
E è inutile che cercate di dirmi che si vive benissimo.
Che è tutto perfetto e a dimensione bambino.
Voi, lo dite, perché il culo da lì non l’avete mai mosso.

La Merda di cane lasciata sui marciapiedi è lo specchio esatto di quelli che ci vivono (ci saranno anche quelli virtuosi ma non li ho ancora visti).

Ero scappata anni fa dicendo che non ci sarei mai tornata, la vita, il caso, le necessità mi hanno sbugiardato.
“Non sputare mai in aria che poi ti ricasca in testa” diceva qualcuno.

La casa è bellissima, è grande, c’è posto per tutti.
E’ silenziosa (se non fai caso ai vicini), funzionale.

Continua a leggere…

Chi di nano ferisce, di trasloco perisce.

Sto facendo cose senza senso.
Perché lo so che tra 5 giorni devo abbandonare casa.
E andare in una casa che non è casa mia, cioè è la casa dove devo andare per colpa dei nani.
Che occupano troppo spazio e quindi a casa NOSTRA (Lui e io) non ci stiamo più.
Sto facendo cose senza senso tipo: bere all’una due bicchieri di vino bianco sapendo che dovrò lavorare il pomeriggio. Tipo programmare cene dove non potrò andare.
Tipo mettermi un tacco 14 oggi con riunione alle 9, appuntamento fuori 11.30. Altro appuntamento alle 12.30. Andare a controllare i nani alle 13.30, tornare in ufficio, fare la spesa di detersivi per pulire l’altra casa.  Ho questo tacco qui…

Continua a leggere…

L’inalienabile e sacrosanto diritto alla lamentela – privata

Qualche mese fà, in un momento di autocommiserazione avevo dichiarato guerra al popolo della notte evidenziando che presto, o tardi, avrei avuto una rivincita su chi, alla faccia mia, se la divertiva come un matto mentre io, incinta di nano due, mi facevo due palle tante. La faccenda sia pubblicamente, che privatamente aveva scatenato l’ira funesta […]

Life

Ci sono giorni che la vita ti travolge, che le persone ti deludono, che vorresti spaccare tutto, e prendere a pugni il passante.
Succede che ci sono le bollette da pagare, che una finta bionda ti ruba il parcheggio, che in ufficio va tutto storto, che il futuro non ha alcun senso.
Che la sveglia la mattina sia solo una rottura di palle, che vorresti tutto e il contrario di tutto.

E poi qualcosa, o qualcuno, ti riporta con i piedi per terra.
Ti dà uno schiaffo in faccia, un calcio per dirla tutta,  e ti ricorda che forse forse è meglio sorridere.
Che tutto andrà bene, e che niente importa se non quelle tre cose che ami e che hai già.
Tutto a posto.
E chissenefrega di chi ti delude, chissenefrega del lavoro.
Le bollette le pago un’altra volta, e se non c’è parcheggio, parcheggio male.
Va bene così, va bene il traffico, va bene il lavoro che non va bene, va bene la luce in cucina che non funziona. Va bene i vestiti che non entrano più.

Nano balla con me in macchina, si sbraccia, e io con lui, e alzo il volume ancora.
Lui beato salta sul sedile posteriore (sì chissenefrega anche del cazzo di seggiolino oggi) e attaccato alle maniglie ride. Oggi niente scuola, caramelle alle 8 di mattina, palloncino sì, gelato sì, pizza sì.
Parcheggio sul marciapiede, sì.
E mi sono fumata anche una sigaretta dopo il caffè, mangiando cioccolata, alle 9.
Tié.

E oggi pomeriggio niente lavoro.
Nessun desiderio in più, nessuna lamentela. Felice così. Stasera si balla.
Buon weekend!

Dedicato a chi oggi ha diritto di piangere.

C’è un "Carletto" per/in tutti noi

Ok lo so quello che voglio dire, solo che è da stamattina che cerco di trovare un attacco decente al post. Non mi viene. Quindi beccatevi questo, che poi è solo un modo furbo per veder riempite le prime due righe e sapere che hai iniziato e quindi che da qualche parte arriverai.
E quindi mi prendo i miei meritati 20 minuti di cazzeggio in ufficio – per la verità sono parecchi di più ultimamente ma passiamo oltre –  e mi metto a navigare a cacio.
Ho la scrivania sommersa di riviste e ho letto quell’articolo gossip/economico e mi vado a vedere chi cavolo è quel tipo lì di cui tutti parlano e di cui io, come sempre, ignoro completamente l’esistenza.
Intervista, bio, le foto della moglie, la cerimonia di apertura e poi quell’icona a destra che non c’entra un cavolo ma c’è una parola chiave che mi colpisce (bravo google che fai sempre il tuo dovere e tracci tutti i miei spostamenti). I LOVE ADWORDS (pessima parentesi da nerd)
Così clicco, e parte il filmato.
Silenzio. Attonita. Rodimento.
E c’è Carletto che per 30 minuti parla in un inglese fluente, con addosso un paio di pantaloni sgualciti e polo molto Yea, e racconta di come in 6 mesi, s’è inventato un business, dall’altra parte del mondo, e come le cose gli vadano una meraviglia…bla bla bla…e la green economy…bla bla bla…
Non la sento più la sua voce, vado a intuizione e ascolto a spizzichi e bocconi.
In realtà sono qui davanti e penso, no dai, non è possibile.
Io me lo ricordo Carletto, ci prendeva sempre un sacco di schiaffi in piazzetta, Carletto.
E poi dai diciamocelo era davvero sfigato Carletto…era: povero Carletto…
Va bene va bene, la morale della favola la sappiamo dall’anno 0 “Gli ultimi saranno i primi” bla bla bla.
Ma dai però Carletto!
E qui parte la lista mentale di quelli che “non gli davo una lira e invece hai visto?”
Che con il passare dei tempi devo dire stanno diventando un pò tantini.
Che mi porta ad una seconda considerazione molto più egoriferita: e quindi io non ho mai capito un cavolo di nessuno.
Terzo passaggio mentale che arriva in un lampo è ovviamente la fase oddio non ho combinato niente di buono io qui misera me nella stessa città da quando sono nata.
Io che volevo viaggiare per il mondo e fare la corrispondente per National Geographic (sì lo so una cosuccia da niente ho rimandato il cv giusto giusto la settimana scorsa, prima o poi mi assumeranno come centralinista per evitare che gli intasi la posta).
Me misera me tapina.
E non fate i vaghi, perché lo so che ognuno di voi ha uno stupido Carletto che lo perseguita, nel bene ma soprattutto nel “male”.
Un Carletto che ci ricorda quell’esatto istante in cui siamo rimasti qui, mentre Carletto partiva per terre lontane, e per un attimo tutti noi vorremmo essere Carletto.
Non dite di no bugiardi!
Ti vedo a te avvocato e bmw ultimo modello che scuoti la testa, non fare il furbo che anche ieri sera hai fatto le 11.30 in ufficio, gobbo come un pirla sulla tua scrivania.
I tre neuroni del mio cervello sono esausti da questo rimunigiare, troppo lavoro…
Parentesi: oddio che acidità di stomaco c’era troppo aglio negli spaghetti alle vongole…
Output finale:  E quando te li mangi tu laggiù degli spaghetti alle vongole così Carletto.
PS
La foto di cui sopra è il passaggio mentale 2bis – “guarda un pò la foto di Barcellona alla ricerca di un taxi alle 6 di mattina” 😉

pausa

 e lo so che dovrei postare il capitolo 3…ma non oggi.
Oggi è uno di quei giorni in cui la vita, al di là degli scherzi, e della facile ironia, mi ricorda quanto io sia fortunata.
Oggi fuori dalle frasi di circostanza fuori dai luoghi comuni, fuori dal tram tram quotidiano penso alla mia vita.
E dico grazie.
E la cosa che mi fa vergognare è il fatto che sia stata la morte a ricordarmelo.
Scusa.