Digressioni infra lavoro: #bufaleweb

Apro FB in questo preciso istante e i primi due post che vedo sono questi due qui sotto:

Schermata 2015-01-29 alle 17.20.37 Schermata 2015-01-29 alle 17.20.50

Adesso, secondo voi, dopo una due giorni malata a casa, ma comunque attaccata al computer…perchè ovviamente è negli unici due giorni che sei malata che in ufficio si scatena l’inferno…

Dicevo secondo voi come mi dovrei sentire? Insomma va bene tutto, va bene i sederi cellulitici delle star per farmi sentire Madonna anche se non ho neanche un unghia come le sue; va bene i buchi sui capelli delle povere malcapitate modelle che devono cambiare look ogni tre per due, ma adesso levarmi anche il gusto del sano e sacrosanto senso di colpa verso il cibo /liquido che ingrassa no.

Insomma! secondo voi se questa bufala qui su fosse vera, che cosa succederebbe?

Continua a leggere…

Agronomia base.

Cambio di sala,
questa volta siamo al piano di sotto…sempre arazzi e affreschi ma il tutto sembra meno compìto.
E poi all’improvviso, senza grandi annunci compare lui.
E’ amore a prima vista.
Genovese, che più genovese di così non si può. Jeans ascellare scoloritissimo, grembiule nero, polo.
Anni almeno 65. Vitalità di un 40enne mente di un 30enne.
Si capisce subito che va veloce, che la metà di quelli in sala non riesce a stargli dietro.
Parte a macchinetta senza esitare e ripete i concetti, le formule e gli aneddoti almeno 3 volte.
Cammina su e giù, nevrilmente, non nevrotico, nevrile, speranzoso di riuscire a dire e far capire in meno di 2 ore un sacco di cose. Perché le persone in sala abbiano più rispetto della natura.
La natura, dove niente nasce e muore, ma tutto si trasforma. Nulla svanisce.
Resto ammaliata, e in silenzio smetto anche di prendere appunti, seguo il suo filo logico, non senza difficoltà ma lo seguo, gli vado dietro.
E in meno di due ore galleggio, tra la comprensione chimica della fotosintesi clorofiliana, sfatando il mito che le Polo (sì le caramelle) hanno meno prodotto perché c’è il buco, venendo a sapere che che le radici delle nostre viti sono tutte americane.
E mentre i presenti mugugnano per la sfilza di parolacce, per i riferimenti decisamente espliciti a sesso, escrementi e chi più ne ha più ne metta…mi rendo conto che le 2 ore sono finite, che ora ci saranno i soliti paroloni sull’assaggio del vino e che la mia breve lezione di Agronomia è finita.

Qui di seguito le pillole della seconda lezione:

La comunità europea ha stabilito che da due anni a questa parte su ogni bottiglia (vino acqua o altro) è necessario indicare sia la quantità di liquido contenuta, sia la misura in millimetri di vuoto (niente liquido) dal tappo all’inizio del liquido che garantisca la presenza della quantità di liquido sopra elencata

La pressione di una bottiglia di spumante è di 6 atmosfere – quella delle ruote della macchina  2
Lo spumante chiuso è liquido (non liquido e gassoso) perchè in assenza di aria è presente il diossido di carbonio (che è liquido) a contatto con l’aria il diossido di carbonio si trasforma in anidride carbonica e produce le famose bollicine.

La vite è una liana formata da cirri e viticci il suo frutto è l’acino (non il grappolo) l’insieme degli acini sono detti anche infruttescenza.
La parte terminale della vena che entra nell’acino è detto raspo. Nei paesi caldi le vene sono esterne per alleggerire la pressione, in quelli freddi sono interni.

La fotosintesi clorofiliana come da libro la sapete già, la cosa che vi scrivo è: non è vero che le piante producono ossigeno. Le piante, anzi le foglie producono anidride carbonica, sempre. Solo che di giorno nell’esatto momento in cui sta per espellere CO2 i comparti della foglia si allagano. L’acqua diluisce parte della CO2 e quello che esce  è ossigeno puro.

I saccaromi sono i funghi dello zucchero
Il lievito è quella patina bianca che si forma sugli acini, si tratta di un parassita che aspetta che il chicco cada a terra si spacchi per mangiarne lo zucchero e come prodotto refluo (escrementi) dà alcool e anidride carbonica.
In greco lievito (il fenomeno della lievitazione) di dice maghia

I vitigni si distinguono in autoctoni ovvero del luogo e che non possono essere trapiantati da nessuna altra parte e alloctoni.

La fillossera è il motivo per cui i nostri vitigni sono formati dal piede americano e base europea.

Vino assaggiato:
Frascati superiore 2010 Poggio Verde Principe Pallavicini

Corso da Somelier – il servizio

Perché in fondo ho pensato che fosse il caso di dedicargli un post a parte.
E insomma ad ogni lezione almeno 15 minuti sono dedicati al servizio, ovvero come servire il vino a tavola.
Qui di seguito vi riepilogo quello che ormai ho sentito almeno, almeno almeno 20 volte (in 3 lezioni eh)

1 – il cliente sceglie il vino – facile
2 – muniti di torciolo (cioè fazzoletto/tovagliolo) e cavatappi (no quello che avete a casa con i braccetti eh!) si porta la bottiglia a chi a scelto facendo sempre vedere l’etichetta del vino e tenendo la bottiglia dal fondo
3 – si dichiara il vino scelto: nome, azienda, annata.
4 – si posa la bottiglia con l’etichetta rivolta verso chi l’ha scelto su apposito carrello e da quel momento la bottiglia non si muove più – a sì?
5 si taglia la capsula, si inserisce il cavatappi prima in senso obliquo e poi in verticale mano mano che si avvita
4 si tira fuori il tappo senza far rumore, si annusa il tappo
6 si assaggia il vino e poi lo si fa assaggiare a chi a scelto servendo da destra
7 si serve a tutti gli altri (prima le donne dalla più vecchia e poi gli uomini) girando in senso orario

Ok non ci credo sono riuscita a riassumerlo in 7 passaggi. Solo.
Miracolo.
Ok ho omesso tutta una serie di cose. Tipo, la bottiglia si tiene sempre dal fondo per non scaldare il vino, che poi quanto cazzo la vorresti tenere in mano quella bottiglia 2 ore?.
Tipo, il cavatappi con il tappo si appoggiano su un apposito piattino e il tappo non si tocca mai con le mani (perchè? i somelier hanno la lebbra?)
Tipo dopo aver tolto la capsula si pulisce l’imboccatura della bottiglia con il torciolo, e anche dopo aver tolto il tappo ( e che palle!!!)
Tipo la capsula non si poggia sul tavolo mai. Anche la capsula ha la lebbra.

E insomma ad ogni lezione si ricomincia da capo con questa cosa del servizio che è un’ossessione eh?
E c’è questa tipa che ci racconta e ribadisce le “pillole” del servizio, che si raccomanda sempre: velocità e eleganza. E tipo nenia ripassa tutti i punti. E questo così e questo colà e questo no e questo è maleducazione e io riesco solo a vedere… una ragazza con un taglio di capelli improbabile.
Che hai voglia ad essere veloce e elegante, ma con quei capelli corti dietro e lunghi davanti e più lunghi a destra che a sinistra…ma su!!!

Da dedurre che la lezione sul servizio mi appalla.
In effetti non vi ho detto che prima che il corso inizi ogni volta c’è la possibilità di esercitarsi nell’apertura corretta delle bottiglie.
Sì ok non ci sono mai andata. Ma ho provato a casa…vale uguale.
E ho rotto il tappo.

Che poi se digiti cavatappi su google il primo che esce è questo: e ci sarà un motivo no? 🙂

Note di cardamomo. Anche no.

Tra le mille cose che vorrei fare, avrei voluto fare, farò, ne ho iniziata una giusto giusto la settimana scorsa.

Corso da somelier.
Ora nel mio caso si tratta di una necessità di prospettiva futura come vi ho già detto.
Così, visto che il corso non costa manco poco e che a dir la verità andandoci da completa ignorante molte cose mi fanno ridere da morire ho pensato di creare un appuntamento fisso che abbia due finalità:
1 vi dò le pillole di quello che ci dicono a lezione (così vi fate una specie di minicorso “agrattisse”)
2 vi regalo perle di follia umana alle quelli da ormai 3 lezioni sto assistendo.

Partirei con il dire che il corso si tiene come molti di voi sanno al cavalieri Hilton a Roma.
Ne consegue che l’ambiente molto formale non mette a proprio agio nessuno.
Direte voi, il somelier di solito sta in posti dove certamente a proprio agio non si sente nessuno. In effetti..
Ecco, per ovviare a questa ingessatura da location gli espedienti scelti dai vari docenti/presidenti/assistenti sono al limite del basico.
Partiamo da un banalissimo “ci diamo del tu come si conviene nel nostro ambiente” aka cercodifarticrederechesiamoallaparimatuinrealtànoncapisciniente fino ad arrivare alla derisione totale delle proprie famiglie di origine per creare “simpatia” con la sala.

Faccio un passo indietro. Al momento dell’iscrizione sono rimasta piacevolmente colpita dalla quantità di materiale didattico che si riceve: bicchieri, cavatappi professionale, libri di testo, quaderno, lista dei vini e un’enciclopedia.
Niente da eccepire. E poi 3 lezioni fa è cominciata la mia folle immersione.
Partiamo dalle basi. Il somelier rappresenta (detto da un somelier) l’arbitro che giudica la partita che si gioca tra i produttori di vino e i consumatori.
Già a questa affermazione il mio sopracciglio è schizzato alle stelle. La bocca aperta e il silenzio in sala.
Fantastici.
Perle di saggezza.

In ogni caso queste le pillole della prima lezione – oltre a quella di cui sopra.

Quali bicchieri usare e per quale vino.
Riassumendo 1 ora di pippa:
Se è vero che la lingua è divisa in 4 zone dove la punta sente il dolce il retro l’acido e i lati rispettivamente amaro e salato questa la regola da base da seguire.

Vino particolarmente dolce bicchiere a bocca grande (tanto il dolce si sente in ogni caso quindi tanto vale esaltare il resto) in modo da mandare il liquido sulla parte dietro della lingua per esaltare gli altri aspetti del vino.

Vino particolarmente amaro bicchiere a bocca stretta per esaltare la parte dolce. Con il collo stretto il liquido andrà prima sulla punta e poi dietro.

Champagne/bollicine – un piccolo capitolo a parte – si beve nel flut per 2 motivi.
Prima di tutto per far sì che le bollicine durino di più e quindi si mantenga meglio ( e da qui dovrebbe partire tutta la pippa su Anidride carbonica biossido di carbonio che per questa prima volta vi risparmio)
E poi per il dicscorso di cui sopra – spumante/amaro = esalto il dolce bicchiere a collo piccolo.

Il servizio – ovvero come aprire e servire il vino
Ve lo racconto domani va…


Per chi si chiede che cavolo è il cardamomo…ve lo dico appena lo scopro, pare fosse uno degli elementi nell’ultima degustazione fatta. boh…