Sri Lanka – terzo giorno

Il terzo giorno diventa il primo vero giorno. Ogni volta che vengo da questa parte del mondo mi rendo conto di quanto le prime 48 ore siano un enorme buco nero nella mia testa.

Il viaggio, le ore in aereo, le attese, gli scali, servono terapeuticamente a darmi il senso della distanza, dell’allontanamento. Dello stacco.
E poi scendi in questo clima e in questi colori che niente hanno a che vedere con la parola casa.
La stanchezza, l’umidità, il senso di estasi per la vacanza appena iniziata. Il tempo scorre e finalmente invece di correre rallenta. E la vacanza dopo due giorni lascia il posto al viaggio.

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in valigia – l’arte di piegare organizzare

Ma soprattutto l’arte di rinunciare.
E questa è il fondamento base che nel DNA femminile il 99% delle volte manca.
La rinuncia, quando si tratta di impacchettare per la partenza, è un perfetto sconosciuto alla maggior parte di noi.
Io non so come, non so perché, ma sono nata con il dono del saper fare le valige.
Nella mia testa si mischiano una tale infinità di scene esilaranti sull’argomento che, davvero, non riesco ad organizzare le idee.
Allora vado random e la vedo la faccia da urlo di Munch di mia sorella alla frase di mio padre per il nostro viaggio in africa (15 giorni) :
“mi raccomando partiamo con un bagaglio a mano a testa che dobbiamo fare troppi cambi di aereo”.
Il Panico, l’urlo, silenzioso, come quello del quadro. E un solo flebile commento : “e il phon dove lo metto?”Mia sorella che ha le borse da giorno grandi come valige.
Che quando parte per venire al mare (1 ora di macchina) fa la transumanza e viaggia da sola in per far spazio alle valige.
Vedo mia madre, isteria allo stato puro.
Dire che non sia capace di razionalizzare una valigia non rende l’idea.
Mia madre…mia madre ha inventato una nuova figura professionale per supplire ai suoi attacchi di panico da partenza. Mi madre ha una guardarobiera.
Sì, è esattamente quello che immaginate. E’ un’addetta al suo guardaroba. Significa che ogni tanto va, e mette a posto gli armadi riorganizzando tutto per tipologia di capo e colore.
Significa che LEI Anna, fa il cambio di stagione.
Significa sempre che lei Anna riceve telefonate da una pazza in preda al panico che il giorno dopo deve partire all’improvviso per 3 giorni (ricordate questo numero) e non sa proprio da dove cominciare per le valige.
E’ sempre Anna che quindi il giorno dopo va a fare la valigia della suddetta donna che senza colpo ferire le indica solo la destinazione, le incombenze, e altre inutili informazioni.
Sono convinta che Anna abbia il numero diretto di tutti i centri meteo del mondo che chiama sempre in vista di questi cataclismi.
E la scena che da anni mi si para difronte agli occhi è sempre la stessa.
Anna prepara un trolley (3 giorni) mia madre lo risvuota e ci mette il beauty case, tanto per iniziare.
Santa Anna.
E forse è per quello che Dio ha voluto risparmiare me da questa malattia.
Io me lo ricordo la faccia di LUI quando al primo viaggio insieme mi sono presentata all’ areoporto con
zaino a mano. Destinazione Vietnam – 20 giorni.
Il quello zaino c’erano stipati tutti i capi più orribili del mio armadio, dai retaggi anni 80 ai grandi errori anni 90. Mano mano che indossavo/sporcavo…abbandonavo.
Il mio segreto è: dalla valigia tutto esce e nulla rientra (tranne lo spazzolino) – valido ovviamente solo in caso di viaggi itineranti. 

Per tutti quelli che vanno a Formentera/Maiami/NY qualsiasi posto civilizzato dove necessitate di cambi vari…ricordate: andate in posti dove i negozi hanno cose più belle che da noi:)