Il temp(i)o del silenzio

Lo impari col tempo il valore del non detto, che quasi sempre è meglio tacere invece che parlare. Lo impari a rilento e con molta fatica e in tanto per strada quello che scorre è la vita.

In questi tempi di rumori forti, mi chiedo come facciano i miei bambini ad ascoltare i loro pensieri, io a malapena senti i miei. Troppo presi a controllare quello che pensano gli altri di noi (anche loro). A fare cose, a lasciare il segno, a diventare i numeri uno i più bravi, i più magri, i più belli, alla ricerca spasmodica esattamente di cosa non lo so.

Si profilano tempi bui all’orizzonte, il mondo non è che se la passi proprio un granché.

Il silenzio è una cosa che andrebbe coltivata, una materia a scuola, un obbligo a casa. Non c’è niente di male, penso, a  non aver niente da dire, o ancora meglio a tenersi per sé le proprie opinioni; a coltivarle, ad approfondirle.

“Torna quando ti sarai FATTO un’opinione” mi dicevano.  Il che presupponeva che tu dovessi approfondire/studiare prima di aprire bocca.

“Non parlare a vanvera” insieme a “smettila di aprire bocca e dargli fiato” andavo spesso in parallelo.

Mi chiedo allora perché abbiamo smesso di farlo. Tacere.

Tacere , invece di esprimere un giudizio su qualcosa o spesso qualcuno che , non ci riguarda.

Tacere quando vorremmo sfogare le nostre frustrazioni sul primo malcapitato.

Tacere quando parliamo di massimi sistemi di cui, diciamoci la verità, non conosciamo nient’altro che i titoli senza senso letti distrattamente sui social.

Tacere quando i figli ci chiedono qualcosa che non sappiamo, tacere quando qualcuno se ne sta lì seduto davanti a noi senza dir niente.

Il silenzio, in fondo, mi pare sia un bel posto dove stare.

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vecchi pensieri, nuovo post

Il coraggio.
Il coraggio è una di quelle qualità che non ho.
Io, che mi vergogno a chiedere informazioni per strada, che per fare una telefonata di lavoro ad uno sconosciuto ci metto ancora 20 minuti a decidermi, no mi correggo, 20 giorni se la scadenza non è imminente.
Dice wiki:
Il coraggio (dal latino coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis cuore e dal verbo habere avere: ho cuore) è la virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, che fa sì che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti con serenità i rischi, non si abbatta per dolori fisici o morali e, più in generale, affronti a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l’incertezza e l’intimidazione.”

Ora, affrontare a viso aperto, non è che sia proprio una cosa da niente.
Non abbattersi.
E come si fa? Io che quando mi alzo mattina vedo tutto nero, non in senso metaforico, io appena sveglia non ci vedo proprio, e per le prime 4 ore della giornata (sì 4 ore embè) procedo alla cieca.
Mi salva il fatto che meccanicamente so cosa il mio corpo deve fare.
Così mentre alle 8 è tutto nero col passare delle ore piano piano piano la luce inizia a entrare nella mia giornata. Lentamente. Prima i colori primari, poi nel pomeriggio, tardo poriggio, le sfumature compaiono davanti ai miei occhi.
Per farvi capire…di solito i post li scrivo la mattina.
Quando non c’è nessun colore a distrarmi.
Tanto la mia tastiera è bianca e nera…più nera che bianca a dir la verità.
Che poi le tastiere bianche diciamoci la verità, sono tanto belle, al negozio, perchè dopo 10 minuti che scrivi vedi già quel neretto che le appassisce, le macchia.
Sto divagando. Dicevo, il coraggio.
Il coraggio di prendere in mano la situazione, di decidere che no, una cosa non la vuoi fare, o meglio ancora che quella cosa la vuoi proprio far tu.
Il coraggio delle proprie azioni (quali risponderei io?)
Il coraggio di vivere.
La retorica del coraggio.
Coraggio…è ora di mettersi in viaggio.

un minuto di silenzio #concordia

Milioni e milioni parole, di dettagli di video di foto di interviste.
La rete si scatena e i tg hanno pane per i loro denti.
Così anche io ho insistentemente seguito le vicende che riguardano quel tratto di mare che mi è tanto caro.
Io lì su quegli scogli, proprio quelli che si vedono dalle riprese, ci ho passato la mia infanzia, la mia adolescenza. Io lì mi sono infatuata la prima volta.
E ora lì, in quel posto meraviglioso, molte persone sono state inghiottite dal mare.
Ho ancora negli occhi le spine dei ricci sui miei piedi, l’acqua limpida, il vento che spesso tira forte da quella parte.
La “farina”che si crea dell’erosione delle rocce e che ti si appiccica al costume bagnato.
Odore di mare, di vacanza, di serenità.
E non posso pensare a chi, in un posto che ha reso me così felice ha trovato la morte, in freddo il buio.
Chiudo gli occhi, in un minuto di silenzio, per chi non ce l’ha fatta.
Al di là di martiri e eroi, al di là di Schettino e De Falco.
Al di là dei magistrati, delle prove, dei video, delle foto, delle testimonianze.
Chiudo gli occhi in un minuto di silenzio per chi, un posto così magico lo ha vissuto come un inferno.
E’ mercoledì, e la conta dei dispersi continua, e lo so che De Falco spera ancora di trovare qualcuno vivo.
Lo so perché è quello che sperano tutti.
E’ quello che spero anche io.

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