Cose a caso – wish list

In ordine sparso.

cose belle che vorrei e non comprerò:

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E non le coprerò perché sono troppo pigra per andare nei singoli negozi a cercarle…

Ma se Italia arivasse questa app qui io sarei la cliente numero 1:

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In pratica, dopo esserti registrata e aver dichiarato più o meno che gusti hai…ogni mese (o anche ogni 15 giorni) ti mandano a casa una scatola piena di vestiti da proporti.. paghi solo quello che tieni e la spedizione è gratuita (andata e ritorno).

Ovviamente so già che non arriverà mai.

 

 

Latestafralenuvole – voleva essere un’intervista.

Interno, giorno, luci soffuse. Fuori diluvia.
Due donne si siedono ad un tavolino con 2 caffè davanti.
Di spalle io, trafelata, avvolta nella solita giacca militare, capello arruffato, borsa enorme. Sono vestita in maniera improbabile, ho i piedi bagnati e come prima cosa vorrei accendermi una sigaretta, ma non posso, quindi la giro e la rigiro tra le dita.

L’altra con un viso dolce e l’aria mediterranea, è asciutta, look decisamente alla moda e stringe una bambola di stoffa tra le mani.

E tu quindi saresti? (AHHHH fantastica come partenza dell’intervista)
Giorgia Di Bartolo, ho 33 anni una figlia di due e mezzo Morgana, al momento in cassa integrazione; ma da oltre dieci anni disegno abbigliamento per una grande azienda di sportswear .

Ah fico, quindi lavori nella moda (ecco va cerca di essere un pò più gentile ce la puoi fare)
Sì il mitico mondo della moda quello de “Il diavolo veste Prada” dove una sfumatura sbagliata o una rouches fuori posto può causare una catastrofe ambientale di dimensioni apocalittiche. Un mondo decisamente avulso dalla realtà ma forse bello proprio per questo, una vita in continuo movimento in giro per le maggiori capitali della moda, fashion show, casting, campagne pubblicitarie, fiere, sfilate.
Poi come per magia tutto cambia io resto incinta, lavoro instancabilmente fino all’ottavo mese come ogni integerrima dipendente con un pancione sempre più ingombrante e imbarazzante per i miei colleghi e poi …
l a  m a t e r n i t à .

mmmm (=che palle l’ennesima storia di mamma) e adesso che sei mamma fai le bambole…(gentile… ce la puoi fare)
Beh è un po’ riduttivo dirla così, dovrei dilungarmi sul trattamento/mobbing ricevuto al mio rientro sul posto di lavoro e sull’invito  “premuroso” della mia azienda a farmi da parte per non trascurare …la famiglia. (o porca troia un’altra ma quante siamo???)
Ma ti risparmio questo capitolo penoso; diciamo che per anni ho creato per gli altri e ora ho voglia di farlo per me, o meglio decido IO cosa, come, per chi e quando.
Con la maternità ho scoperto un mondo che mi ha conquistata e che forse ho sempre covato dentro di me: quello dei bambini, del bianco candido, delle fibre naturali, del piacere delle cose fatte a mano. Ho scoperto il piacere di arredare e decorare la camera dei propri bambini a loro misura con oggetti funzionali, unici, fatti con l’amore, la creatività e la perizia di una mamma.

E che avrebbero di tanto speciale ‘ste bambole? (= machissenefrega io ho un maschio, su su sorridi.) 
Si in effetti al momento ho un po’ trascurato l’universo maschile ma aspetta di vedere le mie prossime creazioni e poi mi dirai … (oddio ma che mi legge nel pensiero questa?)
Cosa hanno di speciale mi chiedi ? Beh sono il frutto della mia fantasia belle o brutte che siano non ne troverai  di uguali sul mercato sempre più massificato e standardizzato.

Disegno bambole, pupazzi, softies e doudou, li cucio, li imbottisco e creo per ognuno di loro l’abbigliamento e i tratti che meglio caratterizzano la loro personalità.
 Un lavoro a tutto tondo che mi dà grande soddisfazione e piacere.
 Ogni bambola, ogni mia creatura come piace dire a me, diventa un pezzo unico, scelgo stoffe naturali come il lino e il cotone, lo stile è sicuramente un pò retrò, ricorda le bambole di una volta.
 Amo molto le atmosfere che sanno di antico e quando posso utilizzo stoffe, pizzi sangallo, bottoni, nastri, crinoline e ricami vintage; amo acquistare pezzi unici presso i mercati di antiquariato e abbigliamento vintage in Italia ma soprattutto all’estero ed in questo la mia esperienza lavorativa mi ha dato grandi conoscenze, come dico sempre io “nulla accade per caso” …

Scusa se te lo dico ma tu le hai viste mail le American Girl quanto so fiche? (dai su… gentile!!!!!)
Le american girl le conosco, belle certamente; ma io preferisco qualcosa di diverso, fuori dai soliti canali della distribuzione di massa. l’industria per l’infanzia sforna valanghe di prodotti in plastica, io preferisco andare per quanto mi è possibile contro tendenza…

Ma siamo proprio sicuri che Morgana non te le tirerà in faccia a breve dandoti della vecchia? (ok non gentile ma almeno civile!)
Chi può dirlo, forse si! Ma almeno le ho dato la possibilità di scegliere, le ho dato delle alternative, poi certo starà a lei , alla sua personalità e ai suoi gusti decidere di cosa circondarsi e non mi riferisco solo ai giocattoli.

No no tu hai ragione, la tradizione e l’home made stanno spopolando ormai, secondo te da che dipende? (oddio ho fatto una domanda seria sembro quasi professionale)
Credo che nei momenti di crisi si avverta un bisogno di cose buone, concrete che ci facciano sentire sicuri e protetti, l’home made rappresenta un po’ tutto questo, il “fatto in casa” è rassicurante per chi lo fa e per chi lo riceve, è fatto con amore e di quello se ne ha sempre bisogno. Lavorando gli oggetti con le mani si creano inevitabili imperfezioni che ci fanno sentire tutti un po’ piu “perfetti “ …non dobbiamo per forza essere alti, magri, con gli zigomi sporgenti,i capelli lunghissimi e lucenti e con un sorriso candido e abbagliante…che bellezza eh??…

Sarà mica invece la spending review che fa tornar di moda il vintage, l’home made insomma le cose vecchie de pora nonna? (pora nonna…ho detto pora nonna porca vacca)
Potrebbe e comunque cosa ci sarebbe di male ? Le cose di una volta, se conservate bene, sono sicuramente fatte meglio di quelle di oggi e già questo è un vantaggio… se poi ci metti che la vecchia coperta di nonna  fatta ai ferri  con i suoi colori psichedelici anni ’70 è super attuale e si abbina in modo impeccabile con la tua camera da letto il gioco è fatto

Va beh quindi se qualcuno volesse commissionarti qualcosa?
Può contattarmi via mail flocondesign@gmail.com e su facebook http://www.facebook.com/latestatralenuvole
E visitare il mio sito cliccando qui.

Mi alzo, guardo fuori, sta ancora diluviando.

Sei in macchina?
No motorino. Grugniso.
Vuoi un passaggio?
No tanto è da stamattina che mi bagno.
Sei sempre così …docile?
No per carità è la maternità che mi ha addolcito 😉
——–
Giorgia?!!
Sì dimmi.
Non è che me ne faresti una con gli occhi azzurri e i capelli rossi?
….Certo…

Le liste, l’arte del rimandare, e…

E’ una delle cose che riesco a far meglio.
Rimandare.
Ho delle liste infinite.
E sono diventate liste, e infinite, perché si sono accumulate.
Scorrendo l’agenda, vedo che già mesi fa le prime tre voci della lista erano lì, scritte, piantate in stampatello ogni lunedì.
Perché la lista si scrive sulla pagina del lunedì.
Come il peso (rigorosamente in codice) sulla pagina del lunedì.
La pagina dei buoni propositi.
Quella dove in teoria, inizierai la dieta, andrai in palestra, e appunto, spunterai almeno 4 voci della tua lista.
Non è così, non lo farai neanche oggi, lunedì 15 ottobre 2012.
Io per essere sicura, oggi, ho addirittura mollato a casa la vespa, e sono venuta in ufficio a piedi.
E a piedi, mica posso fare niente…
Ho la certezza, oggi, che nessuna delle mie voci verrà cancellata.
E’ rassicurante.




Ne ho una che invece mi mette un’ansia incredibile.
E’ una cartella di Equitalia, perché adesso nei cedolini che ti lasciano nella cassetta della posta…c’è scritto anche cosa devi andare a ritirare.

Sono passata da varie fasi:
UNO: incazzatura incredibile con lancio di fogliettino incriminato, invettiva contro con lo Stato Italiano nel suo complesso.
Odio furastico per tutti dipendenti di Equitalia, verso alla Minetti (perché nelle incazzature bisogna sempre essere aggiornati) con qualche manciata di qualunquismo buttatta qui è la (rubano tutti e io devo anche pagare le cartelle).
DUE: Sgomento. Il ritiro della cartella deve essere effettuato…a 40 minuti di macchina da casa mia!
Se non stessimo a Roma, andrei a ritirarla in un’altra provincia.
TRE: incazzatura per la questione del punto 2 (e ci sta tutta)
QUATTRO: inserimento nella lista al numero 34 e rassegnazione.

Poi oggi che è lunedì, ho rifatto la lista, e la cartella, come è ovvio, sta scalando le posizioni, perché il tempo passa…e la cartella va pagata…inutile girarci intorno.
Oggi l’ho messa al numero 20, per natale, credo, andrò a prenderla.

La lista comprende anche voci di prima necessità, tipo: comprare latte.
Ah, io faccio parte della categoria che ci mette anche il verbo nella lista.
Se scrivessi solo “LATTE” non potrei dormirci la notte.
Latte che?
Che devo fare co sto latte?
Quindi sì, io ci metto il verbo.
Scritto malissimo che poi spesso neanche so che cosa che c’è scritto davvero.
Però la mia lista ha i verbi, all’infinito.
Al massimo posso raggruppare il tutto in categorie di verbi, tipo, che ne so, RITIRARE (e di seguito tutte le cose da ritirare, dalla tintoria alla posta).

Ovviamente il latte lo comprerò, lo so, stanotte, dopo la fine del film, dal drugstore sotto casa, aperto, grazia dio, h24.

Alla voce 39 della lista c’è da tempo una sigla magica: SOL (che sta per spendi, compra, on line)
Per chi non lo sapesse, ho tutta una serie di buoni motivi per cui, da tempo, non compro più niente “fisicamente” e faccio solo Shopping on line.

Queste le ultime cose scovate qui e lì:


Florian Schmid , crucco, che più crucco non si può, cuce sgabelli. Fichissimi.

Sempre sull’onda arreda la casa che non hai, ho iniziato a leggere le chicche che trova Ilaria Chiaratti.
Non amo particolarmente la categoria “archittetti, interior designer e tutti quelli che ti dicono cosa è bello e cosa no come se loro fossero illuminati”.
Ma a Ilaria/Ida, piacciono un sacco di cose che piacciono anche a me.

In fine per la categoria Mamma che più mamma non si può, libreria per nano (sempre per coloro che la crisi non la sentono).

E’ di Nonah e oltre al fatto che sono mobili super resistenti e fatti benissimo, sono mobili fatti con legno proveniente da foreste sostenibili. Che tanto male non ci fa.

Compleanni, regali, e Kirsty Hull

I regali di compleanno sono una grande piaga della società moderna.
E lo dico con grande serietà.
Stasera cena, di compleanno, che poi, spiegamelo un pò, che cavolo c’è da festeggiare?
Se mi dici che vuoi compagnia per consolarti e ricevere regali per dimenticare.
Ok ci sto vengo a cena.
Sempre a cena, l’altra sera, in un giardino, si diceva come incredibilmente tanta gente non abbia senso dell’umorismo. Anzi no scusate, dicevamo come un sacco di gente non capisca l’ironia.
Che poi le due cose sono abbastanza collegate tra loro.

L’ironia se andate sul vocabolario, o si wiki, come vi pare, ha varie accezioni, ma in sintesi è una figura retorica abbastanza comune.
Io mi rendo conto che capire un tono ironico “scritto” sia meno immediato.
La mimica e l’intonazione aiutano in tal senso.
Ma, dio santo, lettori…non ci vuole proprio una mente brillante per cogliere note ironiche in un discorso di plauso al razzismo, o alla guerra no?

Sto divangando, insomma, i regali di compleanno.

Che se uno avesse un pò di ironia stasera potrei regalare queste federe qui.

Ma sarò magnanima e vista la data fatidica, lascio perdere.
Ecco ci sono poi casi in cui bisognerebbe avere una dose di autoironia decisamente sopra la media.
E allora capisco che federe come queste sono un pò più difficili da vendere.

L’ironia però, lasciatemi dire, è quella cosa meravigliosa che fa sì che uno come Kirsty Hull, prenda una cosa vecchia e pomposa come le sedie in velluto, e qualcosa di familiare e coccoloso come le coperte ricamate e tiri fuori qualcosa di così fantastico.

Emma e Rachel imbattibili.

L’ironia è quel qualcosa che se potessi, io un divanetto così a casa, me lo metterei di corsa.

Se non subite la crisi e volete sapere dove comprare il tutto, check my Pinterest.

E siamo rimasti in due a fare mapimmapò…

C’ho il blocco dello scrittore.
Lo so che è tecnicamente impossibile, non essendo una scrittrice, ma c’ho il blocco dello scrittore lo stesso.
Siamo in Italia no? Io per esempio potrei essere licenziata a breve.
Anche qui, tecnicamente impossibile, non essendo mai stata assunta.
Ma ci siamo capiti no? Che ve lo devo spiegare come funziona?
Ecco appunto.
Allora dicevo, il blocco dello scrittore…insomma avrei un sacco di cose da raccontare e per di più ho un sacco di cose nuove da consigliarvi.

Solo che ogni volta che inizio a scrivere mi rendo conto di quanto le lettere messe insieme che diventano parole e si trasformano in frasi, siano una palla mortale.
Mi autoannoio e allora cancello.
Se mi annoio da sola poveri voi, mi tirate gli accidenti a metà del secondo paragrafo.
Così mi sono messa a riflettere.
Il blocco dello scrittore come lo superano gli scrittori?
Immagini di letterati bronzi al bar, disperati e degagé fanno il paio con scribacchini vari contornati da “igeniste dentali”.
Ok e questa è l’immagine standard.
Perché l’alcol è il rifugio per quelli bravi, mentre le donne per quelli cattivi – il soggetto è sempre lo scrittore con il blocco dello scrittore.

Dunque quindi potrei uscire adesso e scolarmi una bottiglia di Rum, ma poi sai che acidità per due giorni?
E poi e poi oggi è venerdì, dovrei gestire la faccenda nano da sbronza…no no non è una riflessione responsabile è una riflessione utilitaristica. Alcol e nano no…non se pò fa. Lo scaravento giù dal dirupo al secondo “nge”…
E poi già mi vedo lui aggrappato a me che barcolla imparando a camminare e io che barcollo a presso a lui cercando di non cadere. Brutta idea.
Poteri andare con una donna…mmmm…no non ce la posso fare, dovrei pure pagarla, per vedere quello che già conosoco a memoria…no.

Ok ma io sempre qui col blocco dello scrittore sto, e sempre con la ferma convinzione di autoannoiarmi.
Suggerimenti?
E per chi è arrivato fino a qui.

Ecco un pò di news, in ordine sparso e senza alcun particolare commento.

Della serie Milano tiè strozzati tu e tutti i tuoi posti fighetti:
Da martedì c’è Mencraft – ne parlato bene un pò ovunque.
Qui e anche su Artribune.
Andate a vedere e sentire e bere.

Poi un paio di link nuovi per vestiti da nani super cool:

Les Bonnes Manieres perché non c’è niente da fare ma i francesi so più avanti su questo.
Waddler super sponsorizzato dalle Funky Mamas con una storia super fica, raccontata da loro benissimo. Inutile che lo faccio io.

In fine cibo. Buono.
Sul litorale Tosco/laziale se siete nei pressi di Pescia Romana/Capalbio andate a mangiare alla Dogana.
Vale la pena – more info qui.

Buon WE!

Navigando a vista

Quando Lui si rompe un unghia e chiede assistenza come se stesse per subire l’amputazione del dito incriminato, ma questa è un vecchio, veritiero e banalissimo cliché del sesso maschile.
Quando il nano è pieno di piaghe manco lo avessi picchiato con frustino, e nessuno sa perché.

E qui un meritatissimo e personalissimo sfogo contro la categoria dei medici, tutti.
Perché sì a volte è anche bello fare di tutta l’erba un fascio.
Il punto è: se non sai che pesci prendere dimmelo.
Dimmelo mica mi arrabbio, ce l’ho un quoziente abbastanza alto da capire che la tua non è una scienza esatta, che un neonato non parla quindi vai un pò a casaccio.
No perché se tu te ne stai lì e rimuginare facendo finta di sapere quello che fai…io ti becco.
Io per lavoro vendo fumo! Io vendo il ghiaccio alle esquimesi cocco!
Quindi è inutile che appena fatta la spesa per 20 giorni…mi dici di cambiare tutta l’alimentazione, di buttare tutti i detersivi, di lavare e stirare il cane, di metterlo o non metterlo al sole, di controllare se lo pizzica qualcosa, di cambiare il latte, di ricomprare tutti i vestiti, di pensare ai miei malanni da piccola.
Dimmi: “Non lo so che è. Tocca che andiamo per tentativi”
Ma soprattutto dimmelo dandomi del lei, come faccio io, che non lo faccio per deferenza caro dottore, lo faccio perché chi cacchio ti conosce e perché manteniamo le distanze.
E aggiungo, smettila di riempirti la bocca con paroloni tecnici per farti bello tanto poi devi fare comunque la fatica di spiegarmi. Aiutati che Dio ti aiuta.
Parola di lupetto che non è uno sfogo da madre isterica, è proprio la categoria che mi dà ai nervi.

Navigando a vista mentre il capo ti dice che la situazione è pesantissima e che c’è una crisi pazzesca.
Ma va? Incredibile non se ne era accorto nessuno.
Navigando a vista quando vai ad uno spettacolo di beneficenza – e solo di beneficenza poteva essere una cosa così – e scopri che a Roma certi posti come L’Archetto restano buoni ed economici come quando avevi 15 anni. Love it 🙂

E navigando a vista come sempre si inciampa anche in cose meravigliosamente inutili come queste.

C’è in varie versioni e vari classici si tratta di stikers fatti da Oakdene Designs more info e prodotti cliccando qui.

E poi navigate a vista e fate un giro sul sito che li ospita, piccoli designer e dettagli al limite del kitsch.
Impossibile non comprare qualcosa.
http://www.notonthehighstreet.com/

Elogio dello shopping/shipping on line

“Signora…”
“Sì?”
“C’è un pacco per lei!”
“uuuuuu graziiiieee!”

Oggi pacchetto piccolo.

Perché dietro tutte le noiose azioni di marketing e tutte le strategie dello shopping on line c’è una sola e grande verità.
Se compri on line torni un pò bambino.
Prima di tutto: lo shipping è variabile e non puoi mai sapere che giorno arriverà l’amato oggetto.
Così improvvisamente, una giornata andata storta ti regala quei meravigliosi attimi di infanzia.
L’effetto sorpresa, prima di tutto.
E poi tutto ciò che viene spedito, è impacchettato.
Poco importa che l’involucro sia marrone e acciaccato.
E’ una scatola, da scartare, come un regalo.
Non avrà carte colorate, non avrà nastri, ma fa sempre un bellissimo rumore, e con tutto quello scotch… ci vuole un’eternità per aprirlo. Così ci si accanisce sul pacchetto che fa anche un pò da antistress e da paliativo.
E poi apri, finalmente, e la maggior parte delle volte è più bello di come lo immaginavi.
E certo, sta lì la bellezza, perchè puoi anche averlo visto in foto, ma non l’hai mai visto dal vero, mica l’hai provato, toccato, maneggiato, qualunque cosa essa sia.
L’hai solo vista lì, dietro lo schermo.

Gli ippopotami dal vivo sono tutta un’altra cosa…per dire.

E mentre apri il pacchetto, nessuno ti chiede la carta di credito, nessuno ti elenca le sue qualità ne ti dice con voce stridula che è proprio una cosa perfetta per te.
Idiota! aka insulto alla commessa che ti chiede con insistenza se può aiutarti.

Tu sei lì con il tuo pacco e potrai provare che ne so, il vestito, lontano da luci al neon bianche messe lì apposta per evidenziare ogni centimetro di cellulite.
E le scarpe che avevi visto perfette per quel paio di pantaloni? Le provi proprio con quelli.

Niente misure da prendere per i mobili, ce li metti, vedi come ci stanno, se non ti piacciono li rimandi indietro.

E poi non c’è che dire quello che trovi in più nelle scatole! Biglietti di ringraziamento scritti a mano, moduli meravigliosi per il refund.

Ma la vera grande meraviglia è che in tutto questo turbinio di emozioni, tra carte cartine, prove davanti allo specchio o spostamenti di mobili vari… quanto hai pagato, non te lo ricordi più.

E allora l’unica cosa che ti chiedi è: chissà se ce l’hanno ancora anche in verde?

PS:
A proposito di sorprese ecco un’idea meravigliosa.
In attesa che inizino a farlo anche in Italia.
Se gli rompete le scatole anche voi forse si decidono.
Clicca Qui

Vengo anch’io. No tu no.

Dichiaro ufficialmente che questo è un post di rivincita.
Sì, la rivincita verso tutti quelli che non so come e non sò perché vanno sempre in vacanza fuori stagione (ovvero non a luglio e agosto) mentre gli altri se ne stanno mesti mesti dietro la scrivania a guardare le loro foto. La rivincita verso quelli appena tornati da chissà dove, che grazie a giornate di pioggia appena passate hanno già perso tintarella e mood vacanziero.

La rivincita verso quelli che se la ghignavano pensando che “con un figlio non parti più eh”.
Tiè eccomi qui invece.
A 3 giorni dalla partenza.

Due settimane di vacanza, della serie faccio quello che voglio quando voglio e come voglio.
Al solito, il bagaglio a mano contiene solo vestiti metti sporca e abbandona e lo ammetto a questo giro ho dato il meglio di me nella scelta dei capi.
Si parte da mutande adolescenziali roba da morire di vergogna solo a vederle passando per perizzomi di varia natura quando la forza di gravità non si era ancora accanita su di me.
Da non dimenticare 2 cose che spero non tornino mai più di moda: pantaloni pinocchietto che manco Giselle se li può permettere ( io invece sì ed è per questo che ne ho trovati 3 paia nell’armadio) e magliette con manica copri spalla (che o sei tisica o inevitabilemente fa effetto insalamata).
Comunque, post di rivincita, pre vacanza, che non ha niente a che vedere con quello POST vacanza.
Della serie se al momento siete incastrati in forsennati ritmi di lavoro, per le prossime settimane “evitatemi”.

Detto questo giusto ieri parlavo con LUI della quantità di cose meravigliose che sto trovando on line.
Devo essere incappata in un girone fortunato di link…perché ci avete mai fatto caso come alcuni giorni mentre navigate beccate solo cose noiose e orrende? E invece ogni tanto magicamente becchi l’annello giusto, e certo perchè giustamente i blog/siti fichi si linkano tra loro tipo cricca snobbistica, mica segnalano mai una cosa non dico brutta, un pò…ni.

Insomma dicevo, sono giorni che ho beccato il girone giusto (argomento trattato design per grandi e piccoli, preferibilmente nord europeo) eccovi quindi qualche spunto:

Come vivere senza due oggetti del genere a casa? Li trovate qui. Con una serie infinita di altri oggetti, come nella migliore delle tradizioni scadinavi.

E senza colpo ferire ho comprato anche questo, tanto vivo a Versailles che me frega a me se non so dove mettere questa meraviglia? Solo che le cose della Kidsonroof sono troppo belle!

More tips al mio ritorno…in fondo vado ad uno dei mercati più grandi dell’Asia 😉

Vita Virtuale aka misonounporotta

…è un pò che ci penso e so che non lo farò mai, ma davvero davvero in questa bellissima/complicatissima città un negozio per bambini che mi piace non c’è.
E vorrei ogni tanto poter passare in un posto accogliente, non troppo grande, ma non troppo piccolo a bermi un caffè a fare due chiacchere e poter comprare qualcosa di carino.
Che poi la definizione di carino è molto personale me ne rendo conto.
Ma io davvero non li posso vedere quei poveri bambini griffati da testa a piedi che sembrano dei piccoli uomini.
No anche no. Io sono per ad ognuno il suo tempo.
Per non parlare di quelle povere mamme costrette a comprare roba in stock perché tutto ciò che ha un minimo di “romanticheria” ha prezzi inavvicinabili.
E lo so che tutte queste cose on-line si trovano, le trovo anche io, le compro.
Ma vuoi mettere il gusto di starsene in un posto vero?
Sì sì il web è il presente, lo so lo so, sto qui che scrivo su un blog, mica dico il contrario.
Ma la vita virtuale mi ha un pò stufato.
Che va bene pagare tutte le bollette e le multe, ok fare la spesa, ok trovare biglietti per viaggi a due lire.
Ma perfavore, perfavore, almeno qualcosa lasciatemelo fare in piedi, e non seduta gobba (perché siamo tutti gobbi davanti al computer).
Roba che la settimana scorsa ho fatto la fila alla posta, così per dire.
E mentre la gente comunica (sempre on-line) che è stufa di sapere dettagli privati di ogni secondo della giornata di chiunque.
Mentre vedo che il web non è il futuro, ne il presente, ma il dato di fatto – della serie ormai c’è si usa per tutto andiamo oltre –  vorrei tanto tanto aprire un negozio di cose per bambini carine.
Vorrei quel seggiolone di cartone che ho visto vendono solo in Australia, e la scatola per i giochi con le ruote che si può spedire solo a Londra. E la valigia a forma di dinosauro, sì anche quella.
Vorrei poter sentire il profumo della biancheria che compro prima di “5 days delivery”.
E sfogliare i libri leggendo l’ultima pagina (sì io lo faccio) per vedere se hanno un lieto fine o no.
E quelle donne che fanno solo cuscini? Sarebbe bello sedercisi sopra. Anche prima di comprarli, sempre e rigorosamente on line. E allora penso, un negozio che dia vita a quello che grazie alla rete emerge di bello? sarebbe come tornare indietro? o no?
No non penso. Perché qui è un pò come il vecchio tema della globalizzazione. Tutti un pò uguali e grazie a dio tutti molto diversi.
Cerco un socio e gente che abbia voglia di vedere in un posto REALE tutto ciò che ora vive in rete 😉