Lettera di Compleanno – N.12

La Musica, la musica è definitavamente il tuo modo di esprimerti.

Canti, canti e ascolti musica – con il mio Ipod antidiluviano, un enorme paio di cuffie bose o con il vecchissimo giradischi di papà. Canticchi mentre giochi da solo e canticchi il pomeriggio a scuola, invece di stare attento in classe. E prendi note sul registro, ma continui a canticchiare. A chiedere Musica, appena entriamo in macchina, a chiedere il telefono “solo per una canzone mamma, non per i videogiochi “. Perché hai capito che sì, la musica sul telefono è permessa, sempre, non sarà mai no.

Ascolti le tue canzoni, e anche quelle che ti faccio ascoltare io. La musica, e la memoria che hai per i testi è credo, l’unica cosa che mi ricorda che sei mio figlio. Per il resto chissà, non lo so, in questo strambo anno, a contatto 24 ore su 24 tutti i giorni, senza soluzione di continuità, non so più nulla.

Sono stata negli ultimi mesi mamma e maestra e tata e cuoca e insegnate e intrattenitrice ma soprattutto urlatrice e carceriere. E arrabbiata, e triste, e tu con me, ricordandomi tutti i giorni che niente e nessuno possono cambiarti. Neanche una pandemia mondiale.

E’ dicembre, di nuovo, sei in seconda elementare senza aver fatto la prima e senza cognizione di causa si pretende – noi adulti – che tu sappia leggere e scrivere e stare seduto 8 ore al giorno. E’ di nuovo dicembre, venerdì hai compiuto 7 anni e nonostante l’anno folle e la follia di tutto questo sei rimasto immobile, piantato sulle tue convizioni sulle tue prese di coscienza sulle tue assolute e inamovibili verità.

I bambini si adattano meglio di tutti”. Così dicono gli esperti, i qualunquisti in tv, i ministri incapaci di amministrare. “I bambini sono stati eroi” proseguono. Parole al vento di chi con buone probabilità figli non ne ha. Tu invece qui davanti a me sei la rappresentazione vivente di come no non è vero niente. Perché stavolta adattarsi vuol dire arrendersi.

Così Guelfo, amore mio, quest’anno è tua mamma che ti dice Grazie.

Grazie per il tuo perenne masticare la mascherina, quasi fosse una Big Babol. Ricordandomi che no, non ci si abitua e non hai nessuna intentione di farlo, perché ti dà fastidio, perché portarla fa schifo.

Grazie per quel gesto di insofferenza che fai tenendola poco, male e storta e sporca. Infastidendo tutti, e ignorando i rimproveri che ricevi.

Grazie perchè dopo mesi, ancora ti rifiuti di rispettare qualsivoglia regola Anti Covid – Distanziamento, pulizia, lavarsi le mani evitare gli abbracci. Te freghi nonostante tutti intorno a te continuino a ricordarti che è PERICOLOSO. Tu niente, come se non fosse un problema tuo.

Grazie per avermi tenuta occupata molto più del solito, senza di te non ce l’avrei mai fatta. Sarei crollata al giorno 3. Stravolta dalla tua atavica impossibilità di adeguarti alle circostanze, mi hai forzato a vedere le cose dalla giusta prospettiva. La tua. A fare le scelte meno scontate e più faticose, per te.

Ci guardiamo spesso con papà, a volte io stramazzo sul letto affranta ma in fondo sappiamo che, se non dovessi finire in galera, credo la vita ti sorriderà spesso.

Ti lascio qui sotto una canzone che fa per te. C’è una strofa che ascolto spesso, e quella strofa – inclusa la zeppola – quella strofa sei tu:

E hai disegnato a colori il mondo che hai immaginato

Te ne vai in giro a fare tentativi, finché non avrà combaciato

E fai il lavoro sporco per non far finta di essere pulito

Hai qualche super potere da usare contro il nemico

Masticando una gomma al sapore di infinito

Che non finisce mai, che non finisce mai, non so se si è capito

Gli Immortali – Jovanotti

Auguri Amore mio Immortale.

Mamma

Brevi considerazioni post Pasquali

PRESS PLAY AND READ

Natale con i tuoi… e Pasqua alla fine perché no .. pure. Anche perché se non lo fai, se non ti presenti, ti bannano dalla chat di famiglia, ti bullizzano, ti fanno sentire uno schifo, manco gli avessi rubato un milione di euro. E chissene importa se hai una scusa plausibile, tipo, stai per partorire… quindi sì: Natale con i Tuoi e Pasqua pure.

Se Pasqua vuol dire famiglia, è confortante riprendere i propri “falsi ruoli” costruiti su di te quando avevi 5 anni. Il fatto che a quei 5 se ne siano aggiunti almeno una trentina con tutto un lungo bagaglio di esperienze di vita, di percorsi, che ti hanno formato, cambiato, definito, migliorato o peggiorato, è del tutto irrilevante. A casa tu resti lo stesso, che tu abbia 5 anni o 40. Il coglione resta tale, l’antipatico anche, il genio pure. E i rompicoglioni su quelli non c’è dubbio… i rompicoglioni non cambiano mai.

C’è un periodo di mezzo nella tua vita in cui ti divertono cose “diverse” ma superata quella fase, quello che vuoi fare è replicare le stesse stronzate che facevi da bambino. Solo che adesso alla caccia delle uova purtroppo non ti fanno partecipare. Ma puoi pur sempre mangiartene un pò mentre fai l’adulto e le nascondi per i tuoi figli e quelli degli altri…salvo poi dire che ne possono trovare “solo 2 a testa”.

Gli amici di un tempo, sono gli unici che capiscono le cagate che dici e che fai, agli altri che devono entrare nel meccanismo e nelle dinamiche della giornata a casa tua, devi spiegare cosa succede intorno… e ti fa fatica solo cominciare…

Si può fare la dieta anche a Pasqua.

E poi alla fine, c’è sempre il momento malinconia: quando tutti partono per tornare a casa, il giardino della casa al mare resta vuota, con le ultime cose da mattere a posto dopo una giornata di sole e delirio.
E io mi immagino sempre la stessa scena: rumore di portier che si chiudono STOCK; la parte lesa (ovvero chi è stato trascinato alla giornata dall’altra metà controvoglia) che si rivolge all’invitato vero e commenta la giornata appena trascorsa; e qualunque sia la frase, chi era lì, alla pasquetta perchè voleva esserci, me lo immagino al volante che risponde a monosillabi per educazione e pensa… quasto/a dopo 12 anni ancora non ha capito un c…o. E ghigna.

SHARE THE LOVE