Di quelle volte che faccio cose fuoriluogo con soddisfazione.

1001004005749934Ci sono volte che a dispetto di tutto e di tutti, ho come un senso di fierezza che mi accompagna per qualche ora. E mi lascia un ghigno sulla faccia, come adesso che scrivo al volo questo post facendo finta di essere concentrata su una cosa di lavoro.

Sono quei giorni in cui faccio cose mandando a quel paese il “politically correct” che un po’ ci ha rotto le palle.

E’ successo questa mattina, quando indolente non mi sono alzata dal letto all’ora stabilita, ho supplicato in aramaico LUI di portare entrambe i nani a scuola, mi sono girata dall’altra parte e mi sono rimessa a dormire.

Peccato che dopo un’oretta di beato sonno mattutino è squillato il cellulare, e no, non era l’ufficio, era la scuola, quindi ho dovuto necessariamente rispondere.

SCUOLA: “Signora buongiorno, Lei si ricorda che oggi aveva segnato che sarebbe ventuta a leggere ai bambini?”

IO: ” Ah emmm argh beh..”

SCUOLA RISATA:” Eh lo sapevo che si era dimenticata, che fa, ce la fà oggi? Così so come organizzarli”

IO: “ah emm argh beh sì ok arrivo tra 30 minuti”

E questa è una delle mie attività preferite: mi lancio per mero senso di colpa, o emulazione delle mamme TOP,  in attività extra per i figli, di cui puntualmente mi dimentico data e l’orario, ma soprattutto OGGETTO. Così  stamattina mentre cascavo dal letto al bagno cercando di darmi una parvenza di decenza, ho spremuto le meningi come mai in vita mia, per tentare di ricordare cosa fosse questa attività della storia da leggere. Ma senza successo.

Il lavoro però ti insegna l’arte dell’improvvisazione quindi prima di uscire ho associtao la parola lettura alla parola libro e ho preso un Beatrix Potter originale (che va tanto di moda ‘sto periodo) e me lo sono infilato in borsa.

Arrivata a scuola un guizzo: “cazzo il laboratorio di lettura”. Ovvero mamme TOP che ad inizio anno propongono di rimpolpare la libreria dell’asilo comprando dei libri da una lista ben precisa per poterli leggere ai bambini e poi regalare il libro alla scuola alla fine del simpatico siparietto.

Così sono entrata, sperando di poter leggere il libro di qualche altra mamma fica che sicuro qualcuna ne aveva comprati 2. Invece no, tirchiacce di merda, uno a testa ne hanno comprato, tutte rigorosamente seguendo la lista assegnata.

SCUOLA: “Mamma di NANO2 vuole la sediolina piccola così sta all’altezza dei bambini?”

Quanto mi manda fuori di testa quando ti chiamano #mammadi che ormai è diventata una parola tutta attaccata…

IO: “No per carità quella grande va benissimo che ginocchia in bocca anche no”

SCUOLA: ” Sicura, perché se si mette su quela piccola è al loro stesso livello.”

IO: “mmmm NO grazie quella grande va bene.”

40 paia di occhi puntati su di me, inizio a leggere puntualizzando che questo è il libro di Peter Rabbit, quello vero, non quello dello film che hanno visto al cinema.

Le Maestre storcono la bocca, io leggo – velocemente – in modo che nessuno mi interrompa o faccia domande.  I nani, non so se per la velocità con cui leggevo una storia in effetti lunghetta (con disappunto delle maestre ovviamente per la velocità e per la lunghezza), o per l’enfasi che mettevo nelle parti relative a castigo e urla, sono stati zitti muti.

Finita la storia, si avvicinano i BBA (brutti bambini altrui) e in coro recitano: “Adesso regaliamo il libro alla scuola!” allungando quelle manine sporche per prenderlo e metterlo nella libreria di classe.

E la mia lingua stava per dire “col cacchio bambinetti miei che vi mollo a voi e alla scuola questa edizione limitata trovata a fatica..”

Mi ha salvato NANO2 urlando ” NO!!!!!!!! Quello MIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”.

SCUOLA:” Ma Guelfo, tutti hanno regalato il libro alla scuola…”

IO:” Amore – occhiata fulminea alla maestra della serie capiamoci immediatamente –  non ti preoccupare, mamma ha solo fatto un pò di confuzione e invece di prendere il libro che abbiamo comprato ieri per la libreria di scuola ha preso il tuo stamattina”

NANO:”Mamma, noi non abbiamo comprato nessun libro per scuola, tu eri a prendere il sole ieri.”

IO:” Ciamo amore ci vediamo a casa dopo ok?”

Nell’androne della scuola ho tirato fuori il pacchetto di sigarette, e mentre ne accendevo una un senso di soddisfazione ha pervaso il mio corpo: per l’indignazione delle maestre, per lo stupore/disappunto degli altri bambini, per la felicità/sorriso del mio che poi è l’unico che dovevo far contento, e per la figura di merda appena fatta.

 

 

Of course, but maybe (cit Luis CK) – libero sfogo da prima elementare

E’ da qualche giorno che un senso di agitazione/emozione ha fatto capolino. Le telefonate dei nonni, le domande delle amiche. La preparazione della cartella. Ci siamo, mi dicono, “sei emozionata?” . Rispondo “sì sì” in automatico e cerco di ignorare la vera natura del sentimento che provo. Cerco di fare la mamma, ci provo, rassicurando il nano e raccontandogli che la scuola è un bellissimo posto, che si farà un sacco di amici. Che la sua maestra è davvero tanto gentile. Lo rassicuro. Altre telefonate, altre domande.

Ieri sera lavandomi i denti un piccolo strappo nella “idilliaca” favola che ci raccontiamo ha fatto il suo ingresso. L’incazzatura. Mi guardo nello specchio e l’unica cosa che penso è, ma porca vacca quanto cacchio sono invecchiata. Ma chissene frega del nano qui il problema sono io e solo io. Ho un figlio (due per la verità) e per di più va anche in prima elementare. Insomma una donna finita. Na vecchia.

Finisco di lavarmi i denti e cerco di cacciare i pensieri egoriferiti per fare la brava mamma e emozionarmi di felicità perchè mio figlio va in prima elementare domani. “Sii empatica almeno questa volta” penso.

Mattina, doccia, colazione, il nano è emozionato, io un pò anche.

Si veste da solo, decide cosa vuole mettersi senza chiedere consiglio. Lo trovo pronto e con denti lavati in corridoio, io sono ancora in mutande… Usciamo presto perché ovviamente mi sono ridotta all’ultimo e dobbiamo andare a compare quaderni, cartelline, colori e una  lunga serie di cose scritte su una lista che ha passato tutta la settimana attaccata al frigorifero.

Andiamo dal cinese sotto casa.

Merenda e eccoci davanti alla scuola, in anticipo penso io, invece sono già tutti lì. Passano i minuti e il cancello ancora non si apre. Il nano chiacchera con il suo amico e io cazzeggio su instagram, appoggiata al muro e penso: “ma che palle”. Mi riprendo subito sfoderando a tutti i genitori che mi circondano uno dei sorrisi migliori, quello da riunione con l’amministratore delegato. Loro sono sorridenti, elegantissimi, mi giro verso LUI (papà) e lo vedo più annoiato di me, ci capiamo al volo e ridiamo.

Cerimonia di ingresso, divisione per classi, appello, convenevoli, l’emozione se n’è andata a fan…lo 20 minuti fa, voglio solo scappare, ci sono mamme che scattano foto, papà che baciano, un sacco di gente felice che produce rumore e gridolini. Bambini rumorsi. Mi dò un contegno ma dentro sto morendo di pizzichi. Le mamme fanno amicizia, si scambiano i numeri. Io confido nel fatto che ne conosco già 2 quindi anche chissene frega. Finalmente il supplizio volge al termine – penso io – saliamo per le scale e li portiamo in classe, sono in fila per due e questo si mi emoziona perchè devono stare in silenzio.

Entrano in classe, e alcuni genitori mi spintonano per fare il video dell’ingresso, e di questi memorizzo istantaneamente le facce per bucargli le ruote più avanti nel corso dell’anno scolastico. Mi avvicino alla maestra solo per chiedere “possiamo andarcene?” Ma la mia mente elabora in un nanosecondo che sarebbe davvero brutto e quindi mi esce un “l’orario di uscita alle 13.30 giusto?” mi risponde piccata che no, è alle 13.00. Partiamo malissimo. Guardo Nano 1 , non mi cerca, sembra sia sempre stato lì, si è scelto il banco in fondo vicino alla finestra. Praticamente non starà attento mai. Mi avvicino gli chiedo se è tutto ok e mi risponde sì certo! Della serie mamma che ci fai ancora qui. Colgo la palla al balzo e me ne vado.

Finalmente sono fuori, e quella sensazione di essere assolutamente fuori posto e fuori contesto in mezzo a tutti quei genitori partecipi e sentitamente felici mi abbandona. E l’unica cosa che penso è che no, non ce la posso proprio fare a affrontare questa cosa delle elementari… con le altre mamme… interagire…preoccuparmi… io non penso di riuscire proprio a sopportare il contorno.

Ho anche un vago senso di antipatia nei confronti della maestra ma ricaccio il pensiero appena fa capolino. E mi concentro su questa cosa del politicamente corretto, che non se ne può più e vorrei poter essere libera di dire a tutti che al momento sarei felice se l’asteroide del Buondì precipitasse in ordine sparso su (a puro titolo esemplificativo):

Saviano Bastian contrario e le sue spiegazioni

Le perenni inchieste/articoli/analisi per avere donne manager

La bellissima vita glamour .. degli altri

La polemica sulla bellissima vita glamour.. degli altri

Gli eccessivi salutisti, fanatici di yoga che solo ieri erano tossici imbottiti di MDMA in cerca di rave

Le frasi ponderate

Le spiegazioni pro e contro i vaccini

Le polemiche sul tempo, sul sindaco, sul chiacchericcio

E vado avanti a fare la lista per tutto il tempo che mi separa dall’ufficio, e il mio ufficio è lontano lontano lontano.

Parcheggio chiudo la macchina e penso che mi sento proprio così, come lui…

OF COURSE…BUT MAYBE

Nessuno tocchi la Signora Maestra

Nano 1 va alla scuola pubblica sotto casa, come il 99% dei bambini italiani.

C’è da dire che Nano 1 causa ricorrenti malanni è andato a scuola per un totale di 3 mesi su 9. Oggi sono andata a vedere la sua recita. Tema della recita l’Italia.

Oggi che i giornali erano pieni zeppi di, migranti sì migranti no, violenza a Milano, violenza a casa, disoccupazione, gente che “la fa in strada”, degrado, orrore, violenza, ennesimi scandali e Ladri, ladri ovunque, Ladri che sembra non finire più. Ladri che chiunque ormai vorrebbe imbracciare un mitra.

E oggi erano lì con le magliette Verdi Bianche e Rosse (c’è andata la maestra a comprarle) e i tamburelli. Bambini di 3, 4 anni che parlavano di mari e montagne, di bellezze culturali e di vulcani, del Colosseo, bambini che inscenavano un siparietto tra un turista inglese e un romano doc. Bambini che hanno recitato e spiegato i fondamentali della costituzione, che hanno cantato l’importanza dell’appartenenza alla bandiera. L’importanza e il valore della libertà , dell’ordine, dell’onestà. Continua a leggere “Nessuno tocchi la Signora Maestra”

Io sto con la signora HU – e non dovrei neanche precisarlo

LA TEORIA:
Appena nominata ero contenta, anche fosse stata una nomina solo su carta, della presenza di Cecile Kyenge.
Col passare del tempo, e dopo la STRONZATA definitiva di Genitore 1 e Genitore 2, la Kyenge a prescindere da provenienza o nazionalità, per me, è meglio che faccia un altro mestiere. Il ministro per l’integrazione, NO. Non ha ne la diplomazia, ne la dialettica, ne il tatto necessario.



LA PRATICA:
Detto questo, a pochi giorni dall’apertura scuole, il tema dell’istruzione regna imperante nell’agenda setting di ogni notiziaro quotidiano, azione di marketing, spot e cartellonistica italiana.
Così, bombardata da una serie di impulsi sull’argomento, e letteralmente colpita in faccia da vicende semi personali ecco qui la mia riflessione.

Nel mondo, in tutto il mondo, fior fiori di scuole promuovono e incentivano fin dall’asilo l’integrazione culturale. Ci sono genitori che pagano cifre blu per mandare i figli alla tal scuola dove, da tutto il globo, si riversano culture e stili di vita differenti, che sotto il cappello dell’istruzione, convivono, si fondono, si arricchiscono, e perché no si scontrano, in un confronto spesso anche aspro di mondi paralleli.
Così nascono e crescono e si formano le nuove generazioni, cittadini del mondo, aperti o chiusi a ciò che è altro, ciò che è differente, con l’incredibile privilegio di poter conosce e quindi SCEGLIERE.

A scuola oggi, in molte scuole del mondo occidentale, piccoli nani fanno scoperte che a Marco Polo sono costate un viaggio eterno.

E poi, caxxo, e poi succede di sentire lamentele incredibili.
Nel 2013, succede che se nella nuova classe ci sono ben 6, dico 6 stranieri (letti su una lista e quindi dedotti solo dal nome, vai a sapere se è la terza generazione che nasce in Italia) si scatena l’inferno.
Panico tra gli astanti. E come si farà adesso? Nelle altre sezioni sono di meno, e poi (questa è la chicca) nelle altre classi si tratta , che ne so, di FRANCESI…

Quindi ricapitolando:
Nel mondo, a scuola, più ci si mischia, meglio è.
In Italia meglio rimanere separati per paura che ne so, di un imminente contagio.
Inoltre per le mamme italiane esistono due tipi di stranieri: quelli accettabili (diciamo i bianchi) e quelli no (qualsiasi altro colore).

Ma io, io sono come il cinese che aspetta sulla riva del fiume.
Lo so per certo che ANDREA ROSSI, pippa intergalattica, sarà la causa di discordie genitoriali per la sua proverbiale incapacità di far progredire il programma scolastico con una media del 2.
E sarà la signora HU a lamentarsene, perché suo figlio, il primo della classe, tornerà a casa avvilito dall’ignoranza di Mario.

Io aspetto, e nel frattempo aggiungo, mio malgrado, un altro tassello alla voglia di far implodere il mio amato/odiato paese.

This is ITALY my frieds. Porca vacca.