Poveri papà moderni.

Quando arrivano davanti a scuola hanno quell’andatura incerta, irregolare. La si confonde con uno zoppichio dovuto a quel continuo chinarsi verso il basso per sentire i figli che gli parlano, ma sono proprio loro che sono incerti.

A un primo sguardo sembra si muovano con fare sicuro, con movimenti secchi; molti hanno il più piccolo sulle spalle, per fare prima, e il più grande per mano. Ma mentre attraversano da un parciapiede all’altro è facile coglierli in fallo. Hanno quell’attimo di lucidità negli occhi dove il loro neurone “maschio” si chiede cosa diavolo ci facciano lì. Alle prese con grembiuli da infilare merende da controllare.

Poi, come chi cade per terra e si rialza al volo nonostante la culata dicendo “NON MI SONO FATTO NIENTE” per evitare la figuraccia, allo stesso modo rientrano dentro questo nuovo schema che gli è stato imposto dai tempi moderni. E a cui sommessamente si sono dovuti adeguare per non essere bollati come “retrogadi, misogini, maschilisti”.

Ma la mattina, le poche volte che non ho fretta anche io, mi siedo un attimo sul motorino prima di ripartire e li guardo arrivare e, niente si vede proprio che navigano ancora a vista. Questa prima generazione di papà moderni, che proprio non si capacita di quello che sta facendo.

Potrei classificarne almeno 6 tipi ma i miei preferiti sono due: i papà delle femmine, e i papà sportivi.

I primi, i papà delle femmine, hanno quel sorriso rassegnato sul viso, e un amore sconfinato nel cuore, mentre aggiustano la gonna di tulle e fanno la coda di cavallo alla figlia; che vorrei tanto abbracciarli e dire loro: “vai ti prego, vai, lo faccio io, non lo dico a nessuno. Vai a farti una birra alle 8 di mattina parlando di tette e con rutto libero, che non posso guardarti mentre fai tutto questo, mi piange il cuore a pensare alle volte che avresti voluto semplicemente tirare due calci a un pallone o meglio ancora, fregartene del tutto e startene in mutande sul divano”. Mi viene un pò da proteggerli, forse perché il mio, che è un papà di femmine, non c’ha mai capito un cavolo di code da cavallo e gonne e tulle. Ma per sua fortuna ai tempi non era necessario partecipare alla vita dei figli, e in effetti non ricordo grandi accompagni da piccole (neanche di mia madre per la verità, ma questa è un’altra storia).

Gli altri, i papà sportivi, eroi personali dei propri figli, credono di aver trovato la quadra facendo cose con i propri figli e li cogli in fallo ancora più facilmente. Nel preciso instante in cui il nano malefico chiede qualsiasi cosa più complessa di cibo o tecniche sportive. Perché questa cosa del parlare, di farsi delle domande e dare anche delle risposte sensate mentre sali le scale della scuola, magari alla semplice domanda, “papà ma Dio esiste?” – che te la fanno sempre mentre corri da una parte all’altra e spiazza madri e padri di ogni genere- ecco al papà sportivo, questa cosa di dare un senso alla vita per la quale loro stessi il senso non lo hanno mai trovato, lo fa crollare in ginocchio. Lo vedo che si accascia dentro e vorrebbe solo girarsi e cedere le manine che tiene strette – al limite della sopportazione del bambino che passerà la giornata a massaggiarsi – a una qualsiasi delle mamme accanto.

Anche stamattina me ne stavo lì a pensare a quante cose un pò “ridicole” abbia prodotto l’emancipazione femminile e i poveri papà moderni sono una tra queste. Per carità, non che non sia una manna dal cielo tutto questo dividersi i compiti , è solo che a loro poverini, bisogna dirlo, questo ruolo viene proprio una schifezza.

Non mi resta che sperare che i miei di figli (maschi) diventino padri un pò più partecipi del mio, ma anche un pò meno di quelli di adesso, che la coda di cavallo è una cosa che non gli verrà bene mai, nei secoli dei secoli 🙂

No news good news

E io non lo nego, da brava figlia, i miei li ho sempre criticati.
E questo non va bene, e quello che mi hai fatto a 12 anni, e il trauma che mi hai fatto colà e ti rendi conto che tu sei così rigido e invece i genitori di Asia no…e insomma, chi più ne ha più ne metta.

E poi arriva il 2012, io sono madre da poco, c’è la crisi, e quindi le mie vacanze hanno contemplato, dopo ben 14 anni di assenza, un breve periodo prima con la mamma e compagno e amici loro poi con il papà e compagna e amici loro.
Rigorosamente a scrocco.

E intanto qui la prima nota positiva, perché lo sappiamo tutti, in vacanza con i genitori tanto male non si sta. Niente bettole, niente cibo scadente, niente spiagge affollate di turisti. Insomma se il prezzo da pagare è la loro presenza per qualche giorno (pochi giorni eh perché son sempre i tuoi genitori) il premio è garantito.

E insomma me ne sto zitta zitta prima con uno e poi con l’altra e assisto atterrita a scene da anteguerra.
Genitori (compagno/a o amici) isterici perché il figlio non ha prenotato la stanza a Milano a Agosto per il rientro e dovrà aspettare 7 ore in stazione centrale il treno, da solo.
Lui povero maschio alto 1.90 anni 26 che se lo incontri per strada la sera cambi marciapiede.
Mamme in tutti gli stati perché sono 6 ore che la figlia, in vacanza al mare con nonna zia cugini, non chiama per dire che sta bene.
E ancora, 9 telefonate quotidiane per dire che mamma, o papà, hanno fatto 7 bagni mangiato 5 volte fatto pipì 2, comprato un regalo, comprato un secondo regalo.
Continuano, sms, mms, foto, descrizione della spiaggia x, descrizione della baia y.
Commento delle 5 pagine di libro che hanno letto, contro commento.

E io resto sempre più senza parole, io che sono cresciuta con il mito del 18 anni, traguardo essenziale per arrivare a dire, parto in vacanza, vi chiamo quando torno!
Io, che a casa mia se qualcuno dei miei chiama più di 2 volte in una settimana la seconda volta rispondo nel panico dicendo: “che è successo!!!”
Attonita assisto a scene sempre più imbarazzanti.

E immagino questi poveri figli adulti, perché cazzo dopo i 22 anni sei adulto, dall’altra parte della cornetta che alzano gli occhi al cielo alla milionesima telefonata del genitore, loro poveracci in spiaggia che magari sbronzi dalla sera prima che tutto verrebbero fare tranne sentire la voce del genitore che elenca le attività quotidiane.

E invece:

Driiin
Pronto amore di papà dimmi
jshdgfjsgfbmnbcbbdkdkbb (non si capisce che dice)
Ma a che ora amore di papà?
kjdsgfshfjsbfmsdbvmnsbvmnb
E chi viene amore di papà?
jhsdgfjhabnbcdbfkjhdkjbFKDBKBASDBVMNSDBDVMSABFkjafksbfjahvfjlafsjldbfabmnbdjgfkòB
Ah ok.
Beh allora amore direi pantalone bianco, top blu elettrico quello con la schiena scoperta e sandalo basso. Ah amore mi raccomando portati un golf che se rientri all’alba poi fa fresco. Divertiti, poi chiamami quando sei lì così mi dici se ho scelto bene.
…………………………….

Ma che stiamo scherzando???????????
Mi state prendendo in giro????
Lui padre non solo viene chiamato per consiglio sul vestiario (figlia anni 24) ma sa anche cosa cazzo c’è nell’armadio della figlia!!!!!!!!!
No va beh.

E mentre riparto, verso le mie vacanze, lontana dai parenti, in silenzio ringrazio per la rigida educazione, e per avere due genitori che hanno una vita loro, e dopo che ci hanno cresciuto educato e sfamato, c’hanno buttato nella mischia e ci hanno detto: mo nuota, tanto sai come si fa.
Poi se vuoi farti 2 giorni di vacanza (ma solo 2 eh) mi fa piacere.

Poi stamattina l’sms:
“Ciao come va? tutto ok?”
(grazie a dio non c’è l’ombra di “amore di papa’” angelo mio etc etc)
Risposta della sottoscritta:
“Non farti rincoglionire da quei 4 vecchi 60 enni, se qualcosa non andava già lo sapevi.”
Controrisposta:
“No news good news.”

PS per una trattazione semiseria dell’argomento consiglio: ” Mamma mia” di Fabrizio Blini