Rolling Stones – Io NON c’ero

Se chiudete gli occhi e pensate alla vostra adolescenza sono sicura che ci sarà un evento, un viaggio, un weekend, una festa, a cui i vostri genitori non vi hanno mandato.
E sono sicura che quell’evento quel viaggio quel weekend quella festa rappresenta per voi IL momento dove dovevate esserci e invece non c’eravate.
Sono sicura che alle cene di famiglia non mancate di rimarcare quel terribile evento e mancanza e puntualmente ad ogni Amarcord fatto da amici una morsa allo stomaco vi ricorda cosa vi siete persi.

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Mamma che più mamma non si può: la forza di gravità

“Mamma su” insieme a “mamma oooo nooo” sono state la mia litania per tutte le vacanze di pasqua.
Perché diciamocelo, mentre il nano scopre piano piano cosa c’è nel mondo, che può anche indurre un minimo di tenerezza materna, dietro a queste scoperte sono nascoste in realtà tutta una serie di rotture di palle che nessuno ti dice prima.
La mia rottura al momento si chiama LA FORZA DI GRAVITA’.
Che te la insegnano a scuola esattamente cos’è ma che in realtà incuriosisce nano da qualche tempo a questa parte in maniera ossessiva.
Così sono giorni che si avvicina a me con quell’aria da cane bastonato e porgendomi una delle milioni palle che ci sono a casa mi dice: “mamma su”.
E io 1,2,3,4 un milione volte al secondo prendo la palla e la lancio in alto, poi quella torna indietro e lui contento non capisce come sia possibile, e me la riporta, ancora una volta per vedere se questa volta la palla resta SU.

Questo, perché c’è uno strano fenomeno che lui non riesce a spiegarsi e si collega in maniera direttamente proporzionale a “mamma oooo nooo”, ovvero, il lancio della palla oltre qualcosa.
Oltre il muretto al mare.
Oltre la finestra.
Oltre una staccionata.
Oltre una terrazza,
Semplicemente Oltre.
E la palla “oooo nooo” non torna.

Quindi ricapitolando faccio ginnastica, con la palla, lanciando la palla in SU, mi adopero 1,2,3,4, un milione di volte per andare a raccattare la palla oltre. Roba che gli allenamenti di ILARY a me mi fanno in baffo…

Da qui il motivo per cui ne abbiamo una quantità non definita a portata di mano.

E nano, …ci sua, non capisce come mai in un caso la palla torna e in altro caso no.
Ma a me, poco importa di questa scoperta del fenomeno fisico. Mi importa solo che smetta, a un certo punto smetterà credo. E io potrò smettere di ripetere meccanicamente questi gesti mentre cerco di avere una conversazione con un adulto, o mentre faccio pipì, o la doccia, o gioco a Ruzzle.

Inutili sono state le cattive maniere (io parto sempre da quelle) e anche le buone maniere per farlo smettere almeno di fare la versione numero 2 “ooo nooo” ed evitare di andare a raccattare la palla nei fori romani.
Lui mi guarda come per dire, embè? che ho fatto di male…ho lanciato la palla, è lei che non torna.
E sono questi i momenti in cui guardo in cagnesco le mamme GOLD che mi guardano e si stupiscono dicendo  “che carino dice sempre grazie”… e dentro di me penso, “perché era contemplata una rottura di palle – è il caso di dirlo – del genere senza manco un ringraziamento?”

E poi mi fermo e penso che in fondo in fondo siamo ossessionati tutti e due dallo stesso fenomeno:
lui cerca di capirlo, io invece di combattere i suoi effetti su di me. Non fa una piega.

…E la vendetta del nano bagongo

…è che me lo dovevo aspettare.
So’ stata ingenua. Mea Culpa.
Dovevo capirlo da come mi stava trattando da un paio di giorni, che l’avrei pagata.
Che avrei scontato amaramente quest’anno di poca maternalità.
E alla fine senza colpo ferire, me l’ha fatto.
Il dispetto più grande, per ribadirmi: tiè ricordati che qui se voglio comando io e tu le vacanze te le scordi proprio.
C’è riuscito.
Così in data 26 dicembre ha iniziato guardandomi di sottecchi con un vaga febbretta della serie…inizia a farti venire il dubbio se partire e lasciarmi qui, me misero me tapino, al freddo al gelo della campagna senese.
E allora che fai?
Aspetti, lo imbottisci di tachipirina, e aspetti…
27, 28…dovresti partire adesso, hai la macchina carica, gli scarponi nel bagagliaio da 4 giorni, una nuova giacca da sci, ma per sicurezza: “senti…partiamo un giorno dopo”.
E lui è lì che t’ha sentito.
E allora pensa..mmmmm…faccio salire ancora un pò la febbre.
Poi credo che essendo la prima volta che si vendicava, la situazione gli sia sfuggita un tantino di mano.
Ecco, non credo che nel suo piano ci fosse anche la corsa verso il pronto soccorso e il ricovero per 3 giorni.
Ma la sua vendetta è stata attuata. E così, alla fine mi ha costretta a:
piangere disperatamente come la più pappamolla delle madri mentre gli mettevano le flebo
dormire con lui in braccio per tre giorni senza mai smettere di accarezzarlo e consolarlo
intrattenerlo h24 su un letto di ospedale sperando che ci facessero uscire – roba che se non c’era LUI io davo di matto dopo 10 ore

E la vacanza è volata così.
Avrei voluto raccontarvi di grandi sciate, di un capodanno scoppiettante e fuochi d’artificio.
Avrei voluto dirvi di grandi mangiate, e meravigliose saune.
Avrei voluto litigare con i crucchi in fila alle seggiovie, e con i romani d’assalto nei rifugi.
Avrei voluto sentire le dita dei piedi ghiacciate e ripromettermi ancora una volta che devo, devo arrendermi all’evidenza che i miei scarponi hanno fatto il loro corso.
Avrei voluto dormire alle 5 di pomeriggio e svegliarmi alle 7 di mattina per arrivare all’apertura degli impianti.
Avrei voluto far colazione due volte, la mattina presto e poi a metà mattinata, pensando che tanto la prima l’avevo già bruciata.
Avrei voluto sentirmi a casa e rimpiangere per la milionesima volta il giorno in cui ho scelto di non vivere in montagna.
Avrei voluto ridere fino alla morte vedendo qualcuno che scivola sul ghiaccio e lasciare che LUI in automatico mi portasse gli sci.

Avrei voluto ma ha vinto lui.
Il nano bagongo.
E ieri per ripicca, ho messo via la valigia con la roba da sci…senza disfarla.
E l’ho guardo pensando: vendetta…tremenda vendetta 😉

Nonna Manni – L’eccezione che conferma la "mia" regola

Se ben vi ricordate ho più volte dichiarato il mio fanatismo per lo shopping on- line.

Ne ho parlato qui.
Ci sono cose però che fanno uscire anche me di casa per comprare qualcosa.
Nonna Manni, è stata una di queste eccezioni.

L’antefatto:

A Maaaa, e basta co’ sti vestiti da sfigata…
Ma amore sei bellissima!
Mamma, ho 10 anni per gamba è aprile e me ne vado in giro con un cacchio di vestito a punto smock in fresco lana (fresco un par di palle) e per di più è a scacchi!!! 

Sono passati più di 15 anni e ancora oggi, a ogni discussione che si rispetti io chiudo sempre con:
“Mamma lascia stare m’hai mandato in giro vestita come una sfigata fino a 15 anni, con quelli colli che me parevo Heidi”.
Mia madre porterà questa colpa nella tomba e anche a 50 anni le rinfaccerò l’orribile esperienza che mi ha fatto fare per anni.
Sì lo confesso io ero (in effetti non so se ne sono uscita forse no) lo stereotipo perfetto della sfigata.
Capelli ricci, pettinati con foga ogni mattina finché non diventavano completamente elettrici, roba che Sally Spectra mi faceva un baffo.
Vestiti…ma che ve lo dico a fare…
E poi tutto il contorno che comprendeva ovviamente :
tutti fanno questo – io no.
Tutte vanno lì – io no. (Il cinema eh…mica un rave)
Insomma fate mente locale, trovate la faccia della pora sfigata delle medie e avrete un quadro esatto della situazione.

Tra le varie torture ignobili a cui ero sottoposta – no, non sto parlando dei libri sotto alle braccia per imparare a mangiare composta (lo so sembra una fiction brasiliana ma me so beccatata anche quelli) –
una era la cosa più odiosa di tutte.
Mia madre pronunciava la seguente frase: Ti sta tutto piccolo, andiamo a comprare qualcosa.
E io tremavo, mi veniva il conato di vomito e volevo morire.
Lo shopping Romano (sto parlando di fine anni 80 inizio 90) avevo poche alternative.
C’era la Rinascente, Benetton, alcune cosette sparse, quei 2/3 negozi bon ton francesi…e poi c’erano…

Le De Mattei

A vederla oggi, in realtà le due donne avevano messo su un business incredibile anticipando di anni le tendenze.
Nella pratica però, ogni bambino e bambina, che entrava nel loro appartamento al 1° piano…voleva morì.
Di fatto, in particolari periodo dell’anno (credo) il salotto di casa si trasformava in showroom dove a destra e sinistra erano appesi vestiti di campionario di ogni tipo.
Lo scopo era: scegli il modello che ti piace e loro te lo rifacevano della tua taglia e con la stoffa che preferivi.
La questione non era l’idea…ma i modelli.
Gonne di velluto verde o bordeaux a petalo – che ogni volta che ti sedevi stavi in mutande, anzi in collant calato – a vista.
Gonne a pieghe, punto smock come se piovesse e il pezzo preferito di mia madre vestiti e camice con colli che sembravano bavaglini da quanto erano larghi.
Un capitolo a parte meriterebbero le maniche a sbuffo…ahhh quelle sì che erano il massimo.
Praticamente per ottenere quell’effetto la parte sotto l’ascella era talmente stretta e con l’elastico sega  pelle, che dopo 10 minuti, non solo puzzavi come un elefante in piena stagione secca, ma rimanevi sfregiato per mesi.
Le fantasie delle stoffe poi, roba da rabbrividire, partivano da un classico disegno a quadri sui toni del rosso, per arrivare a un azzurrro spento e salmone con fantasia che richiamava le tende e i broccati de casa.
Il momento topico era il giro per l’appartamento (gremito di mamme isteriche e figli disperati) in mutande perché la sarta doveva prendere le misure…che finche eri entro gli 8 anni…pure pure…ma poi, la gogna sociale era dietro la porta.

E insomma, sottoposta a questa tortura per anni, ho giurato a me stessa che mai avrei fatto questo ai miei figli, che sarebbero sempre stati vestiti con abiti già pronti, di brand noti, mai da provare ( a costo di sbagliare taglia)  e soprattutto casual…

Il tempo passa i figli arrivano, e il principio è rimasto invariato.
Ma senza dir niente a mai madre ieri sono andata da Nonna Manni.
E mi son sentita in colpa per tutto il tempo.
Ma la differenza in questo caso è notevole.
Il principio è lo stesso, vestiti di campionario per maschi e femmine da provare e eventualemente da far rifare come vuoi tu.
Punti a favore:
Le taglie sono da 0 a 6 anni. e Così ho scongiurato l’effetto ti vesto come se avessi 4 anni ma ne hai 11
I tagli e le stoffe adeguate ai tempi correnti.
I prezzi sono assolutamente competitivi rispetto anche ai vestiti di massa (massimo 50 euro).
Camilla e Ilaria sono molto molto molto moderne
E il nano non ha ben capito dove l’avevo portato.

Nonna Manni sarà attiva per un mese e per tutte le info cercatele sul loro gruppo facebook qui.
E qui sotto alcune delle cose che ho visto ieri.
Ma vi prego, non ditelo a mia madre.