Voce del verbo giudicare

Ci sono cose che ho capito molto presto nella vita. Una di queste, sicuramente, che non avrei potuto fare la modella di costumi da bagno per Sports Illustrated. Con mio sommo disappunto. Ma le tette aimè, non sono mai cresciute. Come se poi fosse stato solo quello il motivo principale della mia presa di coscienza.

Un’altra, invece, più semplice è stata la completa incapacità di gestire il giudizio altri.
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Il mondo rallenta? Noi purtroppo no.

Chiudete gli occhi per un attimo, accendete la musica e disegnate una nuvola. Riempitela di parole, sì una cloud. Le parole di tutti i giorni. Le parole di quello che leggete, le parole che sentite, di quello che fate e dovete fare. Cosa vedete?

Io da un po’ di tempo a questa parte cerco di farlo con tutto quello che non riguarda ME e vedo una cosa che non ho ancora ben capito se è reale o no.

Un passo indietro nei miei pensieri; il mondo occidentale sta implodendo su stesso. Fa acqua da tutti i lati, non ci sono dubbi o interpretazioni. Il capitalismo non funziona, in un continuo susseguirsi di consumi che alla fine “non crescono come si pensava”, di bolle speculative che poi puntualmente esplodono in mille pezzi, cercando di salvare il salvabile, tra un oscillazione e l’altra ecco la nuova tendenza.

Si rallenta.Continua a leggere…

E la telefonata del venerdì mattina

E niente c’ho l’amica in carriera.
Tutti la vonno, tutti la cercano.
Così so mesi che seguo, manco fosse la nuova serie di Sex and the City, i mirabolanti spostamenti, appuntamenti, contrattazioni della mia amica X.
La amo, perché senza di lei, non saprei la metà della metà dei gossip ” lavorativi” che tanto ci piacciono a noi donne.
E anche questa mattina…ta dà!!!!!!
Colpo di scena, squilla il telefono, mentre lei è già in macchina, io come sempre sono a casa, in ritardo, in pigiama…e magari lei ha già risposto a 15 mail, chiamato 16 persone e c’ha anche il tacco 12.
Dicevo anche questa mattina, telefonata e, vramm colpo di scena.
Tutti la vonno tutti la cercano.
Ridiamo a crepapelle, perche lo sappiamo sia io che lei, che se lo merita, che è una brava, di quelle che so capaci davvero. E ricordiamo la regola numero 1: “qualità della vita”.
Poi attacco, mi guardo intorno e non posso fare a meno di chiedermi quello che tutte le donne italiane si chiedono tutti i giorni.
Ma senti, anche io ci tenevo così tanto al lavoro, a me piaceva un sacco andare in ufficio, mi piaceva da morire.
Mi piaceva il mio lavoro. Anche io saltavo, come una pazza da un posto all’altro, con la voglia di fare. Non su tacco 12 perché non sono mai stata capace, ma cazzo… mi divertivo come una pazza.
E quindi questa mattina, ancora una volta, come milioni di altre donne italiane, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto un tempo amassi il mio lavoro, che era diverso da quello che faccio adesso.
Adesso regalata al minimo del minimo, io donna, io scema, io prima di tutto agli occhi del datore di lavoro mamma.

E a X invece , la mamma, gliela faranno mai fare?
Lei che è brava e buona e bella, lei che tutti la vonno e tutti la cercano, poi, un giorno, dovrà scegliere come quasi tutte? O sarà tra quelle “mito” che ce la fanno e fanno tutte e due le cose?

Io intanto, adesso la mattina, mentre X corre sui suoi tacchi, reagisco in automatico a un ditino che punta le figure, e rispondo…in due lingue però eh.

D.I.Y. che?

Ecco, io non sono una mamma/donna con tutte le caratteristiche che ne conseguono
(e so di non essere sola).
Partendo dal fatto che non so cucinare, seguono a cascata tutto quello che potete immaginare.
Niente pacchetti regalo. I miei sono storti, e brutti.
Niente maglia, niente lavoro manuale.
Non ho mai fatto un corso di ceramica, non sono capace di attaccare un bottone, non so stirare.

Ecco e quindi fino a poco tempo fa ci sguazzavo benissimo in tutta questa carenza.
Non lo so fare, ne faccio a meno.
E invece adesso che sono mamma/rincoglionita che lavora, un pò mi secca.
Ma mica per altro, perché vedo delle cose super mega fiche che vorrei avere e poi scopro che in realtà vanno fatte.
Cioè quando fuori fa freddo a e piove dovrei stare a casa a fare.

Così da un pò…da parecchio a dir la verità, me ne vado in giro per la rete a leggere e sbavare (manco fossero un piatto di pici al ragù) sulle foto delle mamme/donne DIY.

E che è?
E che volete che sia, è il vecchio modo per dire: quelle che le cose se le fanno da sole. (in inglese)
Fa più fico, è na sigla, ma sempre quello è.
Solo che ho trovato un mondo di roba.

Per esempio: su cutetape trovate nastri nastrine timbri carte di ogni genere.
Roba che se spendete meno di 100 euro siete degli eroi.

E io molti di più ne spesi…ma poi, io, negata anche solo a tenere in mano la penna per prendere appunti (che infatti ormai gli appunti li prendo con il mac visto che da anni non leggo più la mia grafia).
Dicevo…io con tutta questa roba che cacchio ci faccio?
Niente, perché non so come usarla, perché non ho il libretto di istruzioni.
Per non parlare di alittlemarket qui  per prendere i vari pezzi che vi servono per il D.I.Y

E mi direte voi….seee e chi ce l’ha tutto sto tempo?
E poi che ne so quanta roba devo comprare e come si fa?

Ecco per le negate come me c’hanno pensato due geni tedeschi (come ti sbagli).

http://www.supercraftlab.com/

Voi vi iscrivete, loro vi mandano a casa una scatola per fare del fai date con tanto di istruzioni.
Ma non vi nego che la mia nuova passione è: Mega Mega Bite.
Pollaz è un genio e il blog paninaro è l’ultima delle sue trovate.

E come sempre per chi non soffrisse la crisi…
Qui sotto le ultime cose che ho aggiunto alla wish list.

 

 

 

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