Welcome Back

Le vedete tutte quelli righine sulla foto?
Tutto molto mosso e sfuocato?
E’ esattamente quello che vedono i miei occhi da stamattina.
Ore 7 sveglia dopo (poco) sonno.
Prendi la macchina (ammaccata da uno stronzo) corri a comprare pannolini omogeneizzati dall’altra parte della città. Praticamente ho aperto il negozio insieme al proprietario.
Tappa 2. Paura e delirio al supermercato, ma solo perché ieri 4 occhi supplicavano cibo civile alle 9 di sera. Io l’avrei sfangata con scatolette di tonno fino al we.
Carica tutto, parcheggia in terza fila e compra tachipirina.
Scarica tutto, sali a casa mettiti camicia e scarpe NON da ginnastica.
Pettinati. Pettinati. Ok non fa niente. Legati i capelli.

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Sull’orlo del baratro: quando attacchi a riordinare la, di lui, cassetta degli attrezzi

Sì, l’ho appena fatto, sono in un completo stato di trance per quello che è appena successo, più o meno come se mi fossi fumata 3 canne di prima mattina.

E’ che a un certo punto, alla fine dell’ottavo mese di gravidanza, ti rendi conto che andare in ufficio inizia a essere complicato, e tralasciando il fatto che è proprio la legge che te lo vieta, ti convinci che sì rimanere a casa è la soluzione migliore.
In fondo ti senti stanca, guidare di corsa e trovare parcheggio sempre più difficile (anche perché o lo trovi a spina, o la metti in doppia fila davanti ai cassonetti, oppure rinunci perché girarsi per fare manovra non è più possibile).
E allora via, da lunedì a casa.
La prima settimana se ne va così, con un ricovero di 7 giorni del nano all’ospedale e allora oltre a riempirti di rughe e perdere i capelli, non hai neanche il tempo di respirare e di pensare.

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Resoconto : capitolo secondo

Per chi si fosse perso il primo capitolo cliccate qui.


Dunque che dire, oggi lunedì 2 settembre dichiaro ufficialmente morta e chiusa la stagione vacanze e, per quanto mi riguarda, è la fine anche della vita sociale (nella più estrema delle accezioni vale a dire alcol droga e ore piccole) per almeno i prossimi 5 mesi. AZZZZZ
Partirei col dire che se non avete ancora avuto il vostro incontro ravvicinato del terzo tipo con la bilancia…non fatelo. Digiunate per almeno 72 ore e poi se proprio dovete, date una rapida sbirciata a quelle maledette cifre.
Come potete dedurre, il mio di incontro, questa mattina, non è andato proprio benissimo.
A momenti svengo e se non fosse stato per una lista infinita di cose da fare entro le 9.30 credo mi sarei di nuovo buttata a letto (a pancia in su purtroppo ormai) singhiozzando disperatamente con il cuscino sulla faccia.
E’ evidente che la mia temporanea condizione di balenottera mi rende sensibile a taluni argomenti, ma che ci volete fare, è l’età.
Ecco, ecco cosa mancava nel resoconto capitolo primo.

Nano e io infatti abbiamo compiuto gli anni.
Nano a inizio agosto io a metà.
Nano ne ha fatti DUI come dice lui

Io invece come ogni anno da molti anni a questa parte 18.
La faccenda questa volta si è fatta parecchio più complicata purtroppo.
Solitamente infatti aiutata da una data nefasta (ringrazierò tutta la vita però per questo) la mia meravigliosa ricorenza passa inosservata ai più, e chi malauguratamente invece se ne ricorda, non ha grandi possibilità di interloquire con la sottoscritta che guarda caso si trova sempre in posti senza copertura rete.
Ecco, quest’anno invece il telefono prendeva, prendeva benissimo, e ogni bip era come una pugnalata alle spalle, a ricordarmi un altro anno passato.
Io, chi festeggia il compleanno, non lo capisco, o meglio, lo rispetto, ma mi sfugge il motivo del festeggiamento.
E’ perché siete sopravvissuti un altro anno?
E’ una scusa come un’altra per alcolizzarvi? (questa è validissima)
O è puro narcisismo?

Perché se ci riflettete bene, il compleanno altro non indica fuorché un altro anno che è passato, altro tempo in meno, una ruga in più, un’occasione mancata da aggiungere, altri giorni, ore che così sfumano.
Sì lo so è deprimente, ma cercate di capire, oggi come molti di voi sono seduta in ufficio, dopo giorni di sole e mare e assenza di nani.

Ed è stata quell’assenza a ricordarmi quant’è meravigliosamente bello non averli tra le scatole, pensare solo a se stessi. Mangiare salati e sporchi alle 10 di sera senza passare da casa. Dormire a qualsiasi ora della notte, ma soprattutto del giorno. Mangiare senza dover dividere niente, senza nessuno che dice: ” io io io io”.
Perché diciamocelo, i bambini, anche i propri, sono una gran rottura di palle, soprattutto in vacanza.
E va bene l’amore, va bene che li hai messi al mondo tu, e li amerai sempre. Ma senza, soprattutto in vacanza…si sta na meraviglia.

Per la cronaca ecco un pò di indirizzi da segnarvi per la Turchia:

ISTANBUL –
Ristorante MIKLA 
Foto ricordo – Giycek 

CAPPADOCIA
Ziggy cafè

Libro dell’estate letto: Middlesex di Jeffrey Eugenides

E la telefonata del venerdì mattina

E niente c’ho l’amica in carriera.
Tutti la vonno, tutti la cercano.
Così so mesi che seguo, manco fosse la nuova serie di Sex and the City, i mirabolanti spostamenti, appuntamenti, contrattazioni della mia amica X.
La amo, perché senza di lei, non saprei la metà della metà dei gossip ” lavorativi” che tanto ci piacciono a noi donne.
E anche questa mattina…ta dà!!!!!!
Colpo di scena, squilla il telefono, mentre lei è già in macchina, io come sempre sono a casa, in ritardo, in pigiama…e magari lei ha già risposto a 15 mail, chiamato 16 persone e c’ha anche il tacco 12.
Dicevo anche questa mattina, telefonata e, vramm colpo di scena.
Tutti la vonno tutti la cercano.
Ridiamo a crepapelle, perche lo sappiamo sia io che lei, che se lo merita, che è una brava, di quelle che so capaci davvero. E ricordiamo la regola numero 1: “qualità della vita”.
Poi attacco, mi guardo intorno e non posso fare a meno di chiedermi quello che tutte le donne italiane si chiedono tutti i giorni.
Ma senti, anche io ci tenevo così tanto al lavoro, a me piaceva un sacco andare in ufficio, mi piaceva da morire.
Mi piaceva il mio lavoro. Anche io saltavo, come una pazza da un posto all’altro, con la voglia di fare. Non su tacco 12 perché non sono mai stata capace, ma cazzo… mi divertivo come una pazza.
E quindi questa mattina, ancora una volta, come milioni di altre donne italiane, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto un tempo amassi il mio lavoro, che era diverso da quello che faccio adesso.
Adesso regalata al minimo del minimo, io donna, io scema, io prima di tutto agli occhi del datore di lavoro mamma.

E a X invece , la mamma, gliela faranno mai fare?
Lei che è brava e buona e bella, lei che tutti la vonno e tutti la cercano, poi, un giorno, dovrà scegliere come quasi tutte? O sarà tra quelle “mito” che ce la fanno e fanno tutte e due le cose?

Io intanto, adesso la mattina, mentre X corre sui suoi tacchi, reagisco in automatico a un ditino che punta le figure, e rispondo…in due lingue però eh.

è l’idea che mi manca

Son qui che navigo da giorni su siti, blog, giornali on line.
E penso. Che manca?
Cosa può funzionare?
Perché no, non ho intenzione di marcire in questo ufficio ammuffito.
E leggo stupìta, storie di case history riuscite, e penso:
ma per ognuno di questi brillanti progetti riusciti, quanti ce ne sono che hanno visto svanire il loro sogno?
Quanti non sono riusciti a trovare l’idea?
Quanti come me leggono, si informano, si sforzano e quell’idea lì proprio non gli viene.
La svolta, e il meno conosciuto svoltare, è un dono di pochi.
Ma mi chiedo, è davvero davvero dato a chi lo merita?
E io me lo merito?
No, in effetti io no.
Così, come me, ce ne sono tanti.
Senza “la passione della vita”, senza un “sapevo fin da piccola che avrei dovuto fare la paleontologa”.
E allora che male c’è?
Direte voi, ma senza impegno, senza costanza, e aggiungo io senza talento, che diavolo ti vuoi inventare?
Non lo so, ditemelo voi.
A voi che servirebbe?
Perché io sono bravissima a trovare soluzioni. Creatività italiana, chiamiamola così.
Ma le soluzioni, di qualsiasi genere, meglio se organizzative sono il mio pane quotidiano.

Si accettano suggerimenti, problematiche da risolvere.

the week after

Perchè non ci crederete ma dopo 10 giorni ho un attimo di pace.
Prima di uscire per un appuntamento di lavoro, il primo, dopo questo delirio.
E sì sono nervosa come fosse il primo appuntamento.
Sono consapevole di avere una scarsissima capacità di concentrazione al momento.
Ma inizio a prendere la mano con la faccenda della mamma, e inizia quasi a farmi piacere passare del tempo con lui.
Che finalmente piange un pochino di meno.
Ho sonno anche se ho dormito;
Sono vestita truccata e in attesa che si facciano le 11;
E mi rendo conto che avrei voluto scrivere più post, più parole.
Quando l’altro giorno sono uscita per una passeggiata con passeggino bucato, ebbene sì ho bucato, e a via baccina mi sono resa conto di due colonne corinzie che fanno da quinta alla strada;
Mi sono sorpresa a ricordare nozioni di arte classica dal cassetto della scuola.
Mi sono sorpresa a ricordare cose che non pensavo di ricordare.

Il tempo sta volando, tra poco dovrò ricominciare con l’ufficio e no, non mi va.
Non mi va di affrontare tutti i giorni un lavoro noioso e mediocre
Non mi va di vedere facce di cui non apprezzo niente.
Mi manca l’ambiente di prima, mi manca l’incompetenza la disorganizzazione, le incazzature.
Mi manca lavorare con gli amici.

Perché in fondo in fondo, è vero che il lavoro è lavoro, ma così the week after sono ancora viva.
E’ vivo anche lui, che era ancora più in dubbio e siamo pronti all’evento più frizzante dell’anno.

Non ve lo avevo detto?
BATTESIMO in grande stile.
Con parenti serpenti ex mariti mogli nuove moglio terzi matrimoni doppi figli.
Insomma un’esplosione di simpatia!

Vi aggiorno lunedì.

Quasi al verde

Inutile prendersi in giro.
La crisi c’è…che poi quando questi commenti li leggi li senti e alla fine tutte le mattine ti alzi e vai a lavoro…beh non è che la senti poi tanto sta crisi.

E no non mi posso lamentare.
Io è quasi 10 anni che lavoro e sì è quasi 10 anni che il mio stipendio, sempre in proporzione all’età…è un signor stipendio.
No non mi posso lamentare e sì…con il salire delle possibilità ho fatto salire le spese, e perchè no mi son sempre detta. E ho fatto bene.
E adesso forse da domani ci sarà uno stipendio in meno- non il mio-, e il mio, precaria un pò per scelta e un pò per necessità, il mio di stipendio è lì che traballa.
Come la mia pancia che ormai è così grande da sballonzolare da un parte all’altra.
E oggi in attesa del verdetto di domani faccio i conti e penso…ma sì…sì può fare.
Tornare indietro è un modo per andare avanti.
E poi finchè c’è lui, finchè ho lui è solo una nuova avventura.
E’ un modo per scuotersi in un paese che ti atrofizza il cervello.
E’ una bella doccia fredda che ti obbliga a tirar fuori tutte le tue risorse.
E poi c’è un nano in arrivo che sopravviverà benissimo anche senza tutine costose, senza un milione di ciucci, senza 12 copertine diverse.
Così stilo la lista delle cose a cui rinunciare nell’immediato e una lista delle cose da fare per il futuro.
Rinuncia numero 1…vacanze:) ehm in affetti non erano proprio preventivate visto il nano in arrivo.
ok ok rinuncia numero 2 shopping? …ok sono mesi che non lo faccio non sapendo proprio che taglia prendere…
La 3 la rinuncia numero 3 è quella buona. Niente sprechi.
Ok mi pare un buon inizio.
Chissà se da domani dovrò anche andare al mercato rionale…

Esattamente da 3

La mia vita è arrivata a 3.
E quel tre come le tre bottiglie vuote del mio sfondo vuol dire tutto.
Tre vite. Tre le relazioni. Tre i lavori .Tre i blog aperti. 
Trent’anni.
E forse è proprio sul tre dei trent’anni che è successo qualcosa.
Che ho capito che non si può sempre ricominciare da capo, come un colpo di spugna.
Per reinventarsi ancora una volta.
Perché in fondo a questo punto è in quel tre che tutto si somma, che tutto si collega che i pezzi buoni e quelli cattivi di uno e due, che fino alla fine di tre non avevano alcun link, convergono.
Direte voi.
Beh allora forse è il caso di dire che ricominci da 4!
No perché sarebbe nuovo, invece io di tre salvo tutto ci appiccico anche uno e due e così è dalla fine di tre che voglio ricominciare.
 E alla fine di tre direte voi chi c’è?
Beh dunque c’è una quasi 31 enne, quasi mamma per la prima volta, quasi al verde anche qui per la prima volta.
Ho pensato che questa nuova/vecchia me necessitatasse quindi di un nuovo blog, per accogliere tutto queste novità.
Ah tanto per chiarire subito il fidanzato numero tre c’è sempre sta per diventare papà ovviamente…lui per la terza volta in effetti. E anche lui sarà al verde. 
Da domani però.