Ho trovato una cosa a Palermo

Una fuga di poche ore, per stare un pò da soli.

Una fuga al sud, perché il sud del mondo al nord “gli sega le orecchie” e questo in Italia vale anche di più. E’ al sud che si va quando vuoi rallentare, passeggiare, mangiare, respirare. E’ al sud che vai se vuoi sorridere, quando vuoi VIVERE. E allora Sud, Palermo 48 ore.

Turisti a caso, con la pancia piena di cibo e una bottiglia di vito di troppo nelle vene; gli occhi verso l’alto a guardare un concentrato di storia, di bellezza, di degrado, di rinascita, del tempo che fu, del tempo che rinasce, della gente che cammina dritta, che guarda avanti e ti fissa negli occhi quando ti parla, di gente che si ricorda il tuo nome quando glielo dici.

Turisti a caso. E compriamo un coniglio pasquale di marzapane da un piccolo scout: “Agesci Palermo 14 ” mi dice e arrossiche quando deve parlarci. Il piccolo scout è vestito con una divisa in finto fresco lana verde, che solo a guardarla mi viene da grattarlo tutto e strappargliela di dosso, per liberarlo da quel prurito, ma lui sorride imbarazzato mentre aspetta di essere pagato. Sembra uscito da un film di Tim Burton il nostro scout, volevo portarmelo a casa e dirgli di non cambiare mai mai mai.

Turisti a caso intorno alla fontana della Vergogna, e a passeggio per la Vucciria di notte, con i palazzi “bombardati” e vuoti, e il vociare di gente che vive, e sorride e ti sorride, perché la vita è bella.

Turisti a caso mentre ascoltiamo il discorso di Leoluca Orlando per i Laureandi 2018, davanti a tutta la città.

Turisti a caso a prendere il sole sdraiati per terra sul selciato del lungomare, a sbriciare tra i palazzi rifatti della Kalza e in cerca di cibo e vino, tra una risata e l’altra.

Turisti a caso, a passeggio di notte, con la città illuminata a giorno, e i palazzi che risplendono, e un misto di gente e razze e cibo e odori, che nel giro di 10 metri ti confondi e pensi all’Egitto, alla Spagna, al Centrafica e ti sembra come di essere al centro del Mondo.

Turisti a caso la domenica delle Palme dentro la basilica di Monreale mentre fuori piove o a passeggio sulla spiaggia di Mondello vuota e fredda.

Turisti A CASO; perché a Palermo, “programmare” è da imbecilli. Una Palermo che rinasce, mi racconta uno che l’ha vista crollare e ora la vede ripartire, una Palermo che non deve dire grazie a nessuno per il miracolo a cui sta assistendo, ma solo a sé stessa.

Così mentre ascolto un orribile concerto di musica Indie in uno strepitoso bar nascosto della città, infilato in un vicolo buio, con delle poltrone anni 50 buttate per strada che fanno da intralcio alla via, ci mettiamo a chiaccherare con sconosciuti che mi guardano negli occhi, non hanno telefoni in mano e ascoltano quello che dico.

Ho trovato una cosa dentro l’aria di Palermo, ho trovato l’aria che sa di PACE: in pace con quello che è stato, con quello che sarà, pace tra chi vive male e chi invece ci vive bene a Palermo. E hanno trovato un punto di incontro i due mondi a Palermo, tra chi ha e chi non ha niente.

C’è Pace tra i sapori dei piatti che pur venendo da nazioni diverse non fanno a cazzotti, pace tra i mendicanti di colori e lingue diverse, pace tra marito Afro Americano tasferito da NY e moglie Palermitana che non sono una coppia “cool” sono una coppia punto e basta.

Palermo mi ha sorpreso, e non me lo aspettavo, a Palermo, ho visto il mondo del Futuro.

Io sto con la signora HU – e non dovrei neanche precisarlo

LA TEORIA:
Appena nominata ero contenta, anche fosse stata una nomina solo su carta, della presenza di Cecile Kyenge.
Col passare del tempo, e dopo la STRONZATA definitiva di Genitore 1 e Genitore 2, la Kyenge a prescindere da provenienza o nazionalità, per me, è meglio che faccia un altro mestiere. Il ministro per l’integrazione, NO. Non ha ne la diplomazia, ne la dialettica, ne il tatto necessario.



LA PRATICA:
Detto questo, a pochi giorni dall’apertura scuole, il tema dell’istruzione regna imperante nell’agenda setting di ogni notiziaro quotidiano, azione di marketing, spot e cartellonistica italiana.
Così, bombardata da una serie di impulsi sull’argomento, e letteralmente colpita in faccia da vicende semi personali ecco qui la mia riflessione.

Nel mondo, in tutto il mondo, fior fiori di scuole promuovono e incentivano fin dall’asilo l’integrazione culturale. Ci sono genitori che pagano cifre blu per mandare i figli alla tal scuola dove, da tutto il globo, si riversano culture e stili di vita differenti, che sotto il cappello dell’istruzione, convivono, si fondono, si arricchiscono, e perché no si scontrano, in un confronto spesso anche aspro di mondi paralleli.
Così nascono e crescono e si formano le nuove generazioni, cittadini del mondo, aperti o chiusi a ciò che è altro, ciò che è differente, con l’incredibile privilegio di poter conosce e quindi SCEGLIERE.

A scuola oggi, in molte scuole del mondo occidentale, piccoli nani fanno scoperte che a Marco Polo sono costate un viaggio eterno.

E poi, caxxo, e poi succede di sentire lamentele incredibili.
Nel 2013, succede che se nella nuova classe ci sono ben 6, dico 6 stranieri (letti su una lista e quindi dedotti solo dal nome, vai a sapere se è la terza generazione che nasce in Italia) si scatena l’inferno.
Panico tra gli astanti. E come si farà adesso? Nelle altre sezioni sono di meno, e poi (questa è la chicca) nelle altre classi si tratta , che ne so, di FRANCESI…

Quindi ricapitolando:
Nel mondo, a scuola, più ci si mischia, meglio è.
In Italia meglio rimanere separati per paura che ne so, di un imminente contagio.
Inoltre per le mamme italiane esistono due tipi di stranieri: quelli accettabili (diciamo i bianchi) e quelli no (qualsiasi altro colore).

Ma io, io sono come il cinese che aspetta sulla riva del fiume.
Lo so per certo che ANDREA ROSSI, pippa intergalattica, sarà la causa di discordie genitoriali per la sua proverbiale incapacità di far progredire il programma scolastico con una media del 2.
E sarà la signora HU a lamentarsene, perché suo figlio, il primo della classe, tornerà a casa avvilito dall’ignoranza di Mario.

Io aspetto, e nel frattempo aggiungo, mio malgrado, un altro tassello alla voglia di far implodere il mio amato/odiato paese.

This is ITALY my frieds. Porca vacca.