Ho trovato una cosa a Palermo

Una fuga di poche ore, per stare un pò da soli.

Una fuga al sud, perché il sud del mondo al nord “gli sega le orecchie” e questo in Italia vale anche di più. E’ al sud che si va quando vuoi rallentare, passeggiare, mangiare, respirare. E’ al sud che vai se vuoi sorridere, quando vuoi VIVERE. E allora Sud, Palermo 48 ore.

Turisti a caso, con la pancia piena di cibo e una bottiglia di vito di troppo nelle vene; gli occhi verso l’alto a guardare un concentrato di storia, di bellezza, di degrado, di rinascita, del tempo che fu, del tempo che rinasce, della gente che cammina dritta, che guarda avanti e ti fissa negli occhi quando ti parla, di gente che si ricorda il tuo nome quando glielo dici. Continua a leggere “Ho trovato una cosa a Palermo”

Io sto con la signora HU – e non dovrei neanche precisarlo

LA TEORIA:
Appena nominata ero contenta, anche fosse stata una nomina solo su carta, della presenza di Cecile Kyenge.
Col passare del tempo, e dopo la STRONZATA definitiva di Genitore 1 e Genitore 2, la Kyenge a prescindere da provenienza o nazionalità, per me, è meglio che faccia un altro mestiere. Il ministro per l’integrazione, NO. Non ha ne la diplomazia, ne la dialettica, ne il tatto necessario.



LA PRATICA:
Detto questo, a pochi giorni dall’apertura scuole, il tema dell’istruzione regna imperante nell’agenda setting di ogni notiziaro quotidiano, azione di marketing, spot e cartellonistica italiana.
Così, bombardata da una serie di impulsi sull’argomento, e letteralmente colpita in faccia da vicende semi personali ecco qui la mia riflessione.

Nel mondo, in tutto il mondo, fior fiori di scuole promuovono e incentivano fin dall’asilo l’integrazione culturale. Ci sono genitori che pagano cifre blu per mandare i figli alla tal scuola dove, da tutto il globo, si riversano culture e stili di vita differenti, che sotto il cappello dell’istruzione, convivono, si fondono, si arricchiscono, e perché no si scontrano, in un confronto spesso anche aspro di mondi paralleli.
Così nascono e crescono e si formano le nuove generazioni, cittadini del mondo, aperti o chiusi a ciò che è altro, ciò che è differente, con l’incredibile privilegio di poter conosce e quindi SCEGLIERE.

A scuola oggi, in molte scuole del mondo occidentale, piccoli nani fanno scoperte che a Marco Polo sono costate un viaggio eterno.

E poi, caxxo, e poi succede di sentire lamentele incredibili.
Nel 2013, succede che se nella nuova classe ci sono ben 6, dico 6 stranieri (letti su una lista e quindi dedotti solo dal nome, vai a sapere se è la terza generazione che nasce in Italia) si scatena l’inferno.
Panico tra gli astanti. E come si farà adesso? Nelle altre sezioni sono di meno, e poi (questa è la chicca) nelle altre classi si tratta , che ne so, di FRANCESI…

Quindi ricapitolando:
Nel mondo, a scuola, più ci si mischia, meglio è.
In Italia meglio rimanere separati per paura che ne so, di un imminente contagio.
Inoltre per le mamme italiane esistono due tipi di stranieri: quelli accettabili (diciamo i bianchi) e quelli no (qualsiasi altro colore).

Ma io, io sono come il cinese che aspetta sulla riva del fiume.
Lo so per certo che ANDREA ROSSI, pippa intergalattica, sarà la causa di discordie genitoriali per la sua proverbiale incapacità di far progredire il programma scolastico con una media del 2.
E sarà la signora HU a lamentarsene, perché suo figlio, il primo della classe, tornerà a casa avvilito dall’ignoranza di Mario.

Io aspetto, e nel frattempo aggiungo, mio malgrado, un altro tassello alla voglia di far implodere il mio amato/odiato paese.

This is ITALY my frieds. Porca vacca.