Lettera di Compleanno – 2018

Caro Zeno,

a 14 giorni dal tuo compleanno e dopo 11 giorni di intese vacanze insieme ci siamo separati (per fortuna) e ho finalmente il tempo di onorare la tradizione.

Altro giro altra corsa, e sono 7 anni. Quest’anno papà ed io siamo andati in vacanza da soli. La prima, di nuovo, di una lunga serie. In controtendenza alla pedagogia del momento, abbiamo deciso di rimanere “genitori anni 80” di quelli che, ora che siete cresciuti, mollano i figli ai nonni, per andare in vacanza loro, senza portarseli dietro… anche perché francamente mi pare vi divertiate molto più senza di noi che quando ci siamo.

E’ stato un’anno di incomprensioni il nostro, probabilmente più per colpa mia che tua, anche se devo dire che simpaticissimo non sei stato.

Assorto nei tuoi pensieri, reticente alla reltà che non ti piace e sembra tra l’altro non interessarti affatto. Combattuto tra la voglia di omologarti agli altri e sorpreso nel trovarti a volte come un pesce fuor d’acqua. Gli sbalzi d’umore all’ordine del giorno.

So cosa si provi, credimi, ma non c’è niente che io possa fare per alleviare questa strana sensazione di essere sempre un pò “stonato” rispetto al coro… anche io da piccola avrei voluto che qualcuno facesse qualcosa per me a riguardo… ora so che non c’è niente che cambierebbe le cose.

Posso solo augurarti di non soffrirne troppo e imparare a convincerci serenamente fin da subito. Senza aspettare che gli anni, e la maturità facciano il loro corso come è successo a me. Posso solo sperare che tu faccia pace prima possibile con te stesso, dandoti una pacca sulla spalla mentre pensi: “va beh dai, anche se non sono fico va bene lo stesso”.

Non ci capiamo io e te ultimamente ma nonostante questo a volte riesco ad abbracciarti e starti sdraiata vicino per un pò. Parli con me quando sei in orizzontale. E mi racconti cose di una noia sinistra. A volte riesco a far finta di ridere, a volte no.

E quando non lo faccio provi goffamente a ferirmi. Il tuo asso nella manica è chiedermi con aria innocente perchè siamo genitori diversi. E io sò già dove andrai a parare. Ma ti accontento in questo schema ormai trito e ritrito dove le altre mamme e papà sono “fichi” . Noi invece no. Io meno ancora di papà.

A volte la “figagine” è data dalle cose a cui hanno accesso gli altri e tu no. A volte da quello che fanno. Qualche volta proprio esteticamente. Le mamme degli altri sono più belle mi dici. Tra l’altro amore mio con tutta l’autocritica che posso avere , quelle da te indicate come più belle … va beh cambiamo argomento.

Non dovrei dirle certe cose forse, e nemmeno scriverle… ma siccome queste lettere, fondamentalmente , sono per te, mentire non avrebbe alcun senso.

È stato un bel compleanno, credo, niente festa, niente bambini, solo noi. Concentrati su di te tutto il giorno, e sui tuoi desideri. Con dei regali azzeccatissimi e il tempo di usarli tutti quanti un pò. La torta gigante quella sì è stata perfetta.

E veniamo agli auguri per l’anno che verrà.

Ti auguro amore di avere un anno pieno di scoperte e di passione. Di preoccuparti meno degli altri e molto più di te.

Ti auguro amore di avere un’inverno pieno di neve e di sci che tanto ti rende felice.

Ci auguro amore di ritrovare un nuovo spazio e un nuovo equilibrio, per ridere come prima, io prometto farò del mio meglio.

Ti auguro amore di capire al più presto quanto sei coraggioso. Come quando ti tuffi nel mare da im alto in alto senza neanche un dubbio.

Ti auguro amore un anno speciale intenso e di sole.

Ti auguro amore tutto l’ amore che ho. E anche di più.

Buon compleanno

Mamma

Poveri papà moderni.

Quando arrivano davanti a scuola hanno quell’andatura incerta, irregolare. La si confonde con uno zoppichio dovuto a quel continuo chinarsi verso il basso per sentire i figli che gli parlano, ma sono proprio loro che sono incerti.

A un primo sguardo sembra si muovano con fare sicuro, con movimenti secchi; molti hanno il più piccolo sulle spalle, per fare prima, e il più grande per mano. Ma mentre attraversano da un parciapiede all’altro è facile coglierli in fallo. Hanno quell’attimo di lucidità negli occhi dove il loro neurone “maschio” si chiede cosa diavolo ci facciano lì. Alle prese con grembiuli da infilare merende da controllare.

Poi, come chi cade per terra e si rialza al volo nonostante la culata dicendo “NON MI SONO FATTO NIENTE” per evitare la figuraccia, allo stesso modo rientrano dentro questo nuovo schema che gli è stato imposto dai tempi moderni. E a cui sommessamente si sono dovuti adeguare per non essere bollati come “retrogadi, misogini, maschilisti”.

Ma la mattina, le poche volte che non ho fretta anche io, mi siedo un attimo sul motorino prima di ripartire e li guardo arrivare e, niente si vede proprio che navigano ancora a vista. Questa prima generazione di papà moderni, che proprio non si capacita di quello che sta facendo.

Potrei classificarne almeno 6 tipi ma i miei preferiti sono due: i papà delle femmine, e i papà sportivi.

I primi, i papà delle femmine, hanno quel sorriso rassegnato sul viso, e un amore sconfinato nel cuore, mentre aggiustano la gonna di tulle e fanno la coda di cavallo alla figlia; che vorrei tanto abbracciarli e dire loro: “vai ti prego, vai, lo faccio io, non lo dico a nessuno. Vai a farti una birra alle 8 di mattina parlando di tette e con rutto libero, che non posso guardarti mentre fai tutto questo, mi piange il cuore a pensare alle volte che avresti voluto semplicemente tirare due calci a un pallone o meglio ancora, fregartene del tutto e startene in mutande sul divano”. Mi viene un pò da proteggerli, forse perché il mio, che è un papà di femmine, non c’ha mai capito un cavolo di code da cavallo e gonne e tulle. Ma per sua fortuna ai tempi non era necessario partecipare alla vita dei figli, e in effetti non ricordo grandi accompagni da piccole (neanche di mia madre per la verità, ma questa è un’altra storia).

Gli altri, i papà sportivi, eroi personali dei propri figli, credono di aver trovato la quadra facendo cose con i propri figli e li cogli in fallo ancora più facilmente. Nel preciso instante in cui il nano malefico chiede qualsiasi cosa più complessa di cibo o tecniche sportive. Perché questa cosa del parlare, di farsi delle domande e dare anche delle risposte sensate mentre sali le scale della scuola, magari alla semplice domanda, “papà ma Dio esiste?” – che te la fanno sempre mentre corri da una parte all’altra e spiazza madri e padri di ogni genere- ecco al papà sportivo, questa cosa di dare un senso alla vita per la quale loro stessi il senso non lo hanno mai trovato, lo fa crollare in ginocchio. Lo vedo che si accascia dentro e vorrebbe solo girarsi e cedere le manine che tiene strette – al limite della sopportazione del bambino che passerà la giornata a massaggiarsi – a una qualsiasi delle mamme accanto.

Anche stamattina me ne stavo lì a pensare a quante cose un pò “ridicole” abbia prodotto l’emancipazione femminile e i poveri papà moderni sono una tra queste. Per carità, non che non sia una manna dal cielo tutto questo dividersi i compiti , è solo che a loro poverini, bisogna dirlo, questo ruolo viene proprio una schifezza.

Non mi resta che sperare che i miei di figli (maschi) diventino padri un pò più partecipi del mio, ma anche un pò meno di quelli di adesso, che la coda di cavallo è una cosa che non gli verrà bene mai, nei secoli dei secoli 🙂

Lettera di compleanno – Guelfo 4


Caro Guelfo,

Le tradizioni sono tradizioni quindi, dopo i bagordi natalizi, cominciati proprio il giorno del tuo compleanno… eccomi qui a scriverti qualche riga per onorare all’impegno preso.

Lo confesso, sono in difficoltà perché l’unica cosa che mi vien da dire sull’anno appena passato con te è “solo” una lunga lista delle cose che mi fanno arrabbiare unite alla presa di coscienza che non so assolutamente che pesci prendere davanti a un adulto capriccioso rinchiuso per sbaglio dentro al tuo corpo.

Detto questo se mi concentro ci sono un po’ di cose da 4enne che grazie a dio ogni tanto fai.

Mi piace,a volte , quando ti presenti alle 6 di mattina in camera perchè vuoi dormire con me, anche se entrando sbatti la porta e inizi a blaterare frasi sulla scomodità del tuo letto. Ma quando ti azzittisci e ti accoccoli augurandomi buonanotte  è sempre un momento magico.

Mi piace quando alla fine delle nostre quotidiane litigate, dopo le urla, dopo le punizioni, dopo il tentativo di un dialogo tra pari quando tutto, miseramente, fallisce, ti affacci alla mia porta ti appoggi allo stipite con una spalla e esclami per farmi contenta : ” e va bene… scusami”.

Mi piace quando ti metti a contrattare sul tempo ma alla fine ti stufi, tagli corto dicendo che io non sono affatto gentile.

Per il prossimo anno in ogni caso sappi che no non ti insegnerò a leggere … e sarà sempre vietato guardare i compiti di tuo fratello…mi ci manca questa. E al contrario contro il tuo volere imparerai ad andare in bicicletta, a sciare, a nuotate e a fare tutto quello che un bambino di 4 anni dovrebbe fare. 

Ti auguro amore mio che il prossimo anno ti veda meno intento a fare il grande e più felice di essere piccolo. 

Che tu voglia essere meno al centro dell’attenzione e possa imparare ad avere meno paura del mondo che tanto ti atterrisce.

Che chi ti circondanna la smetta di farti fare il giullare e ascolti finalmente il senso di quello che hai da dire, non la sua forma.

Ti auguro amore di sorridere di più e piangere un po’ meno e lasciarti accompagnare per mano, almeno da me e tuo padre. 

Ancora auguri Guelfo, che questo sia un anno magico con amore mamma.

Lettera di compleanno – tra una valigia e una mail

ZHo come l’impressione di essere sempre qui a scriverti, e che gli anni si stiano traformando in giorni. Ci siamo, di nuovo. Domani 6 anni.

E’ l’estate più calda che io possa ricordare, così calda che mi ricorda quella in cui sei nato tu. Facevano 40 gradi anche lì e abbiamo passato i tuoi primi giorni di vita nascoti all’ombra delle persiane , chiusi in casa in campagna, con le cicale di sottofondo e le giornate lente e pigre e … calde.

Domani si parte, in viaggio, il giorno del tuo compleanno. Partiamo per mete a me care  che spero restino impresse nella tua memoria di bambino. Ti porto dove il mondo – io penso – ha ancora profumi , colori, e sapori. Dove niente è tutto uguale, dove c’è poca plastica, e molto poco da fare.

Non andiamo per fare cose, andiamo per stare insieme, tutti insieme anche con i fratelli grandi.

Ti porto in un posto che ci rende felici a me e a tuo padre e spero che la felicità sia contagiosa.

Ieri sera correvate, te e tuo fratello, per i giardini di quartiere con un monopattino e un gelato.  Giocavate per strada, come si faceva un tempo e facevate amicizia per strada, come si faceva un tempo.

Mi chiedi sempre com’era quando ero piccola io, e poi aggiungi sempre… ” e quando era piccolo papà?” Hai ormai assimilato il fatto che si tratta di due tempi diversi i miei e quelli di papà e sai ormai che c’è sempre una versione in più.

Me lo chiedi per sapere se il mondo è meglio o peggio ora. Cerco di non cadere nell’errore di tutti i grandi, che pensano che il passato sia meglio del presente, così anche se realmente se lo penso, mi mordo la lingua e ti dico che oggi è molto più bello di ieri.

Domani partiamo, il giorno del tuo compleanno,  in viaggio.

E questi sono i miei auguri per i tuoi 6 anni:

Ti auguro, amore mio, di essere sempre in viaggio il 4 di agosto,  magari da piccolo ne soffrirai un pò, ma poi da grande ne sarai felice come lo sono sempre stata io.

Ti auguro di essere in viaggio per posti speciali alla ricerca di quella luce un pò gialla che a me piace tanto, per posti dove non c’è niente di che da fare ma c’è la vita da vivere.

Ti auguro amore un anno di vita normale, come quello passato, dove le delusioni e le grandi felicità sono andate di pari passo.

Ti auguro amore un mare di ricordi felici, che sbiadiranno nel tempo ma ti lasceranno da grande una sensazione di pace.

E in fine amore quest’anno ho una richiesta; quando non ti guardo, travolta da tuo fratello, dammi un calcio e ricordami che ci sei, perché anche se lui è quello rumoroso, anche se lui è quello che detta “purtroppo” gli umori della giornata, lo so che sei tu quello che più ha bisogno di tutti noi, o forse, onestamente parlando, io di te.

Domani si parte. Buon compleanno.

Con amore Mamma

 

 

 

 

 

Una settimana da Dio – treenne version

Ci ha provato con la forza. Buttando il fratello grande giù per le scale. E niente.

Ci ha provato con le moine, ma era evidente che le sue fossero costruite e finte.             Non è il tipo.

Ci ha provato cercando di corromperci con ricatti di ogni genere, minacciandoci di non essere invitati alla SUA festa di comleanno; addirittura un “fatti i fatti tuoi” che in confronto Raz potrebbe impallidire. E niente.

Poi lunedì gli si è presentata l’occasione del secolo e lui, nella notte, matite e pastelli alla mano con fogli Fabriano A4 appena comprati ha progettato il suo piano.

Con una congiuntura astrale che mai più gli capiterà ha preso possesso delle prime linee.

ELEMENTI CHIAVE:

Madre a letto senza sensi, senza capacità di parola e controllo.

Fratello KO anche peggio della madre.

Settimana di impegni sociali che includevano: gita di classe e saggio di fine anno.

Un mix letale per il fratello maggiore costretto a casa, un piano perfetto per prendere piede a scuola e soprattutto agli occhi del mondo.

E lui non s’è fatto scappare l’occasione.

Ha mangiato quello che voleva, perché io non potevo controllare e il povero padre era intento a fare da infermiere. E’ salito su quel pulman vestito come un trovatello, cappello con visiera dritta, unghie lercie e senza battere ciglio è passato avanti a tutti gli altri bambini più grandi riuscendo nell’ordine a:

  • cantare solo quello che voleva lui nel tragitto da scuola alla fattoria didattica e ritorno obbligando il resto dei 60 bambini a fare SOLO il controcanto di DESPACITO.
  • cambiare il percoso stabilito per la visita alla fattoria didattica dai gentili accompagnatori con due semplici mosse; apertura a caso delle gabbie degli animali, lancio di cibo non autorizzato agli stessi. Ha poi sferratto il colpo finale della giornata “blastando” i bambini più grandi che avevano paura delle caprette libere dandogli da mangiare senza paura.

E siamo solo a Martedì

Nelle notti successive ha sperato ardentemente che il fratello ed io restassimo acciaccati a casa per continuare a mangiare cose a caso, non lavarsi, vestirsi da orfanello.

E’ stato accontentato in parte.

La mamma si è dovuta alzare dal letto per curare il più grande e le è cascato l’occhio sulla mise intervenedo subito sull’accostamento verde fluo + maglietta invernale di spiderman più calzino spaiato giallo.

E sempre trascinata dal senso di colpa si è recata giusto per scrupolo al saggio finale di ginnastica (fratello assente) sapendo che il treenne come al solito si sarebbe rifiutato anche solo di entrare in scena.

E lì ha calato l’asso.

Vestito da mini Aladin, a petto nudo, è sceso le scale tronfio e fiero sfidandomi. Si è piazzato in prima fila (posto a lui assegnato tecnicamente solo per i primi 2 minuti della coregrafia) e da lì non è più mosso.

Ha eseguito ben 20 minuti di scentette, esercizi, balletti, marce e mossettine senza sbagliare un colpa. In effetti era molto goffo, ma così seriamente impegnato che la faccenda è passata in secondo piano.

A nulla sono valdi i richiami dell’insegnate a prendere il suo reale posto che alla fine si è arreso anche lui.

Lui come un sol uomo, al centro dell’attenzione come mai in vita sua. Sporco da 5 giorni, mezzo nudo e senza il fratello. Lui in primo piano nella foto di tutte le altre mamme, il suo nome ripetuto fino allo sfinimento da tutti gli insegnati e io madre, devastata dall’influenza, mia e dell’altro, arresa all’evidenza.

NON credo che io riuscirò a vincere questa guerra.

Questa è stata la sua settimana da DIO.

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La terra trema e io non ti ho ancora scritto – lettera di compleanno

CatturdgsasgaCaro Zeno,

stanotte la terra ha tremato, un po’ lontano da casa a dir la verità, ma abbastanza per sentire ballare il pavimento. E mentre dalla mattina presto guardo il numero dei morti salire penso al fatto di non aver ancora scritto la tua lettera di compleanno.

Per la verità ci ho pensato più volte, ma quest’anno non so perché mi sembrava un rituale banale, quasi inutile. Poi stamattina le notizie del terremoto hanno reso tangibile a tutti come la vita sia fragile e casuale (ce ne dimentichiamo sempre, troppo convinti di poter controllare tutto) e il fatto che fosse vicino a casa, è banale e stupido da dire, ma lo ha reso più vero. Così semplicemente ho pensato che un rituale per essere definito tale  vada rispettato.

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Mamma che più mamma: lettera di compleanno – capitolo secondo

11058274_10206655031710779_7161434762055770784_oCaro Zeno,

eccoci qui, un anno dopo e un sacco di centimetri in più. E mentre tutto il mondo si focalizza su quanto sei cresciuto, su quanto sei grande, io faccio la lista mentale (e non solo) di quello che invece ti rende SOLO un nano di 4 anni. Cercando di rallentare il più possibile la folle corsa che il mondo impone ai bambini. Mi spiace per te, ma al contrario delle mamme là fuori, ho deciso di essere una mamma che rallenta, invece di accelerare, una mamma che si gode il bello di quello che NON sai fare, e di quello che NON sai.

Siamo a 4 anni, è stato un anno lungo e molto faticoso. Ma tu sei andato avanti con il sorriso anche quando avevi 40 di febbre. Mi hai abbracciato e baciato tutte le volte che ero assente chiedendomi perché ero arrabbiata. Mi hai svegliato di notte per i motivi più svariati e mi hai fatto arrabbiare, ma molto più spesso sorridere.

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Navigando a vista

Quando Lui si rompe un unghia e chiede assistenza come se stesse per subire l’amputazione del dito incriminato, ma questa è un vecchio, veritiero e banalissimo cliché del sesso maschile.
Quando il nano è pieno di piaghe manco lo avessi picchiato con frustino, e nessuno sa perché.

E qui un meritatissimo e personalissimo sfogo contro la categoria dei medici, tutti.
Perché sì a volte è anche bello fare di tutta l’erba un fascio.
Il punto è: se non sai che pesci prendere dimmelo.
Dimmelo mica mi arrabbio, ce l’ho un quoziente abbastanza alto da capire che la tua non è una scienza esatta, che un neonato non parla quindi vai un pò a casaccio.
No perché se tu te ne stai lì e rimuginare facendo finta di sapere quello che fai…io ti becco.
Io per lavoro vendo fumo! Io vendo il ghiaccio alle esquimesi cocco!
Quindi è inutile che appena fatta la spesa per 20 giorni…mi dici di cambiare tutta l’alimentazione, di buttare tutti i detersivi, di lavare e stirare il cane, di metterlo o non metterlo al sole, di controllare se lo pizzica qualcosa, di cambiare il latte, di ricomprare tutti i vestiti, di pensare ai miei malanni da piccola.
Dimmi: “Non lo so che è. Tocca che andiamo per tentativi”
Ma soprattutto dimmelo dandomi del lei, come faccio io, che non lo faccio per deferenza caro dottore, lo faccio perché chi cacchio ti conosce e perché manteniamo le distanze.
E aggiungo, smettila di riempirti la bocca con paroloni tecnici per farti bello tanto poi devi fare comunque la fatica di spiegarmi. Aiutati che Dio ti aiuta.
Parola di lupetto che non è uno sfogo da madre isterica, è proprio la categoria che mi dà ai nervi.

Navigando a vista mentre il capo ti dice che la situazione è pesantissima e che c’è una crisi pazzesca.
Ma va? Incredibile non se ne era accorto nessuno.
Navigando a vista quando vai ad uno spettacolo di beneficenza – e solo di beneficenza poteva essere una cosa così – e scopri che a Roma certi posti come L’Archetto restano buoni ed economici come quando avevi 15 anni. Love it 🙂

E navigando a vista come sempre si inciampa anche in cose meravigliosamente inutili come queste.

C’è in varie versioni e vari classici si tratta di stikers fatti da Oakdene Designs more info e prodotti cliccando qui.

E poi navigate a vista e fate un giro sul sito che li ospita, piccoli designer e dettagli al limite del kitsch.
Impossibile non comprare qualcosa.
http://www.notonthehighstreet.com/

mamma o non mamma

“Buon sangue non mente”.
Se il commento di amici e parentame vario è questo, forse dovrei rassegnarmi.

E invece no, non ci sto cocco mio.
Iniziamo a mettere subito subito i puntini sulle i.
Qui decido io, l’ha capito anche tuo papà, quindi forse è il caso che ti regoli anche tu.
Non è che tu fai come ti pare quando io non ci sono e te ne approfitti.
Che è questa cosa adesso che ti sei messo a fare i capricci?
Io ho tutti i diritti di andarmene in vacanza e stare in santa pace con tuo padre senza te che rompi.
Non ti permettere di fare quella faccia lì quando torno sai!
Chi ti credi di essere nano malefico dei miei stivali.

Cosa pensi che sia stato divertente tutti questi mesi starti appresso?
Ecco, appunto.
Allora vedi di rigare subito dritto e farti passare le fisime, perché non ho nessunissima intenzione di stare appresso ai tuoi isterismi, sia chiaro.
Ah vorresti dirmi che non mi ami più?
Cos’è una protesta in piena regola?
Mi tieni il muso…e tienimelo, sai che mi importa a me.
Mi farò mica mettere i pieni di in testa da un uomo, di nove mesi per di più.
Ahh come la vedo male…ti metti in guerra con me…
Tu non sai che la tua mammina ha un carattere diciamo “complesso”, io, la donna “è una questionediprincipioquindiiononchiamoneanchemorta”.
Ma tu ce l’hai un’idea di quanto sarà difficile la tua vita?
Tu cocco, sarai quello che: chissenefrega se i tuoi amici ci vanno, tu no. No non ci vai lì, perché ho deciso così, sono tua madre, decido io e non ho bisogno di darti nessuna spiegazione.
Quando uscirai di casa e ti manterrai da solo potrai decidere, finché sei qui e la cena te la pago io fai come dico io. Punto.
E non mi guardare così sai! No, è inutile che piangi…



Va beh ok dormi con mami…ma solo perché non c’è papà eh!