E le gioie della cura ricostituente

Le mie difese immunitarie da qualche settimana questa parte se ne sono allegramente andate in vacanza.

Hanno approfittato dell’offerta last minut per le Maldive, credo. L’alternativa era un viaggio itinerante in Nuova Caledonia, ma non credo gli abbiano rilasciato i visti.

Detto questo, dopo giornate passate a far finta di star bene ,nonostante continui giramenti di testa e dolori pressoché diffusi ovunque, ho preso atto che forse era il caso di vedere un medico che mi desse qualcosina per tirarmi su… qualcosa di legale. Così mesta mesta sono andata dal signore in camice bianco, categoria lavorativa in assoluto più odiata da me per le ragioni che ho più volte esposto.

Per chi non ricordasse ecco il BREVE DECALOGO DELL’INSULTO AL MEDICO.

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Ma tu a che scuola vai?

E insomma, il tempo passa, inesorabile e anche l’ultimo membro della grande italica famiglia diventa maggiorenne.
Festa, grande festa, grandissima festa.
Festa in cui tu, che sei la prima delle femmine, vedi l’ultima delle femmine che è diventata grande.
E di fatto, tu sei la vecchia della festa.
A farti compagnia, pochi amici (pochi ma buoni) che hanno ancora lo spirito goliardico di chi, anche a una festa di 18 enni si fa un sacco di risate.
Il nodo della questione diventa ovviamente l’età, la differenza, che c’è, inutile negarlo, tra loro (16/18enni vestite di tutto punto) e te (30enne madre).
Così la serata passa tra risate e osservazioni.

Scena 1:
Sei all’ingresso e una di queste piccole donne magra e gambe kilometriche ti chiede con aria innocente:
“sei tu la festeggiata?”
Barcolli, per un attimo e non capisci…cioè ha scambiato me per la 18enne? Cioè me? Con la pancetta posta gravidanza e l’occhiaia in evidenza?
Tentenno, e sto per mentire, giusto un minuto, e godermi la soddisfazione…
Poi da dietro sento un vocione che ride e commenta: “je piacerebbe”.
Ma porca vacca te potevi sta zitto no?
E su, lasciamela sta soddisfazione porca miseria.

Scena 2:
La serata scorre, la tua amica X è intenta a fare due chiacchere e poi anche lei viena colpita da complimento involontario.
“Scusa ma tu a che scuola vai?”
E lei lì inerme, che se lo vorrebbe baciare sto ragazzino di 18 anni che senza capire come s’è fatto amare in un istante…
Lui che è sveglio vede la faccia attonita, tipo pesce che sta annegando e corregge il tiro…
“Va beh scuola, università…”
Lei si commuove, resta in silenzio, e dietro di lei l’amica Y senza battere ciglio:
“Io al Lucrezio Caro” incrociando le dita e sperando che la scuola esista ancora…

E so soddisfazioni no? 

Per interposta persona, a 86 anni.

Così, con tono serissimo mi viene comunicato che “Mario” dopo una furente telefonata ha lasciato in tronco “Luisa”.
Mario e Luisa stanno insieme da 35 anni, non si sono mai sposati, perché di matrimonio già ne avevano uno a testa e 35 anni fa, risposarsi, non usava.
Ma soprattutto, senza matrimonio, non c’è l’obbligo della convivenza, che Luisa dice, è quello che ammazza i rapporti.

Così sono da 35 anni felicemente insieme.
Mario il week end va da lei e durante la settimana, ognuno a casa sua.
Hanno girato il mondo insieme, hanno vissuto una vita insieme.
Lui la chiama Cocca.
Io adoro quando lui la chiama Cocca.
“Cocca, vuoi il caffè?”
E’ che Mario e Luisa, sono persone d’altri tempi, ma non per l’età, lo sarebbero anche se di anni ne avessero 20.
Quando parlano, di norma capisco la metà delle cose che dicono, i discorsi sono pieni di riferimenti culturali a me sconosciuti, e le parole spesso usate non proprio di uso comune.
Ma anche qui, non è una differenza di età che ci allontana, è proprio che Mario e Luisa detta alla romana, c’hanno due capocce così.

E allora non riesco proprio ad immaginarmeli, intenti in una normalissima litigata amorosa.
Mario ha avuto la polmonite, è stato in ospedale e poi è stato dimesso.
Cocca in cuor suo voleva farsi qualche giorno da sola, in santa pace.
Così ha colto la palla al balzo e s’è rigirata la frittata:
“Mario, non puoi venire qui dove sto io, tu dopo una cosa così devi stare a casa tua, a fare la convalescenza, qui è umido. Tu stai lì, ti riprendi per bene, io nel frattempo vado a Londra e poi quando torno, magari partiamo insieme qualche giorno no?”
E Mario, giustamente, s’è incazzato.
E l’ha lasciata.
Con grande classe: “Cocca, questo rapporto è arrivato al capolinea, non è più un rapporto. Ciao”

Da una settimana Mario e Cocca parlano per interposta persona. Attraverso un cugino di Mario.
Ma non come faremmo noi.
Non è: lui che ha detto? e lei che ha detto? ma tu le hai detto? ma lui che ha risposto?
No.
Perché il cugino ha un ruolo molto attivo nella faccenda.
Lui fa da mediatore.
Lui consola Cocca, che è disperata, e depressa.
Come in un film d’epoca. E ovviamente, Cocca non chiama.
Lui spaventa Mario, ricordandogli che senza Cocca, dove va?

Io il cugino di Mario non lo conosco, ma in queste giornate di strazi del cuore, vorrei tanto essere io quell’interposta persona.
E già me le immagino le telefonate:
“Sai cugino, è che Cocca proprio non si rende conto di quanta pazienza ho avuto io con i suoi modi bruschi e prepotenti. Prendi l’altro giorno, eravamo in giro in cerca di camei (perché Mario ha una collezione di Camei incredibili e a me ne ha regalato uno incastonato su un portamonete egizio, non pensate a quelli bianchi orrendi che si vedono in giro o online…) e lei aveva stabilito che quello che piaceva a me fosse falso, e alla fine non l’ho potuto prendere”

Oppure: “Guarda cugino, io sono stufa di dover dire sempre a Mario tutto e di essere poi presa come capro espiatorio, che l’altro giorno, addirittura voleva convincermi che un cameo che avevamo visto fosse autentico del periodo XYX, ma ti pare? Era evidentemente del RDC”

E sì io a fare l’interposta persona ci starei anche tutta la giornata, prendendo appunti e cercando freneticamente le parole su wiki.

L’ultimo aggiornamento è di qualche ora fa, Cocca e Mario ancora non si parlano, ma sia l’uno che l’altra sono passati in agenzia di viaggi a pagare la loro quota per il viaggio in Cambogia.
Per Cocca è la terza volta, è stata tra le prime a vedere i templi di Angok subito dopo la guerra, Mario invece li ha visitati una volta sola. Ci tornano a settembre, dopo i miei racconti, per vedere esattamente quali templi sono stati restaurati e come.

Nel frattempo entrambe mi hanno detto che Efeso (che vedrò questa estate) non vale più la pena, ha perso il suo fascino. L’hanno restaurata troppo e non c’è più spazio per l’immaginazione.
Cocca per lettera (perché Cocca – che abita a 500 metri in linea d’aria da me – mi scrive le lettere o ritaglia articoli di giornale interessanti li imbusta ci mette il francobollo e le spedisce a casa mia) mi ha suggerito di passeggiare sul viale principale senza guardarmi troppo intorno, così posso immaginare a mio piacimento come doveva essere ai tempi d’oro.

Facebook – istruzioni per l’uso

Io ancora mi stupisco, ma c’è gente, no specifico, ci sono 30enni che non sanno prenotare un biglietto on line. Ci sono 30 enni che vanno ancora in agenzia di viaggi o che cercando su google cliccano sugli annunci invece che sui risultati di ricerca.
E questa categoria di persone ha ovviamente un account facebook che è praticamente inattivo.
Sono di quelli che devi chiamare al telefono per invitarli, o anche solo per avere notizie.
E queste persone, che mi stupiscono, io le perdono…io le ammiro perché al contrario di me perennemente on line, sono sicura, vivano meglio…

E poi ci sono quelli che invece sanno benissimo come funziona, lo usano lo sfruttano il web.
Fanno liste di nozze on line, comprano viaggi, hanno FB twitter G+, insomma hanno tutti i benefici che dal web possono ottenere, ma non rispettano una regola sacrosanta che vale per FB ma in generale per il web.
La chiamerei la reciprocità, o la condivisione, o lo scambio, o chiamatelo come vi pare.
Insomma sto parlando di chi sta lì con lo spioncino aperto a guardar fuori ma ha la porta ben serrata.
Parlo di chi è nella lista degli amici e ha la bacheca completamente bianca, bloccata, vuota.
E intanto i commenti, le visite, i tag su quella degli altri si sprecano.

Allora, testina di cavolo, le cose sono due…o siamo “amici” o non siamo “amici”…se non siamo amici, non ti cerco neanche…se siamo amici sblocca quella bacheca del cavolo. Non è che ci volessi fare chissaché, giusto giusto gli auguri di compleanno.

Così visto che ti comporti come uno che non sa quali sono le civili regole di convivenza on line…
Amici non lo siamo più (on-line) siamo amici da birra e sms, come i tanti amici 30 anni che manco un biglietto aereo sanno prenotare.

Perché anche on-line l’etichetta esiste.

Scialla

…e mi sono sentita morire…mentre le immagini scorrevano e improvvisamente ho dovuto fare i conti con la vita.
La mia. Sono passati 15 anni…un eternità…e oggi la giornata è fatta di un lavoro noioso ma ben pagato, di bollette , di pochi amici di solitidine, di un uomo da sostenere e sorreggere.

Oggi è tutto complicato e niente va secondo i piani.

I piani si sono frantumati anni fa…e oggi, oggi non lo so se ho preso le direzioni giuste ai bivi.
Boh ci sono momenti che…che vorrei tornare indietro e fare le scelte opposte, e vedere cosa succede.
“torna prima dall’erasmus ti prego mi manchi…NO”
“trova un lavoro a NY …Sì”

E allora? dove sarei ora? e con chi? e mi sentirei cmq così vecchia e avrei lo stesso la sensazione di aver perso tante occasioni?
Non lo so.
Scialla.

Sì che ti voglio bene.

Ai miei problemi ci penso domani.