A spasso con Virgilio – conversazioni ultraterrene

Quando faccio qualcosa di stupido, quando lievito sulla giornata senza alcuna consistenza e mi faccio portare dai minuti e dalle ore senza esserci veramente, come in una nuvola di alcol, sento un misto di soddisfazione e amarezza.

Soddisfazione; nella capacità  di poter passare leggera sul tempo che scorre, di avere la sensazione di poterlo comandare questo tempo; in una giornata in cui non mi va di “vivere” riesco ad astrarmi e come un soldatino fare tutto a cervello spento, meccanicamente, con la mente che viaggia da un parte e le mani e il corpo che lavorano senza presenza. E questo mi piace. Mi piace perché così il tempo passa veloce, la sera arriva presto e ho come l’impressione che il tempo si sia piegato al mio desiderio di far tramontare presto il sole. Così. In una giornata che nasce male. Continua a leggere “A spasso con Virgilio – conversazioni ultraterrene”

Novembre – Memorie di Un Libraio – Branduani

Potrei raccontarvi di polmoniti e corse in ospedale.
Potrei ironicamente scherzare sull’isteria tipica degli ultimi giorni di gravidanza.
O di 4 anni di lavoro che si chiudono un venerdì di novembre.
Potremmo parlare della vita che fa impazzire la gente che si picchia in autobus, di un nuovo paio di stivali bellissimi.
Delle liti con l’amministratore di condominio o di un giovedì qualunque che invece ti segna la vita.
Potrei dirvi che dalla finestra, a novembre, vedo le rondini, e qualcosa non mi torna.
Che sono sommersa da cose inutili da fare.

Invece a novembre vi parlerò di quel che sto imparando dei letterati di inizio secolo.
Di librerie milanesi, di Cesarino Branduani e del suo “Memorie di un Libraio”.
Che non è il blog che trovate in rete, ma un libro, di carta, prezzo al pubblico LIRE 1.500.
Il libro è del 1964 e tratta un mondo a me sconosciuto.
La Milano letteraria di inizio novecento.
La prefazione è di Montanelli, che incredibilmente, la scrive senza aver letto il libro.
La scrive raccontando quel tanto che basta per innamorarsi di Branduani perdutamente.

Quindi, alla scoperta di un pezzo di storia mai studiato, mai letto, mai esplorato, a novembre vi racconto cosa c’era, quando questo paese era bello, o forse quando come in Francia (oggi) l’industria della cultura rappresentava il 4% del PIL (battendo quello dell’auto). E’ notizia di oggi.
Leggere per credere.

Novembre – Stay Tuned.

DETOX

…e niente, dopo il discorso di Napolitano, il dramma di Letta al governo, con Alfano, le liti in famiglia per opinioni diametralmente opposte, gli escludi dalla politica che rientrano dalla finestra delle commissioni.
Dopo giorni di puntali conferme su quanto ci si poteva aspettare dal “circo mediatico”, insomma dopo una non stop di 3 settimane di politica e drammi… m’è venuta la gastrite, i brufoli, e chi più ne ha più ne metta.
Chiudo così la mia full immertion nella RES PUBBLICA con la certezza che, sono bionda, fuori e dentro e quindi assolutamente incompatibile con qual si voglia discorso complesso e complicato.
Inadatta a comprendere il compromesso, le sfumature, gli accordi.
Troppo stupida per vedere il mondo in grigio, io che o è bianco o è nero.
O è giusto, o è sbagliato. Non ci arrivo, non ce la faccio, sono limitata che vi devo dire.
E così con la gastrite imperante causa rodimento di scatole…ho deciso di passare a una fase di totale futilità e inutilità.

Fase uno: CULTURA GENERALE
ho letto gli ultimi tre fascicoli di CHI e Grazia, e tra Belen, il Matrimonio della Marini e le confessioni di Nina Moric, la Marcuzzi in calazamaglia a Londra, mi sono rincuorata.

Fase due: ALLA FACCIA DELLA CRISI
Ho buttato i soldi in una borsa meravigliosa che non mi serviva, e disertato una riunione in ufficio per andare a fare mani e piedi, alla faccia della professionalità.

Fase tre: EGOISMO
ho abbandonato il nano da mia madre, senza avere alcun motivo specifico, senza alcun impegno, solo per il gusto di liberamente per 48 ore e poter girare in mutande per case senza nessuno da intrattenere.

Esprit d’escalier – l’esprit est dans l’escalier?

“Scusa che hai detto?”
“Hai sentito benissimo…io ero sulle strisce!”
“Ripeti? dai ripeti? Nana da giardino dei miei stivali, sei una roscia insulsa con lo zaino che ti fa da gobba. E sei sola, perché sono sicura che una stronza come te è stata appena lasciata dall’ultimo degli sfigati che ha trovato di meglio con cui accompagnarsi. Spero ti venga un cagotto imminente e tu debba farla nel giardino pubblico con conseguente denuncia per atti osceni in luogo pubblico e arresto.”

Questo è quello che averi tanto tanto voluto dire quando intorno alle 13 una nana da giardino con il capello rosso ferma su un isola pedonale in attesa di poter attraversare mi ha urlato TROIA mentre passavo in motorino (insieme a altri 4 mezzi di locomozione).

Invece non ho avuto ne la prontezza di inchiodare per picchiarla, ne l’intelligenza di alzare il dito medio.

E’ anche vero che l’eterna battaglia tra il pedone e il motociclista/ciclista/guidoqualsiasimezzodilocomozione, è equiparabile all’eterna lotta tra bene e male.
Tralasciando il fatto che un giorno ti svegli pedone, un giorno motociclista e quindi dimentico della battaglia del giorno precedente che ti ha visto sul fronte opposto, il tuo cervello si ritara sulla nuova condizione con la stessa velocità con cui a casa mia finiscono i cremini algida.

Ma la vera verità è che da tutta la vita vorrei avere la risposta pronta, la dialettica ineccepibile di chi senza muovere sopracciglio te la mette lì, tipo bomba e tu non puoi più replicare.

Perché qualsiasi replica sarebbe ancora più umiliante del silenzio.
E invece no, non ce l’ho, non ho la prontezza di riflessi di fulminare a parole, mi vengono, perfette, calzanti, con i congiuntivi giusti e la consecutio temporum corretta, un attimo dopo.
Quando tutto è finito, quando la nana roscia ormai è di spalle, o quella che ti ha appena detto che non è che ti sei ripresa benissimo dalla gravidanza ha già fatto roteare quelle chiappe insulse e sta sculettando verso la fine del corridoio.
E tu in puro stile ninja vorresti solo saltargli alle spalle e accoltellarli.

Credo che nel mio caso tutto possa essere ricondotto a una questione molto basica.
Conciata così al liceo…ma che speranza potevo avere?

Buon weekend!