Fuori sinc.

Ho la netta impressione che la mia vita sia sempre ironicamente fuori sinc. Non capisco come sia possibile, ma sono abbastanza convinta che non si tratti di una mia sensazione ma della reale percezione delle situazioni. La mia e anche di quella che sta davanti a me.

Un pò come quando ti viene in mente quello che avresti dovuto dire in una tal situazione, ma sempre 2 minuti dopo l’attimo giusto. Il famoso esprit d’escalier.

Così: mi viene mal di gola d’estate non d’inverso, mi vesto da spiaggia in ufficio e vado al mare con in valigia i vestiti da ufficio. Ho sonno di giorno e non dormo di notte. Vado ad un aperitivo e sento che sarei dovuta andare a una cena. Sto con i bambini e vorrei essere con le amiche, vado dalle amiche e mi ritrovo a pensare che forse era meglio stare con i bambini.

Ho passato mesi a desiderare un pò di tempo per me e adesso che ce l’ho, adesso che posso uscire e andare dove voglio e quando voglio, quello che trovo fuori è assolutamente non sense e noioso.

Qualcuno un giorno ha detto che solo le persone noiose si annoiano. Non so d’accordo, giuro che esistono persone davvero davvero davvero noiose. Nel senso che per quanto io cerchi di sforzarmi, hanno quel non so che, che fa sì che già alla terza parola io già abbia smesso di ascoltare.

Ammetto : la capacità di ascolto non è tra i miei punti forti.

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Regola N°1 – Strisciare come un Marine/Sheila

Stanotte, mi aggiravo per casa, buio pesto, contando i passi, (non ho ancora una dimestichezza perfetta con la nuova casa) per non sbattere su porte e mobili. Andata da nano 1 per controllargli la febbre, tappa successiva cucina per bere dell’acqua, ritorno fino al mio letto schivando nano 2 e LUI che dormiva a 4 di bastoni.

E quando salva, senza aver svegliato, né spaventato nessuno (nessuno dovrebbe incontrarmi che giro gobba per casa con i capelli dritti in testa, occhi chiusi – sì li tengo chiusi convinta che se non li apro è come se non fossi sveglia – e un’improbabile camicia da notte).

Dicevo quando mi sono sentita salva dalla mia parte del letto, m’è venuto da ridere pensando che in fondo la vita è tutta una questione di strisciare in silenzio, come un Marine.

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Sindrome da protagonismo – ex post

Ci sono momenti della vita in cui inevitabilmente si è diciamo più “suscettibili”.
Ma ci sono cose, che, lasciatemelo dire, ci sono cose che invece sono inequivocabilmente e senza ombra di dubbio insopportabili.
Nelle ultime settimane, complice forse un tempo che non aiuta l’umore, ne ho collezionate una serie non male.
Non so se fare una semplice lista, che già di per se basterebbe a innervosirmi, o se raccontare antefatto, fatto e prologo.
Andrò a braccio, vediamo che succede.

Studente appena laureato che pensa di sapere tutto, che ha “solo 6/7 anni meno di me” ma che è sicuro che lui, lui spaccherà il mondo.
Che i sacrifici che ha fatto e che farà lui, sono assolutamente superiori a quelli che puoi aver fatto tu.
Studente che ti dice che ti sbagli, che nel mondo del lavoro …bla bla bla…e tu scema, che gli vai dietro, invece di alzarti e andartene e dire semplicemente, ci vediamo tra qualche anno.
E invece lo studente intigna, vuole avere ragione, studente che (poi i calcoli te li fai dopo) con una laurea di 4 anni, contro la tua di 5 s’è comunque laureato 3 anni dopo di te.
Studente che ti segue e pretende, di avere ragione, e allora alla fine gliela dai, gli dici di sì,  e quello che pensi dentro di te è: “tanto tu da domani se ti va bene spalerai merda e porterai caffè agli stronzi”. Tienitela la tua ragione, io ho già dato.

Collega non maleducato, di più, incapace della più basilare e semplice interlocuzione politica e sociale per il buon mantenimento dei rapporti tra colleghi.
Collega stupido, di una stupidità che cerca di celare dietro a una goffa furbizia, della serie – fallo tu che sei più brava- Collega a cui decidi una mattina di insegnare cos’è l’educazione partendo da una telefonata:
“quando avrai imparato che le telefonate sul cellulare personale si iniziano con un , scusa se ti disturbo, buongiorno, puoi parlare, allora richiama” CLIC
e poi pensi, ma io ne ho già uno a casa da educare, perché mi accollo anche questo?

Figlio di amici dei tuoi a cui sei costretto a non sputare in un occhio nonostante se lo meriterebbe,  se non fosse per la necessaria buona educazione che i tuoi genitori ti hanno inculcato, e la scortesia che faresti a loro.
Figlio di amici dei tuoi che sarebbe da:
cancellare immediatamente dai tuoi contatti
non prima di avergli però insegnato con un minimo di dialettica base cose sia in ordine di importante il congiuntivo, il rispetto per chi nella vita lavora per mantenersi e non cazzeggia tra un caffé e l’altro, un minimo di senso estetico per l’abbigliamento che nel suo caso è fermo agli anni ’80, un libro di storia contemporanea per sperare che assimili due nomi due, la differenza tra “MAX MARA E CARL MARX” cit. (non mi ricordo di chi…)

A chiudere invece un racconto meraviglioso di lavoro e vita.
Madrid, quartiere residenziale.
I suoi abitanti sono stufi di fare lo slalom tra le cacche dei cani dei molti, troppi, proprietari che non raccolgono.
Fanno una colletta e si rivolgono ad una famosa agenzia creativa per chiedere aiuto.
L’agenzia assolda così parecchi giovani e non di ottimo aspetto e li manda a passeggio per il quartiere nelle ore strategiche della passeggiata canina (mattina, sera).
Le comparse, stringono amicizia con i proprietari dei cani mostrandosi “innamorati dei vari fido” con carezze e complimenti. Danno informazioni su di loro appena trasferiti al civico n°…37 e via dicendo con conversazione tra vicini.
I padroni vanno via, la merda resta sui marciapiedi.
E’ sera, o la mattina seguente, un pacco bellissimo e ben incartato viene recapitato ai proprietari dei cani nel quartiere.
Un biglietto recita: “grazie per la meravigliosa conversazione di ieri…poi Lei è andato via e si dimenticato di prendere questa…” apertura del pacco…contenente la merda del cane, NON UNA A CASO proprio quella del cane…
Una settimana di azioni così = -70% di merda per strada 😉

GENI

D.I.Y. che?

Ecco, io non sono una mamma/donna con tutte le caratteristiche che ne conseguono
(e so di non essere sola).
Partendo dal fatto che non so cucinare, seguono a cascata tutto quello che potete immaginare.
Niente pacchetti regalo. I miei sono storti, e brutti.
Niente maglia, niente lavoro manuale.
Non ho mai fatto un corso di ceramica, non sono capace di attaccare un bottone, non so stirare.

Ecco e quindi fino a poco tempo fa ci sguazzavo benissimo in tutta questa carenza.
Non lo so fare, ne faccio a meno.
E invece adesso che sono mamma/rincoglionita che lavora, un pò mi secca.
Ma mica per altro, perché vedo delle cose super mega fiche che vorrei avere e poi scopro che in realtà vanno fatte.
Cioè quando fuori fa freddo a e piove dovrei stare a casa a fare.

Così da un pò…da parecchio a dir la verità, me ne vado in giro per la rete a leggere e sbavare (manco fossero un piatto di pici al ragù) sulle foto delle mamme/donne DIY.

E che è?
E che volete che sia, è il vecchio modo per dire: quelle che le cose se le fanno da sole. (in inglese)
Fa più fico, è na sigla, ma sempre quello è.
Solo che ho trovato un mondo di roba.

Per esempio: su cutetape trovate nastri nastrine timbri carte di ogni genere.
Roba che se spendete meno di 100 euro siete degli eroi.

E io molti di più ne spesi…ma poi, io, negata anche solo a tenere in mano la penna per prendere appunti (che infatti ormai gli appunti li prendo con il mac visto che da anni non leggo più la mia grafia).
Dicevo…io con tutta questa roba che cacchio ci faccio?
Niente, perché non so come usarla, perché non ho il libretto di istruzioni.
Per non parlare di alittlemarket qui  per prendere i vari pezzi che vi servono per il D.I.Y

E mi direte voi….seee e chi ce l’ha tutto sto tempo?
E poi che ne so quanta roba devo comprare e come si fa?

Ecco per le negate come me c’hanno pensato due geni tedeschi (come ti sbagli).

http://www.supercraftlab.com/

Voi vi iscrivete, loro vi mandano a casa una scatola per fare del fai date con tanto di istruzioni.
Ma non vi nego che la mia nuova passione è: Mega Mega Bite.
Pollaz è un genio e il blog paninaro è l’ultima delle sue trovate.

E come sempre per chi non soffrisse la crisi…
Qui sotto le ultime cose che ho aggiunto alla wish list.

 

 

 

Per i dettagli basta seguirmi su Pinterest.

Lettera aperta al Cliente

Caro Cliente,
sono da qualche giorno rientrata in ufficio e noto con rammarico che nulla durante la mia assenza è cambiato. Lo so, sarebbe stato utopico, ma di stelle cadenti la notte di San Lorenzo ne ho viste tante e questo era uno dei miei desideri.
Caro Cliente ti scrivo per dirti che ormai non ti capisco proprio più.
Quando ci siamo conosciuti erano altri tempi, il mondo girava in modo diverso, e sì, c’era molto più fiducia nel futuro.
E’ vero quelli erano altri tempi, ma era 8/9 anni fa, non 20.
Lo so un sacco ti persone ti hanno preso in giro, ti hanno chiesto molti più soldi del necessario per fare il tuo spot, il tuo annuncio, il tuo piano media.
E’ vero avevi tanti soldi e quindi non dovevi stare così attento.
E’ solo che vorrei tanto dirti che stai sbagliando molto di più ora di quando spendevi troppo.
Non perché spendi poco, ma perché spendi male, malissimo.

Lo sappiamo tutti e due come vanno le cose.
Lo so che sei costretto a sottostare a direttive europee, lo so.
Ma ti giuro, in buona fede, ti stai scavando la fossa da solo.
Stai pagando la tua famosissima agenzia creativa il meno possibile, e siccome la paghi poco, lei mente, spudoratamente, sulle risorse che ti ha messo a disposizione.
Non c’è nessuna coppia creativa senior dedicata, non c’è nessun account dedicato, ne una squadra di persone che pensa per te.
Ci sono ragazzi in stage, sottopagati, che per stare dietro ai mille clienti che hanno, scopiazzano a destra e sinistra.
E peggio ancora, per stare nei tempi sempre più stretti che imponi, ti rifilino presentazioni e proposte fatte da altri, potrei quasi dire che ci cambiano solo il logo.
Caro cliente, il tuo centro media non è da meno. In un mondo che evolve, che cambia, la tua pianificazione è sempre la stessa.
E tu puoi tagliare dove vuoi, puoi cambiare il formato che vuoi, ma lì dall’altra parte del telefono, c’è una persone stanca e annoiata che ripete sistematicamente lo stesso lavoro.
Lo so, sono accordi internazionali, e quelli devi rispettare.
Ma sei proprio sicuro che non ci sia alternativa?
Perché davvero, te lo posso garantire, sparsi e ormai mimetizzati dalla mediocrità ci sono persone incredibili. Che hanno fatto la storia del nostro mestiere. Persone che ormai si nascondono per paura di essere scoperti.
Nessuno vuole far sapere di essere capace, di avere delle idee brillanti, di saper fare ancora questo lavoro. Nascosti e mimetizzati sotto le vesti di sforna layout, sforna testi, neanche fossero pizzerie al taglio, ci sono uomini e donne, che un tempo facevano con il sorriso tardi in ufficio.
E ci sono giovani e giovanissimi brillanti, che avrebbero bisogno solo che qualcuno gli insegni, che li aiuti a sviluppare quelle incredibili idee hanno, per essere in nuovi talenti del domani.

Nascosti, dicevo, ci sono uomini e donne che sapevano fare questo lavoro.
A volte la riuscita era brillante, a volte solo buona, ma in ogni caso c’era la passione, la felicità, la consapevolezza di avere un lavoro “privilegiato”.

Caro cliente, queste persone ci sono ancora, si nascondono, ma ci sono ancora.
Sono persone che adesso quando si incontrano parlano di famiglia, di vacanze, per non parlare della mediocrità che li circonda.

Eppure caro cliente, siamo Italiani porca miseria.
Siamo un popolo che di creatività, di inventiva, ne ha più di chiunque altro.
Siamo un popolo che anche solo per la sopravvivenza quotidiana fa meravigliosi e mirabolanti miracoli creativi.

E allora, davvero pensi di non volerci dare più la possibilità di stupirti?
Di divertirti?
Di lavorare sodo e con passione?
Davvero pensi che un nome, per quanto altisonante valga tutto questo piattume?

Caro cliente, ci sono fotografi, copy, art, planner, web designer, programmatori, ci sono pensatori, ci sono – scusa il termine – dei cazzeggiatori bravissimi, che si incontrano lontano dai luoghi grigi in cui sono stati costretti a rintanarsi e rifugiarsi per andare avanti, e tutte queste persone al bar, fanno scintille.

Tu non li vedi, perché li hai sparpagliati in giro, perché li hai separati.
Perché senza volerlo, gli hai tarpato le ali.

Hai tolto soldi, a loro, e a te stesso. Non solo, gli hai fornito interlocutori mediocri, poco preparati, spesso saccenti, intenti a coltivare il proprio orticello e mantenere il loro piccolo piccolo potere.
E loro se ne sono andati, si sono separati e sparpagliati per nascondersi nel mucchio, per non venire umiliati ancora.

Caro cliente, se esisti ancora, se credi ancora che una cosa fatta bene sia migliore di 3 fatte mediocremente, ti dò il numero di tutte queste persone. Mettile insieme, ancora una volta.
Pagale il giusto, per una volta.
Avrai tutto da loro: professionalità, educazione. Vedrai incredibilmente persone che non sbagliano congiuntivi, che non si perdono in questioni futili. Avrai il meglio. E sono certa che tutto questo ti tornerà indietro.

Caro Cliente, lo so che è un periodo orribile, ma se ti circondi di persone inutili, lo sarà ancora di più.
Caro Cliente, se esisti ancora, mettile alla prova queste persone, una volta sola, e sono sicura che vedrai ciò che io con commozione ogni tanto vedo in quel famoso bar dove si incontrano. Intelligenza, spirito di innovazione, e volte perché no, genialità.

Con affetto
V.

Ricapitolando.

Il rientro dalle vacanze innesca automaticamente la meravigliosa pratica del “mi faccio i cacchi tuoi ancora più del solito”.
In fondo è il periodo più florido dell’anno suoi vari social. La bacheca di FB si riempie di album e di commenti.
Niente giochi di ruolo o notizie sterili, solo futili e meravigliosi album che tutto dicono e tutto nascondono.

Così sbirciando sulla mia di bacheca ecco qualche spunto/riflessione:

In Grecia c’è la crisi? Precipitiamoci! E chi come me s’è precipitato…ha fatto come sempre un mare meraviglioso (perché la Grecia sta lì da na vita e il mare sempre quello è) ma ha preso una serie di legnate sui prezzi…appunto c’è la crisi, meniamo i turisti.

Sempre in tema di crisi, quest’anno scarseggiano foto notturne di locali e feste alla moda.
Della serie mi adeguo alla spending review che fa moooolto chic.

Io cresco, invecchio, la forza di gravità ha i suoi drammatici effetti sul mio corpo…ma sono decisamente in buona compagnia. E  questa è la riflessione preferita di tutte le donne 🙂

Il caso dell’estate, Mr Gray e le sue sfumature. Ve lo siete comprato eh?
Solo uno? o tutti e tre?
Vi siete pentite eh!?
Così imparate a voler leggere le porcate sui libri…invece di farle (per dindirindina almeno in vacanza!)
Io il libro non l’ho letto, ma ho letto così tante tante recensioni che è come se…
Riassumendo: na’ cagata.

Momento mamma che più mamma non si può: i bambini degli altri sono sempre incredibilmente puliti, ma come cavolo…….
perché nano è sempre per terra e sempre con qualcosa in bocca e sempre sporco…pensavo fosse normale, invece alla 56esima foto di bambino vestito bellissimo ordinatissimo.
Ma che fate li lavate e pulite prima della foto?
Li tenete seduti fermi immobili tutto il giorno? e se sì mi dite come si fa? Mi prestate la vostra macchina fotografica che magari ha un filtro speciale?
Ma i vostri il gelato non lo mangiano? e le patatine? frutta? panino? giropita?

Ultima osservazione: nessun gossip, nessuna foto compromettente, nessuno scandalo, niente di niente.
M’avete deluso, speravo quanto meno in un paio di chiappe al vento in una piazza greca, invece niente mi sono dovuta accontentare di ridere di Harry. Povero.

E adesso la lista dei buoni propositi per il nuovo anno:

1 Sport, tanto tanto tanto tanto sport.
2 Più cene fuori
3 Abbonamento a teatro
4 Meno we a Roma
5 Più sci!!!!
6 Più libri, meno tv e meno computer
7 Vincere al superenalotto – questo non manca mai
8 Niente più colpi di sole ma più smalto sulle unghie
9 Non cadere dell’armadio la mattina ma pensare al vestiario cognizione di causa – ce la posso fare
10 Più vino

Fenomenologia nostalgica di una ex storia di successo

C’era una volta una casa automobilistica venuta da lontano.
C’era una volta un  uomo con le bretelle e le barba bianca che si arrabbiava un sacco e non lasciava niente al caso. E c’ero anch’io quella volta, alle prime armi, che imparavo e litigavo, e facevo tardi in ufficio.
C’erano una volta dei rivenditori multi marca, che diventarono monomarca, e crearono un fenomeno di settore senza precedenti. C’era una volta il sindaco di Roma che cambiava nome alla strada e la intitolava a chi, in questa grande eterna città, aveva creato posti di lavoro e gente contenta di andare in ufficio.
C’erano una volta, registi simpaticissimi, creativi, copywriter. C’erano una volta tante facce che in 10 anni di lavoro e di fatica, e di litigate avevano tirato su un impero. Sulla logica della meritocrazia. Anzi meglio sulla logica del “quante macchine abbiamo venduto”.

E le macchine continuavano a essere prodotte e vendute. E accessoriate, e ricolorate, e reinventate. E ne venivano vendute più di tutte, anche quando gli altri andavano male, anche quando non c’erano ecoincentivi.
E c’erano un sacco di cose da fare e da dire, e c’erano anche lotte intestine e tante tante difficoltà, ma alla fine le macchine venivano vendute. Alla fine gli stipendi venivano pagati.
Alla fine il lavoro di tutti serviva.
C’era una volta una casa automobilistica venuta da lontano che adesso non c’è più.
Al passo con i tempi si adegua all’effimera inutilità dei personaggi che la popolano.
Il vecchio è stato buttato via senza riguardo e considerazione, e il nuovo che doveva avanzare…non è mai arrivato.
I nuovi non sanno che pesci prendere, e ognuno tira acqua al suo mulino, per salvare la poltrona, per spillare allo scemo di turno i pochi soldi che restano.
E i registi simpatici sono stati rimpiazzati da quelli cari ammazzati, i copywrieter non hanno trovato il sinonimo adatto per sostituire la vecchia campagna e allora ci girano intorno, inutilmente, perché i sinonimo, non c’è, non esiste.
I creativi non creano più niente.
Aria, fuffa, che sì è alla base di questo mestiere. Solo che è una fuffa che non vende più.
E allora i rivenditori monomarca stanno tornando a essere multimarca, o a chiudere.
E sì le cose vanno male per tutti ma la casa automoblistica va peggio, di tutti.

C’era una volta uno schema che funzionava, bello o no, divertente o no.
C’erano persone che lo facevano funzionare.
Quelle persone non ci sono più, al passo con i tempi arriva il nuovo, che nuovo non è.
E’ più vecchio del vecchio, perché non solo non ha nuove idee, ma non è neanche maniacalmente affezionato alla storia del vecchio.
Non ci tiene a fare bella figura con il signore che porta le bretelle, non si dispiace se tutto va in malora.
C’era una volta una casa automobilistica venuta da lontano, il nuovo l’ha spezzettata e buttata al macello.
Geniale.