So momenti…

Quando torni da una settimana di vacanza e non capisci di che cacchio stiano parlando in ufficio.
Perché incredibilmente in 5 giorni il mondo è cambiato.
So momenti…quando scopri che i tuo AD non è più il tuo AD, e in una situazione di totale precariato sai perfettamente che la fine sta arrivando.
So momenti…quando l’Italia è senza Papa, Senza governo, Senza e senza capo della polizia (cit.)
So momenti… quando ti rendi conto che non fai la spesa da 20 giorni, che la casa è un raccoglitore di sabbia che manco nel deserto.
So momenti… quando gli operai che stanno aggiustando le grondaie del tuo palazzo ti augurano il buongiorno. dalla finestra, e tu sei in mutande.
So momenti…quando apri un cassetto e trovi le multe degli ultimi 6 mesi, non pagate, ma semplicemente lì, accatastate, dove avevi dimenticato di averle messe.
E poi la casa stracolma di roba, il rumore, la gente che si agita, e le mail che arrivano a secchiate in ufficio, il nano che dopo due settimane di montagna sembra che sia cresciuto di tre taglie e quindi va in giro con i pantaloni alla “zompafosso”. So momenti…

Ed è in questi momenti che esce fuori il mio lato “migliore”, è quando tutto sta per implodere che inevitabilmente subisco la mia metamorfosi “mostruosa”.
Le avvisaglie ci sono tutte, e appena inizio a girare per casa come una trottola, LUI che SA… va in ufficio a lavorare.
E stamattina, alle 7.30, l’esplosione è stata improvvisa.
Io alias Maria Spiccetti, ho avuto un attacco di mettoapostotutto/buttotuttoperchèètropparobadamettereaposto.
Uno due tre via, partiti, in meno di 1 ora ho:
Dimezzato il guardaroba del nano eliminando tutti i vestiti piccoli, ma anche quelli che gli stavano bene così per senso di colpa che davo via solo le cose taglia due anni.
Dimezzato il mio guardaroba, perché tanto che ci faccio con tutte ste cose, che non lo so neanche io che ho dato via ma non fa niente.
Organizzato tutte le carte di casa, condominio, gas luce, lavori, commercialista, fatture, inps, inail, e sì…multe mettendole in un nuovo cassetto, per poi dimenticamerlo dopo 3 minuti.
Organizzato tutte le cose da portare in tintoria, e portato tutto in tintoria, in motorino… 4 tute da sci 2 piumini,  3 pezzi di lego, 2 di un puzzle di Winnie the Pooh.
Buttato riviste, un sacco di riviste, una pila infinita di riviste, un milione di riviste.

C’avete presente (detta alla romana) quando vostra madre faceva le “pulizie di pasqua” e voi la prendevate per matta?
Ecco, prima di tutto ricordate che una donna che butta è una donna che tenta di di non soccombere,
e ecco… l’immagine di vostra madre che riempie sacchi e sacchi dell’immondizia con milioni di cose… prendetela moltiplicate per tre, e avrete il quadro del mio ingresso di casa di questa mattina.
Tutto in buste, tutto separato, cosa buttare, cosa regale, cosa spostare.

Ho anche buttato un milione (cifra quasi esatta) di campioncini, creme mezze usate, medicine non scadute.
E dopo un’ora e passa che correvo da una parte all’altra mentre il Nano mi seguiva tipo ombra e a caso sceglieva anche lui cosa voleva buttare delle sue cose, salvo poi tirarle di nuovo fuori dai sacchi dell’immondizia, un ultimo singulto mi ha messo davanti alla mia scarpiera.
Così mentre allungavo la mano verso le Nike del ’99 nella mia testa qualcuno ha gridato:
“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!LE SCARPE NO.”
Le scarpe no.

Clic
E lì, come un interruttore, tutto si è spento. E la calma è tornata a casa.
Maria Spiccetti se ne è andata. Le buste sono state chiuse senza ricontrollare cosa c’era dentro e tutto mi è sembrato molto molto molto arioso, e pulito, anche se i miei piedi scalzi, e anche quelli di Nano sembravano non lavati da almeno 3 mesi. Dettagli.

Sono uscita come una Befana dei Poveri, con 4 sacchi dell’immondizia, ho diligentemente separato carta, da plastica, da umido, passaggio in tintoria e poi alla consegna dei vestiti usati.
Sacchi chiusi, consegnati, ore 9.00 di mattina. Ufficio. Lavoro, e poi alle 12.00 l’illuminazione.
Cazzo, cazzo, cazzo… ho dato via la mantella di cachemire di Alessia, che mi aveva prestato.
Cazzo.
So momenti…ma poi passano. 

post al femminile – io lui e loro + Ambra

Io abbarbicata in cima alla scala con un senso di ansia e panico negli occhi.
Lui, ante aperte e un sorriso sornione come ogni anno.
Loro piegati, anzi stropicciati, appallottolati e impilati.
Oggetto del desiderio la figura professionale che non potrò mai permettermi, quella di cui vi parlavo qui.

Così eccoci arrivati anche quest’anno, che sono tre sere che tento di affrontare la faccenda e poi rinuncio. Solo che sono giorni che qui fanno 26 gradi alle 2…

Non so se mi spiego. E io giro ancora con stivale e calzettone.
Roba da dicembre inoltrato.

E’ che il cambio di stagione è un qualcosa che non è possibile spiegare.
E’ uno shock di anno in anno.
Partiamo dal presupposto base. Nessuna donna, mai nella storia, avrà un armadio con “qualcosa da mettersi”. Noi senza ombra di dubbio davanti ad un armadio gonfio che manco la faraona ripiena, esclameremo sempre la stessa identica frase. E mò che mi metto?

Ora questo principio base regola inevitabilmente tutto il resto.
Tirare giù (o su dipende da come è organizzato l’armadio) i vestiti estivi ci pone crudelmente davanti a questa amara realtà. Pile e pile di gonne, pantaloni camicie maglie golf passeranno dalle nostre mani e verranno lanciate giù. E ad ogni passaggio ci sentiremo sempre più tristi, sempre più affrante dall’inevitabile evidenza che sì, quel capo lì, in effetti, non c’è.

Ma tutto ciò non è niente in confronto al vero e proprio problema:
questi pantaloni qui, ma quanto sono stretti?
Non sono miei, è impossibile che io sia mai stata così magra da entrare in questo misero pezzo di stoffa.

E quindi dicevo, eccomi qui che fisso l’armadio inebetita, e dietro di me seduti con la faccia in su che fissano il mio sedere un cane e un nano.

Certo perché quest’anno c’è il livello successivo di difficoltà: trema, sposta, impila, piangi e INTRATTIENI.

Quindi ricapitalondo: sono sulla scala, vedo pile e pile di vestiti, mi si annebbia la vista, ho 4 occhi puntati addosso che mi fissano e lì nascosta tra gli stracci la vedo:
maglietta Onix acrilico misto plastica e elastene anni ’90 blu elettrica, taglia s (S da bambina) comprata in pieno tunnel “Non è la Rai”, la afferro aggiungendoci una colorita esclamazione (va beh dai tanto il nano ancora non capisce) e tirandola via le vedo…
Set completo di mise adolescenziali (quando ero un pò “rotonda” ma non me ne rendevo conto e quindi me ne fregavo andando in giro nuda) nascoste, giustamente, in fondo in fondo all’armadio.
Non resisto e in equilibrio inizio a canticchiare, sculettare e ammiccare, i 4 occhi sembrano interessati alla faccenda così perdo ogni freno inibitore e inizio a cantare a squarciagola, con addosso la maglietta Onix.
Faccio di peggio e alla fine scendo dalla scala e la metto.

E nel momento esatto che parte il ritornello…il nano scoppia a piangere i vestiti impilati crollano per terra e io mi rendo conto che sto ballando in mutande davanti alle finestre dello studio legale X.

PS:
No, non l’ho fatto il cambio, ho consolato il nano che piangeva per colpa di Ambra, ho appallottolato ciò che era caduto buttandolo in un angolo ho chiuso tutto e vestita con stivale e calzettone anche oggi sto qui a morir di caldo…