Lettera di compleanno – tra una valigia e una mail

ZHo come l’impressione di essere sempre qui a scriverti, e che gli anni si stiano traformando in giorni. Ci siamo, di nuovo. Domani 6 anni.

E’ l’estate più calda che io possa ricordare, così calda che mi ricorda quella in cui sei nato tu. Facevano 40 gradi anche lì e abbiamo passato i tuoi primi giorni di vita nascoti all’ombra delle persiane , chiusi in casa in campagna, con le cicale di sottofondo e le giornate lente e pigre e … calde.

Domani si parte, in viaggio, il giorno del tuo compleanno. Partiamo per mete a me care  che spero restino impresse nella tua memoria di bambino. Ti porto dove il mondo – io penso – ha ancora profumi , colori, e sapori. Dove niente è tutto uguale, dove c’è poca plastica, e molto poco da fare.

Non andiamo per fare cose, andiamo per stare insieme, tutti insieme anche con i fratelli grandi.

Ti porto in un posto che ci rende felici a me e a tuo padre e spero che la felicità sia contagiosa.

Ieri sera correvate, te e tuo fratello, per i giardini di quartiere con un monopattino e un gelato.  Giocavate per strada, come si faceva un tempo e facevate amicizia per strada, come si faceva un tempo.

Mi chiedi sempre com’era quando ero piccola io, e poi aggiungi sempre… ” e quando era piccolo papà?” Hai ormai assimilato il fatto che si tratta di due tempi diversi i miei e quelli di papà e sai ormai che c’è sempre una versione in più.

Me lo chiedi per sapere se il mondo è meglio o peggio ora. Cerco di non cadere nell’errore di tutti i grandi, che pensano che il passato sia meglio del presente, così anche se realmente se lo penso, mi mordo la lingua e ti dico che oggi è molto più bello di ieri.

Domani partiamo, il giorno del tuo compleanno,  in viaggio.

E questi sono i miei auguri per i tuoi 6 anni:

Ti auguro, amore mio, di essere sempre in viaggio il 4 di agosto,  magari da piccolo ne soffrirai un pò, ma poi da grande ne sarai felice come lo sono sempre stata io.

Ti auguro di essere in viaggio per posti speciali alla ricerca di quella luce un pò gialla che a me piace tanto, per posti dove non c’è niente di che da fare ma c’è la vita da vivere.

Ti auguro amore un anno di vita normale, come quello passato, dove le delusioni e le grandi felicità sono andate di pari passo.

Ti auguro amore un mare di ricordi felici, che sbiadiranno nel tempo ma ti lasceranno da grande una sensazione di pace.

E in fine amore quest’anno ho una richiesta; quando non ti guardo, travolta da tuo fratello, dammi un calcio e ricordami che ci sei, perché anche se lui è quello rumoroso, anche se lui è quello che detta “purtroppo” gli umori della giornata, lo so che sei tu quello che più ha bisogno di tutti noi, o forse, onestamente parlando, io di te.

Domani si parte. Buon compleanno.

Con amore Mamma

 

 

 

 

 

Playlist di luglio

Playlist di luglio

Scrivo dal telefono di ritorno da Milano e ascolto musica pop italiana contando le balle di fieno che passano.

La mia “Playlist” immaginaria :

Mi piacciono gli incontri fugaci tra amiche organizzati all’ ultim’ora dove in 2 ore riassumi gli ultimi 6 mesi. E i minuti sono così pochi che di base, il rospo, lo devi sputare subito,  senza premessa. Senza filtri.

Mi piacciono i giorni in cui sono Viola e non Mamma. Mi piacciono anche i giorni in cui sono Amore Mio e non Viola.

Mi piace la musica ad un volume assordante.

Mi piacciono i matrimoni dove qualcosa va terribilemente storto e quel qualcosa diventa il ricordo più bello del matrimonio.

Non mi piacciono gli uomini con la barba che come diceva mia nonna hanno sempre qualcosa da nascondere e poi diciamocelo…la barba puzza.

Mi piacciono le persone basiche,  quelle che “prendono un pezzetto di terra lo dividono in 4 e seminano cose diverse in ogni quadrato”.

Ho scoperto che Dio ha smesso di distribuire l’autoironia , peccato,  a me piaceva un sacco.

Mi piace andare in moto senza casco e in macchina senza cintura e guidare veloce, e fumare dentro i locali e dormire truccata.

Mi piace bere ma non ubriacarmi,  mi piace fare tardi,  ma non vedere l’alba.

Mi piace mangiare, mangiare tantissimo che poi mi sento male. Mi tira la pancia.

Non mi piace fare sport anche se poi rosico perché non sono magra e tonica…

Mi piacciono i miei amici pochi ma buoni.

Mi piacciono le feste di compleanno ma io non festeggio da sempre.

Mi piaciono le canzoni di Vasco e Tiziano, e mi piacciono i tormentoni estivi.

Mi piace Roma che arranca, Roma sporca e e bistrattata perché il disastro sta spingendo i Romani a osare e ne stanno uscendo cose fichissime, e mi piace essere tra i pochi a pensarla così .

Mi piace guardare le facce ebeti che guardano lo scintillio di questi tempi incantate, mentre dietro di loro … l’apocalisse.

Mi piace chi non ha certezze, chi non è organizzato,  chi non dà il meglio di sé.

Non mi piacciono i prepotenti gli iperattivi i detentori di certezze,  i “denigratori professionisti” che fanno gli splendidi sulle debolezze altrui .

Mi piacciono le case un poco scrostante, i servizi di piatti spaiati.

Mi piacciono le piogge estive,  i vestiti scoloriti,  i costumi slabbrati,  i piedi scalzi con lo smalto rovinato.

Mi piace il mercurio cromo sulle braccia dei miei figli.

Mi piacciono i sorrisi a mille denti e gli abbracci fortissimi tra sudati perché fa caldo.

Mi piace la caducità dell essere umano. Mi piacciono gli uomini improvvisamente eleganti.

Mi piacciono i giochi di parole. Mi piace leggere il dizionario.

Mi piace il signore di fronte a me in treno che mi ha offerto metà della sua frittata di patate dicendo “vuole favorire”.

Mi piace questo luglio di aspettative che verranno probabilmente disattese e aspetto di essere su un’ isola greca dove ci sono solo Bretoni romorosi  e capre, per essere bambina ancora una volta, come tutte le estati passate.

Giugno è il nuovo Dicembre

Ogni anno si fanno nuove scoperte, nuove conquiste, il che assomiglierebbe ad una frase positiva…

Le scoperte della vita da mamma, al contrario, sono peggio di un invito della suocera a cena di sabato sera. Una martellata sull’alluce per capirci. Adesso, con entrambi i figli a scuola ho scoperto ad esempio che Natale e Dicembre, non sono per forza le parole più brutte del vocabolario Italiano. Ne ho di nuove da inserire; insieme al banalissimo Saggio/Recita e Festine/Merende la nuova parola è GIUGNO.

E pensare che un tempo Giugno era il simbolo della felicità, della libertà, della fine della scuola, dei primi bagni, dei week end lunghi, dei ponti, dei mini viaggi, sì anche degli esami all’università, del programmare le vacanze. Giugno era bellissimo.

Poi 2 figli sono andati a scuola e la mia strategia di madre assente, svampita, asociale, adottata con successo da settembre sta vacillando per oscure forze esterne che mi assillano.

Sul dramma di assistere a una recita/saggio sono stati scritti poemi epici che non potrei mai eguagliare, ma per i figli ok si fa…, stessa cosa sulle milioni di feste e festine che popolano le agende di tutte le mamme.

E io su queste, sulle maledette feste, ho adottato un metodo standard. Ai figli, se la festa viene annunciata in formato digitale, non ne ho neanche mai accennata l’esistenza. Fine del problema. Le mamme ormai per fare sfoggio di modernità e tecnologia non consegnao più biglietti di invito cartacei (fatta eccezione per qualcuna che a quel punto diventa la mia eroina) per cui la mia tattica era perfettamente collaudata.

Fino all’arrivo di Giugno.

In questi giorni non so perché, mi  sembra che la concentrazione di nati sia superiore del 200% alla media del resto dell’anno. Così le agende dei due nani hanno previsto e prevedono un fitto calendario di feste di fine scuola, brunch domenicali con le maestre, feste di compleanno nei parchi, saggi comprensivi di “compra il pantalone e la maglietta di quel colore”, corsi di varia natura e genere, aperitivi, e perché no anche pizzate serali. Roba da far inviadia anche agli eventi in agenda della FERRAGNI.

Adesso, per adempiere a tutte queste faccende, ho adottato il metodo, #confondiliescappa. Così un buon 30% è stato volutamente e/o accidentalmente dimenticato. A un 30% ho partecipato arrivando in ritardo e andando via prima e il restante 40% è quello che ancora mi aspetta da affrontare.

Nano 1 più cosciente dello scandire del tempo ha iniziato a fare discorsi strani tipo: “mamma perché tu non fai come le altre mamme e vieni con noi/ci porti dappertutto?” a cui ho prontamente risposto come da copione ” a me di quello che fanno gli altri non importa niente; se gli altri si buttano giù da un ponte tu fai uguale?” – non mi sembra che abbia apprezzato la risposta ma almeno la faccenda si è chiusa lì.

A nulla sono valsi i miei inutili tentavi di eludere le altre mamme, compreso un poco apprezzato abbandono della Chat di scuola. Sì lo so, è un affronto che non avrei dovuto fare, ma quando ho cliccato su abbandona il gruppo ero felice come se avessi finito le sedute dell’anonima alcolisti e mi avessere detto, sei libera, da oggi in poi puoi fregartene di qualsisi vitale decisione si debba prendere all’interno del gruppo. Niente più menù da approvare, lavoretti per cui portare materiale, drammi scolastici per leggere sbucciature o affacci dalla finestra del piano rialzato della classe.

Niente auguri ad ogni mamma , niente incitamenti , niente gridolini faccette o emoji di merda. Niente. Silenzio. Bellissimo.

Sì lo so, non dovevo farlo, perchè adesso le mamme hanno iniziato a scivermi in privato e io – che ovviamente non avevo registrato un numero/nome che fosse uno – ricevo messaggi da sconosiute che non so chi siano e che mi fanno domande di ogni genere a cui rispondo sistematicamente con un : “mi spiace guarda è un periodo al lavoro drammatico, non ce la faccio”.

Ma ormai sono fuori dal gruppo, e il gruppo me la sta facendo pagare. Ho così tanta paura che li porto a scuola in orario (anzi presto) per eludere il capannello che si forma sulle scale. #mammeagrappoli armate di messa in piega perfetta con 40° all’ombra, doppio cellulare, tacchi alti, e agenda filofax per impegni dei loro figli.

GIUGNO scritto così, è la mia nuova parolaccia preferita. Un’insulto a tutto tondo da usare senza parsimonia in occasioni varie: In fila sul raccordo, quando ricevi la mial che non volevi ricevere, contro i colleghi odiati. SEI COME GIUGNO, PEGGIO DI GIUGNO, A QUESTO GIUGNO GLI FA UN BAFFO.

E mentre ascolto il PIOTTA e HIT MANIA DANCE 1999 in macchina non mi resta che trattenere il fiato e aspettare DICEMBRE.

Una settimana da Dio – treenne version

Ci ha provato con la forza. Buttando il fratello grande giù per le scale. E niente.

Ci ha provato con le moine, ma era evidente che le sue fossero costruite e finte.             Non è il tipo.

Ci ha provato cercando di corromperci con ricatti di ogni genere, minacciandoci di non essere invitati alla SUA festa di comleanno; addirittura un “fatti i fatti tuoi” che in confronto Raz potrebbe impallidire. E niente.

Poi lunedì gli si è presentata l’occasione del secolo e lui, nella notte, matite e pastelli alla mano con fogli Fabriano A4 appena comprati ha progettato il suo piano.

Con una congiuntura astrale che mai più gli capiterà ha preso possesso delle prime linee.

ELEMENTI CHIAVE:

Madre a letto senza sensi, senza capacità di parola e controllo.

Fratello KO anche peggio della madre.

Settimana di impegni sociali che includevano: gita di classe e saggio di fine anno.

Un mix letale per il fratello maggiore costretto a casa, un piano perfetto per prendere piede a scuola e soprattutto agli occhi del mondo.

E lui non s’è fatto scappare l’occasione.

Ha mangiato quello che voleva, perché io non potevo controllare e il povero padre era intento a fare da infermiere. E’ salito su quel pulman vestito come un trovatello, cappello con visiera dritta, unghie lercie e senza battere ciglio è passato avanti a tutti gli altri bambini più grandi riuscendo nell’ordine a:

  • cantare solo quello che voleva lui nel tragitto da scuola alla fattoria didattica e ritorno obbligando il resto dei 60 bambini a fare SOLO il controcanto di DESPACITO.
  • cambiare il percoso stabilito per la visita alla fattoria didattica dai gentili accompagnatori con due semplici mosse; apertura a caso delle gabbie degli animali, lancio di cibo non autorizzato agli stessi. Ha poi sferratto il colpo finale della giornata “blastando” i bambini più grandi che avevano paura delle caprette libere dandogli da mangiare senza paura.

E siamo solo a Martedì

Nelle notti successive ha sperato ardentemente che il fratello ed io restassimo acciaccati a casa per continuare a mangiare cose a caso, non lavarsi, vestirsi da orfanello.

E’ stato accontentato in parte.

La mamma si è dovuta alzare dal letto per curare il più grande e le è cascato l’occhio sulla mise intervenedo subito sull’accostamento verde fluo + maglietta invernale di spiderman più calzino spaiato giallo.

E sempre trascinata dal senso di colpa si è recata giusto per scrupolo al saggio finale di ginnastica (fratello assente) sapendo che il treenne come al solito si sarebbe rifiutato anche solo di entrare in scena.

E lì ha calato l’asso.

Vestito da mini Aladin, a petto nudo, è sceso le scale tronfio e fiero sfidandomi. Si è piazzato in prima fila (posto a lui assegnato tecnicamente solo per i primi 2 minuti della coregrafia) e da lì non è più mosso.

Ha eseguito ben 20 minuti di scentette, esercizi, balletti, marce e mossettine senza sbagliare un colpa. In effetti era molto goffo, ma così seriamente impegnato che la faccenda è passata in secondo piano.

A nulla sono valdi i richiami dell’insegnate a prendere il suo reale posto che alla fine si è arreso anche lui.

Lui come un sol uomo, al centro dell’attenzione come mai in vita sua. Sporco da 5 giorni, mezzo nudo e senza il fratello. Lui in primo piano nella foto di tutte le altre mamme, il suo nome ripetuto fino allo sfinimento da tutti gli insegnati e io madre, devastata dall’influenza, mia e dell’altro, arresa all’evidenza.

NON credo che io riuscirò a vincere questa guerra.

Questa è stata la sua settimana da DIO.

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Brevi considerazioni post Pasquali

PRESS PLAY AND READ

Natale con i tuoi… e Pasqua alla fine perché no .. pure. Anche perché se non lo fai, se non ti presenti, ti bannano dalla chat di famiglia, ti bullizzano, ti fanno sentire uno schifo, manco gli avessi rubato un milione di euro. E chissene importa se hai una scusa plausibile, tipo, stai per partorire… quindi sì: Natale con i Tuoi e Pasqua pure.

Se Pasqua vuol dire famiglia, è confortante riprendere i propri “falsi ruoli” costruiti su di te quando avevi 5 anni. Il fatto che a quei 5 se ne siano aggiunti almeno una trentina con tutto un lungo bagaglio di esperienze di vita, di percorsi, che ti hanno formato, cambiato, definito, migliorato o peggiorato, è del tutto irrilevante. A casa tu resti lo stesso, che tu abbia 5 anni o 40. Il coglione resta tale, l’antipatico anche, il genio pure. E i rompicoglioni su quelli non c’è dubbio… i rompicoglioni non cambiano mai.

C’è un periodo di mezzo nella tua vita in cui ti divertono cose “diverse” ma superata quella fase, quello che vuoi fare è replicare le stesse stronzate che facevi da bambino. Solo che adesso alla caccia delle uova purtroppo non ti fanno partecipare. Ma puoi pur sempre mangiartene un pò mentre fai l’adulto e le nascondi per i tuoi figli e quelli degli altri…salvo poi dire che ne possono trovare “solo 2 a testa”.

Gli amici di un tempo, sono gli unici che capiscono le cagate che dici e che fai, agli altri che devono entrare nel meccanismo e nelle dinamiche della giornata a casa tua, devi spiegare cosa succede intorno… e ti fa fatica solo cominciare…

Si può fare la dieta anche a Pasqua.

E poi alla fine, c’è sempre il momento malinconia: quando tutti partono per tornare a casa, il giardino della casa al mare resta vuota, con le ultime cose da mattere a posto dopo una giornata di sole e delirio.
E io mi immagino sempre la stessa scena: rumore di portier che si chiudono STOCK; la parte lesa (ovvero chi è stato trascinato alla giornata dall’altra metà controvoglia) che si rivolge all’invitato vero e commenta la giornata appena trascorsa; e qualunque sia la frase, chi era lì, alla pasquetta perchè voleva esserci, me lo immagino al volante che risponde a monosillabi per educazione e pensa… quasto/a dopo 12 anni ancora non ha capito un c…o. E ghigna.

SHARE THE LOVE

Fenomenologia delle vacanze di merda

Finchè sei giovane e single o anche in due, le vacanze sono semplicemente vacanze. Possono andare più o meno bene, nel senso che possono essere più o meno divertenti, e in coppia puoi andare più o meno d’accordo. Ma sei pur sempre in vacanza , al massimo ti ammali un po’… spesso torni e ti lamenti di cosa è andato storto e parli di “vacanze di Merda”.

Il termine viene da te usato totalmente a sproposito, ma tu non ne sei consapevole, tu povero stupido 20enne spensierato… la vera verità invece è che solo dopo aver avuto figli, e solo dopo che loro ti avranno rovinato quasi tutte le vacanze con le malattie più rare o solo classiche influenze, e solo dopo molte e molte disdicevoli avventure nei pronto soccorso dei posti più assurdi del mondo (leggi cappadocia inoltrata tra rocce e baracche) solo dopo tutte queste esperienze, alla fine maturerai il vero significato della suddetta espressione.

Dicesi “vacanza di Merda” quella vacanza che suona più o meno così:

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Teoremi da trasloco – risate e lacrime

PRSS PLAY:

Quando sei adulto, ai traslochi un pò ci hai fatto il callo, sei abituato e preparato a questo turbinio di cose che si spostano da un posto all’altro, ei abituato alle frasi di circostanza di quelli che incontri che ti ripetono come un mantra.. ” eh ma gli psicologi considerano il trasloco il trauma peggiore dopo la morte di un parente stretto…”

Sei abituato a vedere improvvisamente scaffali svuotarsi e armadi smontarsi…almeno lo pensi…

Il maledetto scatolone però, nonostante negli anni in qualche modo abbiate fatto più o meno amicizia, non ti risparmia mai gioie e dolori. Continua a leggere

La terra trema e io non ti ho ancora scritto – lettera di compleanno

CatturdgsasgaCaro Zeno,

stanotte la terra ha tremato, un po’ lontano da casa a dir la verità, ma abbastanza per sentire ballare il pavimento. E mentre dalla mattina presto guardo il numero dei morti salire penso al fatto di non aver ancora scritto la tua lettera di compleanno.

Per la verità ci ho pensato più volte, ma quest’anno non so perché mi sembrava un rituale banale, quasi inutile. Poi stamattina le notizie del terremoto hanno reso tangibile a tutti come la vita sia fragile e casuale (ce ne dimentichiamo sempre, troppo convinti di poter controllare tutto) e il fatto che fosse vicino a casa, è banale e stupido da dire, ma lo ha reso più vero. Così semplicemente ho pensato che un rituale per essere definito tale  vada rispettato.

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Post da vacanza – tendenze 2016

Il tormentone delle state 2016 recita #vorreimanonposto e forse, quel motivetto allegro allegro che i due rapper hanno messo sotto ad un testo abbastazna dissacrante ha reso lo sfrorzo e devo dire anche la geniale intuizione praticamente vana, almeno guardando la mia bacheca social.

Quest’anno siamo di vacanze “tranquille” ovvero nessun viaggio lontano, nessuna meta esotica e così, come tutti quelli che “quest’anno vacanze in campagna” ho più tempo per dormire e per farmi – detta alla francese – i caxx degli amici sui social. Continua a leggere

Le 10 regole auree dell’infulenza

 

1  – L’influenza che hai tu è molto più forte di quella che hanno gli altri. E’ molto peggiore, e molto più cattiva. E tu starai molto ma molto più male di quelli malati come te.

2 – C’è sempre l’amica single che ti scrive “Dai su, Actigrip, brodino e in paio di giorni di riposo si risolve tutto”. E tu vorresti con tutte le tue forse urlare “Brutta deficiente, cosa credi che io possa stare a letto malata? Pensi davvero che se sono malata io non lo sia ALMENO anche uno dei miei figli!!!!!! E quindi io passerò notti insonni a occuparmi di lui mentre piango di disperazione per la febbre, la vita, gli ormoni. Brutta stronza single che non sei altro pensi davvero che ci sarà qualcuno che si occuperà di me addirittura tanto da farmi un brodino?” … ma non hai la forza di dirglielo. Lei non sà.

3 – L’influenza arriva sempre sempre sempre dopo che sono giorni che rimandi con shampo secco la pratica “lavarsi i capelli davvero”… e adesso fai veramente schifo. Continua a leggere

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