Lettera di compleanno – Guelfo 4


Caro Guelfo,

Le tradizioni sono tradizioni quindi, dopo i bagordi natalizi, cominciati proprio il giorno del tuo compleanno… eccomi qui a scriverti qualche riga per onorare all’impegno preso.

Lo confesso, sono in difficoltà perché l’unica cosa che mi vien da dire sull’anno appena passato con te è “solo” una lunga lista delle cose che mi fanno arrabbiare unite alla presa di coscienza che non so assolutamente che pesci prendere davanti a un adulto capriccioso rinchiuso per sbaglio dentro al tuo corpo.

Detto questo se mi concentro ci sono un po’ di cose da 4enne che grazie a dio ogni tanto fai.

Mi piace,a volte , quando ti presenti alle 6 di mattina in camera perchè vuoi dormire con me, anche se entrando sbatti la porta e inizi a blaterare frasi sulla scomodità del tuo letto. Ma quando ti azzittisci e ti accoccoli augurandomi buonanotte  è sempre un momento magico.

Mi piace quando alla fine delle nostre quotidiane litigate, dopo le urla, dopo le punizioni, dopo il tentativo di un dialogo tra pari quando tutto, miseramente, fallisce, ti affacci alla mia porta ti appoggi allo stipite con una spalla e esclami per farmi contenta : ” e va bene… scusami”.

Mi piace quando ti metti a contrattare sul tempo ma alla fine ti stufi, tagli corto dicendo che io non sono affatto gentile.

Per il prossimo anno in ogni caso sappi che no non ti insegnerò a leggere … e sarà sempre vietato guardare i compiti di tuo fratello…mi ci manca questa. E al contrario contro il tuo volere imparerai ad andare in bicicletta, a sciare, a nuotate e a fare tutto quello che un bambino di 4 anni dovrebbe fare. 

Ti auguro amore mio che il prossimo anno ti veda meno intento a fare il grande e più felice di essere piccolo. 

Che tu voglia essere meno al centro dell’attenzione e possa imparare ad avere meno paura del mondo che tanto ti atterrisce.

Che chi ti circondanna la smetta di farti fare il giullare e ascolti finalmente il senso di quello che hai da dire, non la sua forma.

Ti auguro amore di sorridere di più e piangere un po’ meno e lasciarti accompagnare per mano, almeno da me e tuo padre. 

Ancora auguri Guelfo, che questo sia un anno magico con amore mamma.

Di pensieri felici e di pidocchi.

20150810_175346Sono le 7.30 di mattina, ho dormito con in testa un asciugamano ben sigillato; sto cercando di pettinarmi con un pettinino che neanche la barbetta delle capre indiane riuscirebbe a passarci. Ho i pidocchi, gentilissimo regalo di non so quale dei bambini. E mentre la puzza di quello shampoo insulso continua a entrami nelle narici, mentre passo al setaccio una massa enorme di capelli ricci intrisi di aceto, trattamento antipidocchi, estratto di lavanda e qualsiasi cosa abbia trovato sull’argomento on line, sono incredibilmente CALMA.

Alla porta del bagno bussano con insistenza 4 mani di nani che quasi fosse un mantra tibetano ripetono mamma. Non li sento più, vedo solo quegli orribili animali saltar fuori dai miei capelli.

Sono le 7.30 di mattina, uno dei due è sveglio dalle 6, devo andare in ufficio e chiudendo gli occhi riesco solo a vedere il blu.

Continua a leggere “Di pensieri felici e di pidocchi.”

ventisette agosto duemilaquattortici

Doveva essere un’estate noiosa. Doveva essere un’estate un po’ così, alla bene e meglio. Doveva.

Invece senza programmi alcuni, senza fatica alcuna, senza aspettativa alcuna… abbiamo mangiato come se non ci fosse un domani, dal primo all’ultimo giorno. Abbiamo bevuto come se non ci fosse un domani…con mal di testa da adolescenti cronici.

Ma soprattutto , abbiamo riso come se non ci fosse un domani, fino quasi a farcela sotto, con il sale addosso, e capelli ingestibili e gli stessi 3 stracci  per tutto il tempo. 

Abbiamo intrattenuto i nani, visto amici (pochi ma buoni). Combattuto con sabbia e secchiello, ci siamo feriti con arnesi vari, abbiamo pure fatto sport.

Abbiamo addirittura festeggiato il mio 22 esimo compleanno, con una torta da record, un nuovo paio di occhiali da sole e un nutrito gruppo di gente varia.

 

E per chiudere siamo saliti in macchina, abbiamo attraversato l’Italia (senza nani) e siamo andati a dire a un amico che gli vogliamo un gran bene. Così com’è. E l’abbiamo visto felice come non mai. Perfetto.

Appena rientro in me e mi passa questo effetto sbronza costante che ho da 4 giorni…vi narrerò di quanto il Sud Italia regali a noi donne taglia normale un effetto autostima a mille. Roba che dovrebbero prescriverlo come cura antidepressiva.

La felicità è:

piedi
piedi
Tornare a casa dopo una brutta giornata, riceve una notizia ancora peggio e sentirsi in ogni caso fortunati. Guardare indietro e non avere rimpianti.
Cercare il sorriso di un amico nella memoria di tanto tempo fa, e pensare ai sorrisi che ti ha regalato.
Abbracciare LUI sapendo che niente ti toglierà quel senso di pace. Neanche una brutta brutta giornata.
LA felicità è, sapere che poche cose ti fanno davvero paura.
La felicità è aver scelto una straordinaria incredibile, meravigliosa, appagante, emozionante,
Normalità.

 

Per interposta persona, a 86 anni.

Così, con tono serissimo mi viene comunicato che “Mario” dopo una furente telefonata ha lasciato in tronco “Luisa”.
Mario e Luisa stanno insieme da 35 anni, non si sono mai sposati, perché di matrimonio già ne avevano uno a testa e 35 anni fa, risposarsi, non usava.
Ma soprattutto, senza matrimonio, non c’è l’obbligo della convivenza, che Luisa dice, è quello che ammazza i rapporti.

Così sono da 35 anni felicemente insieme.
Mario il week end va da lei e durante la settimana, ognuno a casa sua.
Hanno girato il mondo insieme, hanno vissuto una vita insieme.
Lui la chiama Cocca.
Io adoro quando lui la chiama Cocca.
“Cocca, vuoi il caffè?”
E’ che Mario e Luisa, sono persone d’altri tempi, ma non per l’età, lo sarebbero anche se di anni ne avessero 20.
Quando parlano, di norma capisco la metà delle cose che dicono, i discorsi sono pieni di riferimenti culturali a me sconosciuti, e le parole spesso usate non proprio di uso comune.
Ma anche qui, non è una differenza di età che ci allontana, è proprio che Mario e Luisa detta alla romana, c’hanno due capocce così.

E allora non riesco proprio ad immaginarmeli, intenti in una normalissima litigata amorosa.
Mario ha avuto la polmonite, è stato in ospedale e poi è stato dimesso.
Cocca in cuor suo voleva farsi qualche giorno da sola, in santa pace.
Così ha colto la palla al balzo e s’è rigirata la frittata:
“Mario, non puoi venire qui dove sto io, tu dopo una cosa così devi stare a casa tua, a fare la convalescenza, qui è umido. Tu stai lì, ti riprendi per bene, io nel frattempo vado a Londra e poi quando torno, magari partiamo insieme qualche giorno no?”
E Mario, giustamente, s’è incazzato.
E l’ha lasciata.
Con grande classe: “Cocca, questo rapporto è arrivato al capolinea, non è più un rapporto. Ciao”

Da una settimana Mario e Cocca parlano per interposta persona. Attraverso un cugino di Mario.
Ma non come faremmo noi.
Non è: lui che ha detto? e lei che ha detto? ma tu le hai detto? ma lui che ha risposto?
No.
Perché il cugino ha un ruolo molto attivo nella faccenda.
Lui fa da mediatore.
Lui consola Cocca, che è disperata, e depressa.
Come in un film d’epoca. E ovviamente, Cocca non chiama.
Lui spaventa Mario, ricordandogli che senza Cocca, dove va?

Io il cugino di Mario non lo conosco, ma in queste giornate di strazi del cuore, vorrei tanto essere io quell’interposta persona.
E già me le immagino le telefonate:
“Sai cugino, è che Cocca proprio non si rende conto di quanta pazienza ho avuto io con i suoi modi bruschi e prepotenti. Prendi l’altro giorno, eravamo in giro in cerca di camei (perché Mario ha una collezione di Camei incredibili e a me ne ha regalato uno incastonato su un portamonete egizio, non pensate a quelli bianchi orrendi che si vedono in giro o online…) e lei aveva stabilito che quello che piaceva a me fosse falso, e alla fine non l’ho potuto prendere”

Oppure: “Guarda cugino, io sono stufa di dover dire sempre a Mario tutto e di essere poi presa come capro espiatorio, che l’altro giorno, addirittura voleva convincermi che un cameo che avevamo visto fosse autentico del periodo XYX, ma ti pare? Era evidentemente del RDC”

E sì io a fare l’interposta persona ci starei anche tutta la giornata, prendendo appunti e cercando freneticamente le parole su wiki.

L’ultimo aggiornamento è di qualche ora fa, Cocca e Mario ancora non si parlano, ma sia l’uno che l’altra sono passati in agenzia di viaggi a pagare la loro quota per il viaggio in Cambogia.
Per Cocca è la terza volta, è stata tra le prime a vedere i templi di Angok subito dopo la guerra, Mario invece li ha visitati una volta sola. Ci tornano a settembre, dopo i miei racconti, per vedere esattamente quali templi sono stati restaurati e come.

Nel frattempo entrambe mi hanno detto che Efeso (che vedrò questa estate) non vale più la pena, ha perso il suo fascino. L’hanno restaurata troppo e non c’è più spazio per l’immaginazione.
Cocca per lettera (perché Cocca – che abita a 500 metri in linea d’aria da me – mi scrive le lettere o ritaglia articoli di giornale interessanti li imbusta ci mette il francobollo e le spedisce a casa mia) mi ha suggerito di passeggiare sul viale principale senza guardarmi troppo intorno, così posso immaginare a mio piacimento come doveva essere ai tempi d’oro.