Post da vacanza – tendenze 2016

Il tormentone delle state 2016 recita #vorreimanonposto e forse, quel motivetto allegro allegro che i due rapper hanno messo sotto ad un testo abbastazna dissacrante ha reso lo sfrorzo e devo dire anche la geniale intuizione praticamente vana, almeno guardando la mia bacheca social.

Quest’anno siamo di vacanze “tranquille” ovvero nessun viaggio lontano, nessuna meta esotica e così, come tutti quelli che “quest’anno vacanze in campagna” ho più tempo per dormire e per farmi – detta alla francese – i caxx degli amici sui social. Continua a leggere

Il peggio di se stessi

Il peggio di sé bisognerebbe relegarlo a momenti privati, a ore notturne, a giorni anonimi, ma inevitabilmente la fine dell’anno mi ispira un senso di tale apatia e ansia che non riesco a farne a meno.

Così come ogni anno, ma forse quest’anno ancora di più, il natale mi ha colta completamente impreparata. Niente passaggio dall’estetista, niente parrucchiere per le feste, niente vestiti curati, niente filtri nelle conversazioni, niente sorrisi di circostanza, niente equilibrio e calma mentale.

4 stracci buttati in una sacca per sopravvivere in mezzo alla nebbia che più nebbia non si può. 12 giorni avvolti da un bianco latte praticamente tutto il giorno, sembrava di stare in Brianza più che sulle colline senesi. Continua a leggere

Di pensieri felici e di pidocchi.

20150810_175346Sono le 7.30 di mattina, ho dormito con in testa un asciugamano ben sigillato; sto cercando di pettinarmi con un pettinino che neanche la barbetta delle capre indiane riuscirebbe a passarci. Ho i pidocchi, gentilissimo regalo di non so quale dei bambini. E mentre la puzza di quello shampoo insulso continua a entrami nelle narici, mentre passo al setaccio una massa enorme di capelli ricci intrisi di aceto, trattamento antipidocchi, estratto di lavanda e qualsiasi cosa abbia trovato sull’argomento on line, sono incredibilmente CALMA.

Alla porta del bagno bussano con insistenza 4 mani di nani che quasi fosse un mantra tibetano ripetono mamma. Non li sento più, vedo solo quegli orribili animali saltar fuori dai miei capelli.

Sono le 7.30 di mattina, uno dei due è sveglio dalle 6, devo andare in ufficio e chiudendo gli occhi riesco solo a vedere il blu.

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excel da vacanza – storie di ordinaria follia

No, questo titolo non è uno scherzo, e no, non avete capito male.

La frase è esattamente quella che pensate voi. Ci sono persone, tante persone, tantissime persone che fanno l’excel delle vacanze.

E’ saltata fuori questa pazza mania ieri tornando da Milano, quando, parlando dell’organizzazione di un viaggio itinerante vedevo il mio interlocutore battere forsennatamente sulla tastiera. E quello che stava facendo, (copia e incolla) era un excel delle sue vacanze, anzi della sua ipotesi di vacanza, con link a siti, alberghi e tanto di colonna di voto presa da tripadvisor.

Ho pensato tra me e me che la malcapitata avesse una deformazione professionale, e che fosse un caso più unico che raro, invece facendo un pò di domande in giro, mi sono resa conto che no, tutti fanno l’excel da vacanza;

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Turista sì Turista no

Forse dovrei partire dalle basi.
Dalla mia base.
Quello che appunto dicevo ieri. Un conto è il viaggio, un conto è la vacanza.
Non ho scoperto l’acqua calda, c’è un’infinita antologia sull’argomento.
C’è la beat generation come testimonianza reale.

Ma vale sempre la pena dare la propria versione, la propria interpretazione.
A volte viaggio, a volte vado in vacanza.
Non sono di quelle che deve per forza dimostrare di essere stata nel posto più nascosto, di aver evitato le “trappole da turisti”, di aver fatto giri alternativi.
Faccio un passo indietro, in difesa di chi va in vacanza – che assume agli occhi di molti accezione negativa. La vacanza è una condizione sacrosanta, è una scelta divina. Se vai a Parigi per la prima volta e non visiti la Tour effeil perché è da turista, sei un c…one. Tutto ciò che è turistico, lo è diventato, in effetti.
E poi non c’è niente di più bello che starsene seduti davati al “monumento” della propria città e “vedere l’effetto che fa” cit. su chi lo scorge la prima volta.

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I propositi del martedì – #IlikeItaly

ilikeitalyAnche questa mattina come tutte le mattine, sono stata bombardata da drammatiche notizie di morte, corruzione, liti sterili in politica, calo di fatturati, meteo che non ci dà tregua e ultima e non nuova, settore turismo in calo.

Tralasciamo la faccenda del ministero che non c’è. L’unico che dovrebbe esserci.

Tralasciando il fatto che dovremmo noi Italia/Italiani aver trasformato questo paese in un enorme organizzatissima macchina da soldi/gardaland (in senso positivo) per i turisti…

Tralasciamo tutta questa inutile polemica e facciamo un buon proposito:

PREMESSA: Il sito ufficiale del nostro paese conta – tenetevi forti – 198.888 follower su FB – 64.000 su twitter – 2.724 su Pinterest.

E’ uno scherzo vero? manco 200.000???? L’Italia cazzo!

BUON PROPOSITO:

Visto che passiamo ore cazzeggiare on line…cerchiamo di aumentare DRAMMATICAMENTE questi numeri, condividendo link…nella versione in inglese che non guasta 😉

E se proprio vi scappa una vacanza non troppo lontano, metteteci due foto e un #IlikeItaly che male non fa 😉

#buonpropositomartedi #IlikeItaly  http://www.italia.it/en/home.html

 

Amarcord estivo

Sono una di quelle per cui l’anno ricomincia a settembre, un pò per questioni anagrafiche (compio gli anni ad Agosto) un pò perché non voglio mollare l’idea del diario scolastico.

Così mi ritrovo a pensare alle estati passate, mentre prendo un treno notturno tornando da un weekend dove tutto sapeva di infanzia.
In un ciclo di vita continuo che in barba al tempo che passa, al mondo che cambia, alla tecnologia che avanza; alla faccia dei matrimoni, dei figli, dei traslochi, di città diverse, mi vede ancora sulla stessa spiaggia sotto lo stesso identico ombrellone, a cena nella stessa casa, e nella stessa piscina, dopo 30 anni, con le stesse facce.
Continuo a vederle senza rughe, con i denti storti e i costumi a un pezzo solo.
E ho come l’impressione che sì la vita vada avanti, ma ci sono persone e luoghi che messe insieme, compiono il miracolo della quadratura del cerchio. Anche se adesso sei grande, anche se la tua faccia da  bambina se l’è rubata il nano seduto accanto a te.

E mentre il treno lento, come ormai sembra non essere più niente, si ferma romanticamente ad ogni stazione che incontra, stazioni sempre uguali, se non fosse per le macchinette automatiche per fare i biglietti, uno zaino da 90 litri ti ricorda che una faccia da bambina vive lontano.
E in quel momento è seduta di nuovo accanto a te, su un misero regionale spagnolo che attraversa i paesi baschi, senza un posto dove andare a dormire, senza un programma preciso, con un lavandino come doccia, una felpa come letto e una fame blu.

Si riparte, piano, che più piano non si può, in ritardo, e mi ritrovo a sperare che il ritardo aumenti, per godermi due minuti in più di calma, due minuti in più del tempo che è stato.
Due minuti in più che sanno di un’ isola dove nessuno scende dal traghetto, dove Romeo si affaccia da una finestra bianca, dove non c’è supermercato, dove il vento soffia forte, dove non ci sono lettini, ombrelloni, un’isola che ha un retrogusto francese, un sapore di formaggio, e un ritmo immobile.
Dove le giornate sono tutte meravigliosamente uguali, dove i tuoi trent’anni passano così, senza battere ciglio e un bar in porto diventa casa.

Ultima stazione, un minuto per sperare che i prossimi trenta siano così: pieni di “stessa spiaggia stesso mare”, pieni di giallo dei girasoli rubati, e blu di un mare salatissimo, e di caldo umido dell’Asia, e dolore alle spalle dello zaino, e di facce sempre uguali e sempre diverse, e di vita, normale, uguale, diversa.

ROMA SAN PIETRO. Fine Corsa.

…E la vendetta del nano bagongo

…è che me lo dovevo aspettare.
So’ stata ingenua. Mea Culpa.
Dovevo capirlo da come mi stava trattando da un paio di giorni, che l’avrei pagata.
Che avrei scontato amaramente quest’anno di poca maternalità.
E alla fine senza colpo ferire, me l’ha fatto.
Il dispetto più grande, per ribadirmi: tiè ricordati che qui se voglio comando io e tu le vacanze te le scordi proprio.
C’è riuscito.
Così in data 26 dicembre ha iniziato guardandomi di sottecchi con un vaga febbretta della serie…inizia a farti venire il dubbio se partire e lasciarmi qui, me misero me tapino, al freddo al gelo della campagna senese.
E allora che fai?
Aspetti, lo imbottisci di tachipirina, e aspetti…
27, 28…dovresti partire adesso, hai la macchina carica, gli scarponi nel bagagliaio da 4 giorni, una nuova giacca da sci, ma per sicurezza: “senti…partiamo un giorno dopo”.
E lui è lì che t’ha sentito.
E allora pensa..mmmmm…faccio salire ancora un pò la febbre.
Poi credo che essendo la prima volta che si vendicava, la situazione gli sia sfuggita un tantino di mano.
Ecco, non credo che nel suo piano ci fosse anche la corsa verso il pronto soccorso e il ricovero per 3 giorni.
Ma la sua vendetta è stata attuata. E così, alla fine mi ha costretta a:
piangere disperatamente come la più pappamolla delle madri mentre gli mettevano le flebo
dormire con lui in braccio per tre giorni senza mai smettere di accarezzarlo e consolarlo
intrattenerlo h24 su un letto di ospedale sperando che ci facessero uscire – roba che se non c’era LUI io davo di matto dopo 10 ore

E la vacanza è volata così.
Avrei voluto raccontarvi di grandi sciate, di un capodanno scoppiettante e fuochi d’artificio.
Avrei voluto dirvi di grandi mangiate, e meravigliose saune.
Avrei voluto litigare con i crucchi in fila alle seggiovie, e con i romani d’assalto nei rifugi.
Avrei voluto sentire le dita dei piedi ghiacciate e ripromettermi ancora una volta che devo, devo arrendermi all’evidenza che i miei scarponi hanno fatto il loro corso.
Avrei voluto dormire alle 5 di pomeriggio e svegliarmi alle 7 di mattina per arrivare all’apertura degli impianti.
Avrei voluto far colazione due volte, la mattina presto e poi a metà mattinata, pensando che tanto la prima l’avevo già bruciata.
Avrei voluto sentirmi a casa e rimpiangere per la milionesima volta il giorno in cui ho scelto di non vivere in montagna.
Avrei voluto ridere fino alla morte vedendo qualcuno che scivola sul ghiaccio e lasciare che LUI in automatico mi portasse gli sci.

Avrei voluto ma ha vinto lui.
Il nano bagongo.
E ieri per ripicca, ho messo via la valigia con la roba da sci…senza disfarla.
E l’ho guardo pensando: vendetta…tremenda vendetta 😉

La vacanza secondo me – capitolo secondo

Il rientro lunedì in ufficio…che ve lo dico a fa’.
Caldo, desolazione, silenzio.
Silenzio.
Bello il silenzio, dopo due settimane di vacanza da mamma.
Avevo fatto una lista delle cose che avrei dovuto necessariamente fare in questa prima vera vacanza familiare.
Così con molta soddisfazione posso dire che la lista è stata spuntata quasi tutta.

1) Nessuna incredibile e mirabolante festa di compleanno per il nano – perché ve lo garantisco, non gliene può fregare di meno di gridolini e risatine, loro vogliono solo stare a mollo, e nel mio caso mangiare.

Così di tutto punto, ho confezionato una meravigliosa tornata separando 6 OREO e mettendoli in cerchio, ci abbiamo messo in mezzo una candelina e quest’è. E nano s’è avventato sugli Oreo come le api sul miele. Felice.

2) Ho mangiato quantità di cibo inenarrabili, senza preoccuparmi del domani (e infatti ora che il domani è arrivato vorrei morì) a qualsiasi ora del giorno e della notte.


3) Ho come sempre portato vestiti  usa e getta (mi rendo conto che chiamarli vestiti è già troppo) mettendo a dura prova anche LUI, che non è che sia particolarmente attento alla faccenda. E sono andata in giro senza vergogna con abbinamenti verde fluo rosa e nero cerchi e righine.


5) Ho finalmente potuto litigare con le hostess dell’Alitalia (solo al ritorno purtroppo) in veste non più di bionda single esaurita ma recitando mirabilmente la parte della madre isterica al rientro dalle vacanze. 

Si chiama o non si chiama scena madre?
Ero perfetta nella parte. Nano su un fianco, fila della madonna, e come sempre puntuale la totale incapacità e inefficienza di tutto lo staff Alitalia. Il tutto mi ha permesso di interpretare al meglio la parte che da anni agognavo di fare. Per di più, e qui la ciliegina sulla torta, più la hostess mi rispondeva in italiano più inveivo in inglese parlando a macchinetta, tanto per chiarire. Impagabile.

E poi incredibilmente, e questo nella lista non c’era, me la sono davvero spassata, col nano, con LUI su un’ isola che non si può che descrivere così;


Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde 

del greco mar da cui vergine nacque.


E ora nella capitale fa caldo davvero, c’ho messo un pò a trovare un benzinaio aperto.

Nano è ancora in vacanza, dalla nonna.
Così in realtà, sono ancora un pò in vacanza anche io.
Ufficio, aria condizionata, cene fuori, casa nel delirio, nessun obbligo, nessun orario.

La vacanza secondo me, capitolo secondo.


Mamma che più mamma non si può – febbre da vacanza (di mamma)

Che ho scoperto essere un grande classico.
Direte sai che scoperta…e che ti devo dire, io il nano ce l’ho solo da 11 mesi che ne potevo sapere?
E quindi sono qui, da 48 ore, che aspetto pazientemente che quella specie di cosa che mi condiziona tutta la vita, che urla a orari improbabili, e che mi rende la vita un meraviglioso incubo, si dia una regolata e mi faccia partire.
Sì sì avete capito benissimo, qui c’è in gioco la mia settimana di vacanza.
Una settimana, in barca, senza nano, senza rotture di scatole, senza telefono, senza internet con LUI, santo, che ha resistito a questi 11 mesi + 9.
E certo perché nano malefico, mica s’ammala prima di partire per le Nostre (di lui comprese) vacanze.
Ma prima della mia.

Il bilancio al momento conta, 2 notti insonni, 1 cena annullata, aspetto (mio) orribile.
E solita figura di merda con la pediatra.
La scena è sempre la stessa, mi presento, con nano piagnucoloso attaccato a me a mò di coala in reparto e lei mi guarda, lo visita.
Bronchi ok, orecchie, ok, è la gola.
E io senza mezzi termini: “quanto ci vuole? No sa perché io dovrei partire per le vacanze.”
Occhiattaccia.
Aggiusto il tiro: “No nel senso, le mie vacanze, lui dovrebbe rimanere qui, ma sa se sta male, come faccio a partire?”
Fulmine, silenzio, gelo, le solite balle di fieno che rotolano per i corridoi dell’ospedale.
Sacrilegio, cioè, il mio problema non è che non partiamo TUTTI, per le vacanze, ma che io devo rinunciare alla MIA.
Esatto.
Io madre degenere, io che me ne frego della salute del nano e oso addirittura chiedere di spingere sull’acceleratore dell’antibiotico.
Strega!
Nella mia mente la frase era una cosa tipo: “scusi ma non lo posso imbottire di medicine così passa tutto in 24 ore?” Non ho osato.
E intanto, sono qui, me misera, me tapina, che aspetto seduta accanto a lui, che s’è appena addormentato e gli tengo la pezza fredda sulla fronte.
Io madre ingrata che prego solo di poter prendere quell’aereo…
…prima cosa da inserire nella lista QUELLO CHE HO FATTO IO PER TE che elencherò da grande mentre lui alza gli occhi al cielo.
1) Rinunciare alla vacanza con papà nel luglio 2012.
Tiè

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