Turista sì Turista no

Forse dovrei partire dalle basi.
Dalla mia base.
Quello che appunto dicevo ieri. Un conto è il viaggio, un conto è la vacanza.
Non ho scoperto l’acqua calda, c’è un’infinita antologia sull’argomento.
C’è la beat generation come testimonianza reale.

Ma vale sempre la pena dare la propria versione, la propria interpretazione.
A volte viaggio, a volte vado in vacanza.
Non sono di quelle che deve per forza dimostrare di essere stata nel posto più nascosto, di aver evitato le “trappole da turisti”, di aver fatto giri alternativi.
Faccio un passo indietro, in difesa di chi va in vacanza – che assume agli occhi di molti accezione negativa. La vacanza è una condizione sacrosanta, è una scelta divina. Se vai a Parigi per la prima volta e non visiti la Tour effeil perché è da turista, sei un c…one. Tutto ciò che è turistico, lo è diventato, in effetti.
E poi non c’è niente di più bello che starsene seduti davati al “monumento” della propria città e “vedere l’effetto che fa” cit. su chi lo scorge la prima volta.

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Chi troppo in alto sale, cade repente…precipitevolissimevolmente

In ogni famiglia che rispetti ognuno recita il proprio ruolo. E così il figlio “delinquente” resta tale anche quando con 3 figli 45 anni e un matrimonio di 10 anni esce in giacca e cravatta la mattina per andare a lavorare in Banca.

Non importa chi tu sia diventato nella vita, non importa cosa tu abbia fatto. A casa tu sei e resti quello che eri a 4 anni. Così mi immagino i genitori di Zuckenberg che si incazzano dandogli del Coglione Nerd quando li va a trovare il giorno del ringraziamento. E solo perché, per sbaglio, ha rovesciato un bicchiere di coca sul tavolo della cucina. Probabilmente avrà dei cugini più grandi che l’hanno sempre preso in giro, schiaffeggiato, battuto a pallacanestro, umiliato per la sua pelle bianca e l’aspetto un po’ molliccio.

E adesso che lui è quello che è, per loro, lui resta il nerd pappamolla e floscio.

La famiglia ti obbliga a rimanere quello che eri, ti fa specchiare e vedere quello che a volte non vuoi. Ti mette davanti al fatto che per quanto tu possa sforzarti dì evolvere e crearti un percorso decoroso, rispettoso, dignitoso, la vera verità è che resti un uomo qualunque, in un mondo qualunque che nulla può, contro e/o per, le grandi cose della vita.

……….. e adesso la parte divertente.

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I propositi del martedì – #IlikeItaly

ilikeitalyAnche questa mattina come tutte le mattine, sono stata bombardata da drammatiche notizie di morte, corruzione, liti sterili in politica, calo di fatturati, meteo che non ci dà tregua e ultima e non nuova, settore turismo in calo.

Tralasciamo la faccenda del ministero che non c’è. L’unico che dovrebbe esserci.

Tralasciando il fatto che dovremmo noi Italia/Italiani aver trasformato questo paese in un enorme organizzatissima macchina da soldi/gardaland (in senso positivo) per i turisti…

Tralasciamo tutta questa inutile polemica e facciamo un buon proposito:

PREMESSA: Il sito ufficiale del nostro paese conta – tenetevi forti – 198.888 follower su FB – 64.000 su twitter – 2.724 su Pinterest.

E’ uno scherzo vero? manco 200.000???? L’Italia cazzo!

BUON PROPOSITO:

Visto che passiamo ore cazzeggiare on line…cerchiamo di aumentare DRAMMATICAMENTE questi numeri, condividendo link…nella versione in inglese che non guasta 😉

E se proprio vi scappa una vacanza non troppo lontano, metteteci due foto e un #IlikeItaly che male non fa 😉

#buonpropositomartedi #IlikeItaly  http://www.italia.it/en/home.html

 

Cacace la spia.

Non ho una grande simpatia per gli “accompagnatori” in terra straniera.

A me piace andarmene in giro come dove è quando mi pare.
Ma questa volta costretti dal paese ci è toccato sottostare alla regola del driver.
Che poi chiamarli così, tacci loro, é a dir poco un complimento.
Questo é senza ombra di dubbio il posto dove guidano peggio di tutta la terra.
Ma sto divagando…

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Sri Lanka – terzo giorno

Il terzo giorno diventa il primo vero giorno. Ogni volta che vengo da questa parte del mondo mi rendo conto di quanto le prime 48 ore siano un enorme buco nero nella mia testa.

Il viaggio, le ore in aereo, le attese, gli scali, servono terapeuticamente a darmi il senso della distanza, dell’allontanamento. Dello stacco.
E poi scendi in questo clima e in questi colori che niente hanno a che vedere con la parola casa.
La stanchezza, l’umidità, il senso di estasi per la vacanza appena iniziata. Il tempo scorre e finalmente invece di correre rallenta. E la vacanza dopo due giorni lascia il posto al viaggio.

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#siamoandatiavivereincampagna

Potrei raccontarvi delle ultime 4 settimane di merda, tra pannolini, febbre, corse in ospedale, cerette mancate, vita sociale azzerata, ricrescita dei capelli, scarso tempo anche solo per una doccia.

Potrei farvi un lunghissimo elenco del perché non si dovrebbero fare i secondi figli d’inverno, o del fatto che i metri quadri del proprio appartamento possono essere soggetti a interpretazioni di varia natura.
Ovvero, 120 mq possono in un solo giorno, diventare 30.

Potrei dirvi che continuo a non capire le “gioie della maternità” e la “dolcezza dei neonati, anche adesso, al secondo figlio.

Invece, invece vi racconterò solo il “temporaneo epilogo” delle ultime 4 settimane di merda.
All’ennesimo raffreddore, all’ennesimo colpo di tosse (anche mio) ho svuotato casa, ho imboccato l’autostrada direzione nord con la macchina carica che neanche le vecchie transumanze di una volta potevano competere con me, mi sono incollata due nani, e sono scappata.
In campagna.
Sotto una pioggia torrenziale, in un vecchio casale dove inutile dirlo, fa freddo, e se tira vento da est piove pure dentro dal camino.

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Resoconto : capitolo secondo

Per chi si fosse perso il primo capitolo cliccate qui.


Dunque che dire, oggi lunedì 2 settembre dichiaro ufficialmente morta e chiusa la stagione vacanze e, per quanto mi riguarda, è la fine anche della vita sociale (nella più estrema delle accezioni vale a dire alcol droga e ore piccole) per almeno i prossimi 5 mesi. AZZZZZ
Partirei col dire che se non avete ancora avuto il vostro incontro ravvicinato del terzo tipo con la bilancia…non fatelo. Digiunate per almeno 72 ore e poi se proprio dovete, date una rapida sbirciata a quelle maledette cifre.
Come potete dedurre, il mio di incontro, questa mattina, non è andato proprio benissimo.
A momenti svengo e se non fosse stato per una lista infinita di cose da fare entro le 9.30 credo mi sarei di nuovo buttata a letto (a pancia in su purtroppo ormai) singhiozzando disperatamente con il cuscino sulla faccia.
E’ evidente che la mia temporanea condizione di balenottera mi rende sensibile a taluni argomenti, ma che ci volete fare, è l’età.
Ecco, ecco cosa mancava nel resoconto capitolo primo.

Nano e io infatti abbiamo compiuto gli anni.
Nano a inizio agosto io a metà.
Nano ne ha fatti DUI come dice lui

Io invece come ogni anno da molti anni a questa parte 18.
La faccenda questa volta si è fatta parecchio più complicata purtroppo.
Solitamente infatti aiutata da una data nefasta (ringrazierò tutta la vita però per questo) la mia meravigliosa ricorenza passa inosservata ai più, e chi malauguratamente invece se ne ricorda, non ha grandi possibilità di interloquire con la sottoscritta che guarda caso si trova sempre in posti senza copertura rete.
Ecco, quest’anno invece il telefono prendeva, prendeva benissimo, e ogni bip era come una pugnalata alle spalle, a ricordarmi un altro anno passato.
Io, chi festeggia il compleanno, non lo capisco, o meglio, lo rispetto, ma mi sfugge il motivo del festeggiamento.
E’ perché siete sopravvissuti un altro anno?
E’ una scusa come un’altra per alcolizzarvi? (questa è validissima)
O è puro narcisismo?

Perché se ci riflettete bene, il compleanno altro non indica fuorché un altro anno che è passato, altro tempo in meno, una ruga in più, un’occasione mancata da aggiungere, altri giorni, ore che così sfumano.
Sì lo so è deprimente, ma cercate di capire, oggi come molti di voi sono seduta in ufficio, dopo giorni di sole e mare e assenza di nani.

Ed è stata quell’assenza a ricordarmi quant’è meravigliosamente bello non averli tra le scatole, pensare solo a se stessi. Mangiare salati e sporchi alle 10 di sera senza passare da casa. Dormire a qualsiasi ora della notte, ma soprattutto del giorno. Mangiare senza dover dividere niente, senza nessuno che dice: ” io io io io”.
Perché diciamocelo, i bambini, anche i propri, sono una gran rottura di palle, soprattutto in vacanza.
E va bene l’amore, va bene che li hai messi al mondo tu, e li amerai sempre. Ma senza, soprattutto in vacanza…si sta na meraviglia.

Per la cronaca ecco un pò di indirizzi da segnarvi per la Turchia:

ISTANBUL –
Ristorante MIKLA 
Foto ricordo – Giycek 

CAPPADOCIA
Ziggy cafè

Libro dell’estate letto: Middlesex di Jeffrey Eugenides

Resoconto AKA Turchia la resa dei conti

Intorno a me ora, solo silenzio.
In lontananza rumore di macchine, di barche e di mare. Davanti il blu.

Intorno a me ora, solo silenzio.
Sono viva, sopravvissuta, mio malgrado alla prova fatidica.
In viaggio con l’accollo.
In Turchia con da 0 a 12 per un totale di 3 minorenni, che per comodità chiameremo adesso 0 -12 ABC (in ordine di età crescente).
Non saprei da cosa iniziare, potrei dire che:
La Turchia é un posto meraviglioso, da girare molto più che 10 giorni.
La Turchia è un posto dove si mangia meravigliosamente bene.
La Turchia ha tutto quello che serve per la riuscita di un viaggio itinerante.
Ma mi limiterò in questo primo capitolo a dire che:
Io combatto strenuamente quelli che “lenostrevacanzesonosempreperfette” ed è per questo che vi dico che LUI il primo giorno a Istanbul dopo aver fatto il giro delle attrazioni turistiche e essersi caricato 12 kg di rottura di palle lagnosa sulle spalle per le ripide strade di galata sembrava avesse corso la maratona di NY o meglio ancora che qualcuno gli avesse tirato una secchiata d’acqua in faccia. È io pensavo morisse.
Potrei aggiungere la ricerca spasmodica del ristorante X poi trovarlo chiuso
La macchina fotografica lanciata giù per le montagne della cappadocia da 0 -12 A
I piedi strascicati le facce appese e le lagne di 0-12 B e C
Il milione di volte che ho sentito la frase ” papaaaaa ma cheeee facciamoooo adesso?…” Quel papá strascicato annoiato che ti verrebbe da appiccicarli al muro e lasciarli li tutti e tre a morire di fame.

Ma quanto sopra, ne sono certa, é stato lo scotto da pagare per:
Una cena spettacolare al MIKLA di ISTANBUL
Un bagno in acque turco/greche pensando di avere una chiappa in Europa e una in Asia
La soddisfazione di vedere 0-12 A fare, all’ennesimo Aereo preso, i controlli di sicurezza da solo.
Le mongolfiere a Goreme
Un’ altra cena spettacolare a KAS
La faccia di 0-12 ABC sul trattore in mezzo al nulla della cappadocia.

Mi sarei persa il gusto delle baked potatoes appena fatte in piazza, e la consistenza dei miei nuovi parei turchi.
Mi sarei persa tutti gli attacchi di nervi arrivati a fine giornata, e la voglia di ricominciare da capo la mattina successiva.
Avrei perso l’occasione di guidare una Fiat Dobló senza freni, di viaggiare come pezzenti 15 ore per poi arrivare alla meta senza luce senza lettino, senza più forze.

E la faccia felice del nano in mezzo alle onde alte 3 volte lui o con kebab in mano.
E la mia faccia esausta, e la mia panza fastidiosamente in mezzo.

La resa dei conti quindi vede una schiacciante vittoria del comparto 0 – 12 verso quello adulto.
Una solenne promessa di non ripete l’esperienza prima dei prossimi 15 anni, e senza ombra di dubbio una soddisfazione incredibile per essere riusciti a tornare tutti, vivi, stremati e contenti.
Intorno a me ora, solo silenzio. É iniziata la vera vacanza. LUI ed IO reduci ma soprattutto felici, perché nessun minorenne é qui.

Amarcord estivo

Sono una di quelle per cui l’anno ricomincia a settembre, un pò per questioni anagrafiche (compio gli anni ad Agosto) un pò perché non voglio mollare l’idea del diario scolastico.

Così mi ritrovo a pensare alle estati passate, mentre prendo un treno notturno tornando da un weekend dove tutto sapeva di infanzia.
In un ciclo di vita continuo che in barba al tempo che passa, al mondo che cambia, alla tecnologia che avanza; alla faccia dei matrimoni, dei figli, dei traslochi, di città diverse, mi vede ancora sulla stessa spiaggia sotto lo stesso identico ombrellone, a cena nella stessa casa, e nella stessa piscina, dopo 30 anni, con le stesse facce.
Continuo a vederle senza rughe, con i denti storti e i costumi a un pezzo solo.
E ho come l’impressione che sì la vita vada avanti, ma ci sono persone e luoghi che messe insieme, compiono il miracolo della quadratura del cerchio. Anche se adesso sei grande, anche se la tua faccia da  bambina se l’è rubata il nano seduto accanto a te.

E mentre il treno lento, come ormai sembra non essere più niente, si ferma romanticamente ad ogni stazione che incontra, stazioni sempre uguali, se non fosse per le macchinette automatiche per fare i biglietti, uno zaino da 90 litri ti ricorda che una faccia da bambina vive lontano.
E in quel momento è seduta di nuovo accanto a te, su un misero regionale spagnolo che attraversa i paesi baschi, senza un posto dove andare a dormire, senza un programma preciso, con un lavandino come doccia, una felpa come letto e una fame blu.

Si riparte, piano, che più piano non si può, in ritardo, e mi ritrovo a sperare che il ritardo aumenti, per godermi due minuti in più di calma, due minuti in più del tempo che è stato.
Due minuti in più che sanno di un’ isola dove nessuno scende dal traghetto, dove Romeo si affaccia da una finestra bianca, dove non c’è supermercato, dove il vento soffia forte, dove non ci sono lettini, ombrelloni, un’isola che ha un retrogusto francese, un sapore di formaggio, e un ritmo immobile.
Dove le giornate sono tutte meravigliosamente uguali, dove i tuoi trent’anni passano così, senza battere ciglio e un bar in porto diventa casa.

Ultima stazione, un minuto per sperare che i prossimi trenta siano così: pieni di “stessa spiaggia stesso mare”, pieni di giallo dei girasoli rubati, e blu di un mare salatissimo, e di caldo umido dell’Asia, e dolore alle spalle dello zaino, e di facce sempre uguali e sempre diverse, e di vita, normale, uguale, diversa.

ROMA SAN PIETRO. Fine Corsa.

Stando/stanno fuori

Io sono la prima che si lamenta, io sono la prima che invidia chi vive fuori da questo strambo paese che è l’Italia…ma stando fuori, per pochi giorni mi rendo conto di quanto i contro fuori, siano esattamente quanto (no non di più) dei contro in questa piccola e distrutta Italia.

Partiamo dalle basi:
Tipo, che ne so… la sveglia la mattina e i rituali no? Insomma mettiamo Milano, non è che un milanese corre senza aver preso un cazzo di caffè civile e un cornetto. No il Romano ci metterei un’ eternità a descrivere la procedura…
Ok ok sono partita dall’ovvio…ma ovvio per chi? Per noi?
E’ ma guarda che non è mica tanto ovvio no?

E poi, noi abbiamo i mezzi pubblici che in confronto sono una schifezza. Ok vero…ma loro di prima mattina si stipano sotto terra con la puzza di cipolla e di piedi e di ascelle e di immondizia per andare a lavoro…allora forse forse…preferisco inveire qualche minutino sulla tangenziale…sì ve beh ve beh… sono provinciale. Ma provate a chiedere a loro se potessero a fare a cambio…scoprireste con sorpresa che: sceglierebbero la macchina cocchi miei.


Ok proseguo…io passeggio no? e che ne so di Sabato a via del Corso a Roma…non ci vado da anni e mi dicono che ci sono tipo gli unni, non si cammina, c’è una quantità di gente impossibile.
Ecco stando fuori invece vedi che di lunedì alle 11 di mattina ci sono gli unni + Attila che se ben ricordate è il loro Re, e poi c’è ma sì…Mary Poppins, Cerentola, la bella addormentata, Barbie Ken e questi appena citati…sono quelli fichi.
Perché sempre di lunedì alle 11 c’è un tipo in maglietta acida e pantaloncini e scarpe (rigorosamente senza calzini) che al cellulare fa avanti e indietro in 3 metri 3…boh.
E poi ci sono tutti quelli che: “io sono io e voi non siete un…e quindi io mi vesto e mangio e parlo e mi comporto come voglio…perché sono cool” No ciccio, non sei cool sei coglione.
E ok ditemi che sono ristretta che sono di scarse vedute…ma io non ci trovo niente di cool in un uomo con pantalone alla zompa fosso, calzino corto a pois maglioncino da nerd e capello unto. Non è moda, ne alternativismo, è imbecillità, perché è brutto, indiscutibilmente brutto. Infatti George, o Brad non vanno in giro vestiti così (se proprio sei sfigata li becchi in bermuda col calzino bianco di spugna).
Insomma uno così a Roma, ci prende due schiaffi subito e va a lavarsi i capelli.

Passiamo oltre, passiamo al fatto che per esempio, tu hai comprato una casa bella, e adesso tu la vendi.
La vendi perché nella tua” zona” che è composta da tre metri per tre la scuola fa schifo e …non puoi andare alla scuola che vuoi tu (neanche quella privata) in un’altra zona…devi andare a quella lì.
E quindi tu genitore, vendi la casa, per poter mandare tuo figlio nella meglio scuola.
Che sta che ne so …in un quartiere de mmmerda? Ma su questo è inutile che mi dilungo c’è chi come Wonder ne ha parlato molto meglio di me qui.

E poi, e poi,  e poi andiamoci a mangiare una pizza dai…una pizza che alla fine t’è costata 50 euro.
Eh ma sai, “fuori” gli stipendi sono molto più alti e il tenore di vita di conseguenza.
Ok ok, quanto più alti?
Ehhh più alti…
Ah ok quindi voi andate a cena fuori spesso…
Eh no sei matto? costa troppo!

…”E poi fuori, beh fuori hai anche un sacco di “cultura” di arte moderna, mica sempre le cose antiche…”
e dentro di me penso che in effetti i fori, il colosseo, san pietro, etc etc etc hanno un pò rotto i coglioni…
“vedi fuori ci sono cose nuove, che evolvono, tipo questa”
Questa sarebbe un’attrice famosa ma cozza che dorme dentro una scatola di vetro per un giorno intero.
E per vederla tu fai 2 km di fila ma 2 km veri…come la fila ai musei vaticani a agosto.

…”beh dai bello quindi voi uscite spesso a vedere questo genere di cose”…
“no ma che sei matta? coi figli e tutto il resto è già tanto se riusciamo a sopravvivere”

…”e il week end andate fuori”…
…” beh sì ma sai qui spesso piove, quindi magari ci concentriamo più su una giornata al parco…”
Ah…

E con un certo senso di onnipotenza che poi si vede che il tipo vestito a cazzo quello “cool” mangia solo italiano, viaggia solo in Italia, non veste aihme italiano ma potremmo arrivarci.

Così ecco, i pro stando fuori sono che: compri una casa, e poi la rivendi in funzione dei figli, quando sei in giro a qualsiasi ora, sembra sabato pomeriggio a via del corso a Roma, ogni tanto vai a cena fuori se il portafoglio è particolarmente gonfio e vai ad aprirti la mente in uno di quei musei di arte moderna dove c’è gente che dorme in scatole e/o merda (vera) impilata, e la domenica, se c’è il sole ti sdrai al parco. Sei circondata di gente vestita a cazzo di cane che fa però un sacco fico e mangi cibo spazzatura più o meno ogni giorno.

Come contro ovvio hai un lavoro molto stimolante dove c’è meritocrazia e lavori fino a tarda notte.

Io avevo già detto come la penso  qui.

Ma penso che lo ribadirò di nuovo.
Stando fuori, l’unica cosa sana di mente che si può dire è: questi per l’appunto stanno fuori.