Volevo solo essere infelice.

Reportage emotivo di un viaggio in Asia

Si chiama memoria selettiva, l’ho imparato da adulta, dopo i 35 anni. E ho scoperto che è un regalo che la mente fa ad alcune persone.

Alle persone leggere, che leggerezza non è superficialità (cit); a quelle persone che hanno la capacità di galleggiare sugli eventi , sulle cose, e pretendono di ignorare la profondità dell’essere umano.

Quelle persone che riescono a vedere il dolore che fluisce davanti ai loro occhi e poi dimenticarlo. Lo mandano giù.

Memoria selettiva, così mi ha detto lo psicologo da cui sono andata per quasi 25 minuti qualche anno fa. Cancellare le cicatrici. Tra l’altro ha aggiunto che avevo scelto un uomo più grande di me per supplire la mancanza di una figura paterna.

La fiera dell’ovvietà… avevo il cappotto e la borsa in mano mentre finiva di pronunciare la frase… ma la faccenda della memoria selettiva, quella mi era piaciuta di più.

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Ho trovato una cosa a Palermo

Una fuga di poche ore, per stare un pò da soli.

Una fuga al sud, perché il sud del mondo al nord “gli sega le orecchie” e questo in Italia vale anche di più. E’ al sud che si va quando vuoi rallentare, passeggiare, mangiare, respirare. E’ al sud che vai se vuoi sorridere, quando vuoi VIVERE. E allora Sud, Palermo 48 ore.

Turisti a caso, con la pancia piena di cibo e una bottiglia di vito di troppo nelle vene; gli occhi verso l’alto a guardare un concentrato di storia, di bellezza, di degrado, di rinascita, del tempo che fu, del tempo che rinasce, della gente che cammina dritta, che guarda avanti e ti fissa negli occhi quando ti parla, di gente che si ricorda il tuo nome quando glielo dici.

Turisti a caso. E compriamo un coniglio pasquale di marzapane da un piccolo scout: “Agesci Palermo 14 ” mi dice e arrossiche quando deve parlarci. Il piccolo scout è vestito con una divisa in finto fresco lana verde, che solo a guardarla mi viene da grattarlo tutto e strappargliela di dosso, per liberarlo da quel prurito, ma lui sorride imbarazzato mentre aspetta di essere pagato. Sembra uscito da un film di Tim Burton il nostro scout, volevo portarmelo a casa e dirgli di non cambiare mai mai mai.

Turisti a caso intorno alla fontana della Vergogna, e a passeggio per la Vucciria di notte, con i palazzi “bombardati” e vuoti, e il vociare di gente che vive, e sorride e ti sorride, perché la vita è bella.

Turisti a caso mentre ascoltiamo il discorso di Leoluca Orlando per i Laureandi 2018, davanti a tutta la città.

Turisti a caso a prendere il sole sdraiati per terra sul selciato del lungomare, a sbriciare tra i palazzi rifatti della Kalza e in cerca di cibo e vino, tra una risata e l’altra.

Turisti a caso, a passeggio di notte, con la città illuminata a giorno, e i palazzi che risplendono, e un misto di gente e razze e cibo e odori, che nel giro di 10 metri ti confondi e pensi all’Egitto, alla Spagna, al Centrafica e ti sembra come di essere al centro del Mondo.

Turisti a caso la domenica delle Palme dentro la basilica di Monreale mentre fuori piove o a passeggio sulla spiaggia di Mondello vuota e fredda.

Turisti A CASO; perché a Palermo, “programmare” è da imbecilli. Una Palermo che rinasce, mi racconta uno che l’ha vista crollare e ora la vede ripartire, una Palermo che non deve dire grazie a nessuno per il miracolo a cui sta assistendo, ma solo a sé stessa.

Così mentre ascolto un orribile concerto di musica Indie in uno strepitoso bar nascosto della città, infilato in un vicolo buio, con delle poltrone anni 50 buttate per strada che fanno da intralcio alla via, ci mettiamo a chiaccherare con sconosciuti che mi guardano negli occhi, non hanno telefoni in mano e ascoltano quello che dico.

Ho trovato una cosa dentro l’aria di Palermo, ho trovato l’aria che sa di PACE: in pace con quello che è stato, con quello che sarà, pace tra chi vive male e chi invece ci vive bene a Palermo. E hanno trovato un punto di incontro i due mondi a Palermo, tra chi ha e chi non ha niente.

C’è Pace tra i sapori dei piatti che pur venendo da nazioni diverse non fanno a cazzotti, pace tra i mendicanti di colori e lingue diverse, pace tra marito Afro Americano tasferito da NY e moglie Palermitana che non sono una coppia “cool” sono una coppia punto e basta.

Palermo mi ha sorpreso, e non me lo aspettavo, a Palermo, ho visto il mondo del Futuro.

Lettera a Walt 

Caro Walt,

Ho appena finito di fare la doccia e di mangiare qualcosa che davvero potesse tirarmi sù il morale dopo una giornata all’inferno. Prezzo del biglietto (del treno) andata e ritorno 15 euro.

Walt, te lo dico, devi fare qualcosa per fermare questo scempio che disonora non solo il tuo nome, ma che ti sta portando dritto dritto nella top 5 delle persone maledette da ogni genitore che varca la soglia di Disneyland Paris.

Ora, io lo capisco che i tuoi scagnozzi a Napoli proprio proprio non potevano scendere a compromessi per costruire il tuo parco europeo,  ma Walt tra Napoli e Parigi c’è mezza Europa di mezzo!

Però diciamocelo a Napoli intanto non avresti visto nessuno vestito da sci con Moonboot pelosi e giacche fluo che ti assicuro, nel parco stonato parecchio con i  colori pastello delle tue guidelines.

Nessuno a Napoli avrebbe mai è poi mai servito quella merda di cibo e quello schifo di gelato e quella orrenda accozzaglia di pasticceria. Vogliamo parlare della bellezza dei tuoi visitatori con in mano un supplì o un trancio di pizza fritta? Dei friarielli? Un cartoccio di mare? Va beh sorvoliamo.

A Napoli poi sono abbastanza certa che oltre alla fila normale e al Fast Pass (uno solo per diamine) in qualche modo avremmo inventato un biglietto ultra mega top che dava diritto a saltare tutte le file del mondo

Inoltre come in ogni posto civile che si rispetti dei bagarini avrebbero venduto a caro prezzo l’ingresso dal retro per le attraction. E i genitori avrebbero potuto vantarsi di aver trovato quello più bravo e addirittura scambiarsi i numeri di cellulare sottobanco.

Nessuna delle tue storie è politically corretto Walt!  E senza un Paperon de Paperoni che sorpassa tutti e un Gastone che botta di c… becca il mega Pass , ma che Disneyland è?

A nessun bambino per di più  sarebbe mai stata vietata nessuna attrazione per una stupida questione di cm. Ma che è? “A creatura ti pare che poteva restare fuori dalle space mountains”?

E poi vogliamo parlare della gestione dell’imprevisto alle montagne russe che oggi ha generato 2 ore ripeto 2 ore di fila? Ma che ne sanno i francesi della gestione dell ‘emergenza?  I francesi che come risposta alle invettive di chi stava in fila da ore e si è visto cacciato via, hanno improvvisato solo un semplice vaffanculo, per di più in francese perché 2 parole di inglese mai, va contro i loro i princìpi nazionalisti.

A Napoli una cosa così non sarebbe mai successa e lo sai anche tu… come minimo la fila sarebbe stata allietata da venditori ambulanti dei tuoi gadget o con una bisca improvvisata con tanto di melanzana alla parmigiana offerta dalla signora di turno. Ricorda … anni e anni di code sulla Salerno Reggio Calabria ci hanno reso più forti e più creativi.

Walt vogliamo parlare della parata di oggi? Walt!!! Per diamine; i ballerini intirizziti, bianchi come cadaveri, semi morti. E i carri? Ma vuoi mettere con quelli che avremmo potuto fare noi? Te lo ricordi si cosa facciamo a carnevale Walt?

Mi fermo qui Walt , non posso affrontare anche l’annosa faccenda di posti lasciati vuoti su navi volanti e macchinine scontro per l’ incapacità a stipare il turista in luoghi angusti (e noi lo sai siamo i re in questo), o sulla totale mancanza di controllo del personale che lavora al parco.

Per chiudere Walt te lo dico, qualcosa in tuo potere devi fare, perchè sappi che avanti così, il giorno del giudizio prima ancora che Dio si pronunci su di noi, saremo noi a giudicare te: colpevole.

Colpevole di aver creato l’ inferno in terra e ti metteremo in fila, per sempre, al freddo, sotto la pioggia , insieme ai francesi che non parlano una parola sola della tua lingua.

Con affetto, una mamma morta

Violante

Breve storia triste dell’Italia

 

Domenica rientravo felicemente in Italia da un week end con Lui, l’umore era ottimo così come la mia predisposizione positiva per il prossimo (evento più unico che raro).

Ed ecco in breve cosa è successo in sole 4 ore:

Arrivo all’areporto in perfetto orario e l’unico volo in ritardo , su una cinquantina segnati e una ventinaina di compagnie aeree era il mio ALITALIA. Come ti sbagli. In fondo quando eropiccola mio padre mi interrogava, come fossero tabelline, sui buffi significati delle compagnie aeree (8/9 anni):

  • Scandinavian airlines – such a bed experience never again
  • Tap – Take a Parachute
  • Quantas -Quick And Nasty Terrible Australian Service
  • China Airlines  – Choose Another

 

ALITALIA – Always Late In Takeoff Always Late In Arrival 

Il ritardo con il passare dei minuti aumenta esponelzialmente, della serie, come sempre ci prendono per il culo dichiarando metà del reale ritardo.

Quando finalmente inizia l’imbarco, le hostess Alitalia imbarcano contemporaneamente i passeggeri business class e economy class che erano (strano) ordinatamente separati in file distinte. Conseguenza la naturale incazzatura di chi ha pagato praticamante il doppio il biglietto per essere trattato un pò meglio.

Una volta a bordo hostess e stuard si sono ben guardati dal facilitare le operazioni di imbarco, che ne so aiutando passeggeri anziani o famiglie con bambini e nella migliore della tradizioni si sono limitati a guardarsi le unghie intralciando il corridoio centrale ciancicando un incomprensibile “buonasera” rigorosamente in italiano.

Iniziano i soliti annunci di sicurezza e nessuno osa per nessun motivo scusarsi per il ritardo, passano parecchi altri minuti e altri intoppi ritardano il volo, ancora nessuna scusa. Ci penserà il capitano, velocemente, 30 secondi prima del decollo a pronunciare la fatidica parola con un classico “ci scusiamo per il ritardo dovuto all’arrivo non in orario del areomobile dal precedente volo” (prendersi la colpa mai).

Nel frattempo frotte di famiglie con bambini urlanti se ne sbattono altamente dei decibel prodotti dalla loro prole, non un shhhh esce dalla loro bocca… non uno scusate ai passeggeri infastiditi per i calci sul sedile. Bambini autorizzati a fare quel che vogliono che saranno i futuri adutli piloti e hostess e stuart che se ne sbattono di chiedere scusa per il ritardo del volo che pilotano.

Atterriamo a Roma e ho un barlume di speranza, ci danno un finger, sono seduta abbastanza avanti da uscire velocemente, ma vengo travolta fisicamente ed emotivamente da una coppia di fidanzati che da metà aereo calpestano tutti i passeggeri prima di solo per infilarsi per primi davanti alla posrta ancora chiusa dell’aereo e scendere per primi.

Siamo fuori in fila per i taxi una povera malcapitata cerca un taxi che possa pagare con carta di credito, ci metterà almeno 15 minuti.

Salgo sulla solita maledetta Multipla FIAT ennesimo esempio della Italia triste… Non chiedo pagamento con la carta perché potrei aspettare anche io altri 20 minuti per trovare qualcuno che lo voglia fare (non è che non ce l’hanno, è che non lo vogliono usare).

Il tassista parte, dopo 300 metri mi accorgo che non ha accesso il tassametro, in romano e con fare scocciato gli chiedo se per caso hanno attivato una nuova tariffa fissa per casa mia (no non esiste e lo so e la domanda era retorica in modo che accendesse il tassamentro). Mi risposnde scocciato che no, ma “quanto voi che paga le di solito…48 euro 50?” e si limita a proseguire la corsa… e io a segnare la sigla del taxi per segnalare la corsa in nero.

Ed è in quel preciso momento che ho pensato e da tempo penso che no, l’Italia è un paese che non ce la può fare e non ce la farà mai.

E quel breve periodo di Italia felice e dolce vita e benessere e felicità che ci raccontano nei libri di storia o le generazioni precedenti, quel periodo lì, è stata solo una gran botta di culo (senza alcun merito per chi l’ha vissuto).

Una botta di culo che non tornerà mai più.

 

Breve Post -Vacanza 2017

Dovrei raccontarvi di patinate giornate estive, di pelli abbrozzante, di bambini felici, di mare cristallino, di sale, di capelli crespi e di sandali.

Dovrei dirvi di un’isola ormai non più dimenticata nel mezzo del mare greco, dove il vento ti prende a schiaffi tutti i giorni, dove non fa mai davvero caldo. Di feste con mood anni 80, di niente da fare, di tempo che si ferma.

Dovrei dirvi di figli felici, di adolescenti sdraiati, di cibo cattivo, di lentezza, di routine, di amici e nemici.

Dovrei raccontarvi di occhi verdi che sono belli uguali, come 10 anni fa, e sorrisi impossibili da dimenticare e di un compleanno dimenticato.

Dovrei e invece non faccio altro che pensare che è bello che non siate ancora tornati a casa come me.

Ci ho messo esattamente la metà e del tempo ad arrivare in ufficio stamattina. La tangenziale era vuota come neanche a mezzanotte di un lunedì invernale di pioggia. E mentre la radio passava i 99posse ho provato il brivido di fare la bretella della Roma l’Aquila a 170.

Il supermercato è chiuso, riapre domani, e siccome gli unici in città sono i turisti, Roma è anche un più pulita. Siamo soli, lui e io, e il cane che mi guarda con occhi languidi per un ennessimo biscotto mattutino… i nani sono in vacanza dai nonni.

E tutto questo, mentre leggo il giornale e nessuno mi interrompe, mi piomba davanti agli occhi in slow motion. Alzo la testa, sorrido e penso che sì, questo è uno di quei momenti in cui il cuore ti sembra perda un colpo…

e tu sorridi da sola guardando in alto (non si sa mai ci sia davvero qualcuno) e a ti scappa un grazie ad alta voce.