Stoner

Anno nuovo vita nuova, e un nuovo libro letto.
Consigliato da Ludo e Sam.
Era tanto che non leggevo una cosa così.
Se non l’avete già fatto (io arrivo sempre tardi) Stoner.
La storia di un professore di letteratura inglese, un romanzo di John Edward Williams.
Non saprei da dove partire per darvi un’idea della meraviglia di questo libro.
Potrei dirvi che il libro è stato stampato la prima volta nel ’65 e poi non se l’è filato più nessuno fino a pochi anni fa.
Nelle recensioni leggerete spesso che si tratta della storia di un eroe della normalità.
Non so…non m’è piaciuta come definizione.
La trovi svilente.
Stoner, il professore, che era contadino e che conduce la sua vita nei primi 50 anni del 1900 è una figura senza tempo. La sua non è normalità, ne rassegnazione a una condizione di quai perenne infelicità.
Stoner, umiliato e attaccato nel privato e nel lavoro, Stoner che vive tutta la vita nello stesso posto e non esce dal suo mondo fatto di orari, lezioni, e faccende di casa.
Stoner mi ha ricordato una delle lezioni base che mia madre mi ha impartito nella vita. La dignità.
Umiliato e agli occhi del lettore sconfitto dalla vita, non si può non amarlo alla follia, Stoner.
Che sei lì che vorresti urlargli, cazzo…ribellati!  E ogni volta resti deluso. Perché lui non lo fa.
Subisce, e la vita gli scorre tra le dita, amara, ma di una luce brillante, di quelle che vedi quando ha appena nevicato e c’è troppo riverbero.
Ho avuto il magone per tutto il tempo di lettura, e alla fine è stata quasi come una liberazione.
Williams ha l’incredibile capacità di usare poche parole per esprimere sensazioni molto complesse.
E’ asciutto, netto. Non ti lascia nessun sapore amaro. la vita è così, punto e basta. E non c’è niente che puoi fare per salvare il povero Stoner. Quindi leggi, magari come me mangiandoti tutte le unghie e quando hai finito, a parte fustigarti per la tua ignoranza sempre enorme, respira.

Senza capo, ne coda.

uno, due, tre…week end.

Di nuovo?
Ma veramente io stavo ancora leggendo le cose da fare del lunedì.
Ci sono settimane, che passano così, senza che sia successo niente.
E quindi, se tralasciamo il fatto che Renzi e Bersani sono al ballottaggio, e tutta una serie di macro eventi nella politica internazionale, nell’economia nazionale e globale, anche sta settimana…
Non so esattamente cosa sia successo da lunedì a oggi.
Quello che so per certo è che è venerdì, il che significa che per le prossime 48 ore mi toccherà il meraviglioso compito di nanoh24, e non mi va per niente. Si può dire? No, dalla regia mi dicono che è vietato. Lo dico lo stesso. Piuttosto che sorbettarmi quella specie di mostro invasato farei qualsiasi altra cosa. 
Perché dovete spiegarmelo ancora una volta, e molto lentamente… dove sta scritto che uno deve sempre fare buon viso a cattivo gioco? E potrò anche io avere dei momenti in cui piuttosto che fare la madre mi sparerei un colpo in testa. Non mi va. Solo che…come si fa? Che faccio? A chi lo mollo nano mocciolo verde sti 2 giorni. 
A nessuno. 
E quindi me lo sorbetto, come il Natale che sta arrivando, sperando che passi presto.

Nel frattempo da qualche giorno faccio liste mentali (brutto vizio del genere femminile) di cose alla rinfusa che mi sono rimaste in testa.

Tipo:

Avete presente Zadie Smith? La scrittrice, quella inglese, londinese per l’esattezza. Quella che se la vedi, e leggi di lei, la odi per forza. Bella è bella, anzi no, è chic, e ha un compagno fico e scrive libri belli, intelligenti. Ecco, insomma è uscito il suo nuovo libro dal titolo NW che sta per Nord West (di londra ovviamente) in italiano ancora no; il libro insomma pare sia molto fico. E che cazzo, di nuovo? E lei che prima viveva a Roma, se n’è andata a NY, perché Roma, dice lei, è troppo bella per lavorare. Continua a avere un compagno fico, e non si sposa, tanto che uno dei suoi personaggi pare che dica che “quando la gente non ha nient’altro a cui pensare, niente politica, nessuna idea, si sposa”.
Io il libro lo compro.

Poi: Anche il nano, grazie alla nuova legge sui diritti dei figli di coppie di fatto rientrerà nell’asse ereditario di nonni e zii.

Tre: A casa c’è un clima da guerra fredda causa primarie del PD.

Ora, se unisco la prima frase di Zadie, con la seconda notizia e ci aggiungo i pensieri politici.
Perfetto anche quest’anno…non mi sposo. Mi pare una buona notizia no?
Quindi non sarà io la colpevole di un we estivo rovinato:)

Andando avanti nella lista, o indietro fate voi, ho rifatto dopo tanto tempo un lungo giro su TED.
Ci sono parecchi video nuovi.
Andate e ascoltate:)

Sempre sui libri (sarà che non riesco a leggerne uno da tempo immemore) altro titolo nuovo è :
“Lady Almina e la vera storia di Dowton Abbey” che è il libro sulla serie tv.
Ma si sa che il libro…è sempre molto meglio.

"Momenti di Trascurabile Felicità" – (VVeVD)

Sto leggendo questo libro di Francesco Piccolo, edito Einaudi.
E’ di due anni fa. Ma io arrivo in ritardo sempre, e come dice l’autore, mi piace.
Mia nonna, lo chiamerebbe un libercolo.
In senso positivo.
Prima di tutto perché i libercoli, a mo’ di coperta di linus, con il fatto che sono piccoli, te li porti ovunque.
E poi, quando mi capita di voler correre a casa per leggere qualche pagina, o meglio ancora leggere piano, se il libro è piccolo per non farlo finire troppo presto, per me è già un capolavoro.

Dicevo il libro è un elenco bellissimo, e del tutto personale dell’autore, sui momenti di trascurabile felicità.

E leggendolo, mi accorgo di quanti sono, e di come a volte ci passiamo sopra senza apprezzarli.
E’ vero sono trascurabili, ma…
Al momento, tra quelli descritti dall’autore, questi sono i miei preferiti:

“La soddisfazione di infilare il braccio in fondo al frigorifero del bar o del supermercato e tirare fuori la bottiglia di latte con la scadenza più lontana, che qualcuno ha volontariamente coperto per farmi comprare la bottiglia con la scadenza più vicina!

“Una volta l’anno ricevo una bolletta del gas dove c’è scritto: totale fattura zero virgola zero zero. I pagamenti delle fatture precedenti sono regolari. Grazie.”

“Togliere il cetriolo dal cheeseburger.”

“Tutte le volte che posso legittimamente dire: “io l’avevo detto!” (oppure quando qualcuno dice: è vero, l’aveva detto, me lo ricordo)”

Ma ci sono mirabolanti descrizioni di situazioni sui generis che ognuno di noi ha ben presente.
E insomma da quando leggo il mio libercolo (un paio di pagine al giorno massimo per non farlo finire presto).
Mi sono messa ad appuntare i miei e ho scoperto che mi piacciono cose che come dice l’autore, non dovrebbero piacermi:

Quando fai acqua e sale per via del giradito e sai che non riesci a tenere il dito di più nell’acqua bollente e allora di scatto lo levi e senti come tirarti via la carne dall’acqua.

Quando mi prende il raptus dell’ordine e mi rendo conto che ci metterò un sacco di tempo a mettere tutto a posto e anche quando mi rendo conto che ho quasi finito di farlo.

Quando leggo qualcosa che mi piace e mi viene da sorridere e qualcuno mi chiede ” che ridi?” e io rispondo “niente, niente” perché non lo voglio condividere con nessuno il mio divertimento, e vedo da sotto al libro la faccia delusa di chi ha chiesto.

A volte inizio a discutere con LUI e nell’esatto momento in cui inizio già non mi va più, ma continuo e mentre discuto contemporaneamente elaboro strategie dialettiche per portare la discussione su un altro argomento che mi interessa di più, e lui se ne accorge, e mi viene dietro lo stesso, e lo so che lo fa per me, perché mi diverte questa eterna battaglia dialettica per avere la meglio.

E poi mi piace quando mi lascia vincere.

Mi piace sentire il rumore secco delle unghie che si spezzano sotto i miei denti.

Se sono da sola e mastico una gomma, mi piace poterla sputare come si sputava un tempo il tabacco. E spero sempre che il lancio sia lunghissimo.

Quando scrivo Nome e Cognome sull’agenda dell’anno dopo, con una bella grafia, e so che sarà l’unica cosa scritta davvero in bella grafia.

Correggere mentalmente i congiuntivi di chi sta parlando.

“Momenti di Trascurabile Felicità” dice Piccolo, però dai, mica tanto trascurabili.

PS – la sigla del titolo è per la categoria Vado Vedo e Vi dico da oggi anche per i libri