Lezioni da quarantena

Son qui che quardo questo foglio bianco e penso che qualcosa da tutta questa esperienza dovrei aver imparato. Lezioni da quarantena. Invece mio malgrado mi trovo perfettamente d’accordo con chi un cervello più importante del mio ce l’ha, Massimo Cacciari, che ieri – o non so più quando – si scagliava contro questa mostruisità del buonismo ottimismo, del prendiamo il lato positivo della faccenda che popola la rete.

Il marketing di se stessi

Spiegatemi – ve ne prego – il lato positivo, del mondo chiuso in casa; il lato positivo di me e anche di te che leggi, privati di tutte le libertà, privati della possibilità di uscire, di lavorare, di scegliere una qualsiasi cosa. Dove sta il lato positivo dei bambini che non vanno a scuola? Dei bambini che sono chiusi nelle lore case terrorizzati che qualcosa possa succedergli?

Spiegatemi – ve ne prego – qual’è il lato positivo di sopperire a tutto questo dramma con corsi on line che prima non avevate mai fatto, e non per mancanza di tempo come dicono gli inguaribili ottimisti. Ragazzi su, non l’abbiamo mai fatto perché non ce ne fregava un cazzo di farlo; non abbiamo mai messo a posto casa perché preferivamo andare a bere una birra con gli amici piuttosto che buttare anche solo 10 minuti di vita a “mettere a posto”. Da quando mettere a posto è un occupazione piacevole? Possiamo paragonarla alla dichiarazione dei redditi come attività.

Spiegatemi – ve ne prego – qual’è la bellezza di questo tempo riappropriato, che riappropriato non è. Siamo chiusi, in carcere – non me ne vogliano i carcerati- senza libertà, cercando di riempire questo tempo che non si riempie mai. E di qualsiasi cosa lo stiate riempiendo, fosse anche la migliore letteratura Russa, questa non è una vostra scelta.

Il marketing di se stessi dicevo all’inizio della riflessione, dove annoiati e terrorizzati e intimiditi e abbrutiti cerchiamo in un like del prossimo l’approvazione, un conforto che ci dica: sei fico, sei ancora fico, sei in casa chiuso, non puoi scegliere dove andare, chi vedere, non puoi lavorare se non da solo e da dietro al tuo computer (se il tuo è un lavoro che si fa con il computer), ma non preoccuparti sei fico.

Neanche io sono immune da questa ricerca insensata di approvazione del NIENTE, del NULLA COSMICO fatto di ricette cucinate, di ginnastica/ yoga/ meditazione, di libri letti, di sfide instagram , di bambini belli – guarda che belli che bravi che dolci che studiosi i miei bambini; guarda che bravi che belli che dolci i miei figli che studiano; guarda che brava che bella che dolce che sono io che faccio la maestra ai miei figli che studiano.

Guarda. Ma guardo cosa? Il NIENTE per l’appunto, guardami tu ingabbiato, sono brava eh? E quanto brava sono? A occupare il mio tempo non più mio? il mio spazio non più mio?

E allora forse se dicessim,o le cose per quelle che sono, se ci passassimo dentro a questo dolore, a questa merda, senza cercare di addolcirla senza cercare di attenuarla, forse e dico forse, dopo, nel nuovo mondo che nessuno sa come sarà potremo dire la banale e noiosa verità: di aver passato un bel momento di merda.

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