Tel tempo, delle parole nude e crude e di ecologia

Del tempo:

“Viviamo in tempo strambo, dove la guerra tra il bene e il male si celebra da dietro un computer ; dove il bene in realtà è male e viceversa. Viviamo un tempo di gente che dice , che gira e muove e si muove, e che allo stesso tempo, non dice non gira non muovee non si muove. Poi invece c’è gente che si muove davvero, dai paesi in guerra o poveri, o brutti, e simuove verso i paesi dove ci sono persone che dicono di muoversi di vedere di girare, ma sono fermi dietro ai loro telefoni.

In un tempo dove si dice che si viva dietro uno schermo, dillo a quelli che salgono sui gommoni se lo schemo lo hanno mai visto. Gente che viaggia, che si muove da sud a nord , nessuno si muove invece da nord a sud. E’ un bene in piccolo che va al sud per aiutare, un bene composto da poche unità che vanno per missione, per coscienza e si ergono (per disperazione penso) a portatori di bene assoluto e ad assoluti condannatori di chi invece non fa niente.

J’accuse è la parola di questo tempo. Io accuso il politico di turno, accuso la gente, accuso i genitori degli amici dei miei figli.

Io accuso, e quindi esisto.

Senza l’accusa di quello che non va bene, senza l’accusa di quello che non mi piace, senza l’accusa sociale, io non esisto. Tutti accusano tutti, dal telefono, accusano tutti dal telefono dicendo che è un mondo brutto, perché pieno di gente che accusa la gente dal telefono.

Io accuso quindi esisto.

Delle parole nude:

Invece in questo tempo dovremmo avere la libertà di usare le parole nude. E di dire le cose come sono, di accusare senza filtro. Dovremmo dire chiaro e tendo che non è vero che tutti possono tutto (Chiaraferragniunposted) e che i sogni se ci credi si avverano. Ci sono milioni di variabili tra cui una, la più ingiusta, quella che non puoi controllare. La variabile nascita.

Dovremmo poter usare la parole nude e crude: che se cambi schieramento politico 30 volte di base sei solo un venduto, una merda, un attaccato alla poltrona e un po’ hai anche rotto i coglioni.

Dovremmo poter usare le parole nude e crude per dire all’amica che ti parla solo di sè che ti assilla con la foto di sua figlia, dovremmo poterle dire: Addio, non ho più niente da dirti.

Dovremmo poter chiedere scusa senza se e senza ma.

Di Ecologia:

La voglio chiamare la REE. La responsabilità ecologica delle elité. Ed è una responsabilità impellente, importante, è la responsabilità che deve salvare il mondo, non solo dall’inquinamento, non solo dal fallimento del sistema consumistico, ma anche dall’oblio dei costumi e dei valori. E’ la responsabilità ecologica delle elité il fil rouge che deve salvare la nave che affonda.

Perché lo sappiamo che per essere ecologici, per eliminare la plastica, per usare prodotti non inquinanti, per comprare a KM zero, per ridurre il nostro singolo impatto, per acquistare vestiti prodotti eticamente, per ridurre il consumo, per andare al mercato invece che al supermercato, per separare gli imballagi, per autoprodurre i detersivi, per fare tutto quello che il singolo è chiamato , sarebbe chiamato, tenuto a fare , ora, oggi come oggi, in questo momento storico ci vuole un’unico grande alleato: il denaro.

Esssere ecologici, costa, costa soprattutto soldi, ma anche tempo. E’ quindi necessario che chi può parta prima, mentre si trovano altre soluzioni, è necessario che l’elitè adotti un atteggiamento intrasigente, di esclusione, di gogna sociale, verso chi potrebbe ma non può. i vecchi parvenù, sostituiti all’interno dei salotti da chi inquina, schifati, non invitati al tavolo dell’apparire ecologici.

Un movimento del , sei ricco ma non sei ecologico = sei uno sfigato. L’elevazione del comportamento ecologico a status simbol a modello aspirazionale, e salvatore del consumismo molto di più di quanto non lo sia ora. Una massa di gente dientro al telofono che fa selfie e si muove, senza muoversi, solo ed esclusivamente al grido di #green.

Un turismo e un cibo e un’energia e dei vestiti e dei cosmetici…il consumo/ il capitalismo che si muova al grido del solo possibile dio del prossimo decennio: L’impatto zero.

Perché per ogni Chiara Ferragni che si pente e si scusa per aver promosso un acqua in bottiglie di plastica ci sono 14 milioni di follower che si comprano una borraccia e non toccano mai più un solo pezzo di plastica usa e getta.

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