Una settimana da Dio – treenne version

Ci ha provato con la forza. Buttando il fratello grande giù per le scale. E niente.

Ci ha provato con le moine, ma era evidente che le sue fossero costruite e finte.             Non è il tipo.

Ci ha provato cercando di corromperci con ricatti di ogni genere, minacciandoci di non essere invitati alla SUA festa di comleanno; addirittura un “fatti i fatti tuoi” che in confronto Raz potrebbe impallidire. E niente.

Poi lunedì gli si è presentata l’occasione del secolo e lui, nella notte, matite e pastelli alla mano con fogli Fabriano A4 appena comprati ha progettato il suo piano.

Con una congiuntura astrale che mai più gli capiterà ha preso possesso delle prime linee.

ELEMENTI CHIAVE:

Madre a letto senza sensi, senza capacità di parola e controllo.

Fratello KO anche peggio della madre.

Settimana di impegni sociali che includevano: gita di classe e saggio di fine anno.

Un mix letale per il fratello maggiore costretto a casa, un piano perfetto per prendere piede a scuola e soprattutto agli occhi del mondo.

E lui non s’è fatto scappare l’occasione.

Ha mangiato quello che voleva, perché io non potevo controllare e il povero padre era intento a fare da infermiere. E’ salito su quel pulman vestito come un trovatello, cappello con visiera dritta, unghie lercie e senza battere ciglio è passato avanti a tutti gli altri bambini più grandi riuscendo nell’ordine a:

  • cantare solo quello che voleva lui nel tragitto da scuola alla fattoria didattica e ritorno obbligando il resto dei 60 bambini a fare SOLO il controcanto di DESPACITO.
  • cambiare il percoso stabilito per la visita alla fattoria didattica dai gentili accompagnatori con due semplici mosse; apertura a caso delle gabbie degli animali, lancio di cibo non autorizzato agli stessi. Ha poi sferratto il colpo finale della giornata “blastando” i bambini più grandi che avevano paura delle caprette libere dandogli da mangiare senza paura.

E siamo solo a Martedì

Nelle notti successive ha sperato ardentemente che il fratello ed io restassimo acciaccati a casa per continuare a mangiare cose a caso, non lavarsi, vestirsi da orfanello.

E’ stato accontentato in parte.

La mamma si è dovuta alzare dal letto per curare il più grande e le è cascato l’occhio sulla mise intervenedo subito sull’accostamento verde fluo + maglietta invernale di spiderman più calzino spaiato giallo.

E sempre trascinata dal senso di colpa si è recata giusto per scrupolo al saggio finale di ginnastica (fratello assente) sapendo che il treenne come al solito si sarebbe rifiutato anche solo di entrare in scena.

E lì ha calato l’asso.

Vestito da mini Aladin, a petto nudo, è sceso le scale tronfio e fiero sfidandomi. Si è piazzato in prima fila (posto a lui assegnato tecnicamente solo per i primi 2 minuti della coregrafia) e da lì non è più mosso.

Ha eseguito ben 20 minuti di scentette, esercizi, balletti, marce e mossettine senza sbagliare un colpa. In effetti era molto goffo, ma così seriamente impegnato che la faccenda è passata in secondo piano.

A nulla sono valdi i richiami dell’insegnate a prendere il suo reale posto che alla fine si è arreso anche lui.

Lui come un sol uomo, al centro dell’attenzione come mai in vita sua. Sporco da 5 giorni, mezzo nudo e senza il fratello. Lui in primo piano nella foto di tutte le altre mamme, il suo nome ripetuto fino allo sfinimento da tutti gli insegnati e io madre, devastata dall’influenza, mia e dell’altro, arresa all’evidenza.

NON credo che io riuscirò a vincere questa guerra.

Questa è stata la sua settimana da DIO.

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