La vita oggi, così com’è.

Ieri ho affrontato un classico lunedì di Roma Milano Roma. 6 ore di treno per pochi attimi di riunioni. Senza senso, ma che devi fare, così è la vita oggi.

Il clima sia atmosferico che mentale non era certo dei migliori, la cronaca internazionale del fine settimana (leggi Parigi) ha avuto su di me, come credo per molti altri, un effetto catalessi. Sono rimasta come immobile, inerme davanti a tutto questo.

Ma non credo di essere in grado di scrivere altro sulla faccenda. Sicuramente ho pensato che la mia decisione di abbandonare (non so per quanto) Facebook e Twitter – antecedente alla tragedia – non è stata poi un’idea bislacca. E non è una critica, anzi, credo di essermi iscritta a FB nel 2006, quando di “amici” non ce n’era neanche uno, e poco prima a Asmallworld (ve lo ricordate sì?).

Ma qualche giorno fa mentre scrollavo senza trovare niente che mi divertisse, interessasse, incuriosisse, insomma senza trovar nulla che valesse il tempo speso sulla bacheca blu, ho pensato alle parole di un roscio brontolone pronunciate quest’estate.

Il succo della faccenda era che il tempo passato sui social più che incuriosirlo, divertirlo, intrattenerlo, informarlo, lo indispettiva. Lo faceva arrabbiare. Gli venivano i nervi.

E così anche a me. Ho dedotto che fosse tempo di abbandonare qualcosa che non mi piaceva più, senza tralasciare il fatto che ricevevo ormai vagonate di spam. E così ho fatto. Instagram no perché ho ancora la speranza di diventare brava a fare i selfie.

Dicevo di ieri, Roma Milano Roma. E allora adesso che non ho più alcun motivo di starmene appoggiata in un angolo guardando il cellulare mentre aspetto il mio treno di ritorno, cosa fare alla stazione?

Per un attimo Mac Donald ha attirato tutta la mia attenzione, ma l’associazione niente cazzeggio social = sfondati di mc nuggets con salsa barbecue non mi sembrava una buona via da percorrere.

Non vi nego che ero comunque in agitazione, tanta gente, luogo pubblico, che fare? Ho girato lo sguardo e … mi ha salvato la libreria.

Ecco, ho pensato, la mia vita da oggi, è così. Invece di aprire una app aprirò un libercolo. Che a questo punto devo però avere sempre in borsa. E non un libro difficile, mi serve qualcosa di piccolo e leggero, qualcosa che apri le pagine a caso e leggi. E ridi. O ti commuovi, o comunque qualcosa che ti faccia emozionare in senso positivo, ma mai arrabbiare.

Così da oggi, avrò un libercolo in mano per superare l’imbarazzo di essere arrivata prima ad un appuntamento al bar con le mie amiche invece del telefono, e in fila alla posta anche. E mentre aspetto nano 1 mentre fa sport anche (solo che lì è super buio quindi mi servirà anche una torcia, o il telefono con la funzione torcia). E in ufficio quando faccio una pausa e mi fumo una sigaretta in terrazzo anche.

E in aeroporto, in treno, in stazione. Così se per caso qualcuno dovesse farmi fuori con un mitra ci sono buone probabilità che io stia ridendo di gusto. Come ieri alla stazione di Milano, sfogliando le prime di pagine di questo:

20151117_175806

Francesco Piccolo

E forse l’introduzione del libercolo potrà aiutarmi a capire cosa succede in questo strambo mondo:

Due parallele si incontrano all’infinito, quando ormai non gliene frega più niente. MARCELLO MARCHESI.

Condividete voi ora, se vi va.

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