Fenomelogia del presuntuoso

La presunzione è una brutta bestia, è una cosa che ho capito già bambina. Un adulto molto intelligente in occasione di un mio scatto di stizza mi disse senza mezzi termini.

“Ricordati che TU non sei nessuno, non vali una cicca, neanche se diventi la donna più ricca e famosa del mondo. E le tue posizioni saranno sempre sbagliate per il 99% della popolazione. Quindi impara a star zitta e a ascoltare, Tu non hai la verità assoluta in tasca e non l’avrai mai.”

Le porte in faccia, e le culate per terra – parecchie – hanno fatto il resto. Quindi posso con serenità dire che la presunzione di avere ragione, la presunzione di avere la visione della vita giusta, o anche giusta per se stessi della serie io la penso così, voi fate come cazzo vi pare. Io vivo così, voi fate come cazzo vi pare. Il bene e il male, il bianco e il nero, sono una brutta bestia.

Poi ogni volta che ne incontro uno (sempre meno spesso grazie a Dio) rifletto e penso quanto dev’essere estenuante vivere su un piedistallo e starsene lì a guardare il resto del mondo che gira.

E gira senza che nessuno di questi presuntuosi riesca a salire sulla giostra, perché la vita è una bellissima strada curva ma la loro verità corre su una noiosissima retta. Il piedistallo che si sono con tanto orgoglio costruiti, sulle ceneri della gente che hanno calpestato, trascurato, irriso, umiliato, non ci può salire sulla giostra.

Non lo vogliono loro, ma soprattutto non lo vuole la giostra. Che è lì per girare e sorridere e piangere e gridare e V I V E R E non per avere un Mr Scrooge che guarda tutti dall’alto in basso.

La giostra è lì per far sì che i poveri confusi condividano (con·di·vì·de·re/verbo transitiv0/ avere in comune con altri) la vita.

La giostra è lì per far sì che i poveri scemi abbiano l’impressione di aver capito un pezzetto di codice per poi incontrare qualcuno che glielo smonti di nuovo, oppure che ci aggiunga un pezzetto della suo. Con rispetto. Nella diversità reale di visioni e nella comune volontà di andare avanti con e per merito di chi non la vede come te.

Quel qualcuno che ti darà una mano quando ne avrai davvero bisogno, quel qualcuno che sa che siamo perfettamente imperfetti, che ti regala un bonus anche se non te lo meriteresti, solo per il fatto di aver mostrato il lato umano del tuo volto.

E alla fine … che fine fanno i presuntuosi? Vissuti con la certezza delle proprie visioni, con la radicalità delle proprie scelte, con lo sguardo perennemente di disappunto, certi della pochezza e della miseria di chi li circonda.

Che fine fanno?

Vorremmo tutti che la vita gli desse uno schiaffo sonoro. Uno di quelli che ti fa fare un botto epocale per terra. E vorremmo tutti sentirli pronunciare “ho sbagliato tutto”. Per poter rispondere “Troppo tardi. Game Over Stronzo.”

Lo vorremmo tutti, ma questo non succede quasi mai.

Così meschinamente l’unica cosa che possiamo fare è non invitarli mai più alla festa. Loro diranno che non gliele frega niente, ma a loro non importa perché alla festa non ci sono mai stati, e non sanno cosa si perdono.

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