Non voleva essere una recensione – Elena Ferrante, L’amica Geniale

Ci ho messo più o meno una settimana a uscire dalla ferma convinzione di essermi trasferita a Napoli. Ho letto i 4 libri in 22 giorni, e ogni libro in 48 ore. Prendendo delle pause necessarie a respirare.

A scuola, a casa, all’università, mille volte la mia generazione ha affrontato i temi del fascismo, del fermento culturale degli anni 60/70 e poi le brigate rosse, e il sangue, le guerre, lo strano clima di rinnovamento, e cambiamento che attraversava il paese. Ma anche di stallo totale. Mille volte abbiamo imparato date, studiato fatti, visto film, ascoltato musica. Un milione di volte siamo passati per quegli anni di tumulto. Eppure nella mente, solo i fatti, niente di più.

Ecco, invece negli ultimi 22 giorni, io sono stata Lì.

Io c’ero quando hanno ritrovato il corpo di Moro, io c’ero quando i fascisti e comunisti si menavano davanti alle fabbriche nella periferia di Napoli, io c’ero mentre il sangue scorreva, le donne cercavano una strada.

Io c’ero quando le parole che oggi pronunciamo completamente svuotate e quasi ridicole, parole come femminismo, proletariato, popolo, rivoluzione, corruzione del sistema, socialismo, io c’ero mentre prendevano forma. Quando nelle camere fumose quelle parole, senza che i presenti se ne rendessero conto, acquistavano un senso.

Io ero lì mentre l’eroina dilagava nei bassi e negli alti della società. Io ero lì.

Ho visto soldi passare di mano in mano, favori e sfavori, ho visto l’orrore del cambiamento che non ha cambiato niente. Ho visto il marcio che nessuno voleva vedere e che poi hanno visto tutti.

Io c’ero quando i Maestri, erano DIO. Quando i professori erano O’ Professore.

Così non so come sia possibile ma tutte le date inutili, le lezioni inutili, tutti i tasselli della storia di ieri e quella di oggi sembravano aver composto un puzzle perfetto. Per un momento, nell’appartamento malconcio di Lenu ero sicura di aver capito, di aver messo le cose in un ordine preciso, di aver organizzato il mondo, i movimenti, le persone, il bene e il male.

E’ stato un attimo, un momento di luce con Lila che mi guardava sorridendo e in dialetto mi scherniva: “hai capito come girava il mondo signò? hai capito come gira adesso?” ho risposto di sì.

Ma subito dopo tutto è cambiato di nuovo. Tutto è andato in pezzi e non sono più riuscita a rimettere in ordine quel puzzle complicato. Mi si è storto lo stomaco, e niente, il sangue è ricominciato a scorrere.

A Napoli, a Roma, in Italia, nel mondo. Il sangue delle lotte, e appena alzavo gli occhi dal libro, il sangue dei migranti, il sangue della lotta all’IS. Il sangue dei malati di tumore. Il marcio che non cambia. Il paese che non è cambiato.

E andando avanti l’unico tassello che mi è rimasto è quello di Lila che mi dice che nella vita ” si fa quello che si deve fare, si fa quello che si può”.

Ma io che ne so… io sono come Elena Greco, che la violenza del mondo preferisce vederla da lontano, e è meglio così. I borghesucci in fondo non sono preparati a vedere il mondo così com’è. Non ne hanno la forza.

La quadrilogia della Ferrante è sì una storia di amicizia, di donne, di vita, di amore. Ma lo sfondo su cui si srotolano gli anni di vita delle due amiche tutt’è tranne che sfondo. E’ la condizio sine qua non per la comprensione di quel racconto. E’ il terzo protagonista.

E io mi sono innamorata di Lui, più che delle due amiche. Della quinta.

E adesso mentre ripercorro i miei 22 giorni e vi scrivo sono ancora lì, sto cercando di tornare in quei vicoli buoi, nella inutile speranza di ricomporre il puzzle della vita. Dell’ordine delle cose. Anche se lo so, un ordine non c’è. Non si può classificare niente. E’ solo un modo per “noi poveri borghesucci” di sopravvivere al Caos globale.

Ci sarebbero un’infinità di altre cose sul terzo protagonista da dire; ci sarebbero l’avvento dei “calcolatori” la smania di esserci, o non esserci, proprio come oggi. C’è Lila che ci insegna quanto sia più bello cancellarsi, non lasciare traccia, e Elena che tutta la vita si è affannata a scrivere a capire, a incasellare, e alla fine vede tutto come, svuotato di significato.

C’è Napoli, dove il cambiamento sembra sempre alle porte, sembra sempre lì lì per avvenire, ma alla fine non arriva mai. Proprio come nel sistema Italia, proprio come nel sistema mondo. C’è una Visione precisa che ti trascina in ragionamenti “antichi”. C’è l’uso dell’ITALIANO.

Sui 4 libri è stato scritto di tutto di più, perché solo un pazzo non riconoscerebbe la meraviglia di quelle pagine. Io posso solo dirvi che era tanto tempo che non leggevo fino a notte fonda, era tanto che non avevo l’impressione di vivere la mia vita vera dentro quelle pagine e la vita finta fuori.

Buona lettura

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