Una domenica al parco avventura – #mammachepiùmamma

SABATO
IO:”pronto?”
EM: “Ciao siete a Roma?”
IO: “Sì”
EM: “senti nel pomeriggio porto i bambini al planetario bla bla bla… invece domani, non mi dire subito no come tuo solito perché pensi sia un inferno dantesco, volevo andare al parco avventura e fare un pic nic, un barbecue. Dice che il posto è super carino, vicino a Calcata. Andrei a fare la spesa oggi alle 6 e così portiamo i bambini un po’ fuori…bla bla bla”

Nella mia mente si apre il cassetto dei sensi di colpa. Io semplicemente ho un serio problema con queste cose “fatte per i bambini” tipo parco tematico (con fila inenarrabile e un sacco di nani – NON MIEI – che urlano). . Non ce l’ho, non ce la faccio, e puntualmente svicolo dalle organizzazioni varie, e puntualmente poi la domenica sera, mi sento in colpa.
Così questa volta, faccio i conti con il mostro nero della vergogna e valuto velocemente pro e contro:
Bambini che si arrampicano sugli alberi tutto il giorno = bambini distrutti alle ore 7.30 senza capricci per andare a dormire
Bambini che si fanno male = buone probabilità di finire con cerotti e lacrime
Bambini al parco avventura = un po’ di aria buona nel verde lontano dal caos dopo la settimana chiusi in classe

EM: “Che dici?”
IO: “ok dai, veniamo”

DOMENICA
Arriviamo in ritardo all’appuntamento per una serie infinita di contrattempi che non sto ad elencare. Nano 1 è assolutamente felice di passare la giornata con il suo cugino preferito e quindi non smette di parlare e di chiedere QUANTO MANCA, e DOVE SIAMO.

Che poi voi che gli rispondete a un bambino di 3 anni che vi chiede #DOVESIAMO? Io ormai ho la quasi certezza che Nano 1 farà il tassista perché colta impreparata la prima volta tempo fa ho iniziato a rispondere TECNICAMENTE dove eravamo: Siamo a Corso Francia; siamo al 33 esimo km dell’aurelia ne mancano 75 all’uscita esatta. Siamo a viale Mazzini arrivati alla piazza giriamo a destra e cerco parcheggio. Così adesso ogni volta che imbocchiamo una via conosciuta Nano 1 mi chiede con fierezza se per caso questa è… Via delle Milizie? Piazza Quadrata?

Ma sto divagando: Domenica mattina (in ritardo) usciamo dalla città, assonnati, nano 2 dorme (grazie a dio) e dopo un po’ arriviamo a destinazione. Seguendo le indicazioni entriamo nel parcheggio del Parco Avventura. E già lì capisco qualè il sotto testo della parola avventura. Avventura 1 prova a trovare un posto per la macchina. Si trattava solo di essere creativi, esattamente come quando vai all’Ikea, non ci scoraggiamo e con un briciolo di inventiva superiamo il primo livello. Macchina piazzata..

Carichiamo i bambini (6 di cui due poco mobili), i pacchi della spesa, e ci incamminiamo per il sentiero… Pochi metri e piombiamo in un turbinio di urla, foglie secche, radici, ponti sospesi, reti, carrucole, moschettoni che si aprono e si chiudono, una fila LUNGHISSIMA, un sacco di numeretti su un display, caschetti…

Siamo lì, uno accanto all’altro sotto l’insegna Parco Avventura rigorosamente incisa nel legno, con gli occhi fuori dalle orbite e mille pacchi in mano; un gruppo di 8 adulti e un cane (6 genitori e 2 poveri poveri poveri poveri amici single) e vorremmo solo aprire le mani lasciar cadere tutto girare i tacchi e andar via, anche il cane.
I 4 bambini hanno gli occhi che brilluccicano, come se fossero arrivati davanti a un enorme vasca di cioccolato dove tuffarsi.

Siamo immobili, incapaci aprire il cassetto #DOMENICADIMERDA al neurone che bussa, il cervello non vuole arrendersi a quello che è evidente agli occhi di tutti, noi 6 ma anche tutti gli altri adulti… e l’evidenza è: ma come cazzo ci è venuto in mente…
I 4 nani felici, con la bava alla bocca ci riportano alla realtà, e ci costringono a varcare la soglia del maledetto cartello di legno. Siamo dentro, siamo fritti, affumicati per essere precisi… poi capirete.

Ci dirigiamo verso la zona Barbecue dove un bel biglietto ci indica qual’è il nostro tavolo. L’area totale della zona Pic Nic non supererà i 70 MQ all’interno dei quali ci saranno almeno 10 tavoli da 8 e 10 Griglie da Barbecue, il tutto nel bosco ergo il fumo non esce, non sale, non si sposta.

Sono le 11.30 e al contrario dell’immaginario di tutti, c’è una lunga lunghissima fila da fare per:
comprare i biglietti del parco
affittare l’attrezzatura
superare la prova test prima di accedere ai percorsi.
Sono le 11.30 e tutti i 10 BBQ in contemporanea si accendono con quintali di carbonella e creano un effetto incendio/serra/oddiostomorendoaffumicata che ci accompagnerà per tutta la giornata.

Per un attimo penso: forse abbiamo sbagliato posto e questa è il corso di addestramento dei pompieri? Sono le 11.30 e i bambini potranno salire sui “percorsiavventura” alle 13.00.

Mi arrendo e apro il cassetto #DOMENICADIMERDA che per fortuna questa volta (non succede sempre) si apre in concomitanza con il cassetto #PRENDIAMOLAARIDERE.

Eccoci, si parte, anche noi accendiamo il fuoco anche noi apparecchiamo la tavolata e ci rendiamo conto quanto siamo dilettanti rispetto ai nostri vicini. Più che vicini di tavolo era come se fossimo lì tutti insieme, per dirla tutta, ma tralasciamo. E mentre ridevo a crepapelle per essermi volontariamente cacciata in un posto così, ho visto cose che voi umani… voi ce l’avete la tovaglia di carta al metro? E la sacca frigo con le rotelle? Scarpe da ginnastica leopardate che NON si sporcano nella polvere?
Ho visto madri che cucinavano e bambini armati di caschetto e moschettoni che si lanciavano da un albero all’altro sopra la loro testa urlando #GERONIMO #mammaèpronto?
Ho visto i professionisti del BBQ sfoderare degli arrosticini taglia XXXL, verdure già perfettamente e simmetricamente tritate, set da pic nic indescrivibili.

Ho visto cose che … e poi ho smesso di vedere, davanti a me un fitto muro di fumo. Ora tutte le carbonelle avevano preso e tutte le 80 persone presenti nei pochi MQ stavano cucinando. Vi ricordo che sono le ore 11.50.

Inutile dire che nonne e zie erano seriamente preoccupate che dopo la parmigiana le polpette e le salsicce forse “Mario” doveva mangiare qualcos’altro perché aveva faticato tantissimo amammatuttoattaccatato.

Finalmente arriva il turno dei bambini per ritirare l’attrezzatura e un sottocasco in carta usa e getta mi ricorda che forse è il caso di fare uno shampoo anti pidocchi stasera.

Ovviamente i nostri 4 nani erano al settimo cielo, portarli via è stato come cercare di amputargli un dito senza anestesia, e il marasma circostante per loro era come se non esistesse. Alle ore 15.00 avevo come l’impressione che una mandria di bisonti stesse cercando di calpestarmi per terza volta, così finalmente è stata decretata la fine del Parco Avventura.

Siamo saliti in macchina e anche questa volta, mentalmente ho inveito con cassetto senso di colpa, l’ho mandato a quel paese e gli ho assicurato che per le prossime settimane non avrebbe avuto nessun appiglio su di me.

Lui non ha neanche provato a giustificarsi. Ha capito che non era il caso. E quando il silenzio è calato in macchina sulla via del rientro, ho guardato LUI, e c’è scappato da ridere.

Parolachiave #GENITORIMODELLOANCHENO

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