Cacace la spia.

Non ho una grande simpatia per gli “accompagnatori” in terra straniera.

A me piace andarmene in giro come dove è quando mi pare.
Ma questa volta costretti dal paese ci è toccato sottostare alla regola del driver.
Che poi chiamarli così, tacci loro, é a dir poco un complimento.
Questo é senza ombra di dubbio il posto dove guidano peggio di tutta la terra.
Ma sto divagando…

Appena arrivati ero strafatta dal viaggio, e quando l’ho visto arrivare, il sedicente driver, ho storto la bocca fin da subito.
Credo che lo stesso abbia fato lui.
Poi sono svenuta in un sonno profondo, quindi non ho avuto modo di approfondire.
Il tempo di risvegliarmi e quel brutto grugno sporgente quella fronte bassa e perennemente aggrottata mi hanno immediatamente reso noto che la guerra era iniziata.
Lui driver guida da 20 in questo paese. Io fiera detentrice di una guida. Da lui ribattezzato il libercolo.
Lui che aveva già fatto il programma del pomeriggio con varie tape presso amici e cugini e luoghi vari.
Io che dico no, lui abbozza. Cerco di chiarire, lui il driver io la turista. Io decido tu guidi.
Ma lo smacco é arrivato al primo tempio. Io scendo dalla macchina, immagino che lui ci dia appuntamento tra una o due ore? Invece fiero scende dalla macchina, si fa pagare il biglietto di ingresso, mi indica il bagno e con tono secco mi fa: ” quando hai fatto torna qui”.
Mi ha detto dove mettermi, cosa fotografare, come camminare, quando bere.
Ho dichiarato guerra in quella’ istante. E Cacace la spia l ‘ha capito subito.
Lui spiegava io andavo via al primo accenno.
Lui cercava di mostrare cose io mi giravo dall altra parte.
É stato chiaro che non avrei accettato nessun compromesso.
Così Cacace ha smesso di parlarmi, di rivolersi a me, di salutarmi al mattino.
Ha iniziato un secco ostruzionismo nei miei confronti.
Ha storto il naso quando ho chiesto di portarmi a un noleggio bici, mi ha incessantemente puntato addosso l’aria condizionata a cannone appena entravo sudata in macchina. Nonostante le mille richieste di abbassare, non si é lasciato demoralizzare e appena mi distraevo un attimo tutto tornava come prima. Così mi sono attrezzata con tenuta da montagna in macchina e da tropici all’apertura delle portiere.
Cacace non ha mollato. Ha smesso di venire con noi in giro, ma c’è l’ha fatta scontare in ogni tragitto raccontandoci la rava e la fava e inchiodando ad ogni albero, uccello, iguana, camaleonte, nel bieco tentativo di farmi rompere il naso.
Cacace mi odia, io donna bianca che non ascolto, io che ho osato affermare che il governo ha fatto male ad alzare così il prezzo delle città sacre.
Poi siamo arrivati al culmine del conflitto: ancora un tempio ancora un’antica capitale, la più antica capitale del primo impero al mondo…seconda solo a… Cacace si ferma, Mi guarda dallo specchietto retrovisore, e dice: “credo che l’unico altro impero con una capitale più antica sia in Europa, in ITALIA. Ma non mi ricordo il nome.”
LUI seduto accanto a me mi stringe il braccio, sto per sferrare l’attacco finale, mi anticipa, e in tono sarcastico (ma Cacace non l’ha capito) sentenzia…credo si chiami ROMA. E Cacace conferma con un ESATTO!
Cacace oggi é tornato a casa sua. Noi siamo ancora qui 😉

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