Amarcord – ma siete proprio sicuri?

Non c’è momento dell’anno, non c’è serata tra “vecchi amici”, non c’è stagione dove, in un modo o nell’altro e in tutte le salse scatta il momento Amarcord.
Così, c’è chi pubblica foto di classe o feste di 15 enni ormai passate, c’è chi organizza feste a tema, o addirittura cerca di ricreare momenti passati come se il tempo si fosse fermato.
Ogni cena a cazzeggio che si rispetti finisce con qualcuno “sbonzo”che rievoca momenti, viaggi e situazioni e fidanzamenti.
E’ un bombardamento continuo di amici e conoscenti che ti incitano a riflettere sui “bei tempi andati”.
I ricordi, che sia mio padre a tirarli fuori o il mio ex compagno di banco, sono sempre compresi nella fascia di età tra i 15 e i 20 anni. Il momento spensierato della vita. Delle scoperte, dei pasticci, o come direbbe una ragazza bionda di mia recente conoscenza delle MARACHELLE.
Insomma almeno una volta al giorno qualcuno ci costringe a pensare al passato e diciamo involontariamente a rimpiagerlo.
Ora, con tutto il rispetto per la memoria selettiva che tiene il bello e cancella il brutto, la faccenda inizia ad avere effetti snervanti su di me che al momento mi ritrovo in varie faccende affaccendata.
Il punto è almeno nel mio caso che non ho alcuna intenzione di passere di nuovo per il VIA.
Ecco a dirla tutta, i bei tempi andati, sì per carità bellissimi ricordi, ma non ci tornerei manco morta.Partiamo dalle basi:

Vogliamo ricordarci di quanto eravamo cesse/cessi?
No perché avendo l’estetica un certo peso nella vita, ritornare a “tutto ciccia e brufoli” no, anche no.
Della serie, preferisco essere sovrappeso post parto ora, che sovrappeso e basta allora.

E poi:
Ma voi davvero vorreste tornare a combattere con i vostri genitori, immolati alla causa nell’inutile tentativo di educarci, che tutto facevano (salvo casi eccezionali) tranne che facilitare le nostre esistenze.
La lotta per l’orario di rientro serale, per il vestiario, e la rottura di palle inenarrabile del predicozzo settimanale? La fatica fatta per cercare di mostrarsi lucidi mentre invece stai per vomitargli davanti?
La quantità di cazzate dette per uscire, andare, bere, fumare, e la fatica nel doverle ricordare tutte?

E poi a tutte le donne di oggi, e ragazzine di allora, i pianti che ci siamo fatte, così, a cacchio, perché un moccioso brufoloso qualsiasi si era messo con un’altra qualsiasi? No, ne vogliamo parlare?

O, il sequestro del motorino, o il furto del motorino (quello resta un dramma anche oggi) e la drammatica vita da miseria che seguiva i due eventi? Con annesso predicozzo.

Il freddo. Il freddo patito per strada, o in piazza qualunque fosse. E non dite che voi non avevate freddo.

Potrei andare avanti all’infinito, ma quello che mi chiedo oggi, che ho 30 anni, bombardata da questi  “simpaticissimi” momenti di scambio culturale: ma nessuno nessuno di voi è dove voleva essere?
Non c’è nessuno che è contento di dove sta ORA? Cioè adesso, adesso che siamo molto meno cessi (sempre per rimanere sul basico) che abbiamo “libero arbitrio” sulle scelte della nostra quotidianità e della vita, e infinite possibilità in più di movimento, spostamento, emozione, passione; adesso non vi sentite molto meglio di PRIMA?

E non mi venite a dire che si tratta solo di un goliardico esercizio di stile perché non ci credo più.
Cioè, nel 2014 vige ancora il motto: si stava meglio quando si stava peggio?

Ditemi voi.

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