La prof di geografia in viaggio alias sfracassameloni di nascita

L’altro ieri, molto presto la mattina, sono partita.
Il mio viaggio prevedeva un treno e un autobus. E li prevedeva per far sì che il nano, che ho portato con me questa volta, non risentisse troppo di un lungo tragitto in macchina.
Così, di buona lena, la mattina alle 8 ho preso un autobus per andare in stazione e, dopo cappuccio e cornetto sono salita sul treno, sperando di non avere compagni di viaggio nella zona a 4 dove stavano i miei posti. E sono stata fortunata non ne avevo.
Ma, immediatamente dopo la partenza mi sono resa conto che la sorte mi stava giocando un brutto scherzo.
Due file avanti a me, un eteregeneo gruppo di femmine, iniziava a dar spettacolo.
Madre, Nonna e due figlie femmine, con un vonciare che solo Dio sa, finalemnete salite sul treno hanno smobilitato tutto e tutti per posizionare le loro 5 enormi, e quando dico enormi intendo mastodontiche, valige. Hanno spostato anche il passeggino di nano, che io avevo così elegantemente chiuso e messo via, senza dar noia a nessuno.
Finalmente sedute, inizio a osservare. La nonna, con una messainpiega che manco Moira Orfei e un paio di occhiali Gucci tutti tempestati di Svarovski aveva con se tutto l’occorrente per il lunghissimo viaggio (3 ore). Panini di varia natura, frutta, biscotti e chi più ne ha più ne metta. Vestita inoltre come un mostro delle nevi, mi induceva a dedurre che la loro destinazione fosse una località sciistica.
La madre, romana, che più romana di così se more, tentava inutilmente di intrattenere una conversazione forbita, per poi scadere tra una frase e l’altra in intercalari di varia natura, che si alternavano a coloriti insulti rivolti alle figlie (cretina, imbecille, spastica)

LE figlie…due, che valevano per 6, ma soprattutto la piccola, le avrei uccisa ancora prima che il treno lasciasse Termini.
Insomma per farla breve, 3 file davanti a me…4 stronze, non hanno mai, dico mai, smesso di parlare, e di infastidire tutto la carrozza.
Così tutti noi della carrozza 4 abbiamo saputo che, la nonna romana da 7 generazioni, vive in prati, mentre la figlia si è trasferita con il marito a Gerusalemme 2 anni fa. Probabilmente lui sperava che lei morisse sotto un qualsiasi fuoco nemico.
La figlia piccola, anni 4, avendo imparato a parlare a Gerusalemme l’italiano lo parla male, diciamo di MERDA. Ha acquisito alla scuola internazionale quell’accento che hanno gli inglesi quando parlano italiano, di merda per l’appunto.
Una su tutte, la R che non è mai R, ma è una specie di L che rotola sulla lingua e che fa sì che tutte le parole, tutte, anche quelle che la R non ce l’anno, suonino orrende. Non è la R moscia, no è molto peggio.
C’avete presente quando doppiano i film in italiano e c’è il personaggio della snob inglese? Avete presente come la doppiano no? Ecco la nana di 4 anni di Gerusalemme era esattamente così.
Insomma tra un discorso e l’altro tra madre e nonna e figlie, a toni di decibel mai registrati (nel senso che la vaiassa napoletana è meno rumorosa) abbiamo anche capito che:
La madre è il tipico esempio di madre isterica, che fa la maestra (argh) e che trova tutti i bambini stupidi, tranne i suoi ovvio. L’abbigliamento anni 80 e il capello unto inoltre non aiutavano. Una vecchia messa in piegha lasciava intendere quello che all’origine era l’idea di look, capello a mezza spalla, e punte in fuori, con occhiale tondo = maestra frustrata.
Insomma non eravamo neanche arrivati a Firenze e la sopracitata avava già ripetuto almeno un milione di volte:
“ah questo sì che è viaggiare, senza dover guidare, in treno, da oggi in poi voglio viaggiare solo in treno.”
” Ottavia ferma così, ti faccio una foto mentre ammiri il panorama”
“Ottavia, a mamma, passami questo, passami quello”
“Ottavia, a mamma, vai da nonna”
Ottavia ovviamente è il mostro di 4 anni, che non ha mai preso fiato tra una parola e l’altra per 3 ore e mezza.

Ma il culmine è stato raggiunto oltre Bologna, in pianura padana, quando Ottavia è stata interrogata su:
Cos’è la pianura padana, domanda alla quale ha risposto senza esitare ” Lapianiura Padiana o yes è una Pianiura mamma” e da lì è scaturita una lezione di geografia che manco in 3 media…roba da svenire, la carrozza stava esalando l’ultimo respiro, quando lei, la nonna è intervenuta a rincarare ancora una volta la dose.
“E quali sono gli affluenti del PO a nonna? Me li sai dire da destra a sinistra?”
A quel punto la carrozza è insorta in una serie di sbuffi senza fine e Ottavia con il suo tono di voce stridente ha umilmente detto “Mami? perlché ci guardino tiutti?”
E qui colpo di genio della prof:
“perchè sono 3 ore Ottavia che rompi le scatole a tutta la carrozza, c’è anche il bambino che dorme vedi? “(il bambino sarebbe il mio che esausto è svenuto).
Cioè ha dato la colpa alla nana malefica di 4 anni!!!!!!!!!!!! Come se non fosse una sua responsabilità!.

Alla fine il treno è arrivato e io ho tirato un sospiro di sollievo.

Ma non sapevo a cosa andavo in contro, le 4 arpie infatti si sono presentate anche alla partenza del mio pulman. Cazzo, altre 2 ore con Ottavia no!
Così, hanno spintonato per avere i posti davanti, passando davanti a me e nano, hanno ancora una volta intrattenuto tutti con le loro conversazioni…insomma hanno sfracassato così tanto le palle che tutti quelli seduti intorno sono andati a sedersi in fondo al pulman.
Un signore anziano vedendomi in quarta fila con nano ha chiesto:
“Signora le spiace se mi siedo accanto a lei?”
Cioè io categoria schifata da qualsiasi viaggiatore avendo con me un nano urlatore, sono stata scelta di proposito al posto di madre adulta con nonna e due figlie.
Il signore ha preferito noi, io nano e la sigla di Pippi Calzelunghe in loop.

Finita l’autostrada eravamo agli ultimi km di curve, e la strada non aiutava nessuno, nano, grazie a dio dormiva, mentre il nutrito gruppo di stronze (così ribattezzato dal pulman) continuava con il suo chiacchericcio. Lei madre leggeva la guida sulle cime e le catene montuose che ci venivano in contro continuando così con l’ora di geografia.
Poi per fortuna è arrivata l’ora della vendetta:
L’autista ha sbroccato alla madre dicendogli di far tacere la figlia perché lui doveva guidare
La figlia grande presa da contai di vomito ha iniziato a piangere.
Ottavia che stava indicando all’autista che strada fare è stata zittita dalla signora dietro che le ha detto che  a breve le avrebbe vomitato sul collo, e umiliata ha iniziato a piangere anche lei, in silenzio grazie a dio.

In fine siamo arrivati, e mentre mi premuravo di svegliare il nano il più dolcemente possibile, ho ricevuto sorrisi di ringraziamento da parte degli altri viaggiatori e poi ho visto la madre, caracollare con le mastodontiche valige sulla prima minuscola lastra di ghiaccio.
Così ti impari…a rimanere a Gerusalemme, dove geografia italiana non la puoi insegnare.

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