Vorrei ma non posso.

Che uno pensa, ho un blog, ci scrivo quello voglio, tutto quello che voglio.
E invece, mi rendo conto che ho un sacco, ma proprio un sacco di post nelle bozze, che ho scritto di getto, e che alla fine non ho pubblicato.
Così, quando l’altra settimana la mia amica Giorgia mi ha scritto “ma ci sono un sacco di parolacce nel tuo blog” io le ho risposto: “è mio, posso scriverne quante mi pare”.
Sì le parolacce sì, ma su alcuni argomenti, o alcune cose, che varrebbe davvero la pena di trattare, mi tocca darmi un freno. Purtroppo.
E dico purtroppo perché ci sono giorni in  cui mi capitano conversazioni assurde che varrebbe la pena di trascrivere.
Ma poi, ma poi, quel poco di buon senso che mi resta nel voler mantenere dei rapporti civili con le persone che mi circondano mi obbligano a soprassedere.
I soggetti in questione ci resterebbero troppo male nel sapere qual’è la mia reale opinone.

Così vorrei tanto raccontarvi di Cocca…ve ne avevo parlato tempo fà qui.
E vorrei raccontarvi quanto le sue perle di saggezza mi stiano incredibilmente “spaccando” le giornate…in tipo: silenzio, fermo immagine, stagioni che passano, balle di fieno e solo un pensiero       “non ci credo che l’ha detto”.
Ma dovrei allora dirvi un altro paio di cose per farvi anche solo un pò immergere nel mondo di Cocca.

Figlia di un altro tempo, nel suo caso, proprio di un altro mondo.
Un mondo fatto di grandi industrie, un altro paese, e un altro stile di vita.
Una donna che ha vissuto almeno 3 epoche diverse.
Cocca ha perso la sua numerosa famiglia, la sua vita da sogno, e ha poi sposato un italiano, squattrinato, antipatico ma senza ombra di dubbio geniale, di quelli che poi, ci fanno una mostra, ci scrivono un libro.
Cocca ha visto passare davanti a lei i favolosi anni ’60, ma non ha potuto partecipare, seduta intorno a un tavolo da caffé con siffatti intellettuali che tutto capivano tranne che il mondo che li circondava.
Cocca è stata una delle prime a rivedere ANGKOR WAT dopo la riapertura al pubblico, e ha visto il mondo tante volte in anni diversi.
Cocca tiene ancora oggi, un circolo letterario a casa sua. Che poi lo chiami semplicemente un caffé con gli amici non importa. Lei ha, nel suo salotto, schiere e schiere di geni che la intrattengono, che le vanno a far visita.
Ora, voi, siete mai andati a FAR VISITA a qualcuno che non fosse nonna o zia?
Ecco, nel salotto di Cocca, invece la gente (che non sono parenti, e non sono amici) va a farle vista. Tipo, c’è a Roma il regista che ha girato il tal film straniero? Che non conosce Cocca, e quindi le va a far visita, tramite amici di amici che lo portano da lei.
Ecco allora con quadro così, quanto vorrei dirvi, le frasi inappropriate che Cocca dice a me, che resto lì, di stucco, incredule e penso? Ma sto parlando con uno scaricatore di porto?
Ma non posso, Cocca ci resterebbe male.

Come ad esempio, se scrivessi cosa ho pensato quando ho letto che: L’isola di Budelli è in vendita.
Se scrivessi che negli ultimi 10 giorni questa è l’unica vera notizia che mi ha colpito?
E se per esempio vi dicessi che l’Huffington, ci ha anche messo un sondaggio sotto alla notizia.
L’avete visto?

Le due domande fondamentali erano se la cifra la dovesse sborsare un privato, o se dovesse comprarla lo stato per salvaguardare un patrimonio di tutti.
3 milioni costa l’isola.
E se scrivessi come la penso…tipo che:
1 – a tutti quelli che hanno votato per l’acquisto da parte dello stato vorrei dire…ma non è che sti 3 milioni si potrebbero spendere per qualcos’altro? Tipo che ne so, un marciapiede dritto? o più semplice ancora, un paio di spazzini in più? (eh lo so, sono in fase isterica per la sporcizia in città scusate)
2 – ma voi quando ci siete andati a budelli? Su, dite la verità…era Agosto, e la sabbia rosa, manco l’avete vista, eravate talmente in tanti, talmente spiaccicati, talmente appiccicati l’uno all’altro che non avete proprio visto un granello, e magari, c’avete anche lasciato un paio di mozziconi di sigaretta..o no?
E allora non è meglio che se la goda 1 solo o 2 o tre un posto bello così?

Ecco se vi rivelassi che la penso così, ci restereste male. Non è molto corretto no?
E allora vorrei ma non posso dirvelo.

Come vorrei dirvi quanto il “ristorante del momento” romano, il Porto Fluviale, s’è preso un bel 5 scarso ieri sera nella recensione in tempo reale del quartetto femminile (me compresa) che caratterizza le mie cene con amiche.
Un bel ristorante…che rientra nella categoria “Vorrei ma non posso”.
Vorrei dirvi che: dentro sembra di stare al Pastificio San Lorenzo, ma più grande e diviso come Gusto.
Vorrei dirvi che il cibo (zona trattoria) niente di che, che hanno tirato su una cosa enorme che non riescono a gestire.
Vedrete camerieri confusi, su quale tavolo avesse pagato o meno.
A noi poi, sono arrivate solo 3/4 delle cose che avevamo ordinato.
Nel menu hanno messo i quarti di porzione, ma solo se fai a metà di una mezza porzione con qualcuno al tavolo, e allora mi spieghi che senso ha?
… a favore del posto…il conto che ci hanno portato era giusto…ovvero non c’erano le cose che avevamo ordinato e che non sono mai arrivate…
Ma se ve lo dico poi, magari, quelli del Porto Fluviale, ci restano male, allora anche questa recensione è meglio che non la pubblico. Resta in bozze.

E quindi, per concludere, vorrei dirvi un sacco di cose, ma l’unica cosa certa degli ultimi 10 giorni è che, come si suol dire al circolo della crusca: Ci sono rimasta sotto…. A Freaks…vi prego se non sapete cosè…cliccate qui e non ditelo a nessuno…che non lo sapevate.
Quindi comprenderete che: sono confusa, e se avete letto fino a qui, grazie.
Di cuore.

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