"Momenti di Trascurabile Felicità" – (VVeVD)

Sto leggendo questo libro di Francesco Piccolo, edito Einaudi.
E’ di due anni fa. Ma io arrivo in ritardo sempre, e come dice l’autore, mi piace.
Mia nonna, lo chiamerebbe un libercolo.
In senso positivo.
Prima di tutto perché i libercoli, a mo’ di coperta di linus, con il fatto che sono piccoli, te li porti ovunque.
E poi, quando mi capita di voler correre a casa per leggere qualche pagina, o meglio ancora leggere piano, se il libro è piccolo per non farlo finire troppo presto, per me è già un capolavoro.

Dicevo il libro è un elenco bellissimo, e del tutto personale dell’autore, sui momenti di trascurabile felicità.

E leggendolo, mi accorgo di quanti sono, e di come a volte ci passiamo sopra senza apprezzarli.
E’ vero sono trascurabili, ma…
Al momento, tra quelli descritti dall’autore, questi sono i miei preferiti:

“La soddisfazione di infilare il braccio in fondo al frigorifero del bar o del supermercato e tirare fuori la bottiglia di latte con la scadenza più lontana, che qualcuno ha volontariamente coperto per farmi comprare la bottiglia con la scadenza più vicina!

“Una volta l’anno ricevo una bolletta del gas dove c’è scritto: totale fattura zero virgola zero zero. I pagamenti delle fatture precedenti sono regolari. Grazie.”

“Togliere il cetriolo dal cheeseburger.”

“Tutte le volte che posso legittimamente dire: “io l’avevo detto!” (oppure quando qualcuno dice: è vero, l’aveva detto, me lo ricordo)”

Ma ci sono mirabolanti descrizioni di situazioni sui generis che ognuno di noi ha ben presente.
E insomma da quando leggo il mio libercolo (un paio di pagine al giorno massimo per non farlo finire presto).
Mi sono messa ad appuntare i miei e ho scoperto che mi piacciono cose che come dice l’autore, non dovrebbero piacermi:

Quando fai acqua e sale per via del giradito e sai che non riesci a tenere il dito di più nell’acqua bollente e allora di scatto lo levi e senti come tirarti via la carne dall’acqua.

Quando mi prende il raptus dell’ordine e mi rendo conto che ci metterò un sacco di tempo a mettere tutto a posto e anche quando mi rendo conto che ho quasi finito di farlo.

Quando leggo qualcosa che mi piace e mi viene da sorridere e qualcuno mi chiede ” che ridi?” e io rispondo “niente, niente” perché non lo voglio condividere con nessuno il mio divertimento, e vedo da sotto al libro la faccia delusa di chi ha chiesto.

A volte inizio a discutere con LUI e nell’esatto momento in cui inizio già non mi va più, ma continuo e mentre discuto contemporaneamente elaboro strategie dialettiche per portare la discussione su un altro argomento che mi interessa di più, e lui se ne accorge, e mi viene dietro lo stesso, e lo so che lo fa per me, perché mi diverte questa eterna battaglia dialettica per avere la meglio.

E poi mi piace quando mi lascia vincere.

Mi piace sentire il rumore secco delle unghie che si spezzano sotto i miei denti.

Se sono da sola e mastico una gomma, mi piace poterla sputare come si sputava un tempo il tabacco. E spero sempre che il lancio sia lunghissimo.

Quando scrivo Nome e Cognome sull’agenda dell’anno dopo, con una bella grafia, e so che sarà l’unica cosa scritta davvero in bella grafia.

Correggere mentalmente i congiuntivi di chi sta parlando.

“Momenti di Trascurabile Felicità” dice Piccolo, però dai, mica tanto trascurabili.

PS – la sigla del titolo è per la categoria Vado Vedo e Vi dico da oggi anche per i libri

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