Note di cardamomo. Anche no.

Tra le mille cose che vorrei fare, avrei voluto fare, farò, ne ho iniziata una giusto giusto la settimana scorsa.

Corso da somelier.
Ora nel mio caso si tratta di una necessità di prospettiva futura come vi ho già detto.
Così, visto che il corso non costa manco poco e che a dir la verità andandoci da completa ignorante molte cose mi fanno ridere da morire ho pensato di creare un appuntamento fisso che abbia due finalità:
1 vi dò le pillole di quello che ci dicono a lezione (così vi fate una specie di minicorso “agrattisse”)
2 vi regalo perle di follia umana alle quelli da ormai 3 lezioni sto assistendo.

Partirei con il dire che il corso si tiene come molti di voi sanno al cavalieri Hilton a Roma.
Ne consegue che l’ambiente molto formale non mette a proprio agio nessuno.
Direte voi, il somelier di solito sta in posti dove certamente a proprio agio non si sente nessuno. In effetti..
Ecco, per ovviare a questa ingessatura da location gli espedienti scelti dai vari docenti/presidenti/assistenti sono al limite del basico.
Partiamo da un banalissimo “ci diamo del tu come si conviene nel nostro ambiente” aka cercodifarticrederechesiamoallaparimatuinrealtànoncapisciniente fino ad arrivare alla derisione totale delle proprie famiglie di origine per creare “simpatia” con la sala.

Faccio un passo indietro. Al momento dell’iscrizione sono rimasta piacevolmente colpita dalla quantità di materiale didattico che si riceve: bicchieri, cavatappi professionale, libri di testo, quaderno, lista dei vini e un’enciclopedia.
Niente da eccepire. E poi 3 lezioni fa è cominciata la mia folle immersione.
Partiamo dalle basi. Il somelier rappresenta (detto da un somelier) l’arbitro che giudica la partita che si gioca tra i produttori di vino e i consumatori.
Già a questa affermazione il mio sopracciglio è schizzato alle stelle. La bocca aperta e il silenzio in sala.
Fantastici.
Perle di saggezza.

In ogni caso queste le pillole della prima lezione – oltre a quella di cui sopra.

Quali bicchieri usare e per quale vino.
Riassumendo 1 ora di pippa:
Se è vero che la lingua è divisa in 4 zone dove la punta sente il dolce il retro l’acido e i lati rispettivamente amaro e salato questa la regola da base da seguire.

Vino particolarmente dolce bicchiere a bocca grande (tanto il dolce si sente in ogni caso quindi tanto vale esaltare il resto) in modo da mandare il liquido sulla parte dietro della lingua per esaltare gli altri aspetti del vino.

Vino particolarmente amaro bicchiere a bocca stretta per esaltare la parte dolce. Con il collo stretto il liquido andrà prima sulla punta e poi dietro.

Champagne/bollicine – un piccolo capitolo a parte – si beve nel flut per 2 motivi.
Prima di tutto per far sì che le bollicine durino di più e quindi si mantenga meglio ( e da qui dovrebbe partire tutta la pippa su Anidride carbonica biossido di carbonio che per questa prima volta vi risparmio)
E poi per il dicscorso di cui sopra – spumante/amaro = esalto il dolce bicchiere a collo piccolo.

Il servizio – ovvero come aprire e servire il vino
Ve lo racconto domani va…


Per chi si chiede che cavolo è il cardamomo…ve lo dico appena lo scopro, pare fosse uno degli elementi nell’ultima degustazione fatta. boh…

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